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Gli anni felici del seminario ci hanno donato don Bosco

Il clima di vita spirituale è fondamentale per il giovane seminarista. Don Bosco si trova subito a suo agio nei momenti di preghiera. Molto bella e fruttuosa è l'amicizia che vivono diversi seminaristi, nel tempo dei loro studi, e sappiamo quanto è importante questo legame in seguito, a sostegno della vocazione sacerdotale...


Gli anni felici del seminario ci hanno donato don Bosco

 

del 15 gennaio 2013

 

 

          Scriveva il Papa, il Beato Giovanni Paolo II nella esortazione apostolica Pastores dabo vobis il 25 marzo 1992: «Il Seminario è la casa propria per la formazione dei candidati al sacerdozio, con superiori veramente consacrati a questo ufficio. Questa istituzione ha dato moltissimi frutti lungo i secoli e continua a darli in tutto il mondo». Uno di questi frutti è stato proprio la formazione sacerdotale di Don Bosco, come quella di tanti altri santi sacerdoti.

          Commuovono le pagine delle Memorie, nelle quali lui ricorda il giorno del suo ingresso nel seminario di Chieri. «Al mattino del 30 ottobre 1835, per tempo mi recai a Chieri e la sera dello stesso giorno entrai in seminario. Salutati i superiori e aggiustatomi il letto, con l’amico Garigliano mi sono messo a passeggiare per i dormitori, per i corridoi e in fine nel cortile… » dove scopre quella meridiana con il motto che lo accompagnerà per tutti quegli anni: «Le ore passano lente per chi è addolorato, veloci per chi è felice». Fa suo il consiglio del professore di filosofia, a cui si rivolge per fare frutto della permanenza in seminario: l’esatto adempimento dei doveri... Diventerà la ricetta alla santità che regalerà a Domenico Savio. «Ho preso per base questo consiglio... che mi guadagnò l’affezione dei miei compagni e la stima dei superiori, a segno che sei anni di seminario furono per me una piacevolissima dimora».

La preghiera: il sostegno fondamentale della vocazione

          Il clima di vita spirituale è fondamentale per il giovane seminarista. Don Bosco si trova subito a suo agio nei momenti di preghiera: «Le pratiche di pietà si adempivano assai bene. Ogni mattino messa, meditazione, la terza parte del rosario; a mensa lettura edificante… La confessione era ogni quindici giorni o anche accostarsi tutti i sabati. La santa comunione però si poteva soltanto fare la domenica od in altra speciale solennità…». Lui, saltando la colazione, troverà il modo di fare tutti i giorni la Comunione «che posso chiamare con ragione il più efficace alimento della mia vocazione…».

Il clima del seminario e gli amici

 

          Don Bosco conserverà sempre un bel ricordo dei suoi superiori che amava di vero cuore. In fondo al suo animo però sogna per i suoi compagni un clima di maggior confidenza con il Rettore, che a quei tempi non era sempre presente in mezzo a loro. Lui, divenuto sacerdote, vivrà questa speciale confidenza con i suoi giovani ed in particolare con quelli chiamati alla vita sacerdotale o consacrata, quasi anticipando di più di un secolo gli orientamenti attuali della Chiesa, che dicono: «Gli educatori vivano in strettissima unità di spirito e di azione, e fra di loro e con gli alunni formino una famiglia tale da tradurre in pratica la preghiera del Signore: “Che siano una cosa sola” (Gv 17,11) ed alimentare negli alunni la gioia della propria vocazione» (Direttive sulla preparazione degli educatori nei seminari n. 29). Molto bella e fruttuosa è l’amicizia che vivono diversi seminaristi, nel tempo dei loro studi, e sappiamo quanto è importante questo legame in seguito, a sostegno della vocazione sacerdotale. Per questo Don Bosco sceglie bene i suoi amici, di cui abbiamo già avuto occasione di parlare.

