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«DON BOSCO» DIETRO LE QUINTE da Giovani per i Giovani

Intervista a don Aldo Giraudo, salesiano, sulla fiction «Don Bosco».«...Sono stato invitato a dare una consulenza, non tanto di carattere storico-biografico, ma di contenuto, indicando aspetti centrali del suo messaggio» (d. A. Giraudo)


«DON BOSCO» DIETRO LE QUINTE da Giovani per i Giovani

da GxG Magazine

del 01 dicembre 2004

 

1) Chi ha pensato di realizzare una fiction sulla vita di Don Bosco e perché, secondo lei, si è scelta proprio la figura di questo Santo?

 

Non è stata un’iniziativa promossa dai salesiani ma dalla “Lux Vide”, una corporation per la  produzione di fiction per la televisione (tra le quali la serie sulla Bibbia e sugli “amici di Gesù”, il popolarissimo “Don Matteo”, “Padre Pio”, “Lourdes”…).

La “Lux Vide” è una corporation di ispirazione cattolica, con la missione di introdurre nei circuiti televisivi internazionali dei prodotti televisivi che, pur rispondendo alle esigenze dello spettacolo, contengano un esplicito riferimento ai valori cristiani e siano un’occasione e uno stimolo alla riflessione. I destinatari che la “Lux Vide” vuole raggiungere in prima istanza non sono quelli che già gravitano attorno alle parrocchie o ai movimenti religiosi, ma il grande pubblico della prima serata TV, in gran parte estraneo al discorso religioso esplicito e che difficilmente andrebbe al cinema per vedere un film su Gesù o sulla vita di qualche santo. Si tratta allora di usare un linguaggio capace di raggiungere tali destinatari e questo impone delle scelte ben precise.

Quanto poi alla mia partecipazione, sono stato invitato a dare una consulenza, non tanto di carattere storico-biografico, ma di contenuto, indicando aspetti centrali del suo messaggio. Per la “Lux Vide” era importante presentare soprattutto il don Bosco educatore e pastore, alcune caratteristiche che lo connotano come un santo “quotidiano” e vicino alla gente, attraverso la narrazione essenziale di qualche momento saliente della sua storia così ricca di valori, ancora tanto eloquenti e attuali per la nostra società e per le sfide che la interpellano.

 

 

2) In che modo lo sceneggiatore e il regista si sono preparati per rappresentare la vicenda di don Bosco?

 

Bisogna anzitutto dire che il film è stato girato in soli 42 giorni, più una ventina per il montaggio, il doppiaggio e le rifiniture. Si è lavorato un po’ di fretta. I tempi sono stati forzatamente brevi perché la Rai ha anticipato di oltre un mese la messa in onda. Molto più lunga, invece, è stata la fase preparatoria.

Lo sceneggiatore, Vincenzo Diana, un professionista in questo settore, e Francesco Arlanch, story editor della Lux Vide, hanno lavorato attorno alla sceneggiatura in full-immersion per circa 10 mesi. Si sono serviti inizialmente della biografia di Teresio Bosco (Don Bosco, una biografia nuova), in seguito per comprendere pi√π a fondo la figura del Santo, sono passati alla lettura dei volumi di Pietro Stella e della recente biografia di Pietro Braido, oltre a una serie di altri documenti che gli sono stati forniti. Negli incontri che ho avuto con loro, ho potuto constatato quale conoscenza avessero acquisito di don Bosco, della sua missione e del suo metodo educativo.

Dopo questo indispensabile studio preparatorio, si trattava di tradurre tutto in un racconto redatto secondo le regole della fiction televisiva. Il lavoro si è sviluppato in tre diverse tappe: il “trattamento”, una sorta di racconto nel quale vengono messe in risalto le tensioni drammatiche e i ritmi narrativi; la “scaletta”, una riduzione sintetica del racconto in scene numerate; infine, la “sceneggiatura” vera e propria. Questa ha avuto varie versioni. Nella prima stesura era molto diversa rispetto a quanto si è visto in TV: molto più fedele alla storia, con un ritmo narrativo più disteso, e si proponeva di raccontare un arco più ampio della vita del santo. Ad esempio erano previsti 3 attori diversi per don Bosco (un ragazzo, un giovane e un adulto) e i primi salesiani venivano rappresentati da ragazzi e poi da adulti. Per esigenze di produzione, essendo stato ridotto il budget economico, si sono dovuti fare tagli drastici. E così si sono susseguite successive versioni della sceneggiatura. Poi il tutto è passato al regista, Lodovico Gasparini, affiancato dalla segretaria di produzione Lea Tafuri, i quali, dopo essersi a loro volta documentati sulle biografie di don Bosco, con l’aiuto di due altri sceneggiatori hanno approntato la versione definitiva, con le modifiche necessarie per la traduzione in racconto cinematografico. Anche in questa fase, si sono resi obbligatori numerosi tagli per rispettare i tempi e le esigenze di una fiction di carattere popolare. Altri tagli si sono ancora dovuti fare nel montaggio.

