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'Troppe parolacce' rinviata la cresima

Il giovane cappellano 27enne don Roberto Montecchi ha rimandato a dicembre la cresima dei 62 ragazzi tutti dodicenni. Il motivo? Troppa maleducazione e troppe parolacce in puro stile Grillo. E così le famiglie hanno dovuto rimette i vestiti nell'armadio e annullare i ristoranti...


'Troppe parolacce' rinviata la cresima

da Teologo Borèl

del 19 ottobre 2007

I motivi di una scelta di don Roberto Montecchi

 

Mi è stata chiesta una riflessione da riferire alla comunità diocesana in merito alle scelte ed agli avvenimenti che hanno visto la nostra comunità di Finale Emilia al centro dell’interesse di molti.

Non nascondo la stanchezza e anche la paura di affrontare nuovamente l’argomento ma sono certo di poterlo fare, su queste pagine, in un modo più disteso e completo sapendo di poter offrire una riflessione che arricchisca chi opera nel campo dell’evangelizzazione e della crescita umana e spirituale dei ragazzi.

Prima di ogni cosa desidero ringraziare quanti hanno sostenuto la nostra scelta e quanti hanno dimostrato il loro appoggio, tanti confratelli, catechisti, altri operatori pastorali che, da tutta la diocesi e fuori diocesi, hanno inviato apprezzamenti, riflessioni, aiuti e conforti. Desidero ringraziare anche i tanti vescovi che inaspettatamente hanno telefonato o inviato segni e comunicazioni della loro vicinanza.

Nonostante tutto so bene che tanti, anche tra i confratelli, non hanno apprezzato il nostro modo di agire, nè condiviso la scelta; spero con questo scritto di riuscire a spiegare e motivare meglio quello che dai mezzi d’informazione è stato spesso travisato, mal interpretato o non motivato.

Per chi lavora nel campo della catechesi e della formazione il tema non è nuovo, ci si è arrovellati tante volte sul problema dell’accesso ai sacramenti, della poca preparazione, del ricercare vie nuove per far vivere un vero cammino di iniziazione cristiana, per far sì che il catechismo non sia finalizzato alla prima comunione o alla cresima bensì alla maturazione umana e cristiana.

Credo però che, per spiegare lo specifico della nostra scelta, si debba avere un quadro della nostra comunità ed in particolare degli ambiti della catechesi.

Finale è per me una vera ricchezza, sia come vita di comunità (è infatti una realtà molto viva, variegatissima) sia come attività (infatti gli ambiti da seguire sono innumerevoli e pregevole è la capacità d’impegno da parte dei finalesi) sia come partecipazione (la frequenza domenicale è elevata, il coinvolgimento è grande, basti pensare anche solo ai numeri coi quali lavoriamo: più di 480 bambini al catechismo, nell’ordine delle centinaia bisogna poi contare i partecipanti ai sei gruppi di postcresima).

Dunque una realtà bella dove il sottoscritto è stato chiamato ad operare da solo due anni. Proprio in questi due anni sono maturate diverse scelte di fondo e di rinnovamento sotto diversi aspetti. Quello che mi interessa sottolineare è come sia la comunità stessa a portarci a riflettere e a fare scelte legate alla sua stessa crescita.

Nel merito della questione penso di poter essere capito quando sottolineo nuovamente che non sono stato spinto da problemi di maleducazione o di offese avute, non mi sognerei mai di castigare i ragazzi rifiutando un sacramento, tantomeno mi sono arrabbiato per qualcosa che essi avrebbero fatto o detto.

Tutto sta invece nel tema della maturazione: molti di questi adolescenti hanno condiviso con me diverse esperienze, potrei quasi dire che sono i ragazzi che conosco meglio e che ho accompagnato in tanti passi in questi due anni. Si tratta di un gruppo molto unito il quale si lascia un po’ trasportare e che spesso perde di vista le vere motivazioni e si appiattisce su un modo di fare superficiale.

Quello che posso dire è che, per la loro età, hanno tutte le basi e i valori per essere dei ragazzi in gamba e dei cristiani in crescita.

La scelta di rinviare la cresima è stata dettata dal riscontrare questa superficialità, poca attenzione e disinteresse verso il sacramento della confermazione. Gli innumerevoli tentativi di fare breccia su questa corteccia e si sfondare questa situazione sono caduti nel nulla, ecco perché come responsabile della loro crescita non mi sono sentito di dire che erano pronti a ricevere quel dono. Certamente c’è un problema di discernimento e ritengo che troppo spesso io stesso mi sia sottratto a questo compito o per tradizionalismo, o per perbenismo, o per paura del cambiamento o semplicemente per paura. In questo caso ho sentito forte l’appello a richiamare una verità di fondo: il sacramento perché abbia un vero effetto deve essere desiderato, accolto, coltivato: solo così produrrà dei frutti.

Proprio per questo mi sono detto che avrei tradito ciascuno di loro se non avessi fatto il possibile per accompagnarli, sensibilizzarli e fargli capire il valore di ciò che debbono ricevere.

Questa scelta forte ci fa ora trovare in questa situazione: non vogliamo certamente proseguire gli anni di catechismo, le basi minime per lavorare ci sono, vogliamo invece intraprendere in modo diverso la preparazione alla cresima.

