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Un'overdose di preghiera

I nostri fratelli che «si bucano» sono i terminali visibili di una livida economia sommersa che ha nella «dipendenza» il suo asse portante. Ma siamo un po' tutti «alle dipendenze» di qualcosa: dei soldi, dei vizi, dell'egoismo, dei mille vitelli d'oro che ci siamo costruiti nel deserto della vita. Le fiamme divampano su alcuni, ma le lattine di benzina hanno il deposito nel cuore di molti. Ed è delittuoso pretendere di fare i pompieri con l'anima degli incendiari.


Un’overdose di preghiera

da L'autore

del 01 gennaio 2002

«La bomba atomica? L’affronterei con la preghiera ». Se questa battuta di Gandhi, che non era cristiano, ha fatto sorridere molti, immagino che farà sorridere di più la proposta di affrontare con la preghiera il flagello della droga, che della bomba atomica ha un potenziale di morte ben più tragico e folle.

E invece dobbiamo tenere sotto controllo la tentazione di fare dell’ironia. Non è un paradosso: dalla droga ci potrà liberare solo una «overdose» di preghiera.

Dire queste cose proprio alla vigilia dell’apertura a Ruvo di una comunità di accoglienza per tossicodipendenti, e nel mezzo di tutto un complicato processo operativo che vede impegnate tante persone di buona volontà, può sembrare fuori posto. Ma non è proclamazione di diffidenza nei confronti delle «opere ». solo voler affermare che, senza un supplemento d’anima, anche le strutture più articolate sono destinate a fallire.

Ecco il discorso sulla preghiera. Che non è un modo di muovere le labbra. Ma è un modo di vivere. Senza evasioni. Con un occhio al cielo e con tutti e due i piedi piantati per terra.

La casa che sorge, pertanto, più che alla nostra borsa fa appello alla nostra vita. Più che le nostre tasche, vuole scomodare il nostro spirito. Più che sulla generosità di pochi, conta sulla conversione di tutti. Perché siamo tutti drogati. E abbiamo bisogno di disintossicarci.

I nostri fratelli che «si bucano» sono i terminali visibili di una livida economia sommersa che ha nella «dipendenza» il suo asse portante. Ma siamo un po’ tutti «alle dipendenze» di qualcosa: dei soldi, dei vizi, dell’egoismo, dei mille vitelli d’oro che ci siamo costruiti nel deserto della vita. Le fiamme divampano su alcuni, ma le lattine di benzina hanno il deposito nel cuore di molti. Ed è delittuoso pretendere di fare i pompieri con l’anima degli incendiari.

Solo se nelle vene del nostro impegno inietteremo fiale abbondanti di preghiera, che non è mai rinuncia, ma è sempre protesta e ansia di libertà, la droga, questa assurda tragedia per dimissione, verrà finalmente sconfitta.

E non sarà lontano il giorno in cui, invece della inaugurazione, celebreremo la chiusura della Casa. Accompagneremo al cancello l’ultimo drogato restituito alla speranza. E gli diremo in coro che vivere è bello.

 

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