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Capitolo 9

E preso un'altra volta il ritratto a D. Bosco - Suo desiderio, della vita futura - - Suoi incomodi di sanità - Inquietudini de' suoi coadiutori - Costante mortificazione di D. Bosco: una cena - Migliaia di giovani che D. Bosco vuole con sè in paradiso - Dolore nel vedere il raffreddamento di alcuni nel servizio di Dio - Elogi di D. Bosco alla purità' - Sua condotta e sue parole per accendere negli alunni l'amore a questa virtù: consigli per conservarla - Precauzioni consigliate ai preti e ai chierici - D. Bosco commenta il versicolo 34 al capo IV del Vangelo di S. Giovanni Una grazia da chiedere ad una santa scrivendo la sua vita - D. Bosco serve la S. Messa. - avviso a chi la celebra con troppa fretta - Dono del Card. Corsi - Questioni gravi tra l'Austria e la Prussia - Preghiere dei giovani per la pace di Europa - Previsioni di D. Bosco.


Capitolo 9

da Memorie Biografiche

del 01 dicembre 2006

Nei primi giorni di Febbraio, racconta la cronaca di D. Bonetti, venne a far visita a D. Bosco ed ai suoi antichi condiscepoli ed amici il giovane Bellisio, valente pittore che aveva acquistato fama come ritrattista. Il Cav. Oreglia e D. Savio colta quell'opportunità, pregarono D. Bosco a voler concedere qualche momento di udienza privata a quel caro figlio in sua camera, permettendogli, non di prendere il suo ritratto, perchè già era stato preso altra volta, ma di fissarne in carta solo le linee principali del volto e della testa. Dopo calde preghiere e vive istanze, D. Bosco acconsentì, ma adagiandosi sulla sedia a tal uopo recata, trasse dal cuore un profondo sospiro e disse: - Questi sono gli atti più violenti di mia vita! - Bellisio colla sua matita ritrasse un'altra volta rapidamente le fattezze del Servo di Dio; e data loro una diligente ritoccata, che animò d'un ideale che stava scolpito nel suo cuore, consegnò il suo lavoro a D. Savio.

” La causa di questo nuovo ritratto era una certa inquietudine risvegliatasi nei figli dell'Oratorio. In questi giorni Don Bosco parla sovente delle miserie della povera nostra vita mortale e delle bellezze del paradiso; dice che desidera di andarvi presto e di toglierei l'incomodo della sua poco utile presenza; di non aver più forze per fare quelle opere, che avrebbe intenzione di compiere; rimettersi in tutto al beneplacito del Signore, il quale per la sua gloria ha molti altri istrumenti migliori di lui. - Le sue parole sono per noi argomento di molti discorsi e tengono l'animo nostro in gran rammarico. Noi temiamo forte che presto ci abbandoni. Che Dio ci scampi da tanta sciagura! Egli continua ad essere malaticcio. Lo sputo pare che bruci il suo fazzoletto. I medici asseriscono che, se egli non uscisse tutti i giorni di casa, avrebbe termine la sua vita in tempo non lontano ”.

 Tuttavia D. Bosco assoggettavasi alle privazioni ordinarie imposte dalla regola comune, non accettando le ordinazioni dei medici, che prescrivevano cibi più confacenti al suo stomaco.

Il giovane Giacomo Reano così scrisse a D. Bonetti.

   ” La vigilia di una solennità, D. Bosco aveva confessato fino quasi a mezzanotte e scese in cucina per cenare. Il cuoco era a letto, la minestra e la pietanza per D. Bosco stavano nel forno del potagè col fuoco già spento da ore. La pietanza di legumi era fredda, la minestra era divenuta densa essendo di semola. Io ammirai D. Bosco. Non fece lamento nè del cuoco, nè delle vivande. Lo aveva accompagnato il Ch. Francesia e qualcun altro. Quando D. Bosco ebbe innanzi la minestra, che il Ch. Francesia gli aveva portata, la toccò col cucchiaio, si provò a mangiare, ma, tra la consistenza di essa, e lo stomaco stanco del lungo confessare, non poteva tranguggiarla. Disse allora al Ch. Francesia: - Va a prendere un bicchiere d'acqua! - Quando l'ebbe, la versò nella scodella, rimescolò quella poltiglia e ridendo la mangiò tutta, dicendo: - Non è troppo calda, ma la mangio con buona intenzione e fa bene egualmente.

