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Gli «inconvenienti» del mercato reale... Chi ne fa le spese?

Gli inconvenienti sono impliciti già nel modello ideale di mercato, ma chi dovesse incontrare il mercato reale per strada, dopo averlo attentamente studiato sui libri, stenterebbe a riconoscerlo...


Gli «inconvenienti» del mercato reale... Chi ne fa le spese?

del 10 maggio 2014

 

Il mercato ideale è una bella istituzione, con molti pregi e qualche difetto: quando infatti rassomiglia agli schemi della teoria, è una mirabile invenzione meritocratica, che consente agli uomini più operosi e attivi di distinguersi dai più pigri e di scalzare i privilegi di chi vive seduto sul proprio successo. Il mercato ideale ha un grande respiro universalistico, tiene lontana la mano protezionistica dello Stato, mette in collegamento i luoghi più diversi del pianeta, senza fare discriminazioni di fede, di razza o di genere, ma solo di reddito, in quanto riconosce solo i soggetti in grado di pagare. Il mercato inoltre non solo rispetta gli individui, ma ne stimola la nascita: ogni soggetto che si libera dalla subordinazione ad altri è una new entry sul mercato, dove può alimentare la sua libertà e comprare tutto ciò che vuole, alla sola condizione di poterla pagare. I difetti del mercato ideale sono pochi, in primo luogo una certa tendenza a dimenticarsi di coloro che perdono. Esso infatti concentra tutta la sua attenzione su ciò che bisogna fare per competere e vincere, e non si preoccupa mai della circostanza che laddove ci sono dei vincenti, da qualche parte ci devono essere ogni volta anche dei perdenti. Come succede a molti altri modelli ideali (compreso il socialismo), anch'esso nasconde ciò che è sgradito come polvere sotto il tappeto. Un'altra conseguenza del mercato ideale è che esso guarda tutti i legami diversi da quello fondato sul calcolo dell'utilità come se fossero attrazioni fatali oppure omertose congiure di parassiti. Per il mercato il soggetto ideale è quello che non dorme mai ed è pronto a sfruttare ogni nuova opportunità di incremento della sua utilità. Tutto ciò fa oscillare il suo uomo ideale fra l'imprenditore che salva un'azienda grazie alla sua tenacia e alla capacità inventiva, e la canaglia che pugnala l'altro appena questi gli volta le spalle. In altri termini il mercato ideale, tematizzando l'unico obiettivo dell'incremento dell'utilità individuale, auspica il progressivo logoramento di tutti i legami sociali la cui forma non sia strumentale, effimera, contrattuale.

 

 

Gli inconvenienti che abbiamo descritto sono impliciti già nel modello ideale di mercato, ma chi dovesse incontrare il mercato reale per strada, dopo averlo attentamente studiato sui libri, stenterebbe a riconoscerlo. In esso chi è più forte spesso rimane tale anche quando non lo meriterebbe, e per ogni nuovo arrivato sull'Olimpo ce ne sono almeno venti che sono vecchi inquilini. Chi è arrivato in cima usa poi tutti i mezzi e anche il potere pubblico per frenare l'ascesa di altri. Non solo: spesso l'espansione del mercato segue strade non previste dal puritanesimo dei libri. Per esempio i mercati delle armi, del tabacco e della droga sono mercati reali, con milioni di «operatori» in tutto il mondo. L'economia criminale è contro la legge degli stati, ma non contro quella dei mercati, avendo una sua barbara vitalità imprenditoriale. Una ragazza giovane di un paese povero può, grazie al mercato, trasformare il suo corpo in una merce vendibile nei paesi ricchi, dove un'abbondante domanda è pronta ad acquistarla. In questi campi spesso gli imprenditori sono feroci e senza scrupoli, come molte volte accade nell'accumulazione originaria. Anche i bambini o gli organi possono diventare merci, dar vita a un fiorente mercato che consente di costruire una felice convergenza di interessi tra un povero delle favelas e un ricco signore di Atlanta; chi fa del proprio corpo un'impresa ha il vantaggio di poter entrare subito nel mercato reale. A chi obiettasse che il discorso sta assumendo i toni della requisitoria ideologica, vale la pena di citare la ricostruzione dei dilemmi di un uomo del Terzo mondo offerta nelle dispense delle lezioni di un economista:

 

 

Ahmed, che vive nel Bangladesh, è un capofamiglia povero, che gode di ottima salute e ha una compatibilità immunitaria di tipo raro. Gli viene perciò proposto di privarsi di un rene in cambio di un compenso e gli viene chiesto di proporre lui stesso il compenso. Ahmed si riserva di accettare dopo l'estrazione di una lotteria di cui detiene il biglietto. Prevede tre alternative: non vincita, in questo caso si accontenta di 20 milioni; vince il secondo premio, in questo caso pretende 50 milioni; vince il primo premio, in questo caso non accetta.

 

 

È profondamente sbagliato indignarsi con testi come questo: al contrarlo essi hanno il pregio della franchezza, ci mettono di fronte non agli editoriali edificanti, ma a quell'universo feroce che è il mercato reale, o almeno a quella parte di esso in cui si affollano i poveri e i perdenti.

 

 

Franco Cassano

http://www.notedipastoralegiovanile.it

 

 

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