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Influencer cattolici cercasi!

...eppure qualcosa si potrà sperimentare


Influencer cattolici cercasi!

 

di Marco Pappalardo

 

In queste ore da più parti si legge anche della chiusura degli oratori, dei centri giovanili, delle attività associazionistiche e dei movimenti, ma c’è in tal senso qualche buona alternativa, soprattutto per i ragazzi e per i giovani? Per carità, come si può vivere un po’ di giorni senza andare a scuola, lo si può pure stando a distanza dagli oratori, dai centri giovanili, dalle associazioni e dai movimenti. O forse no? Come sarebbe bello se dalla chiusura nascessero il desiderio e la sana mancanza di questi luoghi di amicizie, avventure, formazione, educazione! Il desiderio, tuttavia, va stimolato e la pubblicità ci insegna che persino il prodotto più venduto al mondo ha bisogno di essere sempre pubblicizzato. Sono ambienti in cui in media non manca la creatività e ci sono competenze comunicative significative oltre che menti giovani con lo smartphone sempre a portata di un touch. Dunque è il tempo delle buone prassi da condividere più delle catene di Sant’Antonio, cioè di mettere in campo tutte le risorse del cuore e le intelligenze, per pensare e creare quel “cortile virtuale” di cui spesso si è discusso in convegni ecclesiali. Questo è più che mai il momento opportuno in cui le voci ecclesiali più attive sul web, esperti e studiosi in tali campi mettano da parte le correzioni di tesi e la scrittura dei libri, e liberi da convegni e lezioni, offrano a tutti proposte, idee e azioni da compiere. È l’ora in cui le università cattoliche che si occupano di comunicazione, docenti e studenti, ci regalino alcune formule coi piedi per terra che, oltre a rispondere all’immediato bisogno, ci confortino sul fatto che questo tipo di studi superiori non sia solo accademia per l’accademia. Lo stesso vale per gli aspiranti “influencer cattolici”, per chi ha un notevole numero di follower nei profili vari, perché è nella crisi che si mostrano le virtù migliori, poiché “mostrarsi” spesso (ed in questo in buona fede siamo molto bravi!) senza dar vita a percorsi virtuosi, rischia di essere solo apparenza ed autoreferenzialità. Ci sono buone prassi da applicare grazie ad internet ed altre che ispirino i giovani al servizio, con le dovute precauzioni (per Don Bosco erano il non commettere peccati ed una medaglietta della Madonna quando c’era a Torino il colera!): la cura degli anziani soli per comprare le medicine o fare la spesa, evitandogli di uscire, ma anche il servizio alle persone senza dimora che sono particolarmente fragili; oppure, considerato il numero degli animatori, mettersi a disposizione come baby sitter o come fratelli e sorelle maggiori dove le famiglie non hanno alternative o possibilità economiche; e perché non continuare per i casi più deboli il doposcuola tramite le videochiamate o i cammini formativi nelle videochat di gruppo? E che dire del cineforum a distanza con un film proposto dall’educatore, magari da vedere in contemporanea, e poi una chat comune su cui discuterne durante e dopo? La Chiesa nei secoli è stata sempre un’avanguardia in situazioni simili e con molti meno mezzi; certo non possiamo essere forse i padri cappuccini nel lazzaretto di manzoniana memoria e neanche come Don Bosco che coinvolse il suo giovani nel servizio dei bisognosi ammalati, eppure qualcosa si potrà sperimentare. 

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