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Lectio divina_3° domenica di Avvento

Anche per Giovanni Battista è difficile accettare un Messia, tanto atteso, che viene nell'umiltà, nella misericordia e da scandalo a tutti per la sua mitezza. Gesù annuncia un regno nuovo in cui anche il più piccolo è più grande di Giovanni Battista.


Lectio divina_3° domenica di Avvento

da Teologo Borèl

del 13 dicembre 2007

1) Lectio  

In quel tempo, 2 Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, mandò a dirgli per mezzo dei suoi discepoli: 3 'Sei tu colui che deve venire o dobbiamo attenderne un altro?'. 4 Gesù rispose: 'Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: 5 I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella, 6 e beato colui che non si scandalizza di me'.

7 Mentre questi se ne andavano, Gesù si mise a parlare di Giovanni alle folle: 'Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? 8 Che cosa dunque siete andati a vedere? Un uomo avvolto in morbide vesti? Coloro che portano morbide vesti stanno nei palazzi dei re! 9 E allora, che cosa siete andati a vedere? Un profeta? Sì, vi dico, anche più di un profeta. 10 Egli è colui, del quale sta scritto: 'Ecco, io mando davanti a te il mio messaggero che preparerà la tua via davanti a te'. 11 In verità vi dico: tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui'.

 

2) Meditatio

# Il nostro brano è collocato all’inizio di una nuova sezione del vangelo (11, 2–12, 50): è una serie di racconti circa l’attività di Gesù che fa seguito al discorso sull’apostolato. Non vengono narrati molti miracoli, ma l’evangelista pone l’accento sulla polemica fra Gesù e i suoi avversari, in un crescendo che continuerà per tutto il resto del vangelo.Il testo è, con tutta probabilità, il riflesso dei primi dibattiti teologici fra i Cristiani e i discepoli di Giovanni, centrato sulla natura della missione di Gesù.

# Giovanni, che era in carcere…: Da molto, ormai, Matteo non parlava del Battezzatore (l’ultimo accenno è in 4, 12) e ora ci dice che egli è in prigione, ma riferirà solo più avanti le circostanze della sua carcerazione (14, 3-12).

# Il carcere di Giovanni, come per tutti, è luogo di segregazione, una specie di “mondo a parte” che lo rende quasi estraneo a ciò che costituisce la vita normale e deforma la percezione delle notizie che riceve dall’esterno. Non ci stupisca, anche per questo motivo, la domanda del Battezzatore che, pure, era stato il primo a riconoscere in Gesù “il più potente” (3, 11) e il giudice escatologico che “ha in mano il ventilabro” (3, 12), inchinandosi a Lui con umiltà e trepidazione (cfr 3, 11).

# Avendo sentito parlare delle opere del Cristo…: l’espressione “opere del Cristo”, usata per richiamare quanto Gesù andava facendo, anticipa la risposta che egli darà alla domanda di Giovanni. Giovanni Battista, stando in carcere, ascolta le notizie su Gesù: anche noi ogni giorno, stando nelle nostre 'prigioni' di solitudini o di lontananza da Dio o di dolore, ascoltiamo “qualcosa” che viene da molte fonti e ci sentiamo frastornati.

Spesso è difficile distinguere la buona notizia del vangelo in mezzo a tante cose del nostro quotidiano! Eppure, le opere dell’uomo Gesù sono “le opere del Cristo”, anche se noi non sempre ce ne accorgiamo, proprio come avviene a Giovanni.

# Sei tu che devi venire o dobbiamo attenderne un altro? Giovanni, quando battezzava intere folle nel Giordano, aveva descritto un Messia forte e severo nel punire i peccati degli uomini: “Colui che viene dopo di me è più potente di me, ed io non son degno neanche di portargli i sandali; egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Egli ha in mano il ventilabro, pulirà la sua aia e raccoglierà il suo grano nel granaio, ma brucerà la pula in un fuoco inestinguibile” (Mt 3, 11-12). In quella severità che sferzava in vista della conversione e, perciò, della salvezza, Giovanni aveva letto il sigillo della misericordia di Jhwh. Ora, sottoposto alla prova del carcere, reso fragile per il senso di fallimento e di impotenza, vittima dell’ingiustizia e della prepotenza contro cui aveva sempre lottato, gli sembra che il male stia trionfando e ne è sconcertato. Immerso irrimediabilmente in questa nebbia, non riesce più a vedere con chiarezza la potenza di Dio in azione nelle opere di Gesù.È lecito ipotizzare: Gesù si stava rivelando gradualmente come il Messia, ma lo faceva rompendo i canoni dell’ideale ebraico e delle consuete interpretazioni delle sacre Scritture: non stava “facendo giustizia”, non stava separando i buoni dai cattivi come il vaglio separa il grano buono dalla pula; predicava con energia la conversione ma perdonava i peccatori; si mostrava “mite e umile di cuore” (Mt 11, 29), aperto e disponibile verso tutti, alieno da ogni forma plateale di contestazione al sistema. È possibile pensare, perciò, che Giovanni sia entrato in crisi perché Gesù non corrispondeva al Messia che egli attendeva e che aveva sempre predicato; quindi, manda una delegazione da Gesù per porre alcuni quesiti e riportarne una parola che faccia un po’ di luce in questo mistero di contraddizioni: “Chi sei tu, Gesù? Che cosa dici di te stesso? Come possiamo credere in te, se, di fronte alla prepotenza e all’ingiustizia, ti manifesti come il Messia paziente, misericordioso, non violento?”Chi di noi non ha mai cercato di farsi un’idea più precisa di Colui nel quale crede e del suo modo di agire, quando la vita lo ha fatto scontrare con tante contraddizioni e ingiustizie, anche nella Chiesa? Chi di noi non ha mai fatto fatica a vedere e interpretare correttamente i segni della presenza attiva del Signore dentro la propria storia? È difficile accogliere un Dio “diverso” dai nostri schemi perché anche noi siamo soggetti alla tentazione di volere un Dio che abbia i nostri sentimenti, gusti e che sia magari anche un po’ vendicativo nel fare “giustizia”. Vorremmo spesso un Dio fatto a nostra immagine e somiglianza, ma “i miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie…” (Is 55, 8).

