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Capitolo 84

D. Bosco va in Acqui, chiamato dal Vescovo gravemente infermo - Morte di Mons. Contratto - Le festa dell'Immacolata nell'Oratorio - D. Bosco è aspettato a Mornese - Motivi per l'accettazione di questo invito - D. Bosco scrive al Cavaliere che i Romani non hanno ragione di temere le minacce della rivoluzione - Arrivo trionfale di D. Bosco a Mornese - Grazie concesse da Maria SS. Ausiliatrice ai Mornesini che offrono per la sua nuova chiesa la decima dei loro raccolti - Occupazioni di D. Bosco e suoi consigli per lettera a un Seminarista - Poesie del notaio Traverso - Sentenze assennate di D. Bosco - Benedice l'edifizio del collegio e la sua cappella - Lapide commemorativa - Il Pretore del Mandamento per invito del Sottoprefetto chiede informazioni al Municipio di Mornese, su quanto accadde in quel luogo nel tempo della dimora di D. Bosco - Risposta del Municipio.


Capitolo 84

da Memorie Biografiche

del 07 dicembre 2006

 Mons. Modesto Contratto, Vescovo d'Acqui, decano dei Vescovi della Provincia Ecclesiastica di Torino, caduto gravemente infermo, desiderava di avere presso il suo letto D. Bosco. Questi partiva da Torino il sabato giorno 7 dicembre, ma ebbe il dolore di non trovarlo più in vita; era spirato il giorno prima in età di settant'anni. Tuttavia volle assistere ai funerali ed alla sepoltura di quel suo carissimo amico.

D. Francesia dava queste ed altre notizie a Roma:

 

 

9 dicembre 1867,

 

Carissimo sig. Cav. di S. Stefano,

 

Mons. Modesto di Acqui è morto. D. Bosco è andato per assisterlo; ma non arrivò a tempo: da Acqui recasi a Mornese da D. Pestarino ove si farà festa per la grazia d'essere stati preservati dal colera e dalla tempesta dell'anno prossimo passato e D. Bosco riceverà una buona elemosina. Mercoledì o giovedì sarà di ritorno.

Abbiamo fatto la festa dell'Immacolata con più di 600 comunioni. Si confessarono quasi tutti. Il demonio, come Garibaldi a Mentana, ebbe in questi giorni dai nostri piccoli una campale sconfitta. Di salute corporale stiamo pure discretamente bene, malgrado il freddo e la neve che a piccole riprese ed in poca quantità venne già di questo inverno tre volte a farci non grata sorpresa. D. Bosco vorrebbe che per guarire io tacessi. Se ho questo solo rimedio, dovrei andare in un deserto e non so se potrei contenermi. Stare, in mezzo a tanta loquace gioventù, in silenzio è veramente impossibile. Ora un esempio, ora un giuoco, ora una laude, ecc. tutto concorre a farmi tenere in moto la lingua; ed i polmoni che stanchi vorrebbero forse riposo. Ah! purchè mi possa poi riposare in Paradiso, per cui Ella e tutti lavoriamo

Sac. FRANCESIA.

 

D. Bosco adunque era aspettato a Mornese. Questo paese, come tanti altri, era tristamente travagliato dalla crittogama, che da oltre venti anni divorava quasi tutto il raccolto dell'uva, che n'è la principale ricchezza. Quegli abitanti s'erano appigliati a varii rimedii per far scomparire quel malanno, ma inutilmente; quando si sparse la voce che alcuni contadini dei paesi confinanti, avendo promesso una parte del frutto dei loro vigneti per la continuazione dei lavori della Chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice in Torino erano stati maravigliosamente favoriti, avendo raccolto uva in gran quantità. Mossi pure i Mornesini dalla speranza di migliori raccolti e insieme animati dal pensiero di concorrere ad un'opera di religione, determinarono di offrire per lo stesso scopo la decima parte delle loro vendemmie. La protezione della Santa Vergine si fe' subito palese anche fra que' devoti. Ebbero l'abbondanza de' tempi più felici ed ora si protestavano ben lieti di poter scrupolosamente offrire in generi o in danaro quanto avevano promesso.