 

 

3) Quali sono i limiti, materiali e non, che una rappresentazione di questo tipo impone? Nella realizzazione del film ci sono state scelte dettate dal marketing?

 

Bisogna dire che una mini serie televisiva ha un linguaggio e una “grammatica” assai diversi da un film. La fiction infatti, mira a tenere sempre desta l’attenzione del telespettatore, è un continuo rincorrersi di tensioni, di emozioni, di contrapposizioni e di risoluzioni. Questo genere di lavori ha sempre bisogno di avversari, di momenti critici, di sorprese. Come avete potuto constatare la fiction su don Bosco si regge su alcune contrapposizioni drammatiche: quella con il fratello Antonio, che si conclude in modo toccante il giorno della prima Messa del santo; quella con il vicario di città, con la marchesa di Barolo, con alcuni ragazzi difficili, con l’arcivescovo…

Indubbiamente il discorso di marketing è determinante nelle reti televisive. I criteri per la scelta degli spettacoli da trasmettere in prima serata, sia nei palinsesti della Rai che in quelli di Mediaset, sono condizionati da una spietata concorrenza per ottenere la massima audience, sbaragliare gli avversari e garantire i massimi introiti pubblicitari. Prodotti che non rispondono a tali esigenze di mercato vengono scartati o al massimo trovano posto in tarda serata. La “Lux Vide” conosce evidentemente queste “leggi” e ne accetta i condizionamenti pur di poter arrivare ad offrire un discorso ricco di valori e contenuti al grande pubblico. Quest’ultimo è il vero obbiettivo per tutti: per i network mossi da motivi economici, per la “Lux Vide” animata prevalentemente da motivi ideali. La fiction su don Bosco – girata originalmente in inglese –  è pensata anche par raggiungere un pubblico internazionale: nei prossimi mesi verrà infatti trasmessa nelle TV di diversi paesi del mondo.

Certo, il condizionamento è forte, ma se si vuole arrivare a determinati livelli bisogna accettare la sfida e sapersi muovere con intelligenza negli angusti margini permessi. In sostanza si deve cercare di fare in modo che chi ha in mano il telecomando sia talmente preso dal racconto da non cambiare mai canale. I dati auditel dimostrano che nel caso della fiction su don Bosco, tale risultato è stato raggiunto (circa 7.500.000 telespettatori per la prima puntata, oltre gli 8.000.000 per la seconda), reso significativo anche dal fatto che la “concorrenza” trasmetteva programmi di grande richiamo (le partite di Serie A e “Il Grande fratello”).

 

 

4) Con che criterio avete deciso le parti della vita di Don Bosco che dovevano essere rappresentate e quelle che invece andavano tagliate? E quali sono state le maggiori difficoltà nello scegliere? Quali sono state le caratteristiche della personalità di Don Bosco che avete cercato di mettere in luce e quale stile comunicativo avete usato per trasmetterle?

 

La “Lux Vide”, come ho già detto, si è data una missione: arrivare attraverso i grandi mezzi di comunicazione a presentare dei messaggi cristiani che rispondano ai problemi e alle carenze più urgenti nella cultura d’oggi. Ciò ha portato a scegliere il “personaggio” don Bosco, in quanto pastore ed educatore di giovani. Presentando la sua storia, si è voluto sottolineare l’importanza di recuperare per l’oggi una proposta educativa “forte”, volta alla formazione umana e cristiana dei ragazzi e dei giovani; una formazione aperta al trascendente, portata avanti da educatori totalmente consacrati alla loro missione, in un ambiente educativo improntato sullo stile familiare e pervaso da valori solidi e da un forte amore paterno. Non viene dimenticato un elemento tipico dello stile pedagogico salesiano: il fecondo coinvolgimento dei giovani nella formazione dei loro compagni. In sintesi potremmo dire che si è mirato a tratteggiare una proposta educativa marcatamente in contrasto con gli “andazzi” attuali della scuola e della società.

