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«Io, medico dai mille aborti, pentito per fede»

«Quando fu votata la legge sull'aborto ero studente della facoltà di medicina. E allora mi schierai a favore. E poi per vent'anni sono stato uno di quelli che non si è tirato indietro neanche davanti agli aborti terapeutici o tardivi», racconta. Impresse nella memoria le figure di quelle donne che all'aborto ricorrono «cinque volte In un anno come scelta contraccettiva».


«Io, medico dai mille aborti, pentito per fede»

da Quaderni Cannibali

del 02 ottobre 2007

Piero Giorgio Rossi della Mangiagalli: ogni intervento, un peso sulla coscienza. La svolta nel 2001, diventai obiettore ascoltando le parole di Giovanni Paolo II.

 

Mille aborti in vent’anni da oste­trico-ginecologo non obiettore (e ateo). Tutti compiuti peraltro con dolore, mica a cuor leggero, «Ogni aborto, un peso sulla coscienza». Fino al gennaio 2005, esattamente un anno fa, quando ha deciso di svoltare e di proclamarsi obiettore. Più che un ripen­samento, una conversione, la sua. Un percorso lento e sofferto, cominciato nel 2001 aprendo il cuo­re alle parole di Giovanni Paolo II, lui che i discorsi del Papa li aveva ascoltati soltanto per criticarli. Tant’è. Adesso Piero Giorgio Rossi è un abortista pentito. Ma ancora convinto che la 194 è una legge da difendere. «Dagli atei, dai cattolici, dai laici. In nome della vita. E dalla salute delle donne».

 

È dal 1992 che Rossi, cinquant’anni, moglie e tre figli adolescenti, lavora alla Mangiagalli, dove i non obiettori sono da sempre una minoranza; ed oggi nello staff se ne contano 24 su 10.

 

«Quando fu votata la legge sull’aborto ero studente della facoltà di medicina. E allora mi schierai a favore. E poi per vent’anni sono stato uno di quelli che non si è tirato indietro neanche davanti agli aborti terapeutici o tardivi», racconta. Impresse nella memoria le figure di quelle donne che all'aborto ricorrono «cinque volte In un anno come scelta contraccettiva».

 

Ad ogni donna che gli capitava in visita, da non obiettore, ci teneva a prospettare tutte le opportunità previste dalle legge per evita­re quella scelta abortista, pur essendo li, in ospedale, disposto a compiere chirurgicamente quell’aborto. «Ero già convinto che la gravidanza fosse un invito a festeggiare la vita, un 'dono'. Allora le donne che volevano abortire potevano affidarsi solo a persone non qualificate, mosse da interessi commerciali», dice sottolineando che «ancor oggi l'aborto è un intervento da non sottovalutare, che richiede un ambiente idoneo per evitare le complicanze».

 

È una vera rivoluzione nell'anima, nella professione e nella vita privata, quella di cui è protagonista il dottor Rossi. «La mia filosofia è stata aiutare la dorma a compiere scelte ponderate, non superficiali, a comprendere che non si può rifiutare la vita perché ci si deve ancora laureare, perché non si ha casa o non si ha lavoro, perché si è rimaste incinte di uno conosciuto da poche ore». Se messo alle strette, l’exabortista, oggi obiettore, dottor Rossi scenderebbe in piazza per difendere la 194: «Alla chiesa spetta la difesa assoluta della vita, allo stato spetta invece di non far tornare le donne nelle cantine per abortire. La legge c'è e deve continuare ad esserci. Ma andrebbe interpretata meno superficialmente. Perché l'aborto non può essere utilizzato come contraccettivo. E perché aiutare una donna gravida vuoi dire aiutarla a capire se proprio non vuole accettare quella vita che porta nel ventre piuttosto che ad abortire».

 

Non è stato semplice tirare le somme delle sua ricerca spirituale facendole pareggiare con il suo ruolo ospedaliero. «I colleghi l’hanno presa in modo positivo, dopo qualche imbarazzo». La pillola RU486 lo lascia perplesso: «Impedisce di recuperare scelte abortive dettate dalle condizioni materiali e non dalla capacità di accogliere la vita dentro di sé». E sul Movimento per la vita candidato a essere presente nei Consultori riflette: «Con i loro volontari è stata difficile la convivenza negli anni Ottanta, era quasi guerriglia. Oggi i rapporti si sono stabilizzati e sono sereni. Possono effettivamente aiutare le donne a superare le difficoltà che ostacolano il proseguimento della loro gravidanza».

Gloria Pozzi

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