Desideravano però di consegnare nelle mani stesse di D. Bosco le loro offerte. A D. Pestarino porgeva occasione, per invitare il Venerabile, la benedizione del maestoso edifizio a tre piani del collegio, in parte finito, e della cappella a questo attigua.

D. Bosco volentieri aderì, ma prima di lasciare Acqui scrisse varie lettere, una delle quali al Cav. Oreglia, in cui, fra altre cose, si legge un periodo diretto a togliere, nelle circostanze d'allora, cioè sullo scorcio di quell'anno 1867, ogni timore dall'animo dei suoi benefattori sulla incolumità di Roma. Pareva evidente che si macchinasse un nuovo colpo contro il territorio rimasto alla Santa Sede.

Ad Orvieto erano aperti pubblicamente i ruoli d'ingaggio per i volontarii, col soldo di due lire al giorno. Bande numerose erano concentrate in varii luoghi prossimi alle frontiere. Presso Sora, benchè sbandati, si trovavano 3000 Garibaldini. A quando a quando penetravano in qualche paese limitrofo essendo assenti le truppe, atterravano la bandiera pontificia e si ritiravano dopo aver commesso riprovevoli eccessi: nel Comune di Cervara catturarono e portarono nelle montagne tre persone esigendo pel riscatto 8000 scudi: ed accadde pure qualche scambio di fucilate coi gendarmi.

Il 2 dicembre la bandiera francese era tolta da Castel S. Angelo. Delle due divisioni imperiali, una, composta di 9500 soldati, era tornata in Francia: l'altra si era concentrati nella provincia e città di Civitavecchia.

Roma e le restanti provincie di Viterbo, Frosinone, e Velletri, erano presidiate esclusivamente da milizie pontificie. Intanto Napoleone mandava una circolare a tutte le Potenze europee, grandi e piccole, anche protestanti e scismatiche, per invitarle ad un Congresso onde comporre la questione Romana. E i giornali settarii d'Italia, i proclami del Comitato d'insurrezione, e i deputati nelle Camere riaperte il 5 dicembre invelenivano con furibonde invettive e calunnie contro il Papa ed il suo Governo, mentre facevano l'apoteosi della loro impresa, proclamando essere di loro diritto entrare nel Territorio Pontificio ed insediarsi in Roma. Da tutti questi lampi si presagiva vicino lo scoppio di nuova tempesta.

D. Bosco adunque, scriveva, colla data da Torino, per indicare il luogo ove attendeva la risposta.

 

Carissimo sig. Cavaliere,

Le mando la lettera del Cav. Pazzini di Bra, capo divisione alle Finanze, che scrive a sua moglie intorno alla proposizione che vorrebbe fare della cascina. Il calcolo è sbagliato da quanto mi dice sua moglie; forse andrebbe a fr. 35. Desiderano risposta in breve se affermativa, o meglio passi a Firenze al suo ritorno.

Porti questa lettera a Mons. Berardi: qui gli parlo solamente della sanità. Stia tranquillo che, se vado a Roma, ne avrò ragionevoli motivi. A chi teme di questa città dica che non ha ragione. Dica a tutti nettamente che non vi è alcun timore di sorta. Si preghi soltanto.

Il Prevosto Vic. For. di Castelnuovo d'Asti si raccomandò a Maria Ausiliatrice colla solita promessa. Guarì istantaneamente da una gravissima e totale sordità: lo stesso mi dice una signora di Savigliano. Fecero ambedue graziosa offerta.

Noi qui facciamo quanto si può. I sorci non possono scherzare sotto le unghie del gatto.

Ho già scritto ad alcune delle persone indicate, ad altre scriverò. Dica quando partirà da Roma. Riceverà presto altre lettere.

Mille saluti ai soliti amici e benefattori.

Riguardo alla principessa Odescalchi, credo che abbia dato già quattrocento scudi a Lei, e cento a me quando fui a Roma. Se vuole calcolare eziandio questi ultimi a conto dell'altare che si va terminando, resterebbero scudi 500.

In nomine Domini, amen.

Torino, 9 dicembre 1867,

aff.mo amico

Sac. Giovanni Bosco.

