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GIOCHI DA HOBBIT – Feste e divertimenti della Terra di Mezzo

Il Signore gioca. Dio fece il cielo e la terra e vide che era cosa buona. Egli vide che le cose erano belle e se ne stupì, se ne rallegrò, gioì e giocò... 'Cogito ergo sum' ma potremmo dire anche 'ludo ergo sum'! Questo libro chiude la trilogia dedicata all'arte del 'buon vivere' nella Terra di Mezzo...


GIOCHI DA HOBBIT – Feste e divertimenti della Terra di Mezzo

da Quaderni Cannibali

del 05 febbraio 2006

In uno dei passi più belli del libro dei Proverbi si parla di una bambina che lieta gioca al cospetto di Dio e, così facendo, partecipa alla creazione e si diletta del Creato. Si tratta della Sapienza.

 

Prima delle colline, io sono stata generata.

Quando ancora non aveva fatto la terra  e i campi,

né le prime zolle del mondo;

quando fissava i cieli, io ero là; (…)

allora io ero con lui come architetto

ed ero la sua delizia ogni giorno,

dilettandomi (ludens, giocando) davanti a lui in ogni istante;

ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo

(Proverbi 8,26-31)

 

Il Signore, dunque, gioca. Dio fece il cielo e la terra e vide che era cosa buona. Egli vide che le cose erano belle e se ne stupì, se ne rallegrò, gioì e giocò, creando le sorgenti e i polloni, il colore delle fragole, l’odore delle pesche, il verso degli elefanti, la rugosità della roccia, l’ombra che avvolge le cose, il movimento degli astri, la forma delle onde del mare, la delicatezza della neve e la potenza del fulmine. Egli, giocando, creando le cose, unì serietà e allegria, fantasia e verità, saggezza e bizzarria. Gioia, gioco, fantasia e bellezza, appartengono dunque allo stesso universo.

Tutte queste riflessioni chiudono un libro recentemente uscito nelle librerie, “Giochi da hobbit” di Paolo Gulisano e Luisa Vassallo il quale raccoglie e spiega tutte le citazioni ludiche contenute nel capolavoro fantasy di J.R.R. Tolkien, “Il Signore degli Anelli”.

La sfida degli autori consiste nel proporre ai lettori aspetti inediti ma non meno importanti di questo grande autore e della sua opera, cogliere l’uomo Tolkien, il padre che raccontava le fiabe ai suoi figli, e, soprattutto, il bambino che ha continuato ad abitare il cuore di questo grande scrittore.

Può stupire che tanto materiale si sia raccolto dentro racconti dai toni più epici che comici ma non dimentichiamo che lo stesso Tolkien, in una delle versioni iniziali de 'Il Silmarillion', aveva nominato il capitolo di apertura con un titolo molto particolare: 'La casetta del gioco perduto'.

'Giochi da hobbit' è un lavoro certosino e simpaticissimo arricchito da note storiche interessanti e curiose che si preoccupano di spiegare, anche con riferimenti archeologici, l’origine di giochi tanto comuni quanto antichi come la mosca cieca o il nascondino.

'Tolkien ci mostra il lato drammatico dell’esistenza' sottolineano gli autori 'ma spesso e volentieri anche quello giocoso, attraverso il quale, anche nei momenti più oscuri, fa capolino un raggio di luce: la speranza. Se è necessario prendere sul serio il mondo, è altrettanto fondamentale saperne ridere, camminare sulla terra con passo lieve, e  giocare.'

Considerato che il verbo italiano giocare si traduce in inglese con 'to play' il quale, a sua volta, viene usato in terra madre per numerose attività umane come 'fare sport', 'suonare', 'recitare', i due autori hanno seguito il senso più ampio di questa parola e hanno dedicato capitoli anche alla musica e allo sport che, comunque, nell’opera tolkieniana non rappresentano aspetti di secondo piano.

'Cogito ergo sum' ma potremmo dire anche 'ludo ergo sum'!

Se proviamo a sfogliare i manuali di filosofia o di storia dell’educazione potremmo rimanere stupiti dalla quantità di riferimenti che i grandi pensatori del passato facevano nei confronti del gioco. Ne parlavano i Presocratici, Platone, Aristotele, Quintiliano, gli educatori del Medioevo, gli uomini del Rinascimento, santi della statura di Filippo Neri, don Bosco, ecc.

'Gioco dunque sono' non è quindi una frase ad effetto ma nasconde una verità più profonda di quanto non possa apparire ad un primo sguardo.

Da una prima lettura de 'Il Signore degli Anelli' emerge forte e bella la storia: il lungo e faticoso viaggio verso Monte Fato, la dinamica delle battaglie, l’originalità dei personaggi …

Ma a occhi attenti e curiosi le pagine del libro svelano numerose e nascoste bellezze che sostengono silenziosamente tutta l’opera rendendola in un certo senso più realistica e piacevole.

 

Questo libro chiude la trilogia dedicata all'arte del 'buon vivere' nella Terra di Mezzo. Dopo la cucina (“A tavola con gli hobbit”)  e la cura di sé (“L’Erbario di Tolkien”), è il momento di una dimensione fondamentale della vita degli Hobbit: il 'playing', ovvero la dimensione 'ludica' del vivere, così cara a Tolkien. Si tratta di un vero e proprio 'ricettario' di quest'arte dello stare insieme e da essa trae i molti riferimenti a giochi, feste, scherzi con indicazioni pratiche di come eseguirli.

Un libro da tenere sul comodino, nella borsa, nella libreria dei bambini o dell’appassionato fantasy, dello sportivo, dell’insegnante o della nonna … e comunque un libro da usare, da giocare!

 

 

GIOCHI DA HOBBIT – Feste e divertimenti della Terra di MezzoAutore: Paolo Gulisano – Luisa VassalloEditore: AncoraAnno: 2005Pagine: 188Sito: www.playhobbit.ancoralibri.it

 

Gli autori

Paolo Gulisano, nato a Milano nel 1959, affianca da anni all'attività di medico quella di saggista e scrittore, rivolgendo la sua attenzione in particolare alla cultura celtica e anglosassone (è autore, fra l’altro, del saggio “Chesterton e Belloc. Apologia e profezia”, Àncora 2002). È uno dei più apprezzati studiosi di letteratura fantasy e, in particolare, dell'opera di Tolkien, su cui ha pubblicato diverse opere, tra cui la prima biografia italiana, “Tolkien, il mito e la grazia” (Àncora 2001).

Luisa Vassallo, nata nel 1965 a Imperia, dove vive e lavora, si è diplomata in scienze religiose con una tesi sulla religiosità del teatro. Autrice di novelle e poesie, ha curato per Àncora, con G.B. Gandolfo, alcune antologie dedicate alla poesia religiosa del Novecento italiano. Appassionata dell’opera tolkieniana fin dalla prima adolescenza e buona casalinga quando gli impegni glielo consentono, ha saputo coniugare queste eterogenee passioni nei libri scritti con Cinzia Gregorutti: “A tavola con gli Hobbit” (Àncora 2003) e “L’erbario di Tolkien” (Àncora 2004).

Ivana Languasco

http://www.playhobbit.ancoralibri.it

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