” Più volte il cibo era condito con un motto poco cortese. Una sera l'inserviente disse al cuoco, che almeno desse un po' più calda la roba destinata per D. Bosco. Ma quegli, ruvido di carattere, rispose: - E chi è D. Bosco? È come un altro qualunque della casa! - Vi fu chi riferì a D. Bosco quella risposta insolente, ma il buon Servo di Dio osservò con tutta calma: - Il cuoco ha ragione ” !

E questo distacco da tutto ciò, che poteagli riuscire di sollievo, era un sacrifizio continuo che offriva a Dio per la santificazione de' suoi figliuoli.

Notava D. Bonetti nella sua Cronaca.

“ 8 Febbraio. - Trovandosi D. Bosco in refettorio con diversi chierici e secolari della casa e parlando loro delle miserie fra le quali si trovava l'uomo in questo mondo, concluse: - Ah! nulla importa purchè possa andare in paradiso io coi miei giovani e con Bonetti insieme (imperocchè io eragli vicino ed egli aveva gli sguardi a me rivolti).

” - Quanti vuole averne insieme? tosto gli domandai.

” - Brami saperlo quanti ne voglio insieme? Ho dimandato al Signore il posto almeno per dieci mila. - Difatti questo l'aveva già detto e lo ripeteva di quando in quando, sicchè tale voce erasi già sparsa in varii paesi; ed una madre di Caramagna venne a Torino per chiedere a D. Bosco la grazia, che mettesse nel numero dei diecimila suo figlio, sebbene non potesse mandarlo ad abitare nell'Oratorio.

” Io intanto continuai a chiedergli: - Quanti ve ne sono già presentemente in paradiso?

    ” - Circa duecento! rispose.

” Io proseguii: - Contando quelli che già furono da lei indirizzati alla via del paradiso e che ancora vivono e quelli che furono e sono presentemente nell'Oratorio, quanti arriveranno alla meta e andranno ad occupare il loro posto?

” - Oh mio caro; mi domandi una cosa che non so. Chi può mai fidarsi della buona condotta di un giovane? Alcune volte vedo dei giovani bene avviati sul sentiero della virtù che è una delizia; e poi eccoli non di rado raffreddarsi e tenere una condotta che mi cava le lagrime. Potrei dire uno per uno i giovani della casa che sono presentemente in grazia di Dio, ma non saprei dire se essi persevereranno sino alla fine ”.

Alla sera dalla cattedra, quasi armeggiasse contro l'immondo spirito che lo assediava così crudelmente, non si stancava di far trionfare la virtù della purità. Ne descriveva i pregi e le bellezze con, tanta eloquenza, e specialmente riserbo, che era un incanto l'udirlo. Per molti anni non osava trattare della bruttezza del vizio opposto tanto gli era in abborrimento; e solo in ultimo vedendo essere cresciuta continuamente la malizia nei giovani, i quali fin da bambini erano stati vittime o spettatori di cose nefande, per due o tre volte si indusse a svelare le spaventose conseguenze di tale colpa.

Ma pi√π delle parole valea sul cuore degli alunni l'aura di purezza, che circondava il loro caro padre. Il solo suo trovarsi in mezzo a loro, lo sguardo, il gesto, il sorriso, tutta la sua persona, rivelavano il modello da imitare. Come era edificante l'usuale carezza, che egli faceva ad un giovanetto col porgli leggermente la mano sul capo e dirgli nello stesso tempo: - Che Dio ti benedica!

Attestò D. Berto Gioachino: “ lo gli sono stato attorno, l'ho servito per oltre venti anni e posso affermare che la virtù della modestia negli sguardi, nelle parole, nei tratti fu da lui portata al più sublime grado di perfezione. Il segreto che egli adoperò per raggiungere questa perfezione, fu la continua occupazione di mente, l'eccessiva fatica di giorno e di notte, e una calma imperturbabile. Da lui si diffondeva un'influenza vivificante. Io stesso posso dire che, stando vicino a lui, la sua presenza allontanava da me ogni pensiero molesto ”.

Ciò era effetto dell'amor che gli ardeva nell'anima pel suo Signore, col quale stava sempre in intimi colloqui. Le giaculatorie però rare volte potevan essere avvertite e forse solo quando intendeva dare ad alcuno norma da seguirsi in circostanze simili a quelle nelle quali egli si trovava.

Un giorno un certo D. Merlone accompagnava al Rifugio D. Bosco, il quale prima di entrare, esclamò sottovoce: Pac Domine ut servem cor et corpus meum immaculatum tibi ut non confundar. - E rivoltosi a D. Merlone, gli disse: - Vedi mio caro; un sacerdote fedele alla sua vocazione è un angelo; e chi non è tale, che cosa è? Diventa un oggetto di compassione e spregio per tutti.

Egli bramava che angioli fossero tutti i suoi figli e loro andava ripetendo i consigli da lui stesso praticati, premonendoli di ciò che poteva riuscire dannoso all'anima loro. La cronaca di D. Bonetti del mese di Febbraio ci conservò alcune di queste esortazioni.

“ 10 Febbraio. - Questa sera D. Bosco dando a tutti i giovani alcuni avvisi per conservare la virtù della modestia, li compendiò con due versi, che disse aver letti nel Foresti circa 25 anni fa: - Abstrahe ligna foco si vis extinguere flammam; Si carnis motus; otia, vina, dapes ”.

“ 11 Febbraio. - D. Bosco prima che i giovani andassero a riposo li esortò a non perdere un minuto delle loro giornate, ma di occuparle interamente per non dare luogo al demonio tentatore. In tempo di preghiera o di Chiesa, si preghi; in tempo di studio, si studii; in tempo di ricreazione, si giuochi allegramente; in tempo di riposo, se tarda il sonno a venire, si lavori colla mente, per es. ripetendo la lezione da recitarsi per l'indomani, riandando una traduzione, ordinando le idee di una composizione: - Io, egli disse, quando ero giovane e non poteva dormire recitava intieri canti di Dante; talora numerava dall'uno fino al diecimila; tal altra pregava ed è ciò che io vi consiglio. Se tardate a pigliar sonno e molto più se vi assalisse una tentazione, vi raccomando, qual mezzo sicuro di vincere, che vi proponiate la recita di cinquanta Ave Maria. Incominciandole subito, contatele sulle dita di mano in mano che andate ripetendole. Vi assicuro che la grazia di Dio, e la protezione della Madonna vi recheranno infallibilmente aiuto; e lo sforzo della memoria nel contare quelle Ave vi concilierà il sonno prima ancora che giungiate alla metà, o anche ad un terzo di queste preghiere.

“ 12 Febbraio. - D. Bosco raccomanda particolarmente e con calore la divozione a Maria SS. e la visita frequente al SS. Sacramento ”.

“ 14 Febbraio. - Stassera dopo le orazioni D. Bosco suggerì ai giovani un altro mezzo per conservare la virtù della purità.

 - Rendetevi famigliare l'uso delle giaculatorie. Quando vi sentite tentati, rivolgete tosto i vostri occhi a Maria:

 - O Maria, esclamate, mia cara Madre, aiutatemi. Oppure dite la preghiera che ci mette in bocca la S. Chiesa: - Santa Maria, Madre di Dio, pregate per me peccatore adesso e nell'ora della mia morte. - Oppure fate il segno della Santa Croce, il quale è molto trascurato da alcuni Cristiani e non gli si dà l'importanza dovuta. Io vi assicuro che se voi in quel momento domandate come uno, il Signore ve ne dà come dieci. Se poi volete ancora di più domandate questa virtù nella S. Messa. Guardate! Fin dal principio dell'Oratorio io ho stabilito che, giunta la Messa all'elevazione, cessasse ogni rumore e canto e orazioni vocali. Volete che vi dica il perchè? Appunto perchè ciascuno in quel momento prezioso avesse la comodità, senza distrazioni, di chiedere al Signore la virtù della modestia. Ah! miei cari giovani, credetemi, se voi domandate al Signore questa grazia in quel tempo solenne, il Signore ve la darà sicuramente ”.