 

D. Bosco il lunedì 9 dicembre arrivava sul colle di Mornese ricevuto al suono festivo delle campane, dal parroco, da D. Pestarino, dal Municipio e dall'intera popolazione, memore della visita ricevuta nel 1864. Il maestro comunale Ettore Ponassi, al suo primo ingresso nel paese, lo salutò colla lettura di due sonetti.

Nei tre giorni che il Venerabile rimase a Mornese fu una festa di vera gioia e di pubblica esultanza. Egli appariva profondamente commosso per la prontezza e il disinteresse con cui erano fatte le offerte e per le cristiane parole con cui erano accompagnate.

Il giorno 10 una grande assemblea radunavasi sotto i portici del collegio. Il Servo di Dio, accompagnato da D. Pestarino che l'ospitava, fu accolto con grandi applausi; e prima che gli venissero presentate le decime promesse, per mano dei bambini e delle bambine schierati in prima linea, un notabile del paese a nome di tutti diede ad alta voce ragione di quanto avveniva:

“ Noi, egli prese a dire, siamo debitori di grandi cose alla santa Vergine Ausiliatrice. L'anno scorso molti di questo paese dovendo andare alla guerra si posero tutti sotto alla protezione di Maria Ausiliatrice mettendosi per lo più una medaglia al collo, andarono coraggiosamente, e dovettero affrontare i più gravi pericoli, ma niuno restò vittima di quel flagello del Signore. Inoltre nei paesi confinanti fu strage del colera, della grandine, della siccità, e noi fummo affatto risparmiati. Quasi nulla è la vendemmia dei nostri vicini, e noi siamo stati benedetti con tale abbondanza che da venti anni non si è più vista. Per questi motivi noi siamo lieti di poter manifestare in tal modo la incancellabile nostra gratitudine verso la grande Protettrice del genere umano.

” Credo essere fedele interprete de' miei concittadini asserendo che quanto abbiamo fatto ora, lo faremo eziandio in avvenire, persuasi così di renderci sempre più degni delle celesti benedizioni ”.

D. Bosco ringraziò a nome della Madonna, benedisse la generosità dei loro cuori, promise che avrebbe pregato per loro. E D. Pestarino disponeva che tutti i doni in natura fossero venduti all'incanto e ciò si fece il giorno seguente.

In que' giorni il Servo di Dio fu continuamente occupato. Disse la messa della comunione e predicò nella chiesa parrocchiale, confessò, visitò infermi, tenne conferenza alle Figlie dell'Immacolata, diede molte udienze a chi veniva per chiedergli consiglio, distribuì immagini di S. Francesco di Sales con la scritta: Ai nostri caritatevoli oblatori, Sac. Gio. Bosco; fu a Lerma dal parroco Olivieri; ebbe lunghi colloqui alla sera con D. Pestarino su varii progetti e scrisse lettere. Una era diretta al seminarista Luigi Vacaneo, suo ex-alunno.

 

Carissimo Vacaneo,

Ho ricevuto la tua lettera e mi hai fatto piacere a scrivermi; io non mancherò di raccomandarti al Signore nella S. Messa; prega anche tu per me.

Dio non vuole che per ora possiamo vivere sotto al medesimo tetto; chi sa che ciò avvenga in altri tempi; sia ogni cosa a sua maggior gloria.

Ti raccomando tre cose: attenzione nella meditazione del mattino; frequenza di compagni maggiormente dati alla pietà; temperanza ne' cibi.

Dio benedica te e tutti i miei figli dell'Oratorio che sono teco. Salutali da parte mia, prega per me che ti sono di cuore,

Torino, 11 dicembre 1867,

aff.mo in G. G.

Sac. Giovanni Bosco.

 

D. Bosco benedisse anche con una certa solennità l'edifizio del Collegio. Il notaio Antonio Traverso per questa occasione aveva fatto stampare e leggeva a D. Bosco alcune sue poesie al levar delle mense in una vasta sala di que' nuovi locali. Quivi, per onorare il suo ospite, Don Pestarino

convitava signorilmente le autorità, i parroci e i sacerdoti dei dintorni, i quali accettavano con piacere l'invito per godere degli affettuosi, ameni ed istruttivi discorsi del Servo di Dio. Egli era così esatto nelle parole e retto ne' giudizi, che le sue conclusioni erano da tutti approvate.

