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Quell'insostenibile leggerezza dell'insegnare

Parlare male della scuola e dei suoi insegnanti da una parte è estremamente facile, basta attingere alla cronaca, dall'altra altrettanto difficile, si rischia di fare di tutta l'erba un fascio e di offendere il lavoro e la dignità di quegli insegnanti che ancora guardano negli occhi i loro studenti


Quell’insostenibile leggerezza dell’insegnare

da Quaderni Cannibali

del 03 dicembre 2007

Parlare male della scuola e dei suoi insegnanti da una parte è estremamente facile, basta attingere alla cronaca, dall’altra altrettanto difficile, si rischia di fare di tutta l’erba un fascio e di offendere il lavoro e la dignità di quegli insegnanti che ancora guardano negli occhi i loro studenti.

Eppure bisogna che si cominci anche a guardare a quello che non va, che si cominci a fare il punto dello sfascio: viviamo in una società di orfani, orfani di padre, madre, maestri.

Si è creduto che la libertà fosse non avere nessuno a cui guardare, nessuno con cui confrontarsi e essere liberi da ogni legame.

 I risultati sono tragici: intere generazioni sono cresciute senza nulla e nessuno con cui paragonarsi, molti di coloro che sono cresciuti in questo modo insegnano e si illudono che la libertà sia lasciare liberi quelli che stanno seduti davanti a loro, e non sempre stanno seduti, liberi di scegliere insomma, scegliere se ascoltarli, snobbarli, se studiare o oziare.

 

Molti adulti purtroppo non ritengono faccia parte dell’educare pretendere impegno e rispetto.

Questa società di adulti, che avevano per ideale la mancanza di legami, ora sono politici, genitori e sembrano affetti da schizofrenia: un giorno decidono che gli esami sono un trauma da evitare, il giorno dopo che non si possono abolire gli esami a settembre, un giorno dicono che uno spinello non ha mai fatto male a nessuno, il giorno dopo che lo spinello fa male a chi guida gli aerei, gli autobus e i treni, come se facesse bene al macellaio, al chirurgo, a quello che lavora sulla pressa.

Poche idee, ma confuse,non hanno mai fatto del bene a nessuno e così si è arrivati a questa società, con questa scuola dove si punta sulle materie alternative, sperando di invogliare gli studenti con offerte sperimentali e finendo di dimenticare il fascino della letteratura, della geografia della matematica, fino a quando qualche sondaggio europeo non ci bolla come popolo di ignoranti.

Se facessimo una indagine seria nelle scuole italiane scopriremmo situazioni raccapriccianti: ci sono insegnanti di istituti tecnici che sono ottimi professionisti, infatti sono spesso assenti ingiustificati, perché devono seguire i loro cantieri. Ne conosco uno che sfogliava davanti alla classe i contanti ricevuti quali compenso per il suo lavoro, disprezzando l’insegnamento che non permette una vita dignitosa, oppure insegnanti di matematica che non si sono mai aggiornati e non hanno mai colmato le loro lacune, ed è risaputo che assegnarli ad una classe vuol dire sospendere per quell’anno l’insegnamento della loro materia, e allora il preside di istituto, non potendo licenziarli, li assegna ogni anno ad una classe differente, ma siccome mal comune non è mezzo gaudio si finisce per avere interi corsi con grandi lacune in matematica, e potremmo andare avanti….

 

Sento già la replica di quegli insegnanti che si sentono offesi, perché fanno bene il loro lavoro e non si riconoscono in questi colleghi, grazie a Dio sono molti, o perché difendono la casta e in fondo, riconoscendosi in questi colleghi li giustificano e si giustificano, come se lo stipendio basso, ed è davvero basso, la montagna di burocrazia da scavalcare, ed è davvero un alta montagna, potessero essere portate a giustificazione.

Ecco allora perché vi invito a leggere “Studenti nel paese dei balocchi, lettera di un insegnante a un genitore”, scritto da Paolo Mazzocchini, insegnante di latino e greco nei licei, studioso di letterature classiche.

È un libro coraggioso, scritto da un insegnante, che non solo ha il coraggio della denuncia di tutte quelle forme di non educazione alle quali insegnanti e famiglie sembrano rassegnati, è il libro di una persona che ha compreso che per porre rimedio ad anni di maleducazione e di decreti e riforme fatte con i piedi, bisogna che per primi gli insegnanti accettino di ripensare al loro ruolo, di guardare alle cose che non vanno, di tornare ad essere educatori e non fornitori di servizi.

Coraggio, è una sfida!

 

 

Nerella Buggio (a cura di)

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