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Incontri d'estate: Aldo, Giovanni e Giacomo

Intervista a Giacomo Poretti del trio Aldo, Giovanni e Giacomo.Camminando per i sentieri delle Alpi si può incontrare proprio chiunque... Abbiamo incrociato Giacomo Poretti. Scarpe da ginnastica blu, pantaloni sportivi e felpa leggera, con un zainone rosso in spalla a passo deciso stava discendendo a valle con alcuni amici e una volta riconosciutolo non hanno resistito a fargli alcune domande...


Incontri d'estate: Aldo, Giovanni e Giacomo

da Quaderni Cannibali

del 30 agosto 2005

 

Camminando per i sentieri delle Alpi si può incontrare proprio chiunque... I Novizi Salesiani di Pinerolo (TO) hanno incrociato uno dei più famosi comici italiani: Giacomo Poretti. Scarpe da ginnastica blu, pantaloni sportivi e felpa leggera, con un zainone rosso in spalla a passo deciso stava discendendo a valle con alcuni amici e una volta riconosciutolo non hanno resistito a fargli alcune domande…

 

Conosci don Bosco e i Salesiani?

Certo, come tantissimi altri ragazzi della mia generazione.

Dai cinque ai dodici anni ho frequentato proprio l’oratorio don Bosco a Villacortese e oggi ho alcuni ricordi bellissimi di quei tempi. Proprio in quegli anni è stato gettato il seme della mia professione: don Giancarlo, il responsabile dell’oratorio, da cui ho imparato ad amare il teatro dialettale, organizzava spessissimo piccole opere di filodrammatica e una volta aveva bisogno anche di tre bambini. Io mi resi disponibile assieme ad altri due miei compagni di classe, ero il più basso e l’altro era davvero alto: fare teatro era il gioco più bello e poi è diventato la mia professione!

Comunque la realtà di un oratorio posso dire di conoscerla benissimo. A tredici, quattordici anni però sono scappato e ognuno ha proseguito per la sua strada. E quella dell’oratorio non l’ho mai più ritrovata.

Mia madre però ci ritorna spesso e ogni tanto mi dice come vanno le cose. Di tornare non ho il coraggio: la realtà è quella di paese e ritornerebbe l’eroe… poi ho pure paura di trovare l’oratorio troppo diverso, differente da come è nei miei ricordi.

 

Cosa pensi dei giovani di oggi?

Esattamente non so cosa pensare. Li conosco poco. Ti ammirano con un affetto particolare, perché vedono quello che facciamo come attori e vi si riconoscono, ma faccio fatica in concreto a trovare una risposta precisa. Ripenso a quando ero giovane e ora mi fate ricordare che io appartengo alla generazione dei ribelli. Anche dall’oratorio… era straordinario, ma dovevo andarmene… quasi per una causa anagrafica bisognava scappare. Come saranno oggi i ventenni? Noi vivevamo in perenne opposizione all’autorità, era quasi una necessità per la mia generazione, si sentiva l’esigenza di staccarsi dalle cose proprie, dalla famiglie… ma ora non voglio fare il trombone… devono dirlo i giovani d’oggi come sono! Da parte mia posso dirvi di non aver mai paura di sbagliare… perché comunque si sbaglia. Cercate di vivere fino in fondo le scelte fatte. Oggi ho quarantanove anni… a vent’anni non ascoltavo. Da giovani si fa fatica ad ascoltare. Ma sarebbe bello imparare ad ascoltare prima possibile, o poi s’impara da soli e non sempre felicemente.

 

L’allegria come via alla santità. Cosa ne pensi?

Sto riscoprendo la fede da qualche anno e in questo senso riesco a vedere l’allegria come un talento. Certamente era uno dei principi cardine di don Bosco, personalmente, con i miei due famosi colleghi, ho scoperto che quando qualcuno che sta male chiede di vederci e sta meglio ci si sente davvero utili. Magari non ci pensi tanto, ma te ne rendi conto. L’allegria è un bel dono e lo sento: magari mi chiedono di spiegare il mio lavoro e sono convinto che gran parte è proprio frutto dell’allegria. Il Signore mi ha dato questo dono e con i miei colleghi ci siamo ritrovati ad averlo in tre, nell’insieme un talento prezioso che gli spettatori possono cogliere e vivere. A volte non ne ho nemmeno la consapevolezza… ad esempio quando facevo i bulgari… ma quanto ero scemo! Però quando lo faccio, dentro di me lo sento proprio come un dono. Non posso perderlo, non posso vergognarmi, devo avere coraggio: è un grande modo per entrare in relazione con gli altri.

 

Dio quanto deve entrare nella vita di uomo?

Questa è un tipica domanda da giovani. Anche io a diciannove anni le mie idee mi sentivo di sbandierarle, perché gli altri non le condividevano. Come si fa a vivere senza Dio? Senza la consapevolezza che la vita è un dono? La maggior pare dei miei amici è gente che non crede, cosa vive? Di scontri.

E’ fondamentale sentirsi dono della creazione, frutto dell’amore di Dio. Senza trasformare questo amore in un qualcosa di politico. Spesso si finisce così anche quando si parla di fede: si arriva a schierarsi politicamente. Basta ricordare l’ultimo referendum… tu per quale motivo sei d’accordo con la manipolazione genetica? La mia risposta cristiana l’avevo, ma il dramma dell’incomunicabilità è enorme.

Ma pure io non volevo ascoltare, da giovane. Ognuno aveva da dire qualcosa… Marxisti e Leninisti per primi, ognuno con la sua idea. Come si fa ad ascoltarsi? No, no: si continua a rispondere così, anche all’idea di Dio. Io vivo lo stesso senza il tuo Dio… e con un no dopo l’altro non ci si conoscerà mai.

Per conoscersi e magari arrivare a conoscere Dio devi passare attraverso le tue parole e timori… ma l’apparenza oggi è meglio dell’immersione nel Mistero, dare un senso alla vita è troppo difficile e quelli che non credono alla fine la buttano sempre sul politico.

 

Quanto ti senti testimone di questo amore di Dio?

Possiamo essere un segno concreto, quando non ci nascondiamo. Dobbiamo però imparare il silenzio e la coerenza, magari poi un giorno ci chiederanno chi siamo veramente. Chi sono io per andare da uno e dirgli fai quello, credi in quello… non posso. Cerchiamo la testimonianza silenziosa.

Bisogna ammorbidirsi a vicenda, cercando di non pensarla sempre secondo la propria testa, anche se il mondo ci porta a darci sempre ragione. Non si tratta di annullare i conflitti di relazione, ma di lasciarsi spazio a vicenda, sforzandosi di non entrare in conflitto.

Il Papa parlava di relativismo: si è abituati ad avere una libertà laica per cui alla fine io devo fare quello che voglio e quando qualcuno mi limita reagisco, noi dovremmo imparare a trovare un atteggiamento cristiano anche di fronte a queste limitazioni.

 

Uno dei tuoi film s’intitolava “chiedimi se sono felice”. Sei felice?

Il titolo voleva essere provocatorio e realmente si può estendere a tutti.

La felicità è una categoria difficilissima da definire e personalmente posso dire di essere in ricerca più di una certa serenità, che riesca a dare senso alla mia vita. Sono in cammino e l’ascolto è fondamentale per andare avanti.

 

 

 

BIOGRAFIA

Nel 1991, dopo quasi dieci anni di “gavetta” nei cabaret milanesi, Aldo (Cataldo Baglio, nato a Palermo nel 1958) e Giovanni (Giovanni Storti, nato a Milano nel 1957) decidono di avvalersi della collaborazione di Giacomo (Giacomo Poretti, nato a Villa Cortese [VA] nel 1956) e di cominciare una serie di spettacoli teatrali in un bar nella provincia di Varese.

Per il trio Aldo, Giovanni e Giacomo è l’inizio di una veloce e fortunata carriera. Nel 1994, dopo essere stati ospiti fissi di due trasmissioni di successo (Su La Testa e Cielito Lindo) su RaiTre, raggiungono l’apice del loro successo televisivo partecipando per due anni a Mai Dire Gol su Italia1. Il successo si propaga anche a teatro, ma questa volta a livello nazionale con la messa in scena de I Corti. L’esordio sul grande schermo avviene nel 1997 con Tre Uomini e Una Gamba un film pretesto per portare in scena le più esilaranti gag del trio. Di matrice più cinematografica è invece il loro secondo film Così è la Vita, meno divertente del primo ma più fortunato ai botteghini con ben 60 miliardi d’incasso (Tre Uomini e Una Gamba ne aveva incassati 40). Sulle ali del successo dei primi due arriva puntuale il terzo film: Chiedimi Se Sono Felice. É forse il loro più bello e, ancora una volta, viene premiato dal pubblico stabilendo il loro nuovo record d’incasso.

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