“ 16 Febbraio. - In questa Domenica alla sera diede ai giovani un altro mezzo per conservare la virtù della modestia: - Confessatevi, disse, ogni quindici giorni od una volta al mese: non lasciate mai passare il mese. Di più; quelli che hanno la comodità, prendano il consiglio di quel grande amico della gioventù, S. Filippo Neri, il quale raccomandava ai suoi figli: - Confessatevi ogni otto giorni e fate la Comunione più spesso, secondo l'avviso del vostro Confessore. - Così io dico pure a voi: Confessatevi ogni otto giorni, ma non più spesso: perchè, tenete bene a mente, non sono le frequenti confessioni che fanno buoni, ma è il frutto che si ricava dalle confessioni. Eccettuo però il caso in cui taluno avesse da fare la Comunione, ed avesse qualche cosa che gli facesse pena, allora può accostarsi al confessore, esporgli la sua inquietudine, domandargli un consiglio: questo non sarebbe propriamente confessarsi ma riconciliarsi.

” - Tenete intanto a mente queste due cose che sono fondamentali: I° Abbiate un confessore che conosca bene il vostro cuore e non cangiatelo mai per timore che sappia qualche vostra caduta. È  vero che non è peccato il cangiar confessore, quando non si osa confessargli qualche colpa, ma è però molto pericoloso per la virtù della modestia. Perocchè voi ritornando da lui, ed egli non conoscendo bene lo stato dell'anima vostra, non potrà mai darvi quei consigli opportuni per questa virtù.

” 2° Ascoltate e mettete in pratica i consigli che il confessore vi dà; sarà un avviso solo, sarà una sola parola; ma questa, datavi in confessione, è, tutta addattata ai bisogni dell'anima vostra. Miei cari giovani, S. Filippo Neri con questi consigli ha, fatto molti santi. E chi sa!…… Se noi li metteremo in pratica, avremo anche la bella sorte di farei tutti buoni, di farci tutti santi ”.

 “ Anche a' suoi preti e chierici D. Bosco disse in una conferenza, che si guardassero da ogni minima cosa benchè lecita, ma che possa in qualche modo essere occasione di scandalo agli altri: raccomandò che si osservassero le regole della temperanza, non si mangiasse o si bevesse fuori di pasto, e che nessuno si preparasse in camera il caffè colla macchinetta. Aggiungeva: - Nessuno vada mai a casa sua o dei parenti, o di amici, o di conoscenti, se non per l'interesse della Congregazione o per esercitare un atto di carità. Per qualsiasi pretesto non si accettino mai inviti ai festini di nozze o ad altri pranzi secolareschi di qualunque genere siano. Per quanto è possibile non si viaggi mai di festa, e mai con persone di sesso diverso. Nel convoglio non si stia in ozio, ma si dica il breviario, si reciti la corona della Madonna, o si legga qualche buon libro.

“ Il mattino del 5 Marzo, scrive D. Bonetti continuando la sua cronaca, giorno delle sacre ceneri, abbiamo recitato il Testamentino, ove si narra dell'incontro di Gesù colla Samaritana al pozzo di Sichem. D. Bosco si trovava in mezzo a noi e ci esortò a preferire il cibo delle anime a quello del corpo e che ci preparassimo un grande appettito di questo cibo squisito. - Noi pure, ei disse, abbiamo la messe matura, in questo e negli altri Oratorii. Abbiamo i giovani della casa e gli esterni, ai quali possiamo fare molto bene, se ci mettiamo di buon animo. -

 In ogni occasione raccomandava ai chierici in pubblico ed in privato, lo zelo per la salute delle anime. I catechismi quadragesimali in quest'anno incominciano il 10 marzo e vi si promette un grande impegno.

” In questi giorni D. Bosco mi dava a rivedere, con varii documenti ed una biografia, la vita della beata Caterina da Racconigi, che egli aveva annotata, ma raccomandommi che prima di scrivere facessi un patto colla santa.

” Io gli domandai: - - Che patto dovrò fare?

” Rispose: - Che ti ottenga la grazia che quante saranno le pagine, che comporranno la sua vita, altrettante anime tu possa guadagnare al Signore: ma che al frontispizio metta l'anima tua ”.

Questo amore alle anime eragli certamente ispirato dallo amore che D. Bosco portava al santo sacrifizio dell'altare. Abbiamo già detto del modo col quale celebrava la Santa Messa; e qui osserveremo come egli la servisse molto volentieri.

