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Papà, mamma e figli in TV vengono male?

Nucleo di ogni organizzazione sociale, il concetto di famiglia è reso ambiguamente dai media e dagli altri mezzi espressivi, distorcendo o semplificando la resa dei rapporti tra coniugi e dei genitori coi figli. Sembra dunque opportuna questa ricognizione nell'ambito di televisione, pubblicità e letteratura per recuperare un nucleo obiettivo di verità dietro i molteplici volti assunti dal modello familiare.


Papà, mamma e figli in TV vengono male?

da Quaderni Cannibali

del 07 dicembre 2007

Specchio deformante a dispetto delle metafore che continuano ostinatamente a rappresentarla come una 'finestra sul mondo', la televisione ha nei confronti della famiglia un atteggiamento ambivalente. Da un lato ne fa il suo target privilegiato, con un’offerta che tende a soddisfare i gusti di figli, genitori, nonni e parenti vari nella maniera più possibile estesa; dall’altro, predilige la messa in scena di situazioni famigliari che con sempre maggior fatica si possono definire 'normali'.

 

Nonostante le ricerche sul tema confermino che le famiglie tradizionali sono ancora largamente superiori a quelle che si rompono e si ricostruiscono secondo canoni sociali e culturali in buona parte nuovi, in Tv sono le situazioni di crisi a essere punto di partenza (o di arrivo) per il racconto di vicende capaci di toccare nel vivo le emozioni degli spettatori. Due generi, pi√π di altri, propongono tipologie o canovacci narrativi che favoriscono la rappresentazione stereotipata delle famiglie italiane: la fiction e ilreality show.

 

 

Le famiglie della 'fiction'

 

Nelle storie della fiction, la cui produzione negli ultimi anni è cresciuta a dismisura, è sempre più difficile trovare la rappresentazione di famiglie tradizionali, costruite su legami stabili e in cui i ruoli sono facilmente riconoscibili. Basti pensare ai due esempi recenti di maggior successo: Un medico in famiglia (Raiuno) e I Cesaroni (Canale 5).

 

Le travagliate – ma sorridenti – vicende della famiglia Martini, protagonista di Un medico in famiglia – hanno nella figura di nonno Libero, interpretata da Lino Banfi, il loro perno narrativo. È lui ad assumere di fatto le funzioni genitoriali nei confronti di tre bambini (che, durante i vari cicli della serie, diventano ragazzi e poi adulti), rimasti 'orfani' di fatto del padre Lele (Giulio Scarpati); costui è un medico che ha lasciato la propria dimora per dedicarsi a una missione di carattere umanitario dall’altra parte del mondo, insieme alla cognata, sorella della moglie morta a causa di una malattia. Anche gli altri personaggi che ruotano intorno al piccolo nucleo costituito da nonno e nipoti vivono legami 'moderni', con il fidanzato della nipote maggiore che vive sotto lo stesso tetto, una collega del medico in missione che cresce il proprio figlio insieme a un amico omosessuale, un altro nipotino che vive insieme ai Martini perché la madre sta con un bimbo di colore avuto da un altro uomo, più tutta un’altra sequela di legami che si instaurano e si rompono all’insegna dell’imprevedibilità.

 

 

 

Analoghi meccanismi narrativi si ritrovano nella fiction che ha per protagonista la famiglia Cesaroni, una produzione costruita sul format spagnolo Los Serrano, acquistato e riadattato da Mediaset per il pubblico nostrano. I protagonisti in primo piano sono Elena Sofia Ricci e Claudio Amendola, nelle parti di Lucia Liguori e Giulio Cesaroni. Ciascuno dei due ha figli a carico: tre maschi per Giulio, due femmine per Lucia. Dopo che lui è rimasto vedovo e lei ha divorziato dal marito, i due – a distanza di anni dalla loro frequentazione giovanile – si incontrano casualmente e si innamorano di nuovo. Lucia si trasferisce nella casa di Giulio e da questa nuova unione scaturisce una famiglia 'allargata' composta da sette persone, a cui di tanto in tanto si aggiungono con le loro incursioni che creano sempre un po’ di scompiglio, Cesare (Max Tortora), il fratello di Giulio, e Gabriella (Rita Savagnone), la madre di Lucia. Naturalmente, la giovane età e la convivenza forzata favoriscono nuove dinamiche sentimentali anche tra i ragazzi e le ragazze che costituiscono la prole condivisa.

 

 

Amore in assetto variabile

 

Nel raffronto tra le due produzioni emergono differenze nella declinazione specifica delle situazioni e somiglianze nei canovacci narrativi di fondo. I Martini rappresentano una famiglia alquanto destrutturata, secondo una visione diversa da quella tradizionale, ma unita da legami di tipo 'postmoderno' che riescono a garantirle una sopravvivenza dinamica. Nonostante i potenziali fattori di confusione affettiva e l’andirivieni sentimentale, si registra una grande complicità di fondo e alla fine tutti sorridono contenti. Nelle vicende della famiglia Cesaroni la dose di buonismo è decisamente minore; anzi, vengono frequentemente messi in scena screzi e provocazioni che soltanto alla lunga distanza si riescono a superare, tra un dispetto assolutamente evitabile e un inatteso gesto di cortesia. A margine, potrebbe apparire non casuale la scelta di Elena Sofia Ricci e Claudio Amendola come protagonisti: i due attori hanno conosciuto il concetto di famiglia mista anche nella propria vita privata, tra prime e seconde mogli, ex mariti, figli di primo e di secondo letto.

 

Sempre in tema di fiction, si rileva la generale tendenza a infarcire di vicissitudini famigliari anche le serie dedicate ad altri ambiti specifici, come quelle che raccontano le imprese di alcune categorie professionali (nella maggior parte dei casi medici o appartenenti alle forze dell’ordine). Se fino a qualche tempo fa il successo o l’insuccesso dei protagonisti che si affannavano per curare un paziente o per incastrare un delinquente erano diretta conseguenza della preparazione specifica e del gioco di squadra, oggi sempre più spesso l’ingrediente che fa la differenza si ritrova proprio nei legami affettivi o nelle vicende famigliari dei singoli, che finiscono per entrare a pieno titolo nella trama poliziesca o sanitaria. Proprio la forza degli affetti, nel momento decisivo dell’azione, riesce a sopperire alle eventuali manchevolezze professionali. Come a dire che là dove non arriva la competenza può sempre arrivare il contributo fondamentale degli affetti.

 

 

Confidenze ad alta voce

 

Anche l’altro genere capofila dell’attuale produzione televisiva – il reality show – fa registrare una crescente attenzione alla rappresentazione delle dinamiche famigliari, facendone oggetto non soltanto del discorso ma addirittura dell’intervento finalizzato ad aggiustare o ricucire i legami sentimentali compromessi. La televisione non si limita a raccontare in presa diretta le più o meno tristi storie della 'famiglia media italiana', ma si pone come mediatrice decisiva – e, quindi, indispensabile – affinché le famiglie in difficoltà possano (ri)trovare la serenità perduta. Chi ricorda con (eventuale) nostalgia produzioni come il Gioco delle coppie di qualche lustro fa, in cui l’aspetto ludico era assolutamente prevalente su quello sentimentale e il vero obiettivo era quello di vincere il viaggio esotico messo in palio, nota la differenza evidente con trasmissioni come Uomini e donne (Canale 5), a cura della premiata ditta (a responsabilità famigliare) costituita da Maria De Filippi e Maurizio Costanzo: si costruiscono a tavolino coppie di aitanti giovanotti e aspiranti starlette dello spettacolo, che si frequentano, si innamorano, si fidanzano e magari si sposano (o si danno l’addio) sotto gli attenti occhi delle telecamere.

 

 

 

Le famiglie in crisi sono le principali protagoniste della serata televisivamente più ambita, quella del sabato. Su Canale 5 ritroviamo la De Filippi con C’è posta per te, il programma culto per gli amanti dello sciacallaggio sentimentale e delle storie a base di buoni sentimenti e copiose lacrime. Obiettivo dichiarato del programma è ricostruire legami rotti dall’odio o dal tempo, grazie all’intervento dei 'postini', della conduttrice e di parenti che improvvisamente rispuntano dal nulla. A beneficio, naturalmente, non tanto della felicità degli interessati quanto degli indici di ascolto; in fondo, anche se la riconciliazione non giunge a buon fine il pubblico si lascia coinvolgere emotivamente con estrema facilità.

 

Possibile che chi vuol recuperare l’affetto di un coniuge, di un genitore o di un figlio non riesca ad attivarsi in prima persona e abbia bisogno di finti postini inviati da una conduttrice fintamente commossa per invitare il diretto interessato in un finto salotto-palcoscenico?