Il ruolo dei formatori

          Già dal primo anno di seminario, Giovanni incontra durante gli esercizi spirituali, il sacerdote che diventerà il suo primo collaboratore, tra i ragazzi poveri di Torino, il Teologo Giovanni Borel. Ecco come ricorda quel primo incontro: «Fu in quest’anno che ebbi la buona ventura di conoscere uno de’ più zelanti ministri del santuario venuto a predicare gli esercizi spirituali in seminario. Quando ne osservai la preparazione e il ringraziamento della Messa, il contegno, il fervore nella celebrazione di essa, mi accorsi subito che quegli era un degno sacerdote. Quando poi cominciò la sua predicazione e se ne ammirò la popolarità, la vivacità, la chiarezza e il fuoco di carità che appariva in tutte le parole, ognuno andava ripetendo che egli era un santo... Io ho voluto conferire con lui delle cose dell’anima. In fine avendogli chiesto qualche mezzo certo per conservare lo spirito di vocazione lungo l’anno e specialmente in tempo delle vacanze, egli mi lasciò con queste memorande parole: Con la ritiratezza e con la frequente comunione si perfeziona e si conserva la vocazione e si forma un vero ecclesiastico. 

Un vescovo tutto di Dio

          Sul finire degli studi, Don Bosco avvicina il suo Arcivescovo Mons. Fransoni, per ottenere di anticipare un corso di studi e arrivare prima alla ordinazione sacerdotale, avendo già 24 anni. Così lo descrive: «Quel santo prelato mi accolse con molta bontà, e verificato l’esito dei miei esami fino allora sostenuti in seminario, mi concedette il favore implorato». Sarà proprio Mons. Fransoni a ordinarlo sacerdote e a sostenerlo nella sua missione tra i ragazzi più poveri di Torino. In prossimità dell’ordinazione sacerdotale diversi candidati sentono viva la responsabilità che stanno per assumersi, ed hanno bisogno del Rettore o del loro confessore che li incoraggi. Così descrive Don Bosco questo momento: «Ora che conosco le virtù che si ricercano per quell’importantissimo passo, resto convinto che io non ero abbastanza preparato; ma non avendo chi si prendesse cura diretta della mia vocazione, mi sono consigliato con Don Cafasso che mi disse di andare avanti e riposare sopra la sua parola. Nei dieci giorni di spirituali esercizi ho fatto la confessione generale affinché il confessore potesse avere un’idea chiara della mia coscienza e darmi l’opportuno consiglio... Tremavo al pensiero di legarmi per tutta la vita, perciò non volli prendere definitiva risoluzione se non dopo avere avuto il pieno consentimento del confessore». La gioia della prossima ordinazione sembra un po’ offuscata dal pensiero di dover lasciare presto il seminario: «... dove ero vissuto per sei anni; dove ebbi educazione, scienza, spirito ecclesiastico e tutti i segni di bontà e di affetto che si possano desiderare».

La gioia del novello sacerdote

          Certo la gioia di essere ordinato sacerdote prenderà il posto a quella temporanea tristezza e noi conosciamo il fervore con il quale Don Bosco celebra le sue prime Messe assistito dai suoi benefattori: con Don Cafasso nella chiesa di San Francesco d’Assisi a Torino, con il suo antico professore, il Padre Giusiana, a Chieri nella chiesa di San Domenico, e finalmente con Mamma Margherita, i suoi parenti e compaesani, a Castelnuovo. Di ritorno quella sera ai Becchi Don Bosco vive il momento di commozione più grande: «... quando fui vicino a casa e mirai il luogo del sogno fatto all’età di circa nove anni, non potei frenare le lacrime e dire: “Quanto mai sono meravigliosi i disegni della divina Provvidenza! Dio ha veramente tolto dalla terra un povero fanciullo per collocarlo con i primari del suo popolo”».

          La gioia di Don Bosco, nel giorno più bello della ordinazione sacerdotale, ci auguriamo che contagi ancora tanti giovani e spinga le famiglie e le Comunità Parrocchiali a parlare di più di questa grande vocazione e del seminario, dove i giovani si preparano al loro ministero nella preghiera e nella santità della vita.

 

 

Don Gianni Asti

 

 

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