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Metti una sera al pub con Damiano Tommasi

Il centrocampista giallorosso ha partecipato ad un incontro sul tema 'Un calcio alla comunicazione'. Dal suo intervento uno spaccato della realtà quotidiana vissuta sulla pelle di un calciatore professionista.


Metti una sera al pub con Damiano Tommasi

da Quaderni Cannibali

del 01 gennaio 2002

Damiano Tommasi di sera in un pub, zona ponte Marconi. Una 'notte brava' del calciatore più insospettabile? Ovviamente no. Il centrocampista giallorosso, alle prese con il faticoso recupero dal grave infortunio al ginocchio patito la scorsa estate, ha fornito ancora una volta un saggio del suo impegno nel sociale partecipando, mercoledì scorso, alla serata organizzata dall'associazione Incontriamoci e parliamone sul tema “un calcio alla comunicazione”.

Tommasi ha parlato del suo mondo professionale, dei valori dello sport, degli interessi economici, della necessità di essere protagonisti per giovani spesso impreparati a sostenere il ruolo di 'modelli'. Dalle sue parole emerge uno spaccato interessante della relatà quotidiana vissuta da un calciatore professionista.

Damiano e lo sport

'Lo sport è una grande scuola: l’agonismo, il rispetto dell’avversario, il confrontarsi per scoprire i propri limiti. Ma, soprattutto, il sapersi sacrificare per una passione. Più sei bravo e più dovresti impegnarti, ma succede spesso che chi da giovane è troppo bravo rischia di sedersi, di perdere la voglia di crescere e di venire superato…Di questi 'casi' ne ho visti tanti in carriera. Ho lavorato e mi sono sacrificato tutta la vita per andare a competere al 100% con i migliori e, ora che posso dire di esserci riuscito, partecipo a questi incontri nel tentativo di smontare il baraccone parlando di me, cioè di una persona normale che fa un lavoro fortunato. Il calcio ti dà popolarità diretta e molti ormai lavorano solo per quello, ma i veri valori dello sport li trovi in chi lavora quattro anni per una gara. Li trovi in Stefano Baldini che vince la corsa più importante del mondo (la Maratona Olimpica, ndr) e riceve un piccolo spazio tra le notizie di mercato del calcio...”.

Damiano e i mass-media

'Per prima cosa: è questo che la gente vuole, perché se compro un giornale sportivo non voglio sentir parlare di politica e la stessa cosa vale per le televisioni. Tutti hanno interessi nel calcio: i calciatori, le società, gli sponsor, i commentatori televisivi che cercano di innescare la polemica in nome dell’audience, i giornali e i giornalisti che devono lavorare e che in ogni partita sono tantissimi, mentre una volta erano in due. Per deteminati interessi la buona stampa diventa fondamentale, ma alla fine sono i valori espressi ad uscir fuori. Le pagelle? Molti ne rimangono condizionati, ma valgono come l’oroscopo. Ma come fa una persona a seguire la partita di ventidue persone e a riassumerla poi in un voto? Dopo l’estate divampano le polemiche, perché alle prime interviste non sei più 'allenato' e rischi di dire cose interpretabili oppure mal espresse. Fateci caso, i problemi in quel periodo ci sono sempre. Amicizia tra calciatore e giornalista? Difficile perché poi capita che chiedi o che pensino di farti un favore e devi porre dei limiti su quel che dici in privato. Io ho un giornalista amico, ma lavora all’Osservatore Romano, quindi…”.

Damiano fuori dal campo

'Farsi conoscere come persona purtroppo è sempre una cosa parziale. Solo con il contatto diretto ci si riesce. Le interviste che uno dà sono sempre uguali perché le domande sono quelle e, se vai su altre risposte, vieni 'rimesso in careggiata' oppure attaccato se non la pensi come loro. La televisione? Ho fatto il servizio civile presso una rete di Verona, ho visto fare le magie...”.

Damiano l'antidivo

“Il calcio è fatto di persone e l’immagine non aiuta a giocar meglio, anche se di sicuro dà vantaggi economici. Se però poi non sei all’altezza il tutto è un boomerang. Io un modello per i giovani? Ma come faccio ad esserlo se non sono sicuro nemmeno di essere un buon padre? I modelli vanno cercati all’interno della famiglia, come per me sono e sono stati i miei genitori. Purtroppo, però, spesso mi accorgo che i falsi miti sono inseguiti più da padri e madri che vogliono vedere il figlio fare il capocannoniere...e di fronte a persone anche di 60/70 anni che ogni lunedì guardano il processo di Biscardi...”.

