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“√â in te, Signore, la sorgente della vita”

La Proposta Educativa Pastorale ‚Äò06/‚Äò07. La Proposta Educativa Pastorale è il tema su cui concentrare la riflessione e l'attenzione pastorale nell'anno. La proposta educativa pastorale per l'anno 2006/2007 trae origine dalla Strenna che il Rettor Maggiore indirizza alla Famiglia Salesiana e che ha come titolo: «Lasciamoci guidare dall'amore di Dio per la vita».


“É in te, Signore, la sorgente della vita”

da Iniziative in tour

del 03 settembre 2006

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1. Il senso della Proposta Educativa Pastorale

La Proposta Educativa Pastorale è il tema su cui concentrare la riflessione e l’attenzione pastorale nell’anno. Dallo scorso anno pastorale tutte le realtà salesiane (sdb, fma, cooperatori, ex-allievi, mgs e associazioni PGS-TGS-CGS etc) si sono orientate a convergere attorno alla Strenna che il Rettor Maggiore propone.

Essa non coincide e non sostituisce gli itinerari educativi propri di ciascun gruppo, associazione, classe scolastica etc, né il cammino dell’anno liturgico (che anzi rimane il riferimento primo), le festività salesiane, la ricchezza degli appuntamenti delle realtà locali. Può comunque beneficamente e discrezionalmente suggerire un percorso tematico (vedi itinerario mensile e sussidi pastorali per fasce d’età).

Il comune riferimento alla strenna del Rettor Maggiore (che già sintetizza le istanze ecclesiali e le problematiche di attualità) comporta il beneficio di concentrare la riflessione su un unico tema particolarmente significativo per l’evangelizzazione oggi, di muoversi attorno alle coordinate carismatiche offerte dal successore di don Bosco e padre della FS (a beneficio della Chiesa, della società, dei giovani), di orientare ulteriormente alla comunione la Famiglia Salesiana.

L’inserimento nell’intestazione di “educativa” tra proposta e pastorale vuole richiamare il taglio pedagogico nell’educazione dei giovani che il nostro carisma sottolinea.

Lo slogan dovrebbe infine richiamare in sintesi il tema e titolare le grandi manifestazioni. In questi ultimi anni ci si è orientati a individuare una frase biblica.

La PEP prima di offrire contenuti nuovi intende sottolineare, verificare e arricchire una dimensione del nostro fare pastorale; è quindi ricchezza che permane negli anni e non un semplice argomento soppiantato dai successivi.

 

2. Introduzione generale

La proposta educativa pastorale per l’anno 2006/2007 trae origine dalla Strenna che il Rettor Maggiore indirizza alla Famiglia Salesiana e che ha come titolo: «Lasciamoci guidare dall’amore di Dio per la vita». La tematica intende essere anzitutto in continuità con quella dell’anno 2005/2006 – la famiglia «culla della vita e dell’amore e luogo primario di umanizzazione» – ed offrire un ulteriore approfondimento dell’argomento introdotto dal Rettor Maggiore lo scorso anno.

Gli appunti che seguono hanno il compito di mostrare la cornice entro la quale si colloca la Strenna 2007, al fine di comprendere i significati sottesi alla formulazione e all’anticipazione fornita dallo stesso Rettor Maggiore all’inizio del mese di giugno 2006 e in attesa di conoscere il contenuto del suo commento, che sarà pubblicato nella lettera degli ACG 396 (2007).

 

Amore e vita

È interessante notare che il Rettor Maggiore unisce intenzionalmente amore e vita. Ciò suggerisce che amore e vita sono inseparabili e vanno compresi assieme, mai separati, considerati isolatamente o semplicemente giustapposti. Questo evita, ad esempio, di pensare alla vita come a un puro fatto sottoposto a leggi necessarie e all’amore come a un puro sentimento consegnato all’arbitrio del cuore. In altre parole, la riflessione sulla vita non è anzitutto “biologia”, come la riflessione sull’amore non è “psicologia”.

