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Le fantasie del “Codice da Vinci” e la realtà storica

Intervista allo storico Marco Fasol, autore de “Il codice svelato”. “Il codice svelato” nasce dalle numerose domande dei miei studenti in classe, dalle conversazioni con tanti lettori di Dan Brown, perplessi e dubbiosi di fronte alle sconvolgenti affermazioni del thriller...


Le fantasie del “Codice da Vinci” e la realtà storica

da Quaderni Cannibali

del 27 aprile 2006

L’attesa mediatica cresce in vista della prossima uscita sul grande schermo della trasposizione cinematografica de “Il Codice da Vinci” di Dan Brown.

 

Per smascherare le presunte “verità” dell’opera del romanziere americano, le edizioni “Fede & Cultura” (www.fedecultura.com) hanno da poco dato alle stampe un volume intitolato “Il codice svelato”, con sottotitolo “Le fantasie del ‘Codice da Vinci’ e la realtà storica” (pagine 96, euro 7,50).

 

ZENIT ha intervistato l’autore, lo storico Marco Fasol, insegnante di filosofia all’Istituto Stimmate di Verona, nonché specialista in storia del Nuovo Testamento.

 

Anzitutto, come le è nata l’idea di scrivere questo libro?

 

Fasol: “Il codice svelato” nasce dalle numerose domande dei miei studenti in classe, dalle conversazioni con tanti lettori di Dan Brown, perplessi e dubbiosi di fronte alle sconvolgenti affermazioni del thriller, dall’attenzione e dall’interesse dimostratomi da tanti ascoltatori di alcune mie conferenze tenute a partire dal novembre 2004. Rimanevo stupito che in Italia, dopo quasi tre anni dalla pubblicazione del Codice da Vinci, nessuno si decidesse a pubblicare una critica storica al romanzo. D’accordo che si tratta di un semplice thriller, ma quando si intacca ed attacca la fede di milioni di persone che non hanno i mezzi culturali per controbattere, allora diventa doveroso – a mio parere – per chi ha un po’ di competenza storica, offrire un servizio di aiuto al popolo cristiano.

 

Così ha deciso di scrivere il suo saggio …

 

Fasol: Visto il silenzio di persone più competenti e più autorevoli di me, ad un certo punto mi sono deciso a scrivere questo breve testo. Ho cercato di usare un linguaggio accessibile, adatto anche al grande pubblico. Volevo divulgare i risultati degli studi dei grandi professori che spesso usano un linguaggio accademico, scoraggiante e prolisso. Ne è nato un volume volutamente sintetico e di prezzo accessibile (7,50 euro), che cerca di chiarire al grande pubblico i criteri adottati dagli studiosi nei confronti delle fonti storiche, e quindi pure dei Vangeli. Ho voluto anche porre in evidenza l’immensa mole di documenti e di argomentazioni che rendono attendibile - da un punto di vista storico - l’evento cristiano, indipendentemente dalla fede. Ho attinto ai miei studi di oltre vent’anni sulla storicità dei Vangeli, alla luce della papirologia, dell’analisi filologica e della critica storica delle scienze contemporanee.

 

Qualcuno potrebbe accusarla di condurre un’intellettuale “caccia alle streghe”…

 

Fasol: Assolutamente no! Non ho inteso di certo criminalizzare Dan Brown, che ha fatto certamente un thriller di successo, un’eccellente operazione commerciale. Se fosse un semplice romanzo non ci sarebbe nessun problema. Ma per molti lettori le insinuazioni sui Vangeli apocrifi, sul matrimonio di Gesù con Maria Maddalena, sul ruolo di disinformazione del Vaticano, sulle falsità delle religioni… suonano come domande e dubbi che intaccano i fondamenti storici del cristianesimo. Rimanevo stupito che la fede di tante persone, soprattutto dei giovani, fosse addirittura messa in crisi da un romanzo.

 

Qualche sacerdote mi ha addirittura confidato che alcuni fedeli hanno dichiarato in confessione di aver dubitato della propria fede proprio in seguito alla lettura del “Codice da Vinci”. Per questo ho accettato la sfida, ed ho cercato di spiegare che i Vangeli canonici sono di gran lunga il testo più documentato della storia, quanto a numero di codici, alla loro antichità, alla coerenza interna ed alla compatibilità culturale con il contesto giudaico del primo secolo.

 

Com’è stato accolto il suo libro?

 

Fasol: Siamo rimasti letteralmente stupiti dal successo editoriale del “Codice svelato!”. In una settimana le 1.200 copie stampate erano già esaurite. Ora è uscita la seconda edizione (2000 esemplari), segno che il popolo cristiano è affamato di quella conoscenza che dà fondamento storico alla propria fede. Il testo intende dunque rispondere alla sfida lanciata alla nostra identità cristiana, il nostro patrimonio più vero e profondo.

 

Il mio libro non intende demonizzare il racconto di Dan Brown, ma coglie piuttosto l’occasione offerta da un romanzo di successo per chiarire e spiegare con competenza scientifica la diversità tra le fantasie di un inventore e la documentazione di uno storico.

 

Se dovesse spiegare in una battuta il contenuto del suo saggio, cosa direbbe?

 

Fasol: Il “Codice svelato” è una critica serrata alle fantasie browniane. Con rigore storico e documentazione scientifica viene precisata l’immensa mole dei codici che ci hanno trasmesso i Vangeli lungo i secoli. Si tratta di circa 5300 manoscritti, i quali - se confrontati con le poche decine di manoscritti degli altri testi dell’antichità - rappresentano una quantità enorme e in grado di conferire una sicura credibilità ai testi dei Vangeli canonici.

 

Vengono definiti anche gli altri criteri di autenticità delle fonti storiche: la molteplice attestazione, il racconto di testimoni oculari degli eventi, la compatibilità con il contesto culturale dell’epoca, la coerenza narrativa e consequenziale dei fatti. Vengono anche precisati analiticamente i motivi di esclusione dei Vangeli apocrifi quali fonti storicamente non attendibili ed estranee al contesto culturale della Palestina del primo secolo.

 

Ci offra un esempio di questa “serrata critica” a Dan Brown.

 

Fasol: Una particolare attenzione viene riservata alla storicità del primo annuncio (kerygma) sulla risurrezione di Gesù, vero nucleo genetico della fede cristiana, in risposta alla pretesa di Brown secondo cui “tutte le religioni sono falsificazioni”. La storicità del primo annuncio cristiano viene documentata con prove filologiche riconducibili al sottofondo aramaico dei Vangeli e di alcuni passi paolini (essenziale l’analisi del contesto semitico di 1 Cor 15,1-8). Vengono anche valorizzate le prove di “plausibilità esplicativa” che individuano nella risurrezione l’unico evento in grado di rendere plausibile il capovolgimento dalla delusione del Venerdì Santo all’entusiasmo del primo annuncio pasquale.

 

Insomma, a pochi giorni dall’uscita del film sul “Codice da Vinci”, i credenti dovrebbero “armarsi” di argomentate spiegazioni sulla loro fede…

 

Fasol: È proprio così: il “Codice svelato” vuole essere utile non solo per rispondere alle accuse diffamatorie nei confronti del Cristianesimo e per sciogliere i dubbi e le perplessità che un romanzo può suscitare, ma anche per la catechesi cristiana nelle parrocchie, che deve ormai arricchirsi anche di un discorso scientifico sulle fonti storiche.

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