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Vi chiedo di riflettere sui metodi educativi...

L'assessore della Regione Veneto Donazzan: «Inopportuno che a scuola si insinui dubbi sull'identità di genere». «Crisi che si è spostata da finanziaria ed economica ad essere ciò che é veramente: crisi morale e di identità». «Vi chiedo di riflettere sui metodi educativi che non interferiscano con la scoperta dell'identità dei ragazzi...».


Vi chiedo di riflettere sui metodi educativi...

del 12 febbraio 2014

 

 

 

 

L’assessore all’istruzione della Regione del Veneto, Elena Donazzan, ha inviato una lettera ai dirigenti scolastici per condividere con loro e con i docenti del Veneto alcune riflessioni sul tema dell’identità di genere, tema risalito alla ribalta della cronaca per le iniziative promosse dal Comune di Venezia che hanno riguardato il mondo della scuola.

Nella sua lettera Donazzan invita i dirigenti scolastici a “riflettere sui metodi educativi che non interferiscano con la scoperta dell’identità dei ragazzi che è il frutto esclusivo del sereno processo di crescita”, dopo aver espresso, nelle vesti di donna delle istituzioni, il suo sostegno alla famiglia quale nucleo della società veneta ed italiana.

L’assessore regionale, inoltre, ha affermato che i più giovani devono essere accompagnati, nel complesso momento della scoperta di sé, con punti di riferimento certi, sereni, stabili, punti di riferimento dati da “famiglia, scuola e politica, in particolare in questo momento di crisi della identità in ogni ambito della vita, crisi che si è spostata da finanziaria ed economica ad essere ciò che é veramente, crisi morale e di identità”.

A seguire il testo integrale della lettera inviata dall’assessore Donazzan ai dirigenti scolastici del Veneto.

 

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Pregiatissimi, 

in merito alle iniziative di questi giorni partite dal Comune di Venezia, e risalite alla ribalta della cronaca, vorrei condividere con Voi alcune riflessioni. 

Personalmente, da donna delle istituzioni, ho sempre creduto che il sostegno alla vita e alla famiglia naturale sia sempre stata una missione dalla quale non ci si possa sottrarre.

Di recente, l'UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali che opera all’interno del Dipartimento delle Pari Opportunità) ha  promosso una campagna sulla cosiddetta “identità di genere” e sulla “parità di tutti gli orientamenti sessuali”.

Se fosse sulla “identità di genere” ovvero femminile e maschile, in un momento in cui la crisi di identità è così forte, la riterrei una cosa giusta.

Dall’iniziativa dell’UNAR, invece, riscontro il tentativo di annacquare i concetti sia d’identità che di genere con la proposizione di un modello che rischia di minare le basi della nostra società e del suo nucleo principale: la famiglia. 

Reputo, altresì, che l’entrata nella sfera educativa dei più giovani, adolescenti o addirittura bambini, dicendo loro che non esiste il loro genere – quello che imparano a scoprire da sé con la crescita sia fisica che psicologica – insinuando il dubbio che quel genere non esista, è fortemente inopportuna. 

Noi dovremmo accompagnare i più giovani, nel complesso momento della scoperta di sé, con punti di riferimento certi, sereni, stabili. Questo dovrebbe essere il compito di famiglia, scuola e politica, in particolare in questo momento di crisi della identità in ogni ambito della vita.

Crisi che si è spostata da finanziaria ed economica ad essere ciò che é veramente: crisi morale e di identità. 

Nessuno nega la omosessualità, né il rispetto per la condizione personale, ma non credo che possiamo ascrivere questa condizione a modello di riferimento sociale, né che possiamo riferirci in modo quasi maniacale, nel trattare il tema delle relazioni interpersonali, alla sfera sessuale.  

Le direttive dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), riprese nel Decreto Legge Carrozza, prevedono “la formazione dei docenti all’aumento delle competenze relative all’educazione, all’affettività, al rispetto delle diversità e delle pari opportunità di genere ed al superamento dei stereotipi di genere”.

Chiedo a Voi: crediamo che si possa davvero parlare di “stereotipi”, come se la natura dell'uomo e la sopravvivenza della specie in natura fossero convinzioni dettate dalla ignoranza e dalla mancanza di cultura? 

Io penso che legittimando ragionamenti azzardati, col generico pretesto delle “pari opportunità” o della “non discriminazione”, si rischi di liquidare improvvidamente i sacrosanti principi del diritto naturale su cui si è sempre fondata la nostra civiltà.

Per questo, in virtù del Vostro ruolo di grande responsabilità, Vi chiedo di riflettere sui metodi educativi che non interferiscano con la scoperta dell’identità dei ragazzi che è il frutto esclusivo del sereno processo di crescita. 

 

Vi saluto cordialmente.

 

 

Elena Donazzan

 

 

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