Si tratta piuttosto di pensare seriamente che la vita proviene dall’amore e all’amore è destinata. Di conseguenza, poiché la vita proviene da un atto d’amore, il discorso sulla vita è subito un discorso etico. Un’etica della vita è necessaria non perché si tratta anzitutto di regolamentare le possibilità tecnologiche, le opportunità sanitarie, le tutele giuridiche, ma anzitutto perché la vita tra origine nell’amore e, in nome dell’amore, trova la sua dignità.

 

Il primato dell’amore

Ecco qui la ragione profonda per cui il titolo dato alla Strenna – «Lasciamoci guidare dall’amore di Dio per la vita» – si presenta secondo un ordine che non può essere invertito: non dalla vita all’amore, dal naturale al soprannaturale, dai fatti ai valori, e così via; ma precisamente nel senso che va dall’amore alla vita si interpreta correttamente la proposta del Rettor Maggiore.

È vero – si potrebbe obiettare – che la vita si manifesta immediatamente, ma è ancor più vero che essa diventa oggetto di interesse riflessivo ed emotivo proprio perché non coincide con l’esistere immediato, ma è fin da subito attraversata da direzioni di senso, da correnti affettive, da eventi promettenti che accendono il dinamismo fondamentale del desiderio di una pienezza, che può essere in mille modi propiziato o mortificato, ma che nel cuore dell’uomo risulta insopprimibile.

Il discorso sulla vita è discorso sull’amore anche e soprattutto per ragioni teologiche: Dio è Amore, la sua Vita coincide con il suo Amore[1], ed è solo a procedere da questo assunto che si può sviluppare un discorso cristiano sulla vita dell’uomo e di ogni altro essere vivente.

 

Un’ambiguità da superare

Ciò può suonare semplice, ma non è ovvio. Non possiamo nasconderci che l’idea di “vita”, nell’immaginario collettivo, sia fuori che dentro la Chiesa, è segnata da notevoli ambiguità. Scrive provocatoriamente un autore:

«spesso, in modo un po’ enfatico, si ripete che “la vita è un dono”, o che “la vita è sacra”. Nel primo caso si tratta di una metafora da aprire e nell’altro di una parola da comprendere, per evitare un vitalismo fisicista o una sacralizzazione idolatra che nulla avrebbero di cristiano. Prima e più che un oggetto di studio, la vita è un’esperienza che ci precede e ci coinvolge. La vita è un’esperienza che rivela una promessa che interpella la coscienza a fidarsi di un senso che la anticipa. È necessario superare una riduzione biologica della vita, non per negarla, ma per assumerla»[2].

Pertanto, la riflessione previa a qualsiasi proposta di concretizzazione di questo tema deve fare i conti con l’equivocità o almeno l’ambiguità alla quale è soggetta l’idea di “vita” nel nostro tempo, proprio per sottrarla alla deriva cui rischia di andare incontro nei dialoghi e nelle impostazioni generali dell’argomento.

 

L’annuncio cristiano della vita…

Il discorso cristiano sulla vita deve partire da una considerazione: vita è anzitutto il carattere di Dio, è ciò che appartiene in proprio solo a Lui. È Dio, secondo la Scrittura, “il Vivente” per eccellenza, ed è Gesù colui che ci porta la vita e con essa addirittura si identifica: «Io sono la Via, la Verità e la Vita»[3]. In questo senso, “vita” è partecipazione all’essere di Dio: da qui trae il suo carattere sacro, carattere teologale, non puramente naturale.

