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Un sorriso in Afghanistan da Giovani per i Giovani

Ciao, sono Enrico Caruso, in arte 'dottor Kerido'. Grazie alla Fondazione 'Aldo Garavaglia Dottor Sorriso', in collaborazione con le Associazioni 'Ridere per Vivere', 'Clown One', con il patrocinio del Comune di Roma e Tele+, in Marzo sono stato in Afghanistan con il gruppo internazionale di Clown medici. Lo scopo della nostra spedizione era portare serenità ai bambini e alle persone coinvolte nella guerra. Un sorriso come messaggio di pace, oltre ad aver consegnato alimenti, vestiario, coperte, materiale didattico e duemila e cinquecento aquiloni. Il nostro comandante era: 'Patch Adams'!


Un sorriso in Afghanistan da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 01 maggio 2002

 

           Puoi già immaginare quanto prometteva di essere il nostro viaggio, ricco di esperienze umane. Con me, c'era anche Ginevra Sanguigno, in arte dottoressa 'Gin Gin'. Durante il viaggio, durato un mese, abbiamo visitato l'Ospedale di 'Emergency' di Gino Strada, il centro di recupero della Croce Rossa Internazionale di Alberto Cairo e l'Ospedale 'Indira Ghandi' di Kabul.

 

 

            Abbiamo dato sostegno all'Unicef per la campagna della scuola. L'Unicef prometteva a tutte quelle famiglie che avrebbero mandato i figli, di sostenere le spese per il materiale scolastico. Infatti il tasso di analfabetismo è piuttosto elevato qui. Dopo il passaggio dei talebani, i genitori non sono più riusciti ad affrontare i costi per mandare a scuola i propri figli.

 

 

            Ci siamo inseriti molto bene e abbiamo sentito il loro calore. L'attenzione e l'ascolto -cose molto difficili per dei clown chiassosi quali eravamo- hanno dato i loro frutti.

 

 

            Chiaramente, ci eravamo preparati ad affrontare una situazione con rischi altissimi. La cosa che più ci premeva era vivere intensamente ogni momento.

 

 

            La difficoltà più grande è stata accettare la situazione delle donne. Il 'Burka', questo mantello che le copre quando raggiungono l'età di 13 anni, o appena hanno raggiunto una configurazione da donna.

 

 

            Abbiamo superato anche questo, grazie alla presenza delle nostre clownesse, che con molta discrezione e sensibilità sono riuscite ad avvicinarle e a costruire un dialogo con loro.

 

 

            La diversità di culture non deve aggiungere barriere, ma deve essere di stimolo a cercare le vie comuni per un amore fraterno.

 

 

            La gioia che le persone afghane trasmettevano era grande! Un sorriso strappato dopo trent'anni di guerre continue, trascorsi senza mai poter esprimere le proprie emozioni. Solo odio e prepotenza, uniche armi per la sopravvivenza personale e di gruppo.

 

 

            Kabul si trova a 1800 metri di altezza, in una valle circondata da bellissime montagne. Un vero paradiso. Un paradiso trasformato in inferno. La guerra rende la città invivibile. Le vie di accesso sono solo quelle militari. La notte regna il coprifuoco, dalle 22 fino alle 3 del mattino, controllato dalle forze dell'ISAF (forze alleate). Di notte sparano a qualsiasi cosa che si muova!

 

 

            Approfitto per ringraziare i nostri militari, perché sono degli uomini molto attenti, rispettosi e si fanno voler bene dappertutto. Mi sono reso conto che rendono alla nazione italiana, con la loro serietà, un servizio umano che va oltre le loro responsabilità. Grazie!!!

 

 

            I bambini, il centro di tutti i nostri pensieri e progetti, non sono diversi da quelli occidentali. Rispondevano ad ogni nostro intervento con lo stesso entusiasmo.

 

 

            Questo dovrebbe far riflettere! Io, una riflessione l'ho fatta! ....E tu, che ne pensi?

 

 

            Non so perché mi sia accaduta questa meravigliosa e rischiosa avventura, ma credo, che tutto quello che seminiamo, quando verrà il momento del raccolto, sarà il più bel peso da portare davanti a quel 'Buon Giudice'. Spero solo, di essere riuscito a regalare un po’ del mio tempo a qualcuno.

 

 

            Grazie a mia moglie che mi ha sorretto e ai miei figli che hanno donato un po’ del proprio papà.

 

 

            Grazie anche a te, per avermi ascoltato.... e adesso coraggio, tocca a te!!!

Enrico Caruso 'dottor Kerido'

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