Proprio a quest'anno e a questi giorni si riferisce ciò che scriveva D. Bonetti. “ Il Conte di Camburzano uscendo dalla camera di D. Bosco e fermatosi a parlare con alcuni della casa, narrò il seguente fatto: - D. Bosco un giorno era entrato nel Santuario della Consolata per fare una visita a Maria SS. Mentre così stava, sente dare i tocchi convenzionali del campanello che chiamava qualcuno dalle vie o case circostanti a servire la S. Messa. Si alza, va in sagrestia, prende il messale e serve messa. Finita la messa ed essendo già partito D. Bosco, qualcuno fece notare al Sacerdote che aveva celebrato, come avesse avuto D. Bosco a servirgli la messa. Quegli fuori di sè per la meraviglia gli corse dietro per ringraziarlo, ma non lo potè più trovare ”.

 - Ma i preti ai quali D. Bosco serviva la santa Messa erano da lui caritatevolmente avvisati, se in qualche modo avessero trascurata la rubrica.

“ In una di queste mattine, continua la cronaca, D. Bosco parlando della precipitazione colla quale alcuni dicono la Santa Messa, ci raccontò quanto segue: - Andai un mattino a servir messa ad un sacerdote, il quale così frettolosamente diceva le parole, che niente se ne poteva capire. Incominciò adunque con tutto impeto: In nomine Patris et Filii etc. Ed io adagio più del solito: Ad Deum qui laetificat juventutem meam. Io non aveva ancor terminato queste parole, che l'altro aveva già recitato il versetto seguente; e così di seguito giunse al Confiteor, senza che io avessi avuto tempo di rispondere ai versetti precedenti. Io gli lasciai dire il Confiteor e poi cominciai dove era io rimasto a rispondere, e con maggior chiarezza e lentezza ancora proseguii: Sicut erat in principio et nunc et semper etc. Allora quegli si accorse del suo errore e si mise a recitare il rimanente con chiarezza, facendo tutti i suoi sforzi affine di riuscirvi. Dopo la messa mi disse: - Non sa che mi ha fatto sudare per dire bene e chiaramente quelle parole? - È per questo che ai miei giovani inculco sempre, invigilo e fo invigilare, che imparino bene le parole di rito e le dicano chiaramente e distintamente ”. - Aggiunse:

“ Una volta un Chierico dell'Oratorio andò a servire la messa ad un prete molto frettoloso, il quale, sia per abito, sia per qualche altro motivo, smozzicava le parole per metà. Il Chierico invece rispondeva con tutta calma. Allora il prete gli disse: - Fa un po' più presto! - Ed il giovane: - Faccia un po' più adagio! - E così fu. Questo fatto lo raccontò poi quel prete medesimo, mostrandosi molto edificato della savia ammonizione di quel giovane chierico. La regola che io dò per dire Messa si è di impiegarvi dai 22 ai 27 minuti, ma non di meno ”.

Per questo suo amore alla Santa Messa gli riusciva graditissimo il dono mandatogli dal Cardinal Corsi; cioè una magnifica pianeta che anche oggi giorno conta fra i più preziosi paramenti della Chiesa di Maria Ausiliatrice. Era accompagnata dalla seguente lettera.

 

Carissimo Sig. D. Bosco Gio.

 

Indimenticabile è rimasta nella mia memoria la visita da me fatta nel 1860 all'ammmirabile casa pia da Lei diretta e vive sempre la consolazione che ne provò il mio cuore allora, e che tutt'ora quasi per così dire si ringiovanisce e riproduce nello spirito, quante volte mi veggo favorito dagli utilissimi parti della di Lei penna e zelo. Facendo tale ricordo, mi sento spronato a prendermi l'ardire di spedirle una pianeta, onde più di sovente possano Ella e i da Lei ricoverati avere sti­molo ed eccitamento a pregare per la mia diocesi e cose di mia spettanza; preci all'Altissimo affinchè ricevano da Lui la benedizione, il calore e l'efficacia. Colle assicurazioni della più alta stima mi confermo

Di lei Sig. D. Bosco,

 

Pisa, 12 Marzo 1862.

 

Aff.mo pel Signore

C. Cardinale ADOLFO Arc. di Pisa.

 

La fiducia del Cardinale nelle preghiere degli alunni dell'Oratorio non era certamente mal posta.