 

… nell’articolazione di creazione e alleanza

La tradizione biblica e la riflessione teologica della Chiesa ci informano che questa partecipazione alla vita va compresa entro le coordinate di creazione e alleanza. Questo è l’unico disegno di Dio: ci è donata una vita creaturale per partecipare alla vita teologale. Nei termini ormai acquisiti nella riflessione ecclesiale, la creazione (vita) esiste in vista dell’alleanza (amore) e l’alleanza presuppone la creazione. Inoltre, questo disegno si fonda, si sviluppa e si compie in Cristo, non da un’altra parte: «in Lui l’universo è creato, e tutto sussiste in Lui». Senza queste premesse, che certo, per sprigionare tutto il loro senso, andranno esplicitate, il discorso sulla vita rimane astratto, fumoso, indeterminato, esposto a mode e sensibilità correnti e passeggere.

Solo in questo quadro il “vangelo della vita”, espressione ripresa dal Rettor Maggiore nello schema di presentazione del tema dell’anno, mostrerà tutta la sua profondità. La vita è oggetto di “buona notizia” – e ne possiamo dunque parlare – perché «la vita si è resa visibile e noi l’abbiamo veduta»[4], non dunque semplicemente a partire dalla vita di cui facciamo immediatamente esperienza. La vita, in prospettiva “evangelica” porta in sé le tracce di una benedizione originaria mai revocata da parte di Dio, e finalmente adempiuta nella pienezza dei tempi, il cui nome proprio è sempre Cristo: «in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per trovarci al suo cospetto, santi e immacolati nell’amore», e sempre «in lui abbiamo la redenzione mediante il suo sangue». Una prima e una seconda vita, dunque, o una vita vecchia e una vita nuova: una vita di semplici creature, anche se già misteriosamente orientata alla vita divina, e una vita di figli, che però, in tutta la sua imprevedibilità, porta a compimento il disegno della creazione; una vita che porta in sé le tracce indelebili del disegno di Dio di renderci partecipi della sua vita (creazione), e la stessa vita che viene liberata e significata dal sacrificio di Cristo, che nel suo corpo risorto porta le tracce indelebili dello scontro vittorioso contro il male e la morte, contro tutto ciò che minaccia, a aggredisce e mortifica quella vita che il Padre ci ha donato come una promessa che intende essere mantenuta (alleanza).

 

Un annuncio realistico

L’attacco “teologico” del tema, di là dai possibili pregiudizi che spesso impediscono di accogliere l’esatto punto di partenza, consente l’aggancio “realistico” all’esistenza. È questione di concretezza: si può parlare seriamente di “vangelo della vita” solo se esso è la buona notizia di un confronto vittorioso con tutte le realtà che paiono smentire e sconfiggere la vita. Si tratta pertanto di sottolineare non soltanto la dimensione “creativa” dell’alleanza, ma di dare tutto il giusto peso al suo fattore “redentivo”. Mancasse la Pasqua di Cristo, il dramma dell’esistenza umana precipiterebbe nell’assurdo, e la vita non godrebbe di un principio di riscatto. È solo Cristo, colui nel quale siamo creati e redenti, che autorizza e abilita a fare un discorso sulla vita non illusorio, non destinato al fallimento o alla velleità degli auspici, dei buoni propositi, o delle ideologie. Si tratta di comprendere che non si può dire onestamente che “la vita è bella” se non ci si impegna a disegnare profili di “vita buona”[5]. Per questo, il passo successivo è quello di riconoscere che il “lieto annuncio” della vita postula la necessaria articolazione relazione e dedizione. Ecco un altro modo di intendere il rapporto e la reciprocità di creazione e alleanza. Relazione: la vita non è semplice esistere, semplice movimento, ma scambio, polarità, oscillazione, tensione fra distinzione e reciprocità, dinamismo di desiderio e compimento, circolazione di promesse ed esaudimenti, gioco di riconoscimenti e appagamenti. Con tutte le loro perturbazioni: conflitti, smentite, illusioni e delusioni, desideri frustrati e promesse non mantenute… Dedizione: in qualche modo, ogni uomo vive del presentimento che la vita riesce o fallisce nel dono di sé, che la felicità di una vita sta nel non trattenersi, nello spendersi, nel vincere ogni riserva e paura, nel rinunciare ad ogni illusione di salvare da sé la propria vita. Dal punto di vista di Dio, autore della vita, una vita senza dedizione “non sta né in cielo né in terra”!

