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Giustizia e pace, rapporti nord e sud del mondo da Giovani per i Giovani

Scuola di Mondialità, 1-2 Febbraio 2003. Quando diciamo che alla scuola si respira un' aria veramente mondiale, non si scherza affatto, in questo terzo incontro abbiamo avuto l'immenso piacere e onore di accogliere il gruppo scout di Conegliano guidato da Giuseppe e di conoscere e chiacchierare con Mons. Tito Solari, missionario salesiano in Bolivia da ben 29 anni. Oramai più boliviano che nostrano, introducendo l'incontro del sabato pomeriggio si è anticipatamente scusato per il suo italiano un po' faticosamente ritrovato: ma se essere missionari significa mettersi nella pelle dell'altro, queste dimenticanze sono ben accette. (continua...)


Giustizia e pace, rapporti nord e sud del mondo da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 04 aprile 2003

 A volte il semplice e colloquiale racconto di anni di missione diventa un’autentica lezione di vita, e di conoscenza sulla missionarietà, sulla povertà e sulla situazione di paesi in via di sviluppo.

 

 

Situazione straziante, dove l’estrema povertà, s’incontra con l’immobilità delle istituzioni e la rabbia delle popolazioni.

 

 

Una breve, ma efficace, carrellata sui paesi dell’america latina ci ha immediatamente aperto un panorama desolante e con pochissime possibilità di riscatto, fatta eccezione per il Brasile che pare avere delle considerevoli possibilità di miglioramento grazie alla recente elezione del presidente Lula.

 

 

Colombia, Uruguay, Argentina, Paraguay sono in mano ad apparati istituzionali ed economici inesistenti e  lacerati da fortissime tensioni sociali.

 

 

Tutto questo è mantenuto da una pressochè nulla possibilità di investimento di capitali , per cui  si allarga sempre di più il margine tra il mondo dei poveri e quello degli economisti.

 

 

In Bolivia gli interventi programmati ed effettuati da organismi transnazionali, come la Banca Mondiale, il Fondo monetario , il WTO, hanno rivelato la loro inefficacia privatizzando risorse ad agenzie ed imprese estere, che non hanno agito per un’equa e giusta redistribuzione sul territorio dei servizi considerati di prima necessità.

 

 

Sul piano delle relazioni internazionali sembra non esistere il senso della giustizia e della solidarietà, per cui non “ non si dà niente per niente”, caso eccezionale, e va detto, la Germania che ha assorbito il debito boliviano per almeno 1/3 del totale. Gli aiuti che sono stati chiesti dal presidente boliviano agli USA verranno concessi ad interessi altissimi. Un altro grossissimo problema è la scarsa rappresentatività dei PVS negli organi istituzionali come le ambasciate, dove il numero dei dipendenti è in funzione all’importanza di uno stato, per cui pochi dipendenti poca importanza. Bolivia pochi dipendenti.

 

 

Tutte queste difficoltà, di ordine programmatico, amministrativo e gestionale, sono la causa prima di povertà,  fame,  miseria,  malattie;  anche se ai nostri occhi tutto ciò risulta anomalo e orrido, per i poveri del mondo è la condizione nella quale nascono e molto spesso nella quale muoiono, è l’orizzonte di una vita che sembra non poter avere alternative.

 

 

Ancora più grave  è la condizione sociale, che raccoglie le situazione più disperate di povertà e di instabilità dei legami famigliari ed affettivi.

 

 

 Se è vero che i numeri parlano molto chiaro, quando marcano quel distacco tra l’80% dei poveri sempre più poveri e quel 20% di ricchi sempre più ricchi, è anche vero che la volontà di fare è molta.

 

 

 Investire nell’istruzione è la possibilità che bisogna dare a questi paesi, unica strada percorribile e veramente efficace. Istruire il più possibile, solo così si riuscirà ad  arginare quella che sembra una situazione senza possibilità di miglioramento.

 

 

 Ma cosa contraddistingue l’atteggiamento del missionario da una qualsiasi altra persona sensibile a tutto questo? Pensiamo che sia sufficiente “darsi da fare” per aiutare queste persone? E abbiamo provato a domandarci di cosa hanno veramente bisogno?…Cosa salva?

 

 

Certo che per rispondere a queste domande ci vorrebbe un bel po’ di tempo, ma Mons. Solari ha saputo darci quelle poche, ma preziose indicazioni che “fanno davvero la differenza”.

 

 

L’esperienza di missione, diventa veramente efficace se fatta con Amore. La parole amore, tanto abusata e di moda, non è una cosa così leggera come ci vogliono far credere, ma diventa una lente capace di ribaltare le nostre razionali e misere prospettive.

 

 

 Se l’atteggiamento del missionario non rientra in quest’ottica il suo impegno per l’altro è sterile e vuoto. Amare chi ti sta di fronte significa spogliarti delle tue vesti, delle tue certezze, delle tue conquiste e farti come lui, indossare i suoi abiti, vivere sotto la sua pelle…amare il povero significa farsi povero, farsi umili davanti a d una cultura nuova, abbandonare i proprio parametri, i propri metodi ed essere pronti ad accogliere l’altro nella sua totalità di persona, senza se e senza ma,  l’altro inteso come dono ,anche se povero, anche se puzza, anche se non parla la mia lingua, anche se non si comporta come me, anche se non crede nel mio stesso dio, anche…

 

 

Se non mi dimentico, se non rinuncio a ciò che fino a poco tempo fa mi dava garanzia di essere “ a posto” , compreso, capito, l’altro resterà sempre un estraneo.

 

 

E’ evidente che prima ancora di qualsiasi azione mirata al “ fare qualcosa” è importante allargare le braccia e farsi conquistare e conquistare. Prima il povero deve rinascere come persona, devo saper risvegliare la sua voglia di amare, di gioire, di emozionarsi alla vita, prima di imboccarlo, di curarlo, di vestirlo devo donare il  mio affetto, la mia sensibilità, il mio sorriso, la mia parte umana più preziosa e più vera.

 

 

La miseria e la povertà anestetizzano tutto questo, scompare la voglia di vivere e ci si lascia morire.

 

 

Gli occhi di un missionario devono essere soprattutto occhi di amore; sembrerà strano, magari si è soliti pensare che prima di tutto si  debba  essere  coraggiosi e temerari, sapere molte lingue e conoscere molte scienze, districarsi con jeep tra safari e giungle tropicali, invece, per assurdo la capacità che fa del nostro essere missionari un vero capolavoro è la dimensione che meno consideriamo, quella semplicemente umana.  

 

 

 La giornata di sabato si è conclusa con la cena e con la serata insieme, preparata a gruppi.

 

 

La domenica mattina è stata interamente dedicata all’ascolto delle esperienze estive, con testimonianze, foto e filmati. (che filmati e che foto!!!)

 

 

E’ stato anche distribuito un foglio in cui si richiedevano le prime considerazioni e riflessioni su quanto fatto fin’ora e anche la possibilità di indicare  preferenze per la partenza estiva.

 

 

I momenti della SANTA messa e del pranzo domenicale sono stai condivisi col comitato VIS San Marco che si riuniva quel giorno per l’assemblea, è stata anche questa un occasione per presentarsi ai ragazzi della scuola e per stare un po’ insieme.

 

 

Dalla mondialità è tutto, alla prossima tappa!

 

 

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