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IL RITORNO DI SUPERMAN Di quale salvatore ha bisogno il mondo?

L'industria cinematografica statunitense ha finanziato spesso storie di eroi fantastici che ricalcano l'archetipo del Messia giudaico-cristiano. L'ultimo, in ordine di tempo, di questo genere è Superman Returns. Il confronto con il limite, con il dolore e con la morte è il luogo dove si decide chi è veramente l'uomo. Il rifiuto del limite, il tentativo di fuggirlo a tutti i costi, di estirparlo dalla nostra esistenza, è una rivendicazione violenta di divinità, il rifiuto della nostra umanità. Ma, nonostante i buoni sentimenti e il fatto di essere entrambi ebrei, il supereroe prometeico (Superman) e il Salvatore crocifisso (Gesù) non potrebbero essere più diversi.


IL RITORNO DI SUPERMAN Di quale salvatore ha bisogno il mondo?

da Teologo Borèl

del 22 settembre 2006

L’industria cinematografica statunitense ci ha abituato a vedere sul grande schermo le storie di eroi fantastici che ricalcano più o meno da vicino l’archetipo del messia giudaico-cristiano: da E.T., il guaritore venuto dal cielo, a Neo, «l’eletto» di The Matrix, che muore e risorge per salvare l’umanità. Non è particolarmente utile domandarsi se si tratti di citazioni esplicite e con uno scopo ben preciso, o semplicemente di simboli radicati nell’immaginario occidentale. Più interessante è riflettere su quali significati si nascondano dietro questi archetipi della cultura popolare. L’ultimo film di questo genere, e forse il più esplicitamente messianico, è Superman Returns (Il ritorno di Superman), da poco uscito anche in Italia.

 

Il personaggio di Superman nasce nel 1934 dalla mente di due giovani artisti statunitensi di origine ebraica, Jerry Siegel e Joe Shuster, compagni di classe in un liceo di Cleveland, nel cuore del Midwest americano. Gli anni della nascita di Superman sono anche quelli della grande depressione, caratterizzati da fame e disagio e, quindi, anche dal disperato bisogno di eroi, di miti, di salvatori. A tale bisogno risponde perfettamente il nuovo fumetto, che ottiene un sorprendente e immediato successo.

 

Superman, come i suoi creatori di origine ebraica, si trova a crescere in una terra straniera, figlio di genitori provenienti da una patria ormai perduta. Come Mosè, il piccolo Superman viene salvato dalla distruzione che toccherà ai suoi simili grazie a una navicella, che lo condurrà tra le braccia di una nuova madre e di una nuova patria. Anche il suo vero nome, Kal-El, carico di giudaismo, è molto simile all’equivalente ebraico di «voce di Dio». Così anche il nome del padre, Jor-El, che lo invia «come un dio fra gli uomini», fa eco all’impronunciabile nome ebraico di Dio, oltre che a quello dei due creatori del supereroe.

 

Da buon messia postmoderno, tuttavia, Superman non disdegna di attingere anche alla tradizione cristiana: come Gesù, infatti, egli muore e risorge, discende dal cielo, è in tutto e per tutto simile agli uomini ma ha poteri sovrumani, resta nel nascondimento di una piccola città fino all’età di trent’anni e soltanto allora inizia la propria «vita pubblica». Ognuno può divertirsi a trovare parallelismi tra Superman e Gesù, ma ciò che qui ci interessa è mettere a confronto due modi profondamente diversi di «salvare il mondo», per poi domandarci se in fondo, delusi dalla salvezza offerta da Cristo, non preferiremmo un salvatore più simile a Superman.

 

La seconda venuta del salvatore

 

Superman Returns si apre con le spettacolari immagini del viaggio del supereroe, che, schivando pianeti e meteore, torna sulla Terra dopo un’assenza di cinque anni, impiegati per recarsi nel luogo dove una volta si trovava la propria patria, Krypton, di cui non restano che frammenti sparsi per l’universo. Il parallelo con Cristo appare evidente. Anch’egli, infatti, disceso sulla Terra per svolgere la propria missione salvifica tra gli uomini, è poi tornato in cielo, da dove era venuto.