 

Amore e vita in Dio e amore e vita nell’uomo e nel mondo

In Dio amore e vita (amore che è vita, amore che dà la vita) coincidono perfettamente. Nella Trinità l’unità è relazione e la relazione è dedizione[6]. Il gioco trinitario di unità e distinzione, di persona e comunione, di vita e amore, costituisce il fondamento dell’unità di amore e vita a livello dell’uomo e del mondo, secondo quei rapporti indicati dall’anticipazione della Strenna: vita e sessualità, vita ed ecologia, vita e dignità umana, ecc. Essi andranno affrontati come relazioni importanti in cui vivere l’unico scambio d’amore che dal Cielo passa alla terra.

 

La “dimensione etica” …

Se la vita si gioca sulla qualità dei rapporti d’amore che la generano e la sostengono, allora un’etica della vita si rivela necessaria a motivo del fatto che proprio questi rapporti “non vanno da sé”. L’esistenza conferma che essi possono essere “ordinati” oppure “disordinati”, anche se la rivelazione, con san Paolo, dichiara che tutto è orientato alla gloria dei figli di Dio[7]. Poiché la vita è donata alla libertà e orientata all’amore, essa si presenta sempre come un dramma, ossia come un intreccio di libertà diversamente educate e rapportate alla verità e al bene. Il che implica che i temi della vita sessuale, della difesa ambientale e della tutela della dignità della vita stessa, vanno affrontati a partire dal riconoscimento della verità dei rapporti fra uomo e donna, fra uomo e mondo, fra uomo e generazione.

 

… e la realtà della Chiesa

Ora, la Chiesa, che si presenta e si offre come il luogo in cui questo dramma è risolto, senza essere eliminato o predeciso nei suoi esiti, è Madre e Maestra, esperta di Dio ed esperta dell’umano.

La Chiesa è lo spazio vivente in cui la salvezza e la pienezza della vita avvengono e riescono a favore del mondo. Anche e proprio sui temi della vita non si insisterà mai abbastanza che la chiarezza dell’identità cristiana non è altra cosa dallo slancio della solidarietà verso tutti. Chi più rimane nel Signore, più riceve vita e più vita trasmette[8]. Se la Chiesa è dunque il luogo in cui tutte le “tensioni” e “polarità” vitali trovano il loro ordine, la loro armonia e la loro felicità, al suo interno sono presenti diverse spiritualità, tutte orchestrate dalla sapienza di Dio, e tra queste quella salesiana, con il proprio “programma specifico” per la promozione e la difesa della vita[9]. Gli stessi obiettivi animano il cuore di ogni cristiano, ma diversi, secondo la fantasia dello Spirito, sono gli approcci, i modi di fare. Da qui le specificazioni sul tema della vita nella coloritura salesiana, che ora andiamo a vedere.

 

 

“Per una cultura della vita umana”Strenna Rettor Maggiore 2007

 

A.         Ispirazione

-          Testo biblico:        Sap. 11, 23 - 12, 2

-          Enciclica:              Evangelium Vitae

 

B.        Formulazione

«Tu ami tutte le cose che esistono, e niente di ciò che hai fatto ti dispiace…, perché tutte le cose sono tue e il tuo soffio le avvolge e le penetra, o Signore che ami la vita» (Sap 11,24.26)

 

Lasciamoci guidare dall’amore di Dio per la vita

 

In un momento in cui la vita è particolarmente minacciata, come Famiglia salesiana ci impegniamo a:

-          assumere con gratitudine e con gioia la vita come un dono inviolabile,

-          promuovere con passione la vita come un servizio responsabile,

-          difendere con speranza la dignità e la qualità di ogni vita, soprattutto la più debole, povera e indifesa.