E precisamente ad uno di questi pranzi dati ad onore di Don Bosco a Mornese, si venne a dire come in Ovada vi fosse una ragazzina la quale affermava che a Lei era comparsa la Madonna. Questo annunzio aveva fatto molto rumore specialmente per le circostanze che lo accompagnarono. Ora tra i convitati vi era chi negava l'apparizione, chi la annoverava fra le imposture o le allucinazioni. Alcuni ne sostenevano la realtà e citavano la Salette, Lourdes ecc. A questa ragione gli oppositori rispondevano essere i francesi troppo facili a credere ed entusiasti. D. Bosco taceva. Tale era il calore della disputa che quasi nessuno mangiava. Finalmente qualcuno, accortosi del silenzio di D. Bosco, lo interpellò perchè dicesse il suo parere.

- Sì, sì, risposero tutti, D. Bosco è l'unico che possa risolvere la questione.

D. Bosco sulle prime si schermiva, ma poi disse: - Che cosa vogliono sentire da me? Se i Francesi sono troppo corrivi a credere, gl'Italiani peccano in senso contrario. Sono troppo increduli!

Tutti ammutolirono. In realtà anche molti anni dopo non si potè giudicare mai se il fatto fosse o non fosse soprannaturale, perchè da una parte vi era la malignità di chi aveva in animo di negare tutto, a qualunque costo; dall'altra certe circostanze parevano veramente meravigliose. Così diceva il P. Leoncini delle Scuole Pie, che era testimonio di ciò che accadde in Ovada, e per mezzo di un suo confratello che si trovava a Mornese conobbe le parole di D. Bosco, che furono altamente ammirate.

L'ultimo atto di D. Bosco a Mornese fu di benedire, assistito dal clero, la cappella del Collegio dedicata a Maria SS. Addolorata, di cui stava sull'altare un bellissimo quadro, e di celebrarvi la S. Messa. In una lapide, sotto il porticato presso la porta di questa, si legge:

L'anno 1867 il 13 dicembre - con solenni riti - fu dedicata questa Chiesuola - e - il Sac. Giovanni Bosco esempio singolare di carità e di zelo - vi offerse primo - l'Ostia Immacolata - invocando sul collegio -nascente - e sul popolo di Mornese - le benedizioni di Dio.

Ciò fatto ei partiva per Torino e D. Francesia il 15 dicembre scriveva al Cavaliere:

D. Bosco è arrivato assai stanco da Mornese, dove ebbe feste e danaro per la Chiesa. È leggermente incomodato e speriamo che in breve si ristorerà. E del milione di cose che ci ha a narrare di Roma quando aspetterà? Non ne teme una troppo grossa indigestione? Ce ne dica poche alla volta; è meglio per lei, più gradito anche a noi. Gesù Bambino, le cui feste Ella farà a Roma, nasca nel suo cuore con tutta l'abbondanza di grazie, come di tutto cuore le auguro.

Ma l'immenso entusiasmo che D. Bosco aveva destato in Mornese colla sua presenza, aveva urtato i nervi di qualche signorotto, pel cui zelo correvano dicerie di superstizioni fomentate, d'imposture predicate per far danari e di mene clericali per agitare le popolazioni. Vi fu pure qualche falsa delazione all'Autorità politica e perciò due mesi dopo il Sottoprefetto di Novi Ligure ordinava al Pretore di Castelletto d'Orba di fare un'inchiesta. Il Pretore, in base alle istruzioni avute da Novi, scriveva una lettera al Sindaco di Mornese:

 

Castelletto d'Orba, 8 febbraio 1868.

