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«Caro Gesù...». Lettera di Natale.

Caro Gesù, in questo giorno di Natale voglio scrivere a te per tanti motivi, così come facevo una volta... Caro Gesù, questa è la mia lettera di Natale per te. E anche a te auguro Buon Natale perché già più di duemila anni fa non hai trovato un posto dove nascere. In questo Natale spero che tu un posto possa trovarlo nella greppia, anche se a volte fredda, del nostro cuore.


«Caro Gesù...». Lettera di Natale.

da Teologo Borèl

del 25 dicembre 2006

Carissimi amici, in questa giorno di Natale, non mi rivolgo a voi: di discorsi più o meno azzeccati e di prediche chissà quante ne avete sentite! Mi rivolgo invece a Gesù con una lettera perché in questa giorno sono tante le cose che vorrei dirgli…  In questa giorno non posso e non possiamo tacere…

 

Caro Ges√π,

in questo giorno di Natale voglio scrivere a te per tanti motivi, così come facevo una volta…

 

Prima di tutto, perché so che tu mi leggerai di sicuro e la mia lettera non rischierà di finire come le tue ammassate in qualche angolo della camera tra maglie e vestiti o in qualche cestino della casa. Tu ce ne hai scritte tante di lettere: le persone, tanti fatti, gli affetti, le difficoltà e le prove, i santi… sono tutte lettere d’amore, ma noi non le abbiamo neppure aperte; anzi alcune sono rimaste addirittura nella buca delle lettere. E nel migliore dei casi le abbiamo scorse frettolosamente quasi per dovere e con aria annoiata. Ti scrivo Gesù, perché so che tu non ti fermi a fare l’analisi estetica di ciò che ti dico. Tu vai sempre al nocciolo delle questioni e sei preciso nel cogliere tra le righe la bellezza e le verità che cerco, e che in parte già vivo, nonostante gli errori grammaticali della vita. E anche stavolta, ne sono certo, tra le righe saprai scorgere il mio cuore gonfio di gioie e delusioni, di paure e di speranze, di preoccupazioni e di tenerezze, di inquietudini e desideri, di conquiste e disfatte, di nostalgie e di aspirazioni. Inoltre, caro Gesù, ti scrivo perché tu rispondi sempre, e non passi mai nulla sotto silenzio. Con gli altri, lo sai, non sempre è così.

 

Ma, soprattutto, scrivo direttamente a te, perché è Natale ovvero il tuo compleanno. E so che in questo giorni ti incontrerai con tante persone che verranno a salutarti rimirandoti nel presepio della Chiesa semivuota o di qualche bancone dei centri commerciali così affollati di gente e di cose che non c’è più spazio neanche per venderti per pochi soldi. Qualcuno ti visiterà per tradizione, altri per nostalgia di quei natali vissuti da bambino, qualcun altro per curiosità e qualcun altro, con fare smarrito, semplicemente si domanderà: «Chi è quel bambino?». Non importa. Tu le conosci ad una ad una queste persone che in questo giorno sembrano disperse e come i pastori si avvicinano a te senza capire bene cosa sta succedendo. Beato te, che le puoi chiamare tutte per nome. Dal momento, però, che passeranno a trovarti, se non nell’Eucaristia e nella confessione almeno nel presepe, perché non suggerisci loro, discretamente, che sono davvero poche le cose che contano nella vita e che lo smarrimento che tante volte le mette con le spalle al muro non è altro che il frutto del desiderio inascoltato di incontrare te? Perché non suggerisci alle persone che verranno a vederti nel presepio (e che a Natale cercano di essere un po’ più buone) che la tristezza e l’inquietudine che tante volte le attanaglia non è altro che il risultato di una vita basata sull’egoismo e sull’avere?

 

Gesù, diglielo che è più preziosa la povertà della stalla puzzolente di Betlemme che lo sfarzo profumato delle nostre case, che è più prezioso morire in croce a 33 anni per amore che campare fino a 100 per accumulare i tesori del mondo di cui non ce ne faremo niente in paradiso e che nella bara neanche ci stanno. Diglielo che è meglio una vita spesa amando che una vita spesa inimicandosi le persone per quattro soldi o per essere i primi nella classifica del prestigio sociale. Diglielo Gesù, che non serve far le code per andare sulla neve se poi a casa non ci si vuole bene.

 

Caro Gesù, mi raccomando: converti il nostro cuore in questo Natale. Fallo: non aspettare oltre! In questi giorni ci facciamo tanti regali inutili per riempire la nostra sete di felicità. Gesù, aiutaci a comprendere che non abbiamo bisogno di questi regali o di girare all’impazzata per i centri commerciali con carrelli così pieni che i bambini non li riescono neanche a spingere. Aiutaci a comprendere che abbiamo bisogno di silenzio, di quel silenzio che c’era a Betlemme quando tu sei nato e che oggi neanche a Betlemme c’è più. Facci capire, che abbiamo bisogno di un cuore che sappia amare, che sappia piangere con chi soffre e sorridere con chi è nella gioia. Abbiamo bisogno di un cuore che non rimane indifferente di fronte alle tragedie dell’umanità, ma che sa invece rimboccarsi le maniche. Fa’ che la smettiamo di dire “poverini…” quando in televisione vediamo chi soffre e fa’ invece che abbiamo il coraggio di andare in agenzia di viaggi a comprarci un biglietto d’aereo di sola andata per condividere la povertà e la tristezza di tanti uomini. Sotto l’albero di Natale facci trovare un cuore nuovo capace di sanare col perdono le baruffe e i conflitti che ci sono in casa e in comunità, un cuore capace di donare gioia vera con un sorriso, un cuore esperto nella fedeltà alla propria ragazza, al proprio ragazzo, un cuore capace di sognare in grande. Sotto l’albero facci trovare un cuore che sa mettere i figli prima del lavoro, la famiglia prima della ricerca del prestigio, un cuore che sa distinguere tra il bene e il male, un cuore che sa denunciare come omicidio l’aborto e come ipocrita ogni tipo di guerra. È questo ciò di cui abbiamo bisogno. È questo ciò per cui siamo fatti.

 

Caro Gesù, dona alla nostra gente, alle nostre parrocchie, alle nostre comunità la gioia di te. Ispira in noi i brividi e il fervore della Chiesa degli inizi, la passione e la radicalità evangelica di quei cristiani che vivono in trincea nella persecuzione per testimoniare la propria fede. Risveglia in ogni uomo il desiderio di salvare il mondo! Per questo Gesù, fa’ che se un giorno ci dovessero arrestare perché siamo cristiani, trovino le prove della nostra fede. È per qualcosa di grande che siamo fatti, per orizzonti immensi in cui vive chi si dona fino in fondo: è per questo che ci hai creati. Facci capire che il nostro destino non è solo amare ma addirittura divenire amore, così come hai fatto tu nascendo.

 

Caro Gesù, metti allora nel cuore di chi è lontano dall’amore una profonda nostalgia di te. Fa’ che tutti noi sentiamo una profonda nostalgia di te. Asciuga le lacrime segrete di tanta gente, che non ha il coraggio di piangere davanti agli altri. Entra nelle case di chi è solo, di chi non attende nessuno, di chi a Natale non riceverà neppure un biglietto d’auguri e, a mezzogiorno, non avrà commensali, di quella donna che mi ha detto che a Natale farà il brindisi con il Crocifisso perché neanche a Natale i suoi figli si ricordano di lei.

Ricordati dei ragazzi che non andranno a casa perché nessuno li vuole. Ricordati di quelle famiglie in cui c’è divisione, gelosia e discordia anche a Natale. Ricordati di quelle famiglie in cui è più importante l’alcol che la pace. Ricordati di quelli che dormono col cartone al posto dei vetri alla finestra. Ricordati soprattutto dei giovani, di quelli che stanno puntando la loro vita sulla futilità delle cose del mondo e non sui loro desideri più profondi e pregiati che tante volte neanche conoscono. Ricordati, Signore, di chi ha tutto, e non sa che farsene perché gli manchi Tu.

 

Caro Gesù, quando ero piccolo non vedevo l'ora che venisse Natale perché mi avevano insegnato che la notte di Natale sarebbe passato Gesù Bambino a portare i doni per me e tutta la famiglia. E mi avevano insegnato che Gesù Bambino portava doni in più a chi si comportava bene durante l'anno. Ma ad ogni Natale rimanevo meravigliato nel vedere che i doni arrivavano a tutti in misura più o meno uguale. E mi dicevo: Deve essere veramente buono questo Gesù Bambino se non fa differenze tra i bambini buoni e quelli meno buoni. E mi dicevo ancora: Deve essere veramente buono questo Gesù Bambino se ogni anno ritorna anche se siamo sempre meno buoni. Caro Gesù, oggi, come allora, mi piace pensare che tu vieni ancora a portare i tuoi doni a tutti non facendo alcuna differenza, ma guardando alla bontà e alle speranze di ogni cuore.

 

Caro Gesù, questa è la mia lettera di Natale per te. E anche a te auguro Buon Natale perché già più di duemila anni fa non hai trovato un posto dove nascere. In questo Natale spero che tu un posto possa trovarlo nella greppia, anche se a volte fredda, del nostro cuore.

 

Infine caro Gesù, spero che il prossimo anno tu non venga a portare la pace perché vorrei che la pace ci fosse già. Spero che il prossimo anno tu non venga a portare la gioia perché vorrei che la gioia ci fosse già. Spero che tu non venga a portare l’amore perché vorrei che l’amore ci fosse già.

 

Grazie, perché questo giorno mi dice che sarà così.

 

I.B.

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