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Mestre: la roulette russa sugli scooter

Senza casco e contromano nel buio della notte delle zone industriali del mestrino. Quindicenni alla ricerca del divertimento esagerato il tutto allo scopo di 'guadagnare' qualche pezzo per elaborare il motorino o indossare l'ultima cintura alla moda


Mestre: la roulette russa sugli scooter

da Attualità

del 08 marzo 2007

La convocazione viaggiava via Internet. Per incontrarsi sempre di sabato e mai troppo tardi perché per molti, a quindici anni, il coprifuoco scatta ancora a mezzanotte. Comunque con il buio, e negli ultimi tempi lungo quella strada della zona artigianale di Mirano, a quindici chilometri da Mestre, perfetta per trasformarsi nel rettilineo della sfida. Sabato scorso erano in trecento: più della metà pronti a lanciarsi in folli gare clandestine di velocità sugli scooter truccati, e gli altri a fare il tifo e a controllare il territorio per lanciare l’allarme se appena si avvicinavano intrusi. Gli intrusi sono arrivati: pattuglie dei carabinieri che inseguendo le voci del paese e la segnalazione di un consigliere Comunale locale, hanno interrotto l’appuntamento atteso dai ragazzini per tutta la settimana. Sono fuggiti come lepri, e nella rete tesa dai controlli ne sono rimasti una ventina; tutti identificati, tutti minorenni.

 

Nessun reato possibile da contestare, la sfida era stata bloccata dalle vedette un attimo prima dell’arrivo delle pattuglie. Ma di materiale per avviare un’indagine ne è stato trovato quanto basta: già ieri è stato individuato il sito attraverso il quale viaggiavano le convocazioni. Quanto basta anche per ricostruire il sabato sera ad alto rischio di decine e decine di ragazzini dai 14 ai 17 anni, che ai genitori promettono una tranquilla uscita al cinema o al bar, e poi, arrivando da tutta i paesi lungo la Riviera tra la provincia di Venezia e quella di Padova, si ritrovano invece qui, a giocarsi la cintura firmata o la nuova marmitta, correndo a fari spenti e senza casco verso un traguardo inventato volta per volta o contromano verso le auto di passaggio, e vince chi scarta per ultimo.

Per entrare nel giro basta avere un motorino truccato e una buona dose di sangue freddo. Ci si presenta all’appuntamento, si è tutti amici per il solo fatto di essere lì e non è necessario fare presentazioni. Il nastro di asfalto è lungo 300 metri, tra i capannoni che il venerdì alle 17 smettono di produrre. Via il casco, fari spenti, le sfide sono a due a due. Con un codice d’onore: chi ha il motorino truccato a 100 di cilindrata non può gareggiare contro chi lo ha portato solo a 80. Due i livelli: la sfida più semplice, dove ti puoi giocare il lucchetto, lo specchietto o qualche pezzo di ricambio, prevede la corsa sul rettilineo e vince chi taglia il traguardo. Mai nessuno ci ha rimesso la vita, sul posto non è mai intervenuta un’ambulanza, ma si racconta di strati di carne lasciati sull’asfalto. Il secondo livello è quello per i coraggiosi: in gioco si mettono le cinture firmate, la leggenda parla di un ragazzo che ha puntato il proprio ciclomotore (e non la ha perso).

 

C’è una strada secondaria che passa di lì, la devono percorrere per forza le poche auto che vogliono immettersi sulla provinciale arrivando da un paese vicino; traffico scarso ma sufficiente per gli sfidanti. Il gioco dei duri è puntare due a due contro l’auto in arrivo, e scartare solo all’ultimo, proprio quando il disgraziato automobilista vede le due ombre che vengono verso di lui come proiettili. Sabato sera, poco prima che arrivassero i carabinieri, era toccato a una donna inchiodare pensando che le due moto le venissero addosso.

Anna Sandri

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