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THE TERMINAL - LA VITA IN ATTESA

La storia tanto assurda - da essere vera - di un uomo divenuto tutto ad un tratto apolide e costretto dalla burocrazia a vivere nel terminal dei voli internazionali dell'aereoporto Kennedy di New York.Ma lui ASPETTA...


THE TERMINAL - LA VITA IN ATTESA

da Quaderni Cannibali

del 10 settembre 2004

Umano. E' questo il primo aggettivo che spunta nel mio vocabolario per descrivere questo film. Viktor Navorski ( Tom Hanks ), il protagonista, è un uomo di una dolcezza magica e di una onesta che lo fa sembrare ingenuo e sognatore, forse troppo per vivere nel nostro tempo. Ma 'The Terminal' non è la storia di un santo o giù di lì... è la storia - tanto assurda da essere vera - di un uomo divenuto tutto ad un tratto apolide e costretto dalla burocrazia a vivere nel terminal dei voli internazionali dell'aereoporto Kennedy di New York. Viktor è un uomo che passa dall'incredulità, alla disperazione, alla rassegnazione. Ha fatto una promessa al padre ed intende mantenerla fino in fond, senza cedere o preoccuparsi di quanto tempo ci vorrà. IO ASPETTO, ripete spesso, con convinzione.Non vuole scappare, non vuole andare contro la legge - per quanto assurda essa sia - .... lui ASPETTA. Aspetta che 'L'America sia aperta' anche per lui, per poter realizzare un sogno.

 

Vive nel Terminal, all'uscita 67, cercando di creare un piccolo mondo al suo interno, conoscendo molte persone che finiscono per diventare la sua famiglia, un gruppo di persone di cui fanno parte individui che provengono da ogni parte del mondo, ognuno con la sua storia e ognuno con il suo sogno. Se vogliamo Viktor è 'L'errore', o come viene definito nel film, un inaccettabile... una scheggia impazzita all'interno di un sistema perfetto, come era stato Neo per Matrix. Oppure, se vogliamo, Viktor è proprio la parodia del sogno americano, di quell'America che dovrebbe essere libera e aperta a tutti.

 

Questa storia è la storia di ogni straniero... ma non è un film nostalgico o triste.  Spielberg sa, da grande maestro, unire il tocco della commedia sofisticata americana con una riflessione amara sulle piccole follie del genere umano. Viktor sa che non potrà uscire dal Terminal finchè nel suo paese non ritornerà la pace, con il conseguente riplistino di una istituzione burocratica e l'apertura delle pratiche che lo riguardano, ma nonostante l'attesa sia lunga egli non si arrende. Ogni giorno si presenta all'ufficio con la richiesta d'uscita, sostenedo che l'impiegata ha 2 timbri - 'accettato' e 'respinto' - perciò lui ogni giorno ha il 50% di possibilità che l'America per lui sia aperta... una filosofia non da poco!

 

La sua vita diviene un tutt'uno con l'aereoporto, con i polizziotti che seguono le sue mosse con le telecamere, sulla scia di un improbabile 'Grande Fratello', ma riproponendo anche lo spielberghiano 'Truman Show'.

 

La sua vita si interseca anche con quella della bellissima hostess Amelia ( Catherine Zeta Jones ). Il lavoro della ragazza la costringe ad essere sempre 'in partenza' o 'in arrivo'... ma in realtà anche lei, come Viktor, è in attesa. Esattamente allo stesso modo entrambi aspettano il momento in cui i loro sogni pernderanno forma. La risposta che Amelia aspetta dalla sua vita è forse il gentile Viktor, così diverso dagli altri uomini, così sinceramente interessato a lei?

 

Viktor insegna ad Amelia, e a noi, ad essere forte e a non scegliere la via dell'errore solo perchè sembra la più facile.Viktor insegna il rispetto e l'onesta. Ognuno di noi può identificarsi in Viktor... mentre lui è alle prese con una lingua che non conosce, i crampi per la fame, la burocrazia ostile, noi siamo alle prese con i nostri pregiudizi nei confronti di tutto ciò che hai nostri occhi è straniero, cioè dobbiamo far fronte a tutte le stupidaggini che non ci permettono di scoprire la bellezza dell'altro. Cristianamente diremmo che dobbiamo liberarci di tutte quelle cose che non ci fanno vedere Gesù nell'altro.

 

Viktor ci insegna la pazienza, l'umiltà, l'onestà, le basi che ognuno di noi deve porre per creare amicizie solide e disinteressate, un clima di famiglia ( proprio anche dell'ambiente salesiano) come quello che si trova nel terminal.

 

Chiudo ricordando che Spielberg sta ora lavorando ad un film su i un'altra storia vera, la strage degli atleti israeliani alle Olimpiadi di Monaco del 1972. Prorpio perchè 'la follia del genere umano può portare ad imprigionare un uomo in un aereoporto per un cavillo, tanto quanto uccidere altri per delle idee' (35mm, settembre 2004).

 

----> Consigliato a gruppi di adolescenti per trattare il tema dell'onestà, ma anche quello dell'accettazione dello straniero ( comportamento dei lavoratori del Terminal ).

 

Silvia Dal Cin

http://www.35mm.it/film/scheda.jsp?idFilm=18725www.theterminal-themovie.com

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