 

Durante l’assenza del supereroe, la donna che egli amava, Lois Lane, aveva scritto un articolo, vincitore del premio Pulitzer, dal titolo «Perché il mondo non ha bisogno di Superman», cioè di un salvatore che abbandona gli uomini al loro destino e se ne torna da dove era venuto senza neanche dire addio o lasciare spiegazioni; un salvatore, cioè, che sembra disinteressarsi dei problemi degli uomini. Superman, però, si rivela essere ben diverso. Non appena tornato riprende la propria attività di salvatore nei quattro angoli del globo e, per dimostrare a Lois Lane che il mondo ha proprio bisogno di lui, la conduce nel cielo di Metropolis e le spiega che, come Dio, egli può udire le preghiere della gente, le loro grida di aiuto, ma a differenza di un Dio sordo, egoista o inesistente, egli può aiutarli. La radicale differenza tra Superman e Cristo comincia a delinearsi.

 

Morte del salvatore

 

Come Gesù, Superman si ritrova a dare la vita per la salvezza del mondo. La scena del pestaggio e dell’esecuzione dell’eroe da parte di Lex Luthor e dei suoi scagnozzi sarebbe degna di un film di Mel Gibson. L’eroe viene salvato soltanto dall’intervento di Lois Lane, che lo strappa dall’abisso della morte afferrandolo per il lembo del mantello. Il vero sacrificio di Superman, però, avviene solamente dopo che egli ha letteralmente sradicato l’opera di Lex Luthor (cioè il male) dalla Terra, prendendosela sulle spalle e gettandola nello spazio. È allora che, esausto, assume la posizione del crocifisso e precipita, quasi fosse un meteorite, come in un antico mito gnostico riguardante il Salvatore. Inutile si rivela l’intervento dei medici, e la stampa si prepara ad annunciare la morte del supereroe, che ancora una volta verrà richiamato alla vita dall’amata.

 

Mentre Superman si sacrifica da eroe, dopo aver salvato il mondo, Gesù muore nel disprezzo riservato soltanto ai peggiori malfattori; mentre ad assistere Superman c’è virtualmente il mondo intero, a piangere Cristo c’è solamente un gruppetto di donne. In entrambi i casi è presente la madre. Il fallimento fa parte integrante dell’esperienza di morte di Gesù. La salvezza che avrebbe dovuto portare e che tutti si aspettavano non è mai arrivata: il mondo è rimato lo stesso, pieno di mali e di miserie, di cui Gesù stesso è stato vittima. Come può essere il Messia colui che lascia il mondo come l’ha trovato, con gli stessi mali, le stesse ingiustizie? Ma proprio questo è il cuore della Buona Notizia cristiana: Gesù sconfigge la morte morendo, distrugge il male accogliendolo, trasforma l’uomo in Dio facendosi uomo fino in fondo. Ma che razza di salvezza è questa? Un vero salvatore dovrebbe estirpare il male, epurare i cattivi, non accoglierli e diventarne la vittima! Allora forse è vero che il mondo non ha bisogno di Cristo, ma di Superman.

 

Risurrezione e vittoria

 

Più che di risurrezione, nel caso di Superman, è meglio parlare di «risveglio», causato come nelle favole dal bacio dell’amata Lois Lane e del piccolo Jason, che si rivela essere il figlio dello stesso Superman. Passato il momento di debolezza, l’eroe torna ad essere quello che è sempre stato: il paladino del mondo, il peggior nemico del crimine.

 

La risurrezione di Cristo, invece, non significa tornare all’esistenza di prima, ma passare a una vita diversa. Per questo neanche i suoi amici più intimi lo riconoscono. Soltanto col tempo essi imparano a scorgere in quello che pensavano essere un fantasma o un giardiniere lo stesso Gesù che avevano conosciuto prima della morte. Il suo corpo, la sua apparenza, sono diversi, ma una cosa è rimasta immutata: i segni della morte. Non al modo di cicatrici indelebili, ma di un vero e proprio marchio di fabbrica, un sigillo di autenticità. È come dire che la morte e la risurrezione di Gesù sono le due facce della stessa medaglia, inseparabili l’una dall’altra, e che quel tipo di morte è l’unica via per partecipare alla risurrezione, cioè alla vita di Dio.