Tenendo conto dei limiti posti dal mezzo e dal tempo a disposizione, si è scelto di raccontare soprattutto don Bosco giovane prete, a diretto contatto con i ragazzi, e gli inizi della Congregazione salesiana fondata dal santo proprio con alcuni dei suoi primi ragazzi, salvati dalla povertà.

La figura di don Bosco che emerge è quella di un prete totalmente dedicato alla sua missione, spinto dalla carità fino al limite delle sue forze, estremamente affettuoso e concreto nelle sue risposte educative e caritative, tenace nel corrispondere alla sua vocazione, forte nel difendere i suoi ragazzi e i suoi punti di vista… Il tutto espresso con un linguaggio che, pur rispettando la grammatica della fiction, risulta estremamente efficace, sia nel momento della trasmissione TV sia qualora si valorizzi il prodotto in seguito, in contesti particolari, quali incontri di educatori e genitori, momenti di formazione per gli animatori: in tutte quelle situazioni in cui può essere utile appoggiare il discorso teorico con vari ed efficaci esempi pratici.

 

 

5) La figura di San Domenico Savio viene rappresentata in maniera un po’ distante dalla realtà, perché questa scelta?

 

In verità, nelle prime stesure della sceneggiatura si era lasciata fuori la figura di san Domenico Savio. Solo all’ultimo momento – forse per intervento della dirigenza della “Lux Vide” - è stato inserito, forzando notevolmente il dato storico, per mettere in piena luce la meta ultima della proposta educativa di don Bosco: la santità. Si è voluto evidenziare che, ieri come oggi, in una massa giovanile c’è sempre chi può arrivare ad altissimi livelli di vita cristiana, tanto da stupire i suoi stessi educatori.

La figura di Domenico è un chiaro richiamo ad avere più fiducia nelle risorse profonde dei ragazzi e dei giovani e ad evitare il rischio, sempre presente, di considerarli incapaci di grandi cose, soprattutto se poveri o marginali, scivolando in una proposta formativa giocata al ribasso.

 

 

6) Quali sono, secondo lei, i pregi di questa fiction e quale invece i difetti?

 

Comincio dai difetti: sono parecchi, tutti legati al genere televisivo utilizzato e ai condizionamenti imposti dalla “prima serata”. Mi riferisco in particolare alle inevitabili licenze storiche, anche pesanti, alle forzature narrative e al fatto di essere costretti a scegliere solo alcuni elementi e tratti della vicenda di don Bosco, per non dover “appesantire” il racconto.

Per quanto riguarda i pregi, evidenzierei innanzitutto il fatto che il personaggio raffigurato è molto vicino alla realtà del don Bosco giovane prete in azione. Sono restituiti molti dei suoi tratti caratterizzanti: lo zelo ardente per la salvezza dei giovani, la dedizione totale, la fiducia illimitata nella Provvidenza, il suo amore ai giovani, soprattutto ai più poveri, la sua grande fiducia nelle loro risorse, il suo ottimismo educativo, la sua proposta solida… Notevole anche altre caratterizzazioni: quella di mamma Margherita, che rende il clima familiare di Valdocco, e quella di don Calosso. Mi ha piacevolmente sorpreso come sceneggiatori e regista hanno saputo evidenziare il ruolo attivo dei ragazzi, la loro positiva risposta all’amore di don Bosco: in loro si vedono i risultati di un’efficace relazione educativa e pastorale.

Comunque, il pregio più grande di questa fiction mi pare sia l’aver proposto esplicitamente un discorso educativo – pastorale, sottolineandone, come già dicevo, l’importanza e l’urgenza.

 

 

7) Secondo lei è un film su Don Bosco riuscito?

 

Qui i pareri possono essere diversi, a seconda delle sensibilità e delle immagini di don Bosco che ognuno di noi ha interiorizzato. Va ricordato che non è un film ma una fiction, una miniserie in due puntate, il primo esperimento di questo genere. Considerando gli obbiettivi che la produzione si era proposta, mi sembra che l’operazione sia riuscita!

 

Renzo Moreale

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