 

C.        Motivazioni

La strenna vuole essere «una riaffermazione precisa e ferma del valore della vita umana e della sua inviolabilità, ed insieme un appassionato appello rivolto a tutti e ciascuno, in nome di Dio: rispetta, difendi, ama e servi la vita, ogni vita umana! Solo su questa strada troverai giustizia, sviluppo, libertà vera, pace e felicita!».

«Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità; lo fece a immagine della propria natura. Ma lo morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo; e ne fanno esperienza coloro che gli appartengono». Ad esempio l’uccisione di Abele da parte di Caino.

«La domanda del Signore “Che hai fatto”, alla quale Caino non può sfuggire, è rivolta anche all’uomo contemporaneo perché prenda coscienza dell’ampiezza e della gravità degli attentati alla vita da cui continua ad essere segnata la storia dell’umanità, vada alla ricerca delle molteplici cause che li generano e li alimentano; rifletta con estrema serietà sulle conseguenze che derivano da questi stessi attentati per l’esistenza delle persone e dei popoli».

 

D.        Per una vera cultura della vita umana

Davanti ad una cultura di morte siamo chiamati dunque a prendere la vita come vangelo e riprendere il vangelo della vita, per celebrarlo e servirlo.

«Rinnovati interiormente dalla grazia dello Spirito, che è Signore e dà la Vita, siamo divenuti un popolo per la vita e come tali siamo chiamati a comportarci».

 

1.      Vita come vangelo

La vita è una vocazione e una missione; questo implica

-          ricevere e amare la vita come dono

-          assumere responsabilità per la vita come compito.

 

2.      Vangelo della vita

Cristo è venuto perché tutti abbiano vita in abbondanza, il che richiede il nostro impegno pastorale ed educativo

-          servirla e farla crescere, facendo dono della propria vita

-          difenderla, specie quella di coloro che sono in svantaggio: i bambini, i poveri, i malati, gli anziani; si tratta di un ministero della famiglia, della chiesa, della scuola, che si pongono al servizio della vita;

-          formare

·         alla pienezza di vita: senso della vita e progetto di vita

·         al rispetto e promozione: vita e sessualità, vita ed ecologia, vita e dignità umana;

·         al dovere: coscienza morale circa il valore incommensurabile di una vita degna e piena.

 

3.      Programma “salesiano” per la vita

Per creare una cultura della vita c’è bisogno di far risplendere l’originale novità del Vangelo della vita. Ciò comporta che:

-          tutti i membri della Famiglia Salesiana propongano questi contenuti fin dal primo annuncio del Vangelo e, in seguito, nella catechesi e nelle diverse forme di predicazione, nel dialogo personale e in ogni azione educativa;

-          gli educatori, insegnanti, catechisti e agenti pastorali mettano in risalto le ragioni antropologiche che fondano e sostengono il rispetto di ogni vita umana;

-          tutti lavoriamo in rete con quanti sono impegnati a far sorgere una nuova cultura della vita. (Cf. EV 82)

 

[1] Cf. 1 Gv 4, 12.

[2] M. Chiodi, Etica della vita. Le sfide della pratica e le questioni teoriche, Glossa (= lectio 6), Milano 2006, 42.

[3] Gv 14, 6.

[4] 1 Gv 1, 2.

[5] In questo senso si recupera tutta la bontà della proposta del Rettor Maggiore relativamente alla “santità”. Cf. ACG 379 (2002).

[6] Ulteriore giustificazione della bontà della scelta del Rettor Maggiore nel derivare la cura per la vita dall’amore di Dio.

[7] Cf. Rm 8, 19 – 21.

[8] Cf. Deus caritas est, soprattutto la seconda parte.

[9] Cf. infra.

MGS Triveneto

http://www.donboscoland.it/2006/pep0607.pdf

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