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NON È GIUSTO

E'un film sulla solitudine che colpisce inevitabilmente le parti più deboli dei nuclei familiari “allargati”; un film che giudica il mondo con l'occhio dell'infanzia e punta il dito contro le bugie, l'egoismo, l'inconsistenza affettiva degli adulti...


NON È GIUSTO

da Quaderni Cannibali

del 25 novembre 2005

Regia: Antonietta De Lillo

Interpreti: Maddalena Polistina, Daniel Podromo, Antonio Manzini, Valerio Binasco

Origine: Italia 2001

Durata: 90'

Napoli. Estate. Sofia e Valerio sono due ragazzini compresi in quell’età di mezzo, tra l’infanzia e l’adolescenza, in cui ogni desiderio è rimesso alla volontà dei genitori. Entrambi sono in attesa di partire, ma l’attesa si rivela più lunga del previsto. Si ritrovano inconsapevolmente ad affacciare il loro sguardo sul mondo degli adulti. Ben presto i segreti vengono a galla, le bugie si rivelano per quello che sono. Matteo e Giacomo - i rispettivi padri - appaiono confusi, incapaci di fare ordine nelle proprie vite, in balia di perenni indecisioni. Si raccapezzano a modo loro tra madri, ex mogli, amanti e nuovi figli in arrivo. Sofia e Valerio si sentono continuamente in pericolo, a causa della loro instabilità e confusione. Tra un’avventura e l’altra nella città assolata e semideserta, i due ragazzini imparano a conoscersi e capirsi. Quasi traendo forza l’uno dall’altro, cominciano a guardare ai loro genitori con più distacco e ironia. Insieme trovano il modo di difendersi dalle inconsapevoli ferite inferte loro dal mondo degli adulti.

 

 

Hanno detto del film

Girato in digitale con tinte desaturate che esaltano il lato fantastico, fra cronaca e fiaba, “Non è giusto” evita le secche del film-da-dibattito (peggio i padri fanciulloni o le madri furiose e intrusive?) ma trova, affettuosamente, la giusta distanza dai personaggi. In nome dello scatto di fantasia, dell’invenzione che trasfigura e salva. Non solo al cinema.

                                                                      (Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 5 aprile 2002)

 

“Non è giusto” (il titolo, suggerito dalla figlia dell’autrice, esprime il parere dei bambini sull’argomento) è un film sulla solitudine che colpisce inevitabilmente le parti più deboli dei nuclei familiari “allargati”; un film che giudica il mondo con l’occhio dell’infanzia e punta il dito contro le bugie, l’egoismo, l’inconsistenza affettiva degli adulti. Girato con l’immediatezza garantita dal cinema digitale, (...) è un racconto piuttosto monocorde ma sincero, onesto, che ha il merito di richiamare l’attenzione sul disagio quotidiano e silenzioso di tante vittime innocenti.

                                                                                           (Enzo Natta, Famiglia Cristiana)

 

Un reportage scevro da ottusi moralismi tra i silenzi dei piccoli che continuano a guardare, da dentro famiglie disperse ed inesistenti, il disordine mentale ed esistenziale degli adulti, smarriti e senza regole, incapaci ed inadatti a comprendere i nuovi ruoli dopo aver passato metà del tempo ad abbattere con violenza monumenti patriarcali. (…) È un film imperfetto, costruito sulle confidenze rubate ai figli, ma con il pudore e il distacco della documentarista che guarda il piccolo mondo ferito della preadolescenza in cui i piccoli sono ancora costretti a dire sì ma imparano in fretta a fortificarsi dentro rifugi sicuri.

                                                     (Domenico Barone, Vivilcinema n°4, luglio/agosto 2004)

 

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