 

S'interessa la compiacenza di V. S. per un rapporto di codesta Giunta Municipale sulla voce pubblica che corre relativamente al sig. D. Bosco Giovanni, d'anni 46, residente a Torino, il quale si trovava costì nei giorni 9 e 10 dicembre ultimo, e predicò nella chiesa parrocchiale: quale sia stato il suo arringare, e sopra quale argomento se abbia dato ad intendere alla popolazione che l'ascoltava che esso l'aveva salvata dalla grandine e dal colera, e che qualunque grazia avessero desiderato, esso l'avrebbe ottenuta da Cristo, e che se non avessero denari per ricompensarlo avrebbe mandato in tutte le abitazioni a raccogliere certi Mazzarello Vincenzo e Rocchetto Gastaldo, i quali prestandosi a tale ufficio avrebbero messo all'incanto diverse offerte fatte in natura, e se ne sarebbe ricavato il prodotto di lire quattro mila.

Se ciò tutto sia vero e sussista e con quali circostanze; quali siano le qualità morali, e qualità precise di detto Mazzarello Vincenzo e Gastaldo, quale il grado di fede che possono meritare nei loro detti. Di più, presso chi abbia alloggiato il sullodato D. Bosco ed a quale scopo siasi portato a Mornese, ed ogni altra cosa che del caso. Nell'attesa

Il Pretore del Mandamento

RAFFAGHELLI.

 

Il Sindaco mandava la seguente risposta:

 

COMUNE DI MORNESE.

 

La Giunta Municipale di Mornese riunita nelle persone dei sottoscritti alla richiesta del sig. Pretore di Castelletto d'Orba dichiara:

Che il rev. D. Bosco Giovanni nella sua ultima gita a Mornese 9 e 10 dicembre scorso, incontrò quelle simpatie e quell'ammirazione che incontrano ovunque le persone dabbene, e che più si segnalano nella società per amore verso i poveri e verso gli orfani, tanto più che lo stesso non giungeva nuovo a Mornese, essendovi stato già un'altra volta, cioè nel 1864.

Che è falso che lo stesso D. Giovanni Bosco abbia predicato che aveva salvato questa popolazione dal colera e dalla grandine e che qualunque grazia avessero desiderato l'avrebbe ottenuta da Cristo; che è pur falso che abbia detto che se questi abitanti non aveano denari per ricompensarlo, avrebbe mandato in giro il Mazzarello Vincenzo e Gastaldo Giovanni fu Rocco, per raccogliere offerte in natura. Che sta vero che molti di questi abitanti offrirono a lui per mezzo dei loro bimbi, oggetti in natura e in denaro, ma di loro spontanea volontà e senza esservi punto eccitati da prediche di D. Bosco, nè da altri. Che è pur vero che lo stesso D. Bosco per cavare qualche partito dalle offerte in natura amò meglio farle vendere per mezzo d'un incanto, anzichè portarle via, non solo per risparmiare le spese del trasporto, ma anche per impiegarne il prodotto in opere di beneficenza. Giova osservare che tutti questi doni consistevano in qualche pane di burro, in qualche canestro d'uva, di mele ed altre frutta e poche bottiglie;  e quelle in denaro a lire 500 circa date dalla carità di questi abitanti, consapevoli, come sono, che le stesse poi andavano a benefizio di orfani e di giovani poveri di questo paese presso D. Bosco ricoverati, e di una chiesa in costruzione: che ciò stante la raccolta delle lire 4000 un sogno.

Che tanto il Mazzarello Vincenzo, quanto il Gastaldo sono ottime persone e meritevoli della massima fiducia e non si prestarono che per il tempo dell'incanto.

Che lo stesso D. Bosco alloggiò presso D. Pestarino Domenico e la sua gita a Mornese ebbe per iscopo di visitare il nuovo fabbricato, in via di costruzione per opera del prelodato Sac. Pestarino, a vantaggio e ricovero della gioventù.

Che finalmente quanto venne riferito a suo carico contiene e del falso e dell'esagerato in parte, dovendosi i fatti esposti circoscrivere alle proporzioni di cui nel presente atto. D. Bosco predicò, ma sulla divozione in genere ed in ispecie sul culto che si deve a Maria Vergine, senza raccomandarsi per elemosine, nè insinuare che ne facessero con promessa alcuna che avrebbero ottenuto favori da Dio o consimili.

Tanto la prefata Giunta dichiara per essere la pura verità, ed in fede di ciò i singoli membri di essa si sottoscrivono.

MAZZARELLO, Sindaco.

D. PESