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Omelia: 3° Domenica d'Avvento

Rallegratevi nel Signore! Ecco in che cosa consiste la vera gioia: è il sentire che la nostra esistenza personale e comunitaria viene visitata e riempita da un mistero grande, il mistero dell'Amore di Dio. Per gioire abbiamo bisogno non solo di cose, ma di amore e di verità: abbiamo bisogno di un Dio vicino...


Omelia: 3° Domenica d'Avvento

 

del 13 dicembre 2012

 

 

“Siate sempre lieti!”

  Letture: Sofonia 3, 14-18 Filippesi  4, 4-7 Luca  3, 10-18 RALLEGRATEVI NEL SIGNORE!

 

 

          La  terza domenica di Avvento è caratterizzata da un energico invito alla gioia: «Rallegrati, grida di gioia, esulta, acclama …  il Signore, tuo Dio, in mezzo a te è un salvatore potente!»; «Siate sempre lieti nel Signore!».

          In questa domenica bella, «Gaudete», domenica della gioia, la liturgia ci dice: anche in mezzo a tanti dubbi e difficoltà, la gioia esiste perché Dio esiste ed è con noi. Infatti, la certezza della presenza e vicinanza di Dio dovrebbe rafforzare la nostra fede e nutrire il cammino quotidiano.

          Ecco in che cosa consiste la vera gioia: è il sentire che la nostra esistenza personale e comunitaria viene visitata e riempita da un mistero grande, il mistero dell’Amore di Dio. Per gioire abbiamo bisogno non solo di cose, ma di amore e di verità: abbiamo bisogno di un Dio vicino, che riscalda il nostro cuore, e risponde alle nostre attese profonde. Questo Dio si è manifestato in Gesù, nato dalla Vergine Maria.

          La prima lettura è un invito alla gioia. Il profeta Sofonìa, alla fine del VII secolo a. C., si rivolge alla città di Gerusalemme e alla sua popolazione con queste parole:

 

 

«Gioisci, figlia di Sion, esulta, Israele, e rallegrati con tutto il cuore, figlia di Gerusalemme!  … Il Signore tuo Dio in mezzo a te è un salvatore potente» (Sof 3,14.17). Dio stesso, poi, viene rappresentato con simili sentimenti. Dice il Profeta: «Esulterà di gioia per te, ti rinnoverà con il suo amore,  si rallegrerà per te con grida di gioia, come nei giorni di festa» (Sof 3,17-18a). Questa promessa si è pienamente realizzata nel mistero del Natale, e che chiede di rinnovarsi nell’"oggi" della nostra vita e della storia. Dio esiste ed è con noi!

 

 

          La gioia che la liturgia vuole risvegliare nei cuori dei cristiani, non è proprietà privata: è un annuncio profetico destinato all’umanità intera, in modo particolare ai più poveri, in questo caso ai più poveri di gioia!

Pensiamo alle situazioni concrete di tante persone che, specialmente in Medio Oriente, in alcune zone dell’Africa ed in altre parti del mondo vivono il dramma della guerra: quale gioia possono vivere? Come sarà il loro Natale?

Pensiamo a tanti ammalati e persone sole che, oltre ad essere provati nel fisico, lo sono anche nell’animo, perché non di rado si sentono abbandonati: come condividere con loro la gioia senza mancare di rispetto alla loro sofferenza?

Pensiamo alle famiglie in difficoltà, alla fatica educativa! Ma pensiamo anche a coloro - specialmente ai giovani - che hanno smarrito il senso della vera gioia, e la cercano inutilmente là dove è impossibile trovarla: nell’esasperata corsa verso l’autoaffermazione e il successo, nei falsi divertimenti, nel consumismo, nei momenti di ebbrezza, nei paradisi artificiali della droga e di ogni forma di squilibrio. Non possiamo non mettere a confronto la liturgia di oggi e il suo «Rallegratevi!» con queste drammatiche realtà. Come ai tempi del profeta Sofonìa, è proprio a chi è nella prova, ai «feriti della vita ed orfani della gioia» che si rivolge in modo privilegiato la Parola del Signore. L’invito alla gioia non è un messaggio alienante, né uno sterile palliativo, ma, al contrario, è profezia di salvezza, appello ad un riscatto che parte dal rinnovamento interiore. La gioia non nasce magicamente, ma è la conseguenza della conversione.

Un rinnovamento e una conversione che è impegno concreto a voler cambiare. Infatti la domanda ricorrente nel Vangelo è: «Che cosa dobbiamo fare?». La strada per fare spazio a Dio è quella della solidarietà. Ci viene suggerita dal vangelo una carità audace e nel contempo accorta, intelligente ed efficace. Una carità che è giustizia ed equità. Una carità che è legalità. Insomma, il cristiano non fugge dalla responsabilità che gli viene richiesta, non si nasconde in mondi virtuali, non si ritira in atmosfere misteriose. Seguire Gesù Cristo significa seguire la logica dell’Incarnazione vivendo autenticamente quella che è la via esigente e liberante del discepolato di Cristo. Saper affrontare la realtà quotidiana con la certezza di non essere soli.

          La lettera ai Filippesi, da cui è tratta la seconda lettura, è, tra l’altro, una lettera scritta in carcere, ha valore grande perché è nata nella sofferenza. Se la leggete vi accorgerete che la gioia è il tema costante della lettera: è nominata sedici volte!

          È, quindi, un comando per il cristiano, Paolo lo ripete più volte. La gioia è il frutto della bontà, ma soprattutto della fede in Gesù Risorto, che è vivo in mezzo a noi. La gioia può essere minacciata dalle preoccupazioni e dall’ansia, cioè è un bene fragile da difendere con cura. La medicina proposta da Paolo è: «Non angustiatevi per nulla …», cioè, nessuna ansia, problemi sì, ma nessun affanno. La ragione? In ogni circostanza c’è la preghiera: «In ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere …». Dio è sempre lì pronto a rispondere alla preghiera. La preghiera però va impostata bene: non basta chiedere, bisogna anche ringraziare … cioè rendersi conto della presenza operante di Dio in noi e per noi!

          Pertanto, San Paolo, ci ricorda che le radici della gioia sono: la bontà del cuore, distintivo della comunità, la fede ardente nella presenza di Gesù risorto, la sicurezza della preghiera che è sempre a nostra disposizione. Il coronamento della gioia: la pace profonda, così profonda che sorpassa ogni intelligenza. Pace e salvezza che nessun pensiero umano può mettere in pericolo. La lettera ai Filippesi è dunque da leggere come «formazione alla gioia»!

          In conclusione, non dimentichiamo che per trasformare il mondo, Dio ha scelto un’umile fanciulla di un villaggio della Galilea, Maria di Nazaret, e l’ha interpellata con questo saluto: «Rallégrati, piena di grazia, il Signore è con te». In quelle parole sta il segreto dell’autentico Natale. Dio le ripete alla Chiesa, a ciascuno di noi: «Rallegratevi, il Signore è vicino!». È la gioia dei credenti, infatti, che narra al mondo la gloria di Dio! Con l’aiuto di Maria, offriamo noi stessi, con umiltà e coraggio, perché il mondo accolga Cristo, che è la sorgente della vera gioia.

 

 

Don Carlo Maria Zanotti

 

 

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