Damiano e il calcio moderno

“Tutti i giorni mi accorgo che l’ottenere il risultato tramite l’allenamento è sempre più marginale. Mi viene da pensare che il calcio sia sempre meno sport. Ma poi capita la Grecia che vince l'Europeo...Il rapporto calciatore-tifosi? Difficilmente ci potrà essere un’intesa tra chi fa di questo sport un lavoro ed il tifoso che vive la passione. Il calciatore vorrebbe essere apprezzato perché dà il 100% in campo, ma se perde è difficile che questo venga sempre capito. Per capirci: come giocatore della Roma, come professionista, vorrei essere applauidito se ho dato il massimo, ma come tifoso del Verona per me loro non dovrebbero mai perdere una partita. Inoltre, se dai spazio mediatico al tifoso che insulta, allora lui vorrà esser sempre più protagonista. Un esempio è Verona, i veronesi sono gli stessi ma i tifosi del Verona sono 'razzisti' e quelli del Chievo 'simpatici' eppure dicono le stesse cose. Ormai, però, il tifoso del Verona è stato etichettato e lui stesso ne approfitta per essere protagonista. E poi non credo che il tifoso che fa più rumore sia più tifoso degli altri perché sono sicuro che la persona che guarda la propria squadra davanti al televisore soffre alla stessa maniera”.

Damiano e 'quel' comunicato sui premi di Supercoppa

'Ecco un esempio di cattiva comunicazione: prima, durante e dopo l'evento. Come per ogni competizione c’era una trattativa per un’eventuale vittoria, ma in quel caso la società fu latente nel senso che per altri impegni a Trigoria non c’era proprio nessuno. Così alcuni giocatori non volevano scendere in campo per l’amichevole di Palermo e, andandoci di mezzo anche altri interessi ed i tifosi, io che ero il rappresentante sindacale della squadra proposi di scrivere il comunicato. All’inizio non dovevano comparire cifre e c'era l’unanimità dello spogliatoio nel diramarlo. Peccai d’ingenuità perché firmai, lo sottoposi alla società spiegando che era una richiesta di presenza e poi fui mandato a spiegarlo in sala stampa. Dico ingenuità perché non avevo pensato alle conseguenze e perché alcuni dei compagni che avevano detto di sì poi si sono dissociati, creando anche problemi nel gruppo che hanno voluto tempo per essere ricomposti. La società poi, essendo fatta di persone più avezze, avendo dato l’avallo ha poi sfruttato la situazione: la Supercoppa l'abbiamo vinta, ma i premi non sono stati pagati…”

Damiano e gli allenatori

“Ricordo che rimasi molto stupito quando risposi alla prima convocazione di Sacchi in nazionale: tenne una riunione parlandosi di cultura sportiva nel calcio. Una cosa davvero anomala in un mondo dove Zeman è strano perché fa un calcio che vuole divertire e non gli basta vincere grazie ad un autogol. L’allenatore è colui che ti deve convincere del fatto che seguendolo ti porterà alla vittoria. Se riesce questa fase della comunicazione allora si crea il gruppo, se no qualcuno inizia ad insinuare il dubbio che si allarga ed il gruppo si sfascia. Alla fine l'allenatore viene messo in discussione, eccetera eccetera. Zeman, per esempio, non è il massimo della comunicazione ma con tre parole riusciva a trasmettermi fiducia in me stesso mentre tutti mi fischiavano e volevano mandarmi via. Cosa mi diceva? 'Stai facendo bene, continua' e se non me le avesse dette forse non sarei più qui”. 

Damiano e l’impegno sociale

'Utilizzo la mia immagine, la mia popolarità per dare pubblicità a coloro che tutti i giorni combattono con le difficoltà della vita, loro sono i veri eroi. Gli stipendi dei calciatori? E' il risultato della legge economica della domanda e dell’offerta. Il calcio oggi è uno spettacolo e nessuno si preoccupa di quanto guadagna un attore. La differenza è che allo stadio ci sono 80.000 persone che pensano di esser in grado di giocare al posto tuo...Prima di parlare di 'immoralità' in senso lato dobbiamo ricordarci che noi viviamo in un Paese fortunato popolato da milioni di persone che possono preoccuparsi di una partita di calcio...”.

Francesco Saverio Teruzzi

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