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Diario di prof - Migranti a Catania

Naturalmente la bambina non ha alcuna responsabilità, ma possiamo essere certi che le malattie di cui parlava non facessero riferimento al passaggio delle navi da crociera, bensì all'arrivo dei migranti nella mattinata stessa e alla morte di sei di loro...


Diario di prof - Migranti a Catania

del 19 agosto 2013

 

 

Le parole cattive e il buon esempio

La settimana scorsa ero rimasto colpito dalla conversazione avuta con un amico su un fatto accaduto alla Playa di Catania, sabato 10 agosto nel tardo pomeriggio, dopo l'arrivo dei migranti nella mattinata e la morte di alcuni di loro. Mi aveva raccontato il seguente dialogo tra lui e una bambina, avvenuto in un lido:

 

Bambina: Mi scusi signore, ma non ha freddo a farsi la doccia a quest'ora?

Signore: Dovrò pur lavarmi prima di rientrare a casa, no?

Bambina: Certo, ha ragione. E poi a mare mica si può andare, dopo quello che è successo stamattina...

Signore: In che senso?

Bambina: Sa, le malattie...

Signore: Ovviamente. Dopo essere passate ben tre navi da crociera, le acque del mare ne risentono sempre. È a questo che ti riferivi, giusto?

Bambina: (scuote la testa come per dire "no").

Signore: Capisco, salutami i tuoi genitori!

 

Naturalmente la bambina non ha alcuna responsabilità, ma possiamo essere certi che le malattie di cui parlava non facessero riferimento al passaggio delle navi da crociera, bensì all'arrivo dei migranti nella mattinata stessa e alla morte di sei di loro. Il problema è chiaramente educativo! Non si tratta, però, dell'educazione formale legata ai comportamenti come capita di vedere al mare per restare in tema: "non alzare la sabbia coi piedi quando cammini", "parla piano nelle ore di riposo", "non buttare sabbia negli occhi", "non scavare buche", ecc. In questo molti genitori o adulti sono anzi bravissimi con figli o nipoti. Non si tratta neanche di quell'educazione fondata solo sulla razionalità, per cui si spiega ogni cosa ai bambini, si dicono i fatti nel dettaglio. Anche in questo, magari con più fatica, vi sono dei buoni risultati. Qui la questione è quella dell'educazione del cuore!

Che cosa sarà stato detto alla bambina per motivarle l'impossibilità di entrare in acqua? Che sono passate tre navi da crociera ed hanno scaricato chissà cosa in mare? Che sono arrivati dei migranti e alcuni di questi sono morti in acqua e quindi si possono prendere delle malattie? Non lo possiamo sapere, forse solo intuirlo dalla risposta e dall'atteggiamento della bambina, ma ci preoccupiamo degli adulti e di certa incapacità di andare oltre la superficialità e l'indifferenza del cuore. Dinanzi ad una tragedia simile non sarebbe stato meglio forse non andare al mare, non per paura, ma per rispetto e magari farle recitare una preghiera? E se anche lo si fosse venuto a sapere dopo, non si poteva parlarne e aiutarla a capire la gravità dell'accaduto? Non era un'occasione per affrontare il tema dell'accoglienza, delle sofferenze di alcuni popoli?

Qualche giorno fa, però, altri adulti su una spiaggia a Pachino hanno dimostrato che è possibile un'educazione del cuore: hanno agito, dato l'esempio, cioè educato con la vita aiutando la Guardia Costiera a salvare circa 160 migranti senza paura di malattie. Lo hanno fatto davanti ai propri figli e, grazie alle immagini, dinanzi i figli di tanti altri, dando l'opportunità di farli crescere con uno sguardo nuovo sulla realtà e con un seme di bontà in più nel cuore.

 

 

Marco Pappalardo

 

 

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