 

Il modo di Cristo di vincere il male non è quello di sradicarlo, esiliarlo, metterlo in carcere come faremmo noi o come fa Superman, ma di prenderlo su di sé, di accoglierlo. Non con rassegnazione o passività, ma per amore dei suoi stessi carnefici e con una infinita fiducia in colui che, pur essendo la fonte di ogni bene, permette al male di esistere: Dio. Neanche da risorto Gesù tenta di cancellare il male. Ai propri discepoli non lascia superpoteri o armi portentose, ma il dono più impalpabile: lo Spirito. Questo ci scandalizza. Gesù avrebbe dovuto rimanere, fare più miracoli, guarire tutti i malati, scacciare tutti i demoni; in definitiva, fare come Superman! Non è in fondo questo quello che ci aspettiamo da un Dio buono? Per questo di fronte allo scandalo del male ci domandiamo: come può esistere Dio?

 

Ma allora questa strategia del Dio cristiano è soltanto retorica, è solamente il modo fumoso di mascherare il fatto che Gesù in realtà non porta nessuna salvezza, ma al massimo un buon esempio morale? Oppure è la verità più profonda del nostro essere, di cui facciamo continuamente esperienza senza accorgercene? Si sconfigge forse il peccato sforzandosi di essere buoni? Oppure accogliendo il perdono e accettando se stessi e gli altri come peccatori? Si vincerà mai il terrorismo sforzandosi di sterminare i terroristi? O non è forse meglio cercare di risolvere il disagio che è alla radice delle loro azioni? È inutile che ci sforziamo di vivere in eterno, di essere come Dio, se prima non impariamo ad essere uomini fino in fondo.

 

Uomini e dèi

 

Circa a metà del film, Lex Luthor, il super-criminale per eccellenza, spiega alla propria partner di essere simile a Prometeo. Nei tanti miti che lo riguardano, infatti, il personaggio della mitologia greca ruba agli dèi l’arte del fuoco per donarla agli uomini, così come Lex Luthor ruba a Superman e alla sua civiltà una scienza avanzatissima, capace di cambiare il mondo. Prometeo è colui che sfida la divinità, che vuole trasformare l’uomo in dio, un po’ come nel libro della Genesi, in cui Adamo ed Eva mangiano del frutto proibito per diventare come Dio. Allo stesso modo Lex Luthor vuole essere come Superman, che egli vede come un dio capriccioso ed egoista, vanitoso e con una fastidiosa mania di protagonismo. In realtà il sogno di Luthor è anche il sogno di ogni uomo: avere poteri sovrumani, essere come un dio. Per Superman, invece, questo sogno è realtà, e può dire che, seppur in modo diverso da Luthor, anche Superman è immagine di Prometeo: un dio che fa dono agli uomini di una scintilla di divinità.

 

Lex Luthor e Superman sono dunque le due facce della stessa medaglia, i due volti dello stesso Prometeo, le due opposte personificazioni del medesimo desiderio, tipico dell’uomo, di essere come Dio. Cristo, al contrario, è l’anti-Prometeo, è il Dio che si fa uomo, è il Superman che rinuncia ai propri poteri per condividere la condizione umana e poter veramente rendere l’uomo come Dio.

 

Il confronto con il limite, con il dolore e con la morte è il luogo dove si decide chi è veramente l’uomo. All’esperienza di non poter disporre della propria vita l’uomo può rispondere ribellandosi o affidandosi, in modo simile a quanto avviene per l’esperienza dell’amore, che l’uomo può tentare di gestire in una logica di potere o di vita con affidamento. In un mondo incrinato dal peccato, la pienezza della vita e dell’amore richiede di passare attraverso la croce. Il rifiuto del limite, il tentativo di fuggirlo a tutti i costi, di estirparlo dalla nostra esistenza, è una rivendicazione violenta di divinità, il rifiuto della nostra umanità.

 

Nonostante i buoni sentimenti, dunque, e il fatto di essere entrambi ebrei, il supereroe prometeico e il salvatore crocifisso non potrebbero essere pi√π diversi.

 

 

© La Civiltà Cattolica 2006 III 506-510        quaderno 3750

Giuseppe Zito S.I.

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