Ecco che ci aspetta un lavoro di profondità, di scandaglio delle motivazioni e di confronto con i ragazzi. Non partiamo più dallo stesso punto, c’è stata una ferita che deve essere rimarginata ma che lascerà una cicatrice, e questo i ragazzi lo hanno capito. In questi giorni si sono fermati a riflettere, a porsi e a pormi delle domande. In più al di là delle polemiche iniziali la maggior parte dei genitori si è dichiarata favorevole alla scelta, ha pensato al cammino percorso, a ciò che hanno fatto e ciò che non hanno fatto per i loro figli lungo il cammino di catechesi, molti hanno dato la loro disponibilità a lavorare e ad assumersi in modo più consapevole questo compito. Da parte nostra il cambiamento è nella direzione di avviare sì quello che sarebbe stato il cammino del postcresima, ma di invitare i ragazzi settimanalmente, divisi in piccoli gruppi, a confrontarsi sul tema della fede ed in particolare a tirare fuori non più le risposte preconfezionate bensì la loro idea su Gesù.

Credo dunque che questo scossone, pur avendo provocato delusioni, dolore, possa darci la possibilità di arrivare alla confermazione veramente arricchiti da questo tempo di grazia. I ragazzi ci stanno e hanno già dato prova del loro desiderio e della loro voglia di lavorare: per me questo è più che sufficiente per rafforzarmi nel mio compito di sacerdote e per evitare che la routine

degli anni o delle situazioni mi spinga ad essere un prete di circostanza o di situazione, (questo senza voler offendere nessuno: sto guardando alle mie debolezze e fatiche).

Non ho voluto aprirmi la strada o creare interesse su di me, anzi …mi è dispiaciuto molto che quella che per noi è stata una scelta di fede sia stata spesso vista come uno scandalo. Ciò che ci ha spinti non è stata la logica del successo bensì dell’amore alla vera Tradizione, quella con la T maiuscola. Se la nostra scelta può suscitare una riflessione generale siamo ben contenti, forse però non siamo capaci di continuarla e sostenerla, starà ad altri illuminarci maggiormente, ciò che però più ci rallegra è vedere i nostri ragazzi ed i loro genitori impegnarsi per vedere Gesù, per toccare con mano il suo amore ed in tal modo far crescere la nostra comunità.

 

* viceparroco di Finale Emilia

 

 

La vicenda

 

 

Finale Emilia, 10 ottobre 2007 - TROPPA maleducazione, pur con le dovute eccezioni, troppe parolacce e vaffa… , in puro stile Grillo, lanciate al sacerdote come fossero caramelle, troppa immaturità, ma soprattutto pochissimo amore per Gesù. Fatto sta che sessantadue cresimandi di Finale Emilia, tutti dodicenni, domenica prossima non faranno la cresima fissata da mesi: l’appuntamento sacramentale slitta a dicembre.

 

LA DECISIONE è stata presa dal giovane cappellano 27enne don Roberto Montecchi dopo aver trascorso quattro ore di ritiro spirituale al vicino santuario degli Obici, domenica scorsa, con i futuri cresimandi. Più che un ritiro pareva infatti un campo di battaglia, con il sacerdote impegnato a riunire un gregge di impenitenti pecore perdute, dal comportamento incivile e dal linguaggio indecente e indecoroso. Un quadro - deve aver pensato il sacerdote - che per molti aspetti rispecchia il vivere dei giovani d’oggi: poca e scarsa spiritualità, molta mondanità. L’esito è stato dunque talmente disastroso che il sacerdote, dopo essersi consultato con il parroco di Finale, don Ettore Rovatti, ha deciso: “I ragazzi necessitano di un lungo periodo di riflessione spirituale e di preparazione, quindi la cresima si farà a dicembre”.

 

LUNEDÌ SERA ha poi riunito in assemblea straordinaria i genitori spiegando loro i motivi della momentanea bocciatura e… apriti cielo. Molti hanno protestato con toni simili a quelli usati dai figli durante il ritiro. “C’è chi addirittura _ racconta un gruppo di genitori, che ha pienamente appoggiato la scelta dei sacerdoti _ ha messo in dubbio quanto riferito da don Roberto preferendo di gran lunga credere al racconto del figlio sulle ormai famose quattro ore di ritiro”. Per don Ettore, qualche ragazzino _ in paese si parla di una decina soltanto _ sarebbe stato pronto per il rito cresimale di domenica, “ma certo _ commenta _ si sarebbero fatte discriminazioni e quindi si è preferito procedere in questo modo. Poi, anziché fare gli incontri post cresima, come da prassi, faremo incontri di preparazione alla cresima, con preghiera e riflessione in vista di dicembre. Il sacramento _ aggiunge _ è una opera del Signore e come tale va trattata, con profondo rispetto e amore. La scelta è a beneficio dei ragazzi, ciò che conta è il loro bene”.

 

MA I BUONI PROPOSITI non sono stati apprezzati da tutti. “Era giusto riprendere severamente i ragazzi, ma non trovo affatto corretto rimandare la cresima” _ fa sapere una mamma, che invoca l’anonimato. “Sono una catechista e anche mamma di un cresimando. Sono d’accordo con don Roberto, ma pur sempre dispiaciuta. Penso che il nostro sia un caso nazionale” _ dice Cinzia Costanzelli. Più che diviso in due, il paese di Finale sembra plaudire alla scelta di don Roberto, che da lunedì è impegnato a ricevere i genitori a tutte le ore del giorno, e di don Ettore, che sottolinea la necessità “di anticipare la cresima al primo anno delle scuole medie, quando i ragazzini non sono ancora entrati nel pieno dell’età critica adolescenziale”.

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