# Gesù rispose: Andate e riferite a Giovanni ciò che voi udite e vedete: Gesù non risponde in modo rapido e diretto, ma mostra con chiarezza come i fatti che provengono dalla sua azione stiano cambiando la storia e realizzando le profezia antiche sul Messia. Nessuna risposta “pronto uso”, quindi, ma i discepoli devono tornare da Giovanni e riferirgli quello che loro stessi hanno udito e visto, perché le guarigioni, le risurrezioni e le liberazioni sono i segni ormai inequivocabili della messianicità di Gesù di Nazaret.

Dobbiamo imparare ogni giorno ad annunciare la buona novella a partire da quello che noi stessi sentiamo e vediamo. La testimonianza fraterna è indispensabile per comunicare il vangelo.# I ciechi vedono, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono mondati, i sordi odono, i poveri sono evangelizzati: In queste parole, somma di diverse citazioni di Isaia (28, 18-19; 35, 5-6; 42, 18; 61, 1) sta il cuore della risposta di Gesù e di tutto il nostro brano. Il Signore presenta la propria opera non come giudizio e dominio, ma come benedizione divina per i bisognosi del Popolo.

È significativo che i brani profetici citati non contengano i riferimenti alla lebbra e alla morte, che invece l’evangelista riferisce dalla bocca di Gesù. Questo sottolinea la novità che Gesù porta nella sua maniera di realizzare le profezie sul Messia atteso da Israele.Le opere di Gesù sono grandi, ma Lui è uno dei “piccoli” di cui parla con predilezione, è un “povero di Jhwh” che già vede la croce alla fine del suo cammino di uomo. Questo è insopportabile per chi spera in un Messia trionfante. Beato chi ode e vede con un cuore pieno di fede.

# Beato è chi non sarà scandalizzato di me: “Scandalo” è un vocabolo greco: la “pietra d’inciampo” preparata per colpire di sorpresa una persona. Nonostante il significato che noi attribuiamo di solito a questa parola, nella Bibbia “scandalo” può essere qualcosa di negativo come qualcosa di positivo.

Gesù è uno che “scandalizza” i suoi concittadini per le sue origini poco “in” e poco adatte al Messia glorioso; scandalizza i farisei con le sue parole sferzanti, scandalizza i discepoli del Battista con il suo operato fuori degli schemi previsti e scandalizza i suoi discepoli con la propria morte infamante…

# Cosa siete andati a vedere nel deserto?: Nonostante la debolezza dimostrata dalla domanda posta da Giovanni, Gesù descrive con entusiasmo il suo precursore come un profeta che alla parola ardente unisce i segni vivi e incontestabili del suo rapporto privilegiato con qual Dio in nome del quale parla al Popolo. Anzi, con questa serie incalzante di sei domande retoriche e tre proposizioni positive, Gesù afferma che Giovanni è più di un profeta: è colui di cui parlano le Scritture antiche dei padri, il messaggero che prepara la via al Signore (Mt 3, 3) secondo quanto avevano detto i profeti antichi (Ml 3,1; Es 23, 20). Tuttavia il Signore non si attarda a spiegare i motivi della sua affermazione: forse sono fin troppo evidenti agli uditori.

# Tra i nati di donna non è sorto uno più grande di Giovanni Battista: Giovanni non è solo un eminente profeta e il precursore del Messia (perché è ormai evidente che Gesù si ritiene tale), ma è grande anche come uomo, più di tutti i suoi contemporanei e degli uomini delle epoche precedenti. È una lode di tipo strettamente personale, quella che Gesù indirizza al prigioniero di Erode e non solo un’iperbole. L’espressione “tra i nati di donna” ha un tipico sapore semita, ma contiene anche un’allusione al mistero dell’origine di Gesù: anche Lui è “nato da donna”, ma solo per quanto riguarda la propria carne, perché la sua genesi umano-divina è molto al di là della semplice umanità.La nostra nascita di “figli di Dio” per mezzo della fede è anch’essa avvolta dal mistero: “non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati” (Gv 1, 13). Noi siamo “nati da donna” ma non siamo destinati alla terra, bensì al Regno dei cieli e lì verremo valutati secondo la fede e le opere di essa, frutto dell’accoglienza della grazia battesimale.

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