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Le FMA dal Libano e dalla Terra Santa. Sperare contro ogni speranza

Come si presenta il Libano oggi? Un cumulo di macerie peggiori di quelle della guerra di 20 anni fa. La realtà dei fatti sfugge sempre alle telecamere. Le TV normalmente proiettano quello che già tutti vedono, ma c'è qualche cosa che nessuno vede e di cui nessuno parla.


Le FMA dal Libano e dalla Terra Santa. Sperare contro ogni speranza

da Attualità

del 19 settembre 2006

Diverso è vedere la guerra seduti tranquillamente su una poltrona davanti alla televisione e diverso è viverla dal di dentro come ci raccontano le Figlie di Maria Ausiliatrice in questa lettera di posta elettronica, resa nota dalla Newsletter sulla vita consacrata del 2 agosto, edita dall’l’Istituto di teologia della vita consacrata “Claretianum” di Roma. Si tratta di un insieme di “istantanee” che mostrano il dramma spaventoso vissuto dalla gente che di questa guerra è la vittima principale; è una specie di spaccato di una realtà assai più vasta che ci sfugge e che nessuno mai sarà in grado di descrivere, col suo immane strascico di distruzione, di paura, sofferenza e morte: gente, soprattutto mamme con i bambini e famiglie intere, che fuggono, senza sapere dove, in balia di se stesse, senza nessun aiuto, in cerca di uno scampo che spesso si trasforma in una trappola mortale; il dramma di un paese che stava uscendo dagli orrori del passato e che ora si trova di nuovo improvvisamente distrutto. La speranza è che le truppe dell’ONU riescano ora a portare la pace da tutti auspicata.

 

La testimonianza che riportiamo ci arriva dalle Fma dell’Ispettoria del Medio Oriente, intitolata Sperare contro ogni speranza. Una voce dal Libano.

 

 

UN CUMULO DI MACERIE

 

 La tenacia del popolo libanese e la sua capacità di ricostruirsi permette questo titolo che diventa un appello alla fiducia e alla speranza in un domani migliore. Premetto che questa pagina non vuol essere a difesa di nessuno né tanto meno a condanna di nessuno; condanniamo la violenza da chiunque venga esercitata. Come si presenta il Libano oggi? Un cumulo di macerie peggiori di quelle della guerra di 20 anni fa! Tutto è più massiccio e più rapido... Non è vero che sono presi di mira solo luoghi di Hezbollah, proprio questa mattina anche una chiesa è stata colpita, nella Beqaa. Nei giorni scorsi una famiglia canadese è stata sterminata dai missili israeliani.

 

La realtà dei fatti sfugge sempre alle telecamere; le TV normalmente proiettano quello che già tutti vedono, c’è qualche cosa che nessuno vede e di cui nessuno parla.

 

Nessuna telecamera ha ripreso da una finestra di Kahhale quella donna egiziana arrivata per trascorrere qualche giorno lontano dall’afoso caldo d’Egitto, quando ha sentito, verso le prime ore del mattino di giovedì 13 bombardare l’aeroporto. Spaventata cercava l’origine dei bombardamenti, con mille interrogativi in testa: la famiglia? come fare per tornare indietro?

 

Nessuno ha filmato quella donna che era venuta dall’America a visitare i familiari, ma che ha dovuto lasciare il Saida alle sei del mattino del 17 per raggiungere Amman-Giordania alle ore 21.30 con i suoi tre bambini che tutto il giorno hanno solo bevuto acqua e mangiato biscottini... piangeva lei e piangevano loro nella fila davanti al poliziotto che doveva dare loro il visto! Nessuna telecamera ha ripreso gli autisti che chiedevano il triplo o quadruplo del prezzo a chi aveva urgente bisogno di lasciare il Libano... Nessuno ha visto le 40 persone rifugiate nel corridoio del pianterreno nella nostra casa di Hadath... Nessuna telecamera sta riprendendo la scena di profughi, che come Giuseppe e Maria in quella notte di 2000 anni fa, non trovano alloggio da nessuna parte, per la paura degli invasori!

 

Nessuna telecamera filmerà mai le tante persone oppresse dalla paura. Nessuno ha filmato la casa di Abdou, nostro professore di informatica, che ha avuto tutti i vetri rotti! Tutte queste cose noi le abbiamo viste e anche tante altre.

 

Si parla di seicento milioni di dollari di perdite per il bilancio dello stato, (e le perdite personali e delle famiglie chi le calcola? Normalmente non vengono risarcite): l’80 per cento degli alberghi svuotati, 100 mila persone scappate verso la Siria (l’ispettrice del MOR era tra di loro quel pomeriggio del 13 e sembrava la fine del mondo), 460 cittadini occidentali evacuati, decine di infrastrutture civili distrutte, centinaia di morti e di feriti, migliaia di sfollati: numeri, numeri, numeri...