“ Sul principio di Febbraio 1862, racconta D. Bonetti, D. Bosco ci esortò una sera dopo le orazioni a pregare, per ottenere una grazia singolare dal Signore: che se l'avessimo ottenuta, ci avrebbe detto quale fosse. I giovani si fecero una premura particolare di secondar questa esortazione e frequentavano più dell'Ordinario i SS. Sacramenti. Noi intanto stavamo aspettando che D. Bosco ci dicesse l'esito delle nostre povere preghiere, ma vedendo che nulla ci diceva glielo domandammo. Allora egli raccontò e disse: - In quei giorni erano nati dissapori tra l'Austria e la Prussia. Io vedeva che qualora queste discordie avessero continuato, la rivoluzione avrebbe trionfato e chi sa come sarebbero andate le cose di Roma. Dissi tra me: voglio mettere alla prova le preghiere dei nostri giovani; e vi esortai perciò a pregare, chè il Signore ponesse egli fine a questi dissapori tra le due Corti; e stava ad aspettare l'esito delle cose. Per due o tre giorni le notizie continuavano ad essere gravi; i due giornali ufficiali si mordevano a vicenda. Dopo qualche giorno incominciarono a calmarsi, sempre più pacifiche venivano le notizie e fino al punto, che ora regna la concordia, che ci fa sperare molto bene. Quando vi esortai a pregare per questo motivo, ne feci menzione al Marchese Dovando. Ora avendo egli veduto questo avvicinamento ed aggiustamento fra le due Corti; mandommi a dire che desidera parlarmi di questo e che mi aspetta in sua casa.

” Questo D. Bosco non volle dirlo in pubblico, ma lo disse solo in privato con alcuni chierici, raccomandandosi loro di non propalarlo ”.

Noi aggiungeremo una spiegazione alle parole di D. Bosco.

Gravi dissidii da anni, regnavano tra Berlino e Vienna. I settarii volevano dare a Berlino il primato tenuto così lungamente da Vienna; e fondare l'unità Alemanna sulle rovine dell'Austria e de' minori stati Tedeschi, valendosi della Prussia, come la rivoluzione italiana si era valsa del Piemonte. Il governo Prussiano era anche spinto ad ingrandire lo Stato da Potenze nemiche dell'Austriaco, e studiavasi di formare una nuova confederazione, senza rompere apertamente la più vasta, che già esisteva fra gli stati Alemanni, ma annientando di fatto la Dieta di Francfort, come inutile. Perciò non tralasciava di coltivare le occasioni di ridurre con alleanze sotto la sua direzione diplomatica e militare i minori Stati tedeschi, salvando però l'autonomia dei medesimi: e vi riusciva. Nell'Assia Cassel intanto per la Costituzione sospesa nel 1852 e mutata nel 1860 dal Grati Duca Elettore con l'appoggio della Dieta Germanica, i democratici che meditavano annessioni, con imprese rivoluzionarie, osteggiavano in più modi il loro Sovrano e quindi la Dieta, incoraggiati dalle promesse Prussiane. Ma l'Austria era stanca e sdegnata di quelle insidie, come pur lo erano la Baviera, il Wurtemberg, l'Annover, l'Assia Darmstadt e Nassau e vi fu un momento nel quale la guerra sembrò inevitabile. Senonchè, verso il fine di Febbraio, il Ministero Prussiano vedendosi in pericolo di essere cacciato dalle sette sul pendio rovinoso della rivoluzione democratica, ristette e veline a pratiche di accordo coll'Austria per un'azione comune sulla questione Costituzionale di Assia Cassel, e così la pace per allora non fu turbata.

E qui sono da notarsi le fine previsioni di D. Bosco. Aveva detto: Se quelle discordie avessero continuato, la rivoluzione avrebbe trionfato e chi sa come sarebbero andate le cose di Roma.

E infatti la guerra vittoriosa che Austria e Prussia alleate mossero alla Danimarca nel 1864, fece sorgere fra loro nuovi e gravi dissidii sul modo di spartirsi l'Holstein e lo Schleswig; e finirono nel 1866 colla battaglia di Sadowa perla quale la Prussia divenne padrona della Germania e l'Austria fu esclusa dalla nuova confederazione. Ma l'indebolimento dell'Austria rendeva possibile la spaventosa invasione dei Prussiani in Francia, la loro conquista dell'Alsazia e della Lorena; e l'occupazione di Roma permessa da Bismarck all'Italia in compenso della sua neutralità.

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