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Don Filippo ci scrive... n°36

Abbiamo appena finito di festeggiare don Bosco, Don Bosco l'Africano, si perché ormai don Bosco è presente in quasi tutti i cinquanta stati africani e soprattutto qui in Etiopia, con ben 13 case salesiane e la diocesi di Gambella affidata ai salesiani!


Don Filippo ci scrive... n°36

del 07 febbraio 2013

 

 

Carissimi amici, come va?

Un saluto da Gambella e dalla gente qui. 

 

Abbiamo appena finito di festeggiare don Bosco, DON BOSCO L’AFRICANO, si perché ormai don Bosco è presente in quasi tutti i cinquanta stati africani e soprattutto qui in Etiopia, con ben 13 case salesiane e una diocesi affidata ai salesiani, quella di Gambella. 

 

Il sabato precedente alla festa abbiamo avuto l’inaugurazione di una cappella dedicata a Maria Ausiliatrice nella zona anyuak, dove c’è abba Giorgio Pontiggia con ben tre Vescovi, abba Angelo, il Vescovo di Lugano e il rappresentante della Santa Sede all’Onu di Ginevra, è stata proprio una bellissima festa e poi il 31 in casa salesiana: la S. Messa, giochi, tornei, una piccola conferenza e infine la cena. Don Bosco è proprio vivo in mezzo a tutti questi giovani, il 50% della popolazione di Gambella è sotto i 20 anni, pensate. 

E nei nostri villaggi??? Abbiamo iniziato nuove attività.

La più bella: il sabato a gruppi di quattro o cinque giovani del coro e un adulto partono per andare nei villaggi fuori Matar e Nyinenyang per fare catechismo, insegnare i canti, formare la comunità che vuole diventare cattolica, ormai sono già 7 le cappelle che abbiamo formato, 5 vicino a Matar e 2 vicino a Nyinenyang. E in alcune dopo il percorso di 2 anni stiamo già pensando i primi battesimi e abbiamo già iniziato a celebrare la Messa. Per cui il sabato Messa al mattino a Biro mi tol, con catechesi, la domenica a Nyinenyang poi a Matar e al pomeriggio a Muon. Da considerare che le messe qui durano almeno due ore.

Ogni domenica poi diamo ad una famiglia un crocifisso, una tovaglia, due candele, con il compito di custodire Gesù per tutta la settimana, pregare insieme come famiglia mattino e sera, dire il rosario e riportare Gesù la domenica successiva a Messa per poi passarlo ad un’altra famiglia, sperando di poter visitare le famiglie durante la settimana. C’è sempre tanto entusiasmo nell’iniziare attività nuove e i catechisti e la gente sta rispondendo davvero bene.

Un’altra bella notizia è che la chiesa di Nyinenyang sta per essere finita finalmente, dopo tre anni e mezzo. Abbiamo già fissato l’inaugurazione il 30 marzo, che in Italia sarà sabato santo, mentre qui la Pasqua la celebreremo il 5 maggio per via del calendario ortodosso. Stiamo già pensando a preparare una bella festa, la celebrazione, delle danze e dei discorsi, un pranzo degno e nel pomeriggio sfide a calcio e pallavolo tra Matar e Nyinenyang, siete già tutti invitati!!!

Infine a Matar abbiamo iniziato la costruzione dell’aula studio, dare la possibilità agli studenti di avere una biblioteca con i libri scolastici, nessuno qui possiede i libri scolastici perché costano troppo, di avere una tavolo e una sedia e la luce elettrica per poter leggere e studiare alla sera, viste le temperature che ci sono di giorno, abbiamo già toccato i 45°.

Un altro bel progetto che sta arrivando a realizzazione è mettere i pannelli solari, sia a Matar che a Nyinenyang, per usare l’energia solare che qui è abbondante e non dipendere sempre dal generatore, visto che non arriva la corrente. Con una l’associazione Dimmi, dimensione missionaria, stiamo ultimando i preparativi per la spedizione del materiale, la preparazione qui delle strutture necessarie e infine per la loro venuta per l’installazione. Penso possa essere un grande aiuto per la missione.

In questo periodo una bel pensiero del beato Charles de Foucauld su Gesù mi sta accompagnando e motivando in quello che faccio e vorrei condividerlo con voi. 

 

Sempre all’ultimo posto: “Quando vi invitano a un banchetto, mettetevi sempre all’ultimo posto”. Questo è ciò che Gesù stesso fece partecipando al banchetto della vita, e lo fece fino alla morte. 

Venne a Nazaret, il luogo della vita nascosta, della vita ordinaria, della vita di famiglia, di preghiera, di lavoro, di oscurità, di virtù silenziose, praticate senza altri testimoni che Dio, i suoi parenti e amici più stretti; il luogo di quella vita santa, umile, benefica, oscura, che è la vita della maggior parte degli esseri umani, e di cui diede l’esempio per trent’anni. 

 

Un ricordo a tutti voi e a presto

 

 

 

don Filippo Perin

 

 

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