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Don Bosco nelle visioni della mistica Adrienne von Speyr

Come la mistica cattolica Adrienne von Speyr nelle sue visioni ha visto don Bosco. Don Bosco desidera con tutte le sue forze portare i giovani a Dio, vederli vivere una felice e piena relazione con Lui. È questa propriamente la sua passione, il cuore del suo essere educatore, il centro della sua preghiera.


Don Bosco nelle visioni della mistica Adrienne von Speyr

 

del 11 dicembre 2012

 

 

    Adrienne von Speyr è stata una delle più importanti mistiche cattoliche del XX secolo. Grande fu il suo influsso sul pensiero di Hans Urs von Balthasar, uno dei maggiori teologi cattolici del XX secolo. Esercitò la professione di medico, ma questo non le impedì una profonda vita spirituale.

La sua mistica si caratterizza per un robusto orientamento di adesione al dogma cristiano, con particolare riferimento al Mistero trinitario. Per la von Speyr la vita di fede è fonte di gioia e di pace, anche se non viene risparmiata al credente (e tanto meno al mistico) la croce: in questo senso importanti sono le sue esperienze relative al sabato santo.

          Don Bosco desidera con tutte le sue forze portare i giovani a Dio, vederli vivere una felice e piena relazione con Lui. È questa propriamente la sua passione, il cuore del suo essere educatore, il centro della sua preghiera.

 

          «Vedo la sua preghiera essenzialmente giovannea, piena di amore, di meraviglia, di affetto per Dio.

          Le sue conoscenze sulla preghiera non sono grandi, non sa immaginarsi pienamente il Dio trinitario. Egli vive di qualche immagine del Vangelo e nel Cristo contempla il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo; li ama, porta tutto a loro, sopporta tutto per amore, soprattutto per stupore. Il suo amore per Dio è appassionato; non gli è facile introdurre le persone nel mondo della sua preghiera. Cosa vuol dire? Gli manca la distanza: idem nei confronti di Dio, della fede degli altri e della propria fede. Egli vive in una sorta di immediatezza, personalmente molto bella, di una purezza giovannea; egli non desidera altro che poter amare e contemplare Dio e prova una gioia infantile di potere, lui e gli altri, amare così.

          In tutte le opere che compie egli vive della parola del Signore: “quello che avete fatto al più piccolo dei miei fratelli l’avete fatto a me”, e nella spinta immediata a portare tutte le anime al Signore e cercarle nel Suo Nome. Se i suoi confratelli pregano troppo poco, se hanno più gioia nell’azione, nelle imprese, nelle opere, nelle esteriorità, piuttosto che in Dio e nella meraviglia per Lui, allora si rattrista e non sa bene cosa fare. Egli non sa come comunicar loro la sua passione per Dio.  Certamente egli ha lasciato loro molto, ma dopo la sua morte essi dovevano ritrovare in lui ciò che egli non aveva potuto comunicare loro.

          Nella sua preghiera manca una certa profondità d’immersione, ma questo non può essergli rimproverato. Agisce sempre in nome di Dio ma le opere che egli progetta si fondano in certo modo troppo poco sulla sua preghiera, come se questa non riuscisse ad essere pienamente l’humus della sua azione. La sua intenzione è buona, ma la relazione tra la preghiera e l’azione è pensata un po’ sommariamente. 

 

          La sua mistica ha solitamente un carattere occasionale. Nasce sempre dall’entusiasmo, ma gli manca una certa capacità di unificare, edificare, connettere. Egli assomiglia ad un giardiniere che coltiva fiori meravigliosi, ma quando li coglie non è capace di comporre un bouquet». 

 

von Speyr, Das Allerheiligenbuch, Erster Teil, Johannes Verlag, Einsiedeln 1966, 210-211 

 

 

Adrienne von Speyr

 

 

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