 

Per gli spettatori la guerra è un cumulo di cifre e di statistiche. Ma per noi interessati, il linguaggio ha una portata diversa, concreta, palpabile: le vittime hanno i volti di amici e di familiari, i ruderi sono sinonimi di anni di paralisi economica, e i danni significano lunghe giornate senza acqua, notti interminabili senza elettricità, e parenti cari che non rivedremo forse mai più.

 

L`immagine degli undici bambini bruciati vivi nell`autobus che provava a fuggire dal villaggio di Merwa-heen ci ossessiona. Pensiamo alle loro mamme: la morte di un figlio è il più doloroso dei drammi.

 

E oggi continua per il settimo giorno consecutivo l`offensiva israeliana sul Libano. Dopo la giornata di lunedì, caratterizzata da una settantina di azioni militari e dall`incursione di alcuni reparti di terra di Tel Aviv nel territorio libanese, nella notte sono ripresi sia i raid aerei israeliani sia il lancio di razzi da parte degli Hezbollah sul territorio israeliano.

 

Obiettivo dei jet con la stella di Davide: due caserme dell`esercito libanese a Jahmur e Kfar Shima, nei sobborghi orientali di Beirut, molto visibili dalla nostra casa di Kahhale. L`azione avrebbe portato alla morte di almeno una decina di persone, tra cui anche civili, e a diversi ferimenti. All’alba l’aviazione israeliana ha poi distrutto due camion che transitavano sull’autostrada a Biblos.

 

Nella notte è stato colpito di nuovo anche il villaggio di Aitaroun: altri sei morti, oltre ai sette (di una stessa famiglia) di lunedì mattina. L`esercito israeliano ha intimato agli abitanti del villaggio libanese di Aita Ach-Chaab di evacuare prima dell`alba. «Non abbiamo avuto e non abbiamo alcuna garanzia che non saremo bombardati lungo la strada» ha però commentato amaramente uno degli abitanti. Infatti venerdì scorso diciotto abitanti del villaggio di Marwahin, di cui undici bambini, erano stati uccisi in un bombardamento aereo israeliano mentre fuggivano su una camionetta, due ore dopo aver ricevuto l`ordine di abbandonare le loro case. Sulla lista dei bersagli, vi erano edifici della roccaforte dell’Hezbollah nell`area sud di Beirut, rampe di lancio e camion che trasportavano “missili”, ma anche gli aiuti umanitari non possono più passare.

 

Sul fronte opposto, razzi lanciati dagli hezbollah sono caduti ieri a Afoula (15 km da Nazareth) e a Nazaret Ellet (alture); più razzi hanno raggiunto Haifa, da dove la popolazione araba ha dovuto fuggire. Non avendo posto nei rifugi, la nostra casa di Gerusalemme ospita una di queste famiglie. Un altro razzo lanciato dagli hezbollah è caduto senza esplodere prima dell’alba nella città israeliana di Nahariya, 10 km a sud del confine con il Libano.

 

L`obiettivo israeliano è di disarmare Hezbollah e fermare gli attacchi con i razzi contro il nord di Israele. Ma sarà solo così oppure c’è un piano più grande sulla geografia della zona?

 

 

LE FMA DEL LIBANO E DELLA TERRA SANTA

 

Le sorelle di Nazareth hanno sentito i colpi, ma per ora sono tranquille; nessun invito ancora ad andare nei rifugi. Le sorelle di Kahhake, particolarmente vicine all’aeroporto e alle caserme prese di mira questa mattina, e le sorelle di Hadath-Baalbek, zona tutta shiita, non dormono la notte, sembra che i bombardamenti siano in casa. Per il momento né sorelle e né case nostre e dei nostri familiari sono state toccate, ma come sempre la nostra angoscia è quella della gente impaurita e raminga in cerca di alloggio, di pane di acqua.

 

Noi che abbiamo vissuto la lunga guerra dei 20 anni, speriamo solo che questa sia breve, e la nostra fiducia in Dio, in Maria che veglia sul Libano e nelle stesse risorse di bene del popolo libanese ci fanno sperare che tutto finirà e la vita riprenderà più rigogliosa di prima. Lo speriamo per noi e per tutti i popoli della zona. E con Isaia sogniamo:

 

“In quel giorno ci sarà una strada dall`Egitto verso l`Assiria; l`Assiro andrà in Egitto e l`Egiziano in Assiria; gli Egiziani serviranno il Signore insieme con gli Assiri. In quel giorno Israele sarà il terzo con l`Egitto e l`Assiria, una benedizione in mezzo alla terra. Li benedirà il Signore degli eserciti: Benedetto sia l`Egiziano mio popolo, l`Assiro opera delle mie mani e Israele mia eredità” (Is 19,23-25). Intanto ringraziamo tutte quelle che ci hanno portato nella loro preghiera e chiediamo di continuarla, perché gli uomini siano più saggi e pensino a costruire invece di distruggere.

http://www.dehoniane.it

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