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Discepoli e missionari di Gesù Cristo [schema]

Riportiamo la traccia che il Rettor Maggiore ha usato nel suo intervento all'Agorà MGS a Loreto. «Le nuove generazioni sono portatrici di «istanze profetiche» che la Chiesa non può sottovalutare. Il mondo giovanile va “letto” con appassionata competenza ed ascoltato con apertura di cuore, per poter «discernere il “vero” presente sotto le vesti del “nuovo”».


Discepoli e missionari di Ges√π Cristo [schema]

da Rettor Maggiore

del 04 settembre 2007

 

 

 

L’incontro di Loreto ha come tema: «Come io vi ho amati». Questi collega il farsi incontro della Chiesa ai giovani al mistero del farsi incontro di Dio all’umanità, in Gesù Cristo. Lo Spirito di verità guida l’ascolto, rivelando la presenza di Cristo in mezzo ai giovani e conducendo la Chiesa a «discernere il “vero” presente sotto le vesti del “nuovo”».

 

I Vescovi italiani hanno definito i giovani «talento» della Chiesa. Nelle parabole evangeliche, l’espressione risulta positiva ed impegnativa ad un tempo. In quelle narrazioni, infatti, il talento viene presentato come un’oggettiva ricchezza, che però viene data in affidamento, affinché venga fatto fruttare. Se ciò non accade, il talento ricevuto diventa, da onore, causa di rimprovero e castigo. Fuor di metafora, la Chiesa guarda alle nuove generazioni senza facili pessimismi né ingenui ottimismi, ma nella consapevolezza della costitutiva ambivalenza della giovinezza, che necessita della relazione educativa con la comunità adulta, per poter sviluppare tutto il positivo che ha in sé.

 

D’altra parte, le nuove generazioni sono portatrici di «istanze profetiche» che la Chiesa non può sottovalutare. Il mondo giovanile va “letto” con appassionata competenza ed ascoltato con apertura di cuore, per poter «discernere il “vero” presente sotto le vesti del “nuovo”».

 

Siamo debitori di un tale atteggiamento a Giovanni Paolo II, il quale sempre ha insistito nel promuovere il dialogo tra Chiesa e giovani e l’apertura di credito verso le nuove generazioni.

 

Nel discorso all’Udienza generale del 31 agosto 1994 diceva: «Io mi auguro che i giovani trovino spazi sempre più vasti di apostolato. La Chiesa deve far loro conoscere il messaggio del Vangelo con le sue promesse e le sue richieste. A loro volta, i giovani devono esprimere alla Chiesa le loro aspirazioni, i loro progetti. Questo reciproco dialogo, da attuarsi con grande cordialità, chiarezza e coraggio, favorirà l’incontro e lo scambio tra le generazioni, e sarà fonte di ricchezza e di giovinezza per la Chiesa e per la società civile».

 

Questo incontro di Loreto è un primo momento del progetto ecclesiale triennale denominato “Agorà”.

 

L’obiettivo è inserire più profondamente i giovani nel cammino della Chiesa.

 

L’incontro ha come riferimento una Giovane Donna: Maria di Nazaret.

La sede dell’incontro è da questa prospettiva assai significativa, perché è la casa di Maria, il luogo dove si è realizzato il grande avvenimento del mistero della Incarnazione, il mistero del Dio che si fa Uomo e assume fino in fondo la nostra natura umana e una cultura particolare. Si tratta di un fatto paradigmatico e non soltanto aneddotico. In parole di Sant’Irineo: “Quod non assumptum non redentum”.

 

A Casa sua, nella sua Scuola, Maria può insegnarci come innamorare sempre più i giovani di Cristo, come aiutarli ad essere gioiosamente Chiesa, come impegnarli più decisamente a comunicare ai fratelli la gioiosa certezza di essere amati da Dio.

 

Ecco infatti le grandi sfide cui vuole rispondere questa Agorà:

 

1)     Il bisogno di una decisa ri-appropriazione del ruolo educativo della comunità ecclesiale, che non può appaltare l’educazione della fede dei giovani ad operatori, associazioni o ambienti specializzati, con il rischio di un sostanziale parallelismo dell’attività giovanile rispetto alla vita della comunità.

 

2)     L’urgenza di avviare una pastorale giovanile che riesca ad essere elemento di unificazione dell’esistenza, abilitando per commisurare la fede con le sfide che provengono dalla cultura e dalla società, e non vivere la appartenenza cristiana come una “nicchia” tra le tante che compongono la vita.

 

3)     La necessità di orientare la formazione e l’azione ad una convinta acquisizione della missionarietà, non solo come finale di un percorso, ma come dinamica formativa: “la fede si rafforza donandola”.

 

Il primo anno pastorale (2006-2007) è dedicato all’ascolto del mondo giovanile (cfr. parole di don Cafasso a don Bosco).

Significa portare la Chiesa (le comunità, i giovani, i sacerdoti, gli operatori…) fuori dei propri spazi, per instaurare nuove relazioni con i giovani, sul terreno della speranza, desiderata, cercata e vissuta negli ambiti della vita quotidiana utilizzando la griglia di lettura, di analisi e di proposta suggerita dal IV Convegno Ecclesiale di Verona: le relazioni affettive, l’esperienza della fragilità, l’impegno di cittadinanza, la dinamica studio-lavoro-festa, il rapporto con le altre generazioni.

 

Il secondo anno pastorale (2007-2008), con il tema «Mi sarete testimoni» è dedicato alla dimensione interpersonale dell’evangelizzazione. L’obiettivo è quello di proseguire la dinamica estroversa del primo anno, sia a livello di testimonianza e presenza quotidiana negli ambienti di vita, sia come iniziative straordinarie di missione. Momento centrale ne sarà la Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney, in Australia.

Il tema, «Mi sarete testimoni», evidenzia che missionarietà è parte costitutiva dell’identità cristiana delle persone e delle comunità, chiamate a narrare l’esperienza gioiosa dell’incontro con il Risorto. La missione viene vissuta non come «proselitismo, che vuole “catturare” i giovani per appropriarsene, ma come una gioiosa comunicazione della bellezza di una scoperta che si vuole condividere con tutti».

 

L’anno pastorale 2008-2009 è dedicato alla dimensione culturale e sociale dell’ evangelizzazione. Obiettivo è proseguire la dinamica estroversa, affrontando la questione di una testimonianza cristiana (personale, ma soprattutto comunitaria) esercitata sulle frontiere delle grandi questioni culturali e sociali.

Il tema, «Fino ai confini della terra», sottolinea l’esigenza che l’annuncio del Vangelo si declini nei linguaggi e nelle culture dei giovani di oggi, spesso assai distanti da quelli delle precedenti generazioni.

 

Don Pascual Chávez VillanuevaLoreto – 31 agosto 2007

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