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Veglia CA19

Materiale formativo per il momento che precede la Veglia.



 


Testi PDF

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ESAME DI COSCIENZA 

Accidia - Pigrizia 

So vincere la noia e la pigrizia, facendo il mio dovere ogni giorno? 

Mi pegno, a scuola, a casa, in parrocchia o rimando spesso a domani quello che potrei fare oggi? 

Uso bene il mio tempo o mi perdo dietro cose che non contano niente?

Partecipo domenica alla Messa? 

Trascuro il mio rapporto con Gesù perché preso dalle cose da fare (amici, scuola, sport…)?

 

Gola

So controllarmi nel cibo? Mangio ad ogni ora del giorno tutto quello che posso? Sono capace di accontentarmi dell’essenziale? Riesco a ringraziare di quello che già ho? Faccio i capricci?

 

Lussuria

Al centro delle mie amicizie ci sono io oppure gli altri? So chiedere scusa?

Sono capace di lasciarmi correggere dai miei amici, oppure sono permaloso e mi arrabbio subito? 

Devo comandare sempre io e avere l’ultima parola su tutto, anche su quello che fanno gli altri? 

I miei discorsi, gli sguardi, le mie azioni sanno essere puri? 

Dico volgarità? Mi comporto male davanti agli altri?

 

Ira

Mi arrabbio facilmente? Ho perso la pazienza in qualche occasione?

Cerco di imporre sempre la mia volontà? Anche con la forza?

Sono violento nelle parole? 

Cerco di voler bene a tutti, anche ai nemici, e di riparare al male fatto?

 

Invidia

So essere contento del bene degli altri, dei loro successi? 

Sottolineo il positivo, o tendo subito a giudicare?

Voglio essere sempre al centro dell’attenzione? Ho bisogno di mettermi in mostra?  Sparlo o penso male di qualcuno? Ho mentito?

 

Avarizia

Sono capace di condividere quello che ho oppure tengo tutto per me? 

Se qualcosa mi serve sono disposto a fare di tutto per averla?

Sono disposto a fare qualche sacrificio per gli altri, per il loro del bene?

 

Superbia

Sono capace di chiedere aiuto, ammettendo i miei limiti? 

Mi ricordo di pregare? Ho offeso Dio in qualche modo? 

Credo di avere sempre ragione, di essere io il migliore? Di non aver bisogno di nessuno? 

Sono capace di sopportare qualche umiliazione per amore di Gesù?

Mi giustifico sempre, accusando gli altri? 

Rispetto e ascolto genitori e proff.? Li offendo o faccio arrabbiare?

 


DON BOSCO E DON ORIONE: UNA LISTA SPECIALE

Luigi arriva a Valdocco nell'ottobre del 1886; ha 14 anni. E figlio di un povero selciatore di strade di Pontecurone. Lui stesso, per qualche tempo, ha condiviso con il papà la fatica di quel mestiere. Sente il fascino di seguire san Francesco ed entra nel convento dei frati Francescani di Voghera, ma una grave malattia lo porta in punto di morte. Viene dimesso dal convento e ritorna in famiglia. Riterrà una grande grazia quella malattia, che le ha fatto versare tante lacrime, perché sarà la causa che lo condurrà a Valdocco. Viene accettato da Don Bosco che, già dal loro primo incontro, sembra nutrire per Luigino una predilezione ed un interesse speciale.

Il semplice sguardo di Don Bosco, durante una ricreazione, susciterà in Orione, una scintilla che sviluppa un incendio di affetto verso il santo dei giovani. La confessione di un ragazzo che diventerà santo
Per un privilegio, che ha dello straordinario, Luigino ottiene di confessarsi da Don Bosco che, ormai allo stremo delle forze, confessa solo più alcuni salesiani e gli alunni di quarta e di quinta ginnasio. Resterà memorabile nel cuore di Orione quella confessione, alle quali seguiranno altre, compatibilmente con la presenza di Don Bosco a Valdocco e con la sua salute.

Sentiamo il racconto di Don Orione, che ricorda quel primo incontro a tu per tu con Don Bosco. A riferirlo è Don Carletti, salesiano: «Veniamo all'episodio della confessione. Luigi stava attraversando un periodo di particolare fervore religioso. L'8 dicembre aveva fatto la sua consacrazione perpetua a Maria, ed ora gli si presentava l'occasione di confessarsi da Don Bosco. Non sapendo se un'opportunità del genere poteva ripetersi una seconda volta, dato appunto lo stato di salute del Santo, e frequentando lui solo la prima ginnasiale, si preparò con la massima cura, come ad un atto irripetibile. Prese più libri dove c'era l'esame di coscienza generale, trascrisse tutti í peccati ivi elencati, e ne riempì almeno due quaderni da otto o nove fogli ciascuno. "Mi accusavo di tutto... raccontò a Don Carletti — Ad un solo quesito risposi negativamente: Hai ammazzato? Questo no! scrissi accanto.

Sí presentò con una certa trepidazione per l'accusa, perché "Don Bosco leggeva negli occhi dei suoi figli e molti non volevano andare a confessarsi da lui, perché avevano paura". Quando gli fui davanti, avevo come un timore dí tirare fuori i miei quaderni. Finalmente ne ho tirato fuori uno e, mentre glielo presentavo, io stavo a vedere lo sguardo di Don Bosco e l'impressione che gli faceva. Poi, per timore di fargli perdere tempo, mi misi a leggere in fretta; poi ho voltato pagina e Don Bosco ancora guardava; voltai ancora pagina e Don Bosco ancora guardava; voltai ancora pagina e Don Bosco mi disse:
"Bene, bene; ne hai ancora?".

"Sì, risposí".

"Bene, lascia qua, da' a me".

