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Ricordi di don Quadrio a un sacerdote novello

Sforzati di comprenderla, gustarla, viverla. Non dimenticarti che la Messa meglio celebrata è quella meglio preparata. Celebra ogni tua Messa come se fosse la prima, l'ultima, l'unica della tua vita. Ogni parola sia un «annuncio» ed ogni gesto un «segno» sacro...


Ricordi di don Quadrio a un sacerdote novello

da Teologo Borèl

del 23 ottobre 2006

Torino, 27 gennaio 1962

Carissimo,

 

I. La Messa sia sole della tua giornata. Sforzati di comprenderla, gustarla, viverla. Non dimenticarti che la Messa meglio celebrata è quella meglio preparata. Celebra ogni tua Messa come se fosse la prima, l'ultima, l'unica della tua vita. Ogni parola sia un «annuncio» ed ogni gesto un «segno» sacro. Trasforma la tua Messa in vita vissuta e tutta la tua vita in una Messa continua. Ricordati che, chiuso il Messale, la tua Messa deve continuare nella vita. Un Sacerdote che ogni giorno celebra santamente la sua Messa, non commetterà mai delle sciocchezze.

 

2. Il S. Breviario è il miglior termometro del tuo fervore sacerdotale. Ordinariamente è il primo ad essere massacrato dal prete tiepido. A costo di sudar sangue, non permettere che il tuo Breviario diventi una catena di distrazioni, di negligenze e di peccati.

Amalo come lo scudo della tua castità, avendolo ricevuto dalla Chiesa nel giorno dei tuo suddiaconato. Non considerarlo come una pesante catena, ma come anello nuziale che ti lega alla Chiesa, tua Sposa.

Non cominciare mai a recitare il tuo Breviario, senza aver prima pensato a quello che fai e a quello che sei per mezzo della preghiera ufficiale: sei nel cuore della Chiesa, sei la bocca del Corpo Mistico!

Non accontentarti di «dire» il Breviario: devi «celebrarlo» in persona Christi et Ecclesiae. Conserva a questa celebrazione il tono del dialogo e il senso del dramma; è l'opus Dei, non una semplice lettura o una filastrocca magica.

Da' ad ogni parola il suo posto e il suo significato. Varia opportunamente le intenzioni alle singole ore. Sii certo che col tuo Breviario puoi cambiare il mondo, pi√π che con le dotte tue conferenze o lezioni.

 

3. La Confessione regolare ed accurata salverà il tuo sacerdozio dalla superficialità, dalle illusioni, dalla tiepidezza e dalla catastrofe. È lacrimevole constatare quanto noi Sacerdoti siamo trascurati e negligenti nel ricorrere a questo Sacramento.

Ricordati che, nei pericoli immancabili della tua vita sacerdotale, la tua salvezza sarà l'avere un uomo che sappia tutto di te, che con mano ferma possa guidarti, e sostenerti con cuore paterno. Guai a te, se per tua colpa, in quei momenti, dovessi confessare a te stesso: «Hominem non habeo! ... ».

 

4. Le anime, siano l'unica tua passione. Sei Sacerdote per loro, non per te stesso. Sii sempre, dovunque, con tutti, veramente Sacerdote: non solo all'altare e nel confessionale, ma anche sulla cattedra, in cortile, per strada. Abbi una coscienza vivissima e «senza eclissi» della tua dignità sacerdotale. Non un gesto o una parola che non siano perfettamente intonati ad essa. Da' un'anima genuinamente sacerdotale ad ogni tua occupazione, fosse anche la più profana. In te il Sacerdote deve assorbire tutto il resto. Se sei assistente, insegnante, consigliere, superiore, fa' di tutto perché i tuoi giovani ti sentano sempre e soprattutto sacerdote, il loro Prete, il loro Cristo.

Sia tua delizia confessare, specialmente i piccoli e gli adolescenti; i Sacerdoti e i Religiosi siano i «privilegiati clienti» del tuo confessionale: non farti mai attendere.

Incomincia al lunedì a «pensare» alla tua predica della successiva domenica. Le tue prediche siano ricavate dalla meditazione personale, non dai «repertori predicabili». Predica il Vangelo, continuamente, con la vita, a tu per tu, con tutti.

 

5. La carità sia l'anima e lo stile della tua vita sacerdotale. Sii buono e gentile sempre e con tutti. Ognuno che ti avvicina, veda in te un prolungamento vivente della «benignitas et humanitas» del nostro Salvatore. Sii «come Lui». Considerati a servizio e a disposizione di tutti: felice unicamente di poter donarti ed essere utile. Metti ognuno al di sopra di te, anche i tuoi «inferiori»; ma non diventare «schiavo» di nessuno. La tua bontà sia virile e disinteressata, imparziale e soprannaturale. Non ti illudere che esista una carità «irregolare» o indipendente dall’autorità. Non mi stancherò di ripeterlo: per noi, fuori data Regola, c'è l'abisso. Specialmente nell'apostolato femminile, «nihil sine Episcopo». Sii un «uomo di Dio», ma anche del tuo tempo e del tuo ambiente.

In comunione di fede, di speranza e di carità.

 

                                

 Sac. G. Quadrio

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