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L'arroganza di una ostentata notorietà.

L'Osservatore Romano risponde a Pippo Baudo. «D'altra parte facciamo anche presente che nessun personaggio pubblico e nessun'altra autorità morale ha speso tante e forti parole su una società che si sta disgregando quanto Benedetto XVI nei suoi circa due anni di Pontificato. Prima di improvvisare nuove 'prediche'...».


L'arroganza di una ostentata notorietà.

da Attualità

del 06 febbraio 2007

A volte l’eccessivo protagonismo –di cui soprattutto i personaggi della televisione sono

vittime- gioca brutti scherzi, facendo perdere il senso del limite. Così accade che in una domenica pomeriggio tocchi ascoltare un noto presentatore scagliasi contro Benedetto XVI con toni decisamente sopra le righe e, cosa ancor più incredibile e irriguardosa, arrogandosi persino il diritto di insegnargli come di dovrebbe fare il Papa, qual temi trattare, che cosa dire.

Secondo le inopportune affermazioni del conduttore intervenuto nel corso di un dibattito riguardante i tragici incidenti accaduti venerdì sera a Catalpa, Benedetto XVI sarebbe colpevole di non aver detto all’Angelus una parola sulla morte dell’Ispettore di Polizia e sugli scontri. È vero. Il Papa non lo ha fatto, ma un presentatore informato e preparato come lui ritiene di essere dovrebbe sapere che gli Angelus e i post-Angelus sono gli interventi più vicini ai problemi della gente di tutto il mondo, nei loro drammi più brucianti.

Inoltre l’incauto commentatore avrebbe anche dovuto sapere che sulla vicenda era già tempestivamente ed autorevolmente intervenuto il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone con un intervista alla Radio Vaticana, e l’Osservatore Romano aveva pubblicato un duro articolo di commento.

Passi la temporanea disinformazione -sarà stato preso dalla frenesia di preparare il suo programma- ma il tono e l’arroganza usati sono davvero inaccettabili. Possiamo immaginare che i temi come la tutela della vita e della famiglia tradizionale possano recargli fastidio, ma per la Chiesa non sono meno rilevanti e «vicini alla realtà» del disagio sociale che si cela dietro la violenza negli stadi.

E poi perché non ha stigmatizzato il fatto che proprio nel luogo degli incidenti, attorno allo stadio, mentre erano iniziate le indagini, si è lasciato svolgere il mercato, impedendo così di effettuare gli opportuni accertamenti?

D’altra parte facciamo anche presente che nessun personaggio pubblico e nessun’altra autorità morale ha speso tante e forti parole «su una società che si sta disgregando» quanto Benedetto XVI nei suoi circa due anni di Pontificato.

Prima di improvvisare nuove “prediche”, peraltro non richieste, invitiamo l’interlocutore a leggersi –se tra scialbi programmi televisivi e festival canori trova il tempo per farlo- i discorsi del Papa. Ne resterà sorpreso.

Fino ad allora gli consigliamo, almeno su certi temi, di essere più cauto. La boria e la sicumera che derivano da una notorietà sempre più ostentata e fin troppo esibita non garantiscono da cadute di stile e a volte fanno prendere colossali cantonate.

Forse, oltre al calcio, un anno sabbatico non farebbe male neppure a lui.

Redazione Osservatore Romano

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