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Tu chiamale, se vuoi, emozioni...

Il misto di sensazioni ed emozioni di questi momenti è un'arma a doppio taglio, perché tra pochi giorni saremo portati a cambiare pagina e ad archiviare le immagini di San Pietro... Al contrario, la vita continuerà ad essere la stessa, con le sue sfide, con domande a cui rispondere e situazioni sempre più controverse che richiedono delle prese di posizione.


Tu chiamale, se vuoi, emozioni...

da Teologo Borèl

del 07 aprile 2005

 “Roma ha sentito questo chiasso e non lo dimenticherà mai”. Disse così Giovanni Paolo II ai 2 milioni di giovani riuniti a Tor Vergata per la Giornata mondiale della gioventù del 2000. A distanza di cinque anni, il papa non c’è più, ma Roma può iscrivere nella sua storia un altro momento indimenticabile: l’afflusso di milioni di pellegrini che al limite di ogni umana resistenza hanno portato il loro saluto al papa. Attese fino a 15 ore per rendere omaggio alla salma esposta nella Basilica di San Pietro, una invasione di massa per i funerali di domani, un affetto trasversale alle generazioni e alle storie personali.

 

Il prefetto Achille Serra ha ammesso che mai si sarebbe immaginato uno scenario simile e alcuni addetti del Vaticano, commossi, hanno detto di non aver mai assistito ad un evento simile. Perché di questo si tratta: al di là della fama e della levatura spirituale di Giovanni Paolo II, una presenza così partecipata ha dell’incredibile e rappresenta da sola una testimonianza splendida. Una donna in coda da 7 ore, consapevole di doverne aspettare altrettante, ha spiegato ad un giornalista perplesso che vivere un’esperienza simile è possibile solo se si ha una grande fede. Con poche parole ha dato la sua spiegazione esauriente, esprimendo il cuore della sua presenza. Certo, tra i milioni di fedeli giunti a Roma non tutti saranno credenti, molti vacilleranno, altri ancora saranno in ricerca, eppure ognuno ha contribuito a portare allo scoperto sentimenti religiosi vissuti spesso nella vergogna e nel nascondimento. L’ultimo miracolo di Giovanni Paolo II, grazie al quale l’Italia e il mondo hanno potuto risvegliarsi con una schiera di testimoni sconosciuti, ma ben visibili.

 

Il misto di sensazioni ed emozioni di questi momenti è però un’arma a doppio taglio, perché tra pochi giorni saremo portati a cambiare pagina e ad archiviare le immagini di San Pietro piena di fedeli, nella memoria personale e collettiva. Al contrario, la vita continuerà ad essere la stessa, con le sue sfide, con domande a cui rispondere e situazioni sempre più controverse che richiedono delle prese di posizione. La fede allora avrà bisogno di diventare il segno di un’identità, di un atteggiamento concreto, di un sistema di valori con un nome e un cognome. Giovanni Paolo II certamente avrebbe voluto che il coinvolgimento seguito alla sua scomparsa, potesse portare frutto, attraverso una riscoperta della propria interiorità, all’insegna della stessa radicalità che ha permesso a uomini, donne, bambini e anziani di sopportare ore di ressa, e notti all’addiaccio; il tutto in nome di una preghiera. Soltanto così, lo spirito di questi giorni troverà senso e anche l’affetto per il papa, rappresentato più dal suo messaggio che dalla sua storia. Uno spunto in più per capire che il mondo ha bisogno di santi, non di santini.

Redazione Korazym

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