 

Il lieto fine è invece assicurato da Antonella Clerici, che il sabato sera conduce Il treno dei desideri su Raiuno. In questo caso non si mettono a tema i tentativi di ricongiungimento o pacificazione sentimentale, bensì i desideri che alcune famiglie particolarmente sfortunate o disagiate hanno ma non possono esaudire (la casa, il lavoro, la salute…) e che mamma Rai – insieme a mamma Clerici – si prende la briga di assecondare in maniera che poi tutti vivano felici e contenti. Qui la televisione si pone nei confronti della famiglia come una sorta di assistente sociale, pronta a fare giustizia dei torti che il destino ha riservato ai malcapitati di turno.

 

 

Nozze a portata di telecamera

 

Oltre alle citate produzioni che raccontano di legami famigliari incerti e di coppie più o meno sfilacciate, sui nostri teleschermi in questi ultimi tempi non sono mancate trasmissioni espressamente dedicate a quello che del fidanzamento dovrebbe essere il naturale epilogo: il matrimonio. È un passo decisivo nella vita di una persona e – a quanto pare – di solito tra i due il più indeciso è l’uomo. Perché non dargli una spintarella, per convincerlo a compiere il grande passo? Questo probabilmente hanno pensato gli autori di Adesso sposami, programma di successo delle ultime stagioni televisive, anch’esso affidato alle amorevoli cure della Clerici (che, peraltro, è una ex moglie).

 

Il meccanismo del programma è spietato ed efficace: non volendo più attendere il sospirato giorno dei fiori d’arancio, la fidanzata (o il fidanzato) va in trasmissione per convincere il suo lui (o la sua lei) a convolare finalmente a nozze. E questo avviene di fronte alle telecamere, sotto gli occhi di milioni di spettatori, alla presenza di un ufficiale di Stato civile che registra la promessa di matrimonio, con tanto di regalo ai futuri sposi: fedi e viaggio di nozze. Il/la partner che si deve convincere al grande passo arriva in trasmissione all’oscuro di tutto (almeno in teoria), coinvolto/a con un pretesto ingannevole. E quando si apre il sipario e viene catapultato/a al centro della scena, trova la fidanzata (il fidanzato) con il vestito da sposa (da sposo), tra scrosci di applausi, insistenza della conduttrice, luci dei riflettori e pubblico trepidante che fa un tifo sfegatato per il 'sì'. E poi si invoca il rispetto della privacy...

 

Altro clima, apparentemente meno forzato, si respira in Per tutta la vita, recente produzione di Raiuno dedicata a coppie indissolubili che raccontano la loro storia di felice unione, per invogliare giovani fidanzati a percorrere una strada simile. In questo caso, se non altro, si è scelto di puntare sui buoni sentimenti, senza ingannare nessuno dei due partner e raccontando la loro vicenda alla luce del sole. Merita una citazione, se non altro per la sua capacità di bucare lo schermo, anche l’indomito Davide Mengacci, che con il suo Scene da un matrimonio ha raccontato negli ultimi anni le storie di molte coppie convolate a nozze. È un programma capace di uscire dai classici schemi dei reality show, con il conduttore e la troupe che si recano sui luoghi in cui vivono i due futuri sposi e li seguono passo passo fino al fatidico 'sì', non senza una certa invadenza (evidentemente ben tollerata dai protagonisti).

 

 

Epilogo

 

La brevissima ricognizione sulle produzioni televisive che hanno la famiglia come soggetto conferma la tendenza a speculare su questo tema. Le crisi e i ricongiungimenti famigliari sono un argomento su cui da secoli si scrivono romanzi, racconti e poesie a profusione. Da buon cantastorie elettronico, il mezzo televisivo non si fa certamente scappare alcuna occasione buona per trasformare queste vicende in oggetti di racconto e rappresentazione. È un fenomeno in costante incremento all’interno della televisione italiana, che rischia di saccheggiare la famiglia dei suoi affetti più intimi all’insegna del voyeurismo. Ma proprio qui sta il punto critico: i sentimenti si vivono privatamente, non si sbattono su un palcoscenico con l’esclusivo scopo di fare audience. È bene non dimenticarlo, ogni volta che noi spettatori ci mettiamo davanti al televisore, pronti a ficcare il naso negli affari di famiglia altrui.

 

 

 

 

 

Marco Deriu, Docente di Etica e deontologia della comunicazione

http://www.stpauls.it

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