Lo prese e, fatto così e così Don Orione ripete il gesto], ne fece quattro pezzi e anche il secondo fece la stessa fine. Giudicato il calibro del peccatore che gli stava davanti, Don Bosco continuò facendo lui domande ed accennò subito ad una mancanza che certamente era stata scritta sui quaderni, ma non era stata letta. Il giovane rimase scioccato dall'intuizione del Santo, tanto da ripetere — ancora 50 anni dopo! — l'ammirata esclamazione: "Scrutava i cuori! Scrutava i cuori!".

E continua:
"Poi mi disse tre cose che ricordo ancora come adesso (...), tre cose che solamente Iddio gliele poteva dire".

Don Bosco gli fece poi l'ammonizione:
"Pèntiti di questo e non voltarti più indietro. Non devi più ripensare a quelle cose, piccole e grandi, che ci possono essere state". Aggiungendo: "Stai allegro!".

E Don Orione conclude: "E mi sorrise come lui solo poteva sorridere".

Convintosi di essere stato a contatto con qualcosa che superava la pura conoscenza umana, Orione si alzò da quella confessione "con l'anima inondata di gioia così grande, che poi non so se nella mia vita ne abbia provata una eguale"» 

 


SOGNO DEI TRE LACCI

La sera del 4 aprile 1869 Don Bosco raccontò ai suoi giovani un sogno che li impressionò vivamente.
«Sognai — disse — di trovarmi in chiesa, in mezzo a una moltitudine di giovani che si preparavano alla confessione. Un numero stragrande assiepava il mio confessionale sotto il pulpito.
Cominciai a confessare, ma presto vedendo tanti giovani, mi alzai e mi avviai verso la sacrestia in cerca di qualche prete che mi aiutasse. Passando vidi, con enorme sorpresa, giovani che avevano una corda al collo, che stringeva loro la gola.
— Perché tenete quella corda al collo? — domandai —. Levatevela!
E non mi rispondevano, ma mi guardavano fissamente.
— Orsù — dissi a uno che mi era vicino —, togli quella corda!
— Non posso levarla; c’è uno dietro che la tiene.
Guardai allora con maggior attenzione e mi parve di veder spuntare dietro le spalle di molti ragazzi due lunghissime corna. Mi avvicinai per vedere meglio e, dietro le spalle del ragazzo più vicino, scorsi una brutta bestia con un ceffo orribile, somigliante a un gattone, con lunghe corna, che stringeva quel laccio.
Volli chiedere a quel mostro chi fosse e cosa facesse, ma esso abbassò il muso cercando di nasconderlo tra le zampe, rannicchiandosi per non lasciarsi vedere. Prego allora un giovane di correre in sacrestia a prendere il secchiello dell’acqua santa. Intanto mi accorgo che ogni giovane ha dietro le spalle un così poco grazioso animale. Prendo l’aspersorio e domando a uno di quei gattoni:
— Chi sei?
L’animale mi guarda minaccioso, allarga la bocca, digrigna i denti e fa l’atto di avventarmisi contro.
— Dimmi subito che cosa fai qui, brutta bestia. Non mi fai paura. Vedi? Con quest’acqua ti lavo per bene, se non rispondi.
Il mostro mi guardò rabbrividendo. Si contorse in modo spaventoso e io scoprii che teneva in mano tre lacci.
— Che cosa significano?
— Non lo sai? Io, stando qui, con questi tre lacci stringo i giovani perché si confessino male.
— E còme? In che maniera?
— Non te lo voglio dire; tu lo sveli ai giovani.
— Voglio sapere che cosa sono questi tre lacci. Parla, altrimenti ti getto addosso l’acqua benedetta.
— Per pietà, mandami all’inferno, ma non gettarmi addosso quell’acqua.
— In nome di Gesù Cristo, parla dunque!
Il mostro, torcendosi spaventosamente, rispose:
— Il primo modo col quale stringo questo laccio è con far tacere ai giovani i loro peccati in confessione.
— E il secondo?
— Il secondo è di spingerli a confessarsi senza dolore.
— Il terzo?
— Il terzo non te lo voglio dire.
— Come? Non me lo vuoi dire? Adesso ti getto addosso quest’acqua benedetta.
— No, no! Non parlerò, si mise a urlare, ho già detto troppo.
— E io voglio che tu me lo dica.
E ripetendo la minaccia, alzai il braccio. Allora uscirono fiamme dai suoi occhi, e poi ancora gocce di sangue. Finalmente disse:
— Il terzo è di non fare proponimenti e di non seguire gli avvisi del confessore. Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni; se vuoi conoscere se tengo i giovani allacciati, guarda se si emendano.
— Perché nel tendere i lacci ti nascondi dietro le spalle dei giovani?
— Perché non mi vedano e per poterli più facilmente trascinare nel mio regno.

Mentre volevo domandargli altre cose e intimargli di svelarmi in qual modo si potesse render vane le sue arti, tutti gli altri orribili gattoni incominciarono un sordo mormorio, poi ruppero in lamenti e si misero a gridare contro colui che aveva parlato; e fecero una sollevazione generale. Io, vedendo quello scompiglio e pensando che non avrei ricavato più nulla di vantaggioso da quelle bestie, alzai l’aspersorio e gettai l’acqua benedetta da tutte le parti. Allora, con grandissimo strepito, tutti quei mostri si diedero a precipitosa fuga, chi da una parte e chi dall’altra. A quel rumore mi svegliai».
C’è un proverbio che dice: « Un buon consiglio lo si riceve anche dal diavolo ». E qui il diavolo ne ha dato a Don Bosco uno che può fare anche per noi: « Osserva il profitto che i giovani ricavano dalle confessioni: se vuoi conoscere se li tengo allacciati, guarda se si emendano».

 

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