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Il Rosario: la regina delle preghiere

Una preghiera privilegiata in tutti i sensi: la più amata dalla Madonna, la più praticata dai Santi, la più raccomandata dai Pontefici; incredibile nei suoi effetti, mirabile nelle sue vittorie... Che dire di più? Preghiamo il santo Rosario!


Il Rosario: la regina delle preghiere

da Teologo Borèl

del 16 ottobre 2012

 

Inizialmente il Rosario era una semplice preghiera finalizzata a lodare la Beatissima Vergine Maria, ripetendo 150 volte il saluto che l’Angelo le rivolse, quanti sono i salmi. L’Ave Maria era conosciuta e recitata solo nella sua prima parte evangelica, contenente il saluto dell’Angelo e la benedizione di Elisabetta. Il nome di Gesù e l’Amen finale verranno introdotti solo verso la fine del secolo XV quando, nel 1483, si diffonderà l’uso di recitare il “Santa Maria”.

Nei monasteri venivano recitate dai monaci illetterati le 150 Ave Maria in sostituzione dei 150 salmi, costituenti la struttura della Liturgia delle ore. Fu nel secolo XIV che il certosino Enrico di Kalkar suddivise le 150 Ave Maria in 15 decine, inserendo tra una decina e l’altra la recita del Pater. Circa nel medesimo periodo, il Santo Rosario fu ispirato dalla Madonna a san Domenico. Il Santo era impegnato per la conversione degli eretici albigesi, ed era afflitto per il comportamento di tanti cristiani. Si era ritirato in preghiera e penitenza in un luogo solitario presso Tolosa in Francia. La Madonna gli apparve e gli disse: «Conosci, figlio mio, il mezzo di cui la Santissima Trinità si servì per salvare il mondo? Questo mezzo è stato il saluto che mi rivolse l’Angelo: l’Ave Maria. Anche tu serviti di esso per ricondurre a Dio i peccatori»; e così con san Domenico iniziò la divulgazione del Rosario, ma la semplice ripetizione delle Ave e dei Pater non comportava ancora la meditazione dei misteri. Solo negli anni tra il 1410 e 1439 Domenico di Prussia, certosino di Colonia, proporrà ai fedeli di ridurre il numero delle Ave a 50, ma a ciascuna di esse fu aggiunto un avvenimento evangelico. A Domenico di Prussia si deve l’avvio della forma rinnovata del Rosario. Nel 1521, il domenicano Alberto da Castello ridusse i riferimenti evangelici in 15 principali misteri da proporre alla meditazione: misteri gaudiosi, misteri dolorosi e misteri gloriosi. Il Papa che per primo gli conferì il crisma ecclesiale, rilevò i suoi pregi e lo raccomandò quindi al popolo di Dio, fu il domenicano san Pio V. Memorabili sono la Bolla Consueverunt del 1569, vera magna charta del Rosario, e la Salvatoris Domini del 1572, scritta dopo la vittoria della Cristianità a Lepanto, avvenuta il 7 ottobre 1571 in cui il papa Pio V chiese ai cristiani di pregare il Rosario per ottenere la liberazione dalla minaccia turco-ottomana. La vittoria della flotta cristiana venne pertanto attribuita all’intercessione della Vergine Maria, invocata con il Rosario. Il 7 ottobre viene istituita dal papa Pio V la memoria liturgica della Beata Vergine del Rosario. Altro grande pontefice del Rosario fu il papa Leone XIII. Devotissimo egli stesso di questa preghiera, vi dedicò ben 22 documenti. L’additò come «maniera facile per far penetrare e inculcare negli animi i dogmi principali della Fede cristiana».

Nell’anno 1883 stabilì che «tutto il mese di ottobre dell’anno in corso e per l’avvenire sia consacrato e dedicato alla celeste Vergine del Rosario». Il papa san Pio X stimò e amò il Rosario recitandolo fedelmente prima e durante il suo pontificato. Egli affermò: «Il Rosario costituisce l’orazione per eccellenza riunendo, alla meditazione dei misteri della nostra religione e alle più sante preghiere, la mediazione della Vergine Santissima. Dobbiamo nutrire la più cara speranza che per mezzo di questa pratica il Signore ci accordi le migliori grazie». Nel suo testamento raccomandò il Rosario come «la preghiera che, sempre dopo quella liturgica, fra tutte è la più bella, la più ricca di grazie, quella che più piace alla Santissima Vergine Maria». Con importanti encicliche e discorsi hanno esaltato e raccomandato il Rosario, Benedetto XV e Pio XI, a cui viene attribuita la frase provocatoria, sovente riportata: «Potrei convertire il mondo se avessi un esercito che recitasse il Rosario». Di Pio XII è invece la famosa definizione: «Il Rosario è sintesi di tutto il Vangelo, meditazione dei misteri del Signore, sacrificio vespertino, corona di rose, inno di lode, preghiera della famiglia, compendio di vita cristiana, segno sicuro del favore celeste, presidio per l’attesa salvezza». Giovanni Paolo II, il 16 ottobre 2002, ha pubblicato la Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae. Del Rosario si è occupato anche Leone XIII dedicandogli una lunga serie di documenti.

Pur «caratterizzato dalla sua fisionomia mariana – scrive Giovanni Paolo II nell’introduzione alla Lettera – [il Rosario] è preghiera dal cuore cristologico» che con la sua «semplicità e profondità rimane, anche in questo terzo millennio, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità». Con questo Documento magisteriale, il Pontefice introduce anche i misteri della luce riguardanti la vita pubblica di Gesù: Battesimo di Gesù, le nozze di Cana, la predicazione di Gesù, la trasfigurazione e l’istituzione dell’Eucaristia.

Il Rosario quotidiano con la meditazione dei misteri allontana il peccato, la tentazione, sconfigge il demonio che non può resistere davanti a coloro che implorano Colei che egli odia senza fine, Colei che ha vinto ogni male con l’umiltà e l’amore. Nelle apparizioni di Lourdes e di Fatima la Madonna ci ha invitati a recitare il Rosario, possibilmente in famiglia, come arma potente contro il male, per portarci la vera pace e come protezione contro gli attacchi che satana in questi tempi rivolge contro la famiglia e il Matrimonio. Lo stesso san Josemarìa Escrivà insegnava e scriveva: «Il Santo Rosario è un’arma potente. Impiegala con fiducia e ti meraviglierai del risultato». Purtroppo, però, il demonio ha capito bene il valore del Rosario e vi si è scatenato contro, provocandone lo sfacelo; non solo, molte persone hanno l’abitudine di indossare al collo la corona del Rosario per moda, per superstizione (attribuendogli un valore magico) o in modo sacrilego.

Meditando i misteri del Santo Rosario si scoprirà che in esso è scritto il nostro cammino spirituale: dalla chiamata di Dio (il nostro fiat), fino alla fine dei tempi, quando l’anima si ricongiungerà al corpo. Insieme a Maria ripercorriamo la vita di suo Figlio, impariamo ad essere imitatori di Gesù, impariamo a praticare le virtù e diventiamo sempre più altri Cristi. Detto ciò, è bene non sottovalutare l’annuncio del mistero mentre si recita il Santo Rosario, bensì pensare bene all’evento che si annuncia. Sottolineava Paolo VI: «Senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: quando pregate non siate ciarlieri come pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità».

Concludendo, se si vuol offrire qualcosa a Maria, le si doni una Corona di rose (il Rosario): saranno fiori profumati graditi, il cui profumo salirà fino in Cielo e magari tutte le rose che in questa vita le avremo donato, saranno le stesse che adorneranno la nostra anima, quando la Vergine Maria ci presenterà al Trono dell’Altissimo.

Anna Marignoli

http://www.settimanaleppio.it

 

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