Donboscoland

Un ciclone in casa

Peter è un avvocato fiscalista di successo, maniaco del lavoro e conformista. Proprio a causa del lavoro, la moglie Kate lo ha lasciato e i figli non lo apprezzano perché è un padre assente. Una svolta improvvisa arriva con l'entrata in scenda di un vero “ciclone”.


Un ciclone in casa

da Quaderni Cannibali

del 13 gennaio 2008

 

Si tratta di Charlene, galeotta evasa di prigione, con cui Peter corrispondeva per e-mail. Convinto che la donna fosse un’avvocatessa bianca, magra e raffinata, si ritrova in casa una figlia del popolo nera, piuttosto in carne e  rissosa. Charlene, che vuole il suo aiuto per riaprire il suo processo perché si dichiara innocente, lo coinvolgendolo in situazioni strampalate. Questo lo porterà a riflettere, scoprendo, così, che la sua vita non era poi del tutto interessante e soddisfacente come pensava.

 I protagonisti, Steve Martin e Queen Latifah, apparentemente agli antipodi, riescono, invece, a creare una riuscita strana coppia. Martin interpreta ancora una volta il personaggio che meglio gli riesce, ovvero l’uomo medio americano, che si trova a dover gestire situazioni insolite. Rispetto agli altri suoi ruoli, però, c’è il suo interagire con persone di cultura diversa. La vera rivelazione dei film, però, è lei, il ciclone Latifah. Poco conosciuta in Italia, ha avuto quest’anno una Nomination agli Oscar come miglior attrice non protagonista per Chicago, vedendoselo, però, portare via dalla collega Zeta-Jones, proprio per lo stesso film. La Latifah, qui anche produttrice, è una spassosissima e adorabile galeotta che porta scompiglio e buon senso. L’attrice è pienamente calata nella parte di orgogliosa e rissosa figlia del popolo che si scontra con il mondo patinato dei ricchi e opportunisti e lo combatte con grinta. La scena più divertente è proprio lo scontro, tutt’altro che di classe, tra Charlene e l’ex-cognata di Peter, odiosa e arrivista (geniale il fatto di averlo girato nel bagno per “signore” di un club privato).

 Surreale e un po’ debole in certi punti (un’evasa che gira tranquillamente per la città, dando feste e facendosi notare il più possibile non è molto credibile), ricalca gli stereotipi con il padre lavoratore indefesso che trascura i figli, la vecchia signora, nubile, conservatrice e razzista, che vive solo per il suo cane e il rampante e odioso collega appena uscito dal college che punta solo a fare le scarpe al protagonista.

 E’ un po’quello che ci si aspetta da film di questo tipo. Questo, però, non toglie il fatto che rimanga comunque una commedia godibile, per una serata senza pretese e in allegria.

Francesca Pascuttini

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