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WORLD TRADE CENTER (di Oliver Stone-USA 2006)

11 settembre 2001, New York. John McLoughlin è un veterano del dipartimento di polizia di Port Authority che come ogni mattina si reca al lavoro a Manhattan. Appresa la notizia della gravissima situazione in cui versa il World Trade Center, si reca sul posto con una squadra di cui fa parte la matricola Will Jimeno. Penetrati nell'edificio, i due rimangono intrappolati dopo un crollo che uccide tutti i loro compagni, sotto circa sei metri di lastre di cemento e lamiere contorte.


WORLD TRADE CENTER (di Oliver Stone-USA 2006)

da Quaderni Cannibali

del 16 ottobre 2006

11 settembre 2001, New York. John McLoughlin è un veterano del dipartimento di polizia di Port Authority che come ogni mattina si reca al lavoro a Manhattan. Appresa lanotizia della gravissima situazione in cui versa il World Trade Center, si reca sul posto con una squadra di cui fa parte la matricola Will Jimeno. Penetrati nell'edificio, i due rimangono intrappolati dopo un crollo che uccide tutti i loro compagni, sotto circa sei metri di lastre di cemento e lamiere contorte.

Dopo i venti minuti iniziali proiettati a Cannes in grande anteprima le speranze di un film non più retorico del necessario che potesse andare a ben figurare nella bacheca del caro Oliver sembravano poter sopravvivere intatte fino alla presentazione 'completa'. E invece...Un inizio volutamente minimale e quotidiano illude chi crede che si manterrà un tono sommesso, prelude a una storia - come detto (anche se il risultato è raggiunto solo a tratti) - fatta di piccole cose, di quotidianità, di normalità, di persone comuni, scelte per la propria individualità; e non ha senso cercarvi un senso universale. Una scelta, quella di Stone, parziale ma legittima, forse troppo retorica (e la realizzazione lo conferma, pur con le 'attenuanti' date dal racconto di una 'storia vera') nel suo voler centrare l'obiettivo solo su amore e buoni sentimenti.

Una scelta anche pericolosa, a suo modo, soprattutto nella 'didascalia' finale, che sarebbe stato forse preferibile lasciare nel non detto piuttosto che sottolinearla ulteriormente. La forza emotiva, la storia sentimentale, mostrata sarebbe emersa da sola, ma in compenso, così, si rischia di dimenticare che il sentire capace di permanere e svilupparsi dovrebbe essere quello di un anelito a una verità che sembra ben lungi dall'essere raggiunta e che rischia di trovare sempre meno 'sponsor'...

Un film certo non per claustrofobici (ma le scene tra le macerie sono eccezionali, vero contraltare alla scenografia più aerea nella quale gli effetti digitali mostrano risultati egregi), ma che in definitiva resta molto lento e che a tratti fatica ad avanzare, pur facilitato dalla sua stessa inerzia e dalla preparazione dell'attesa della conclusione. Con una speranza di avere una sorpresa che non arriva (ma che forse non è giusto attendersi) e l'assenza di altro contenuto od approfondimento (anche solo emotivo, personale o empatico) che non sia relativo all'amore - amicale, familiare, solidale - restiamo un po' con l'amaro in bocca, pronti a comprendere la scelta registica ma non a condividerla, come detto. La scelta di non seguire spunti sparsi lungo il film è legittima, ma certe mitizzazioni e una blanda citazione della multietnicità americana (lasciata sullo sfondo e non trattata, quasi presenza dovuta per motivi di 'quote' politicamente corrette) non aumentano i pregi del film.E chissà se il 'Siamo in guerra' pronunciato da uno degli attori sullo schermo acquisterà lo stesso senso per tutti gli spettatori... ne dubitiamo.

Tanto declamato e annunciato che non poteva essere un successo. L'onda emotiva di quell'11 settembre probabilmente non si spegnerà mai ed era naturale che un film sull'evento, che raccontasse la tragedia dalla parte di figure comuni che ne hanno fatto parte come vittime inconsapevoli, realizzato da uno dei principali registi statunitensi non venisse salutato come un momento imperdibile cui partecipare. E così, in occasione della celebrazione del ventennale di 'PLATOON', la Sala Debussy del Festival di Cannes ha accolto tra scroscianti applausi - nell'ordine - Willem Dafoe, Tom Berenger, Charlie Sheen e Oliver Stone, che ha approfittato per ringraziare l'organizzazione, la Paramount e la MGM e per presentare 'WORLD TRADE CENTER'.

'Sono contento di presentare per la prima volta qui questo primo atto', ha detto Stone, 'Ho voluto raccontare la storia vera di un gruppo di eroi, delle loro famiglie che li aspettano, dei disperati tentativi di salvarli. E' un modo di vedere la storia con occhi diversi, per cercare la verità sia che si tratti di Vietnam, di Iraq o di terrorismo'. Per una volta, dunque, Stone rinuncia apparentemente al tono polemico e mira ad unire nella celebrazione della solidarietà e dell'eroismo dei soccorritori, piuttosto che a dividere con incisive indagini politiche.

I venti minuti della anticipazione annunciata svariano su diversi piani, una sorta di preludio esteso di quella che sarà la cronaca di un disastro annunciato, ormai tanto cercato e celebrato da non aver più nemmeno bisogno degli intenti catartici insiti nell'operazione. E le immagini non sono da meno. Un risveglio mattutino, un saluto familiare, gli scherzi tra colleghi, i commenti alla partita: un excursus attraverso Bronx, Chinatown, Little Italy per ricordare che il dramma e' di tutta la città e che non ci sono differenze in questi morti. Un tono elegiaco informa la fotografia e le inquadrature di questo prologo, e saremmo sorpresi se quanto seguirà si discostasse troppo da questo incipit. Poi il boato. Sommesso, lontano, presente, più nelle memorie che negli sguardi, sorpresi ed increduli davanti a una azione che va sviluppandosi e che aspetteremo ancora qualche mese per poter (ri)vedere insieme. Inutile parlare ora di scricchiolii (e temo sarà inutile aspettarsi che non ci sia retorica nel risultato finale), quando ancora c'e'un film da aspettare. Di certo colpisce l'immaginario e la sensibilità di tutti il vedere di nuovo i riflessi delle torri sui palazzi circostanti, i filmati di repertorio integrati al girato normale e l'evacuazione dei tanti, già condannati a morte de interessi più grandi di loro.

Giudizio ACEC: Accettabile/realistico**Tematiche: Amicizia; Famiglia; Libertà; Solidarietà-Amore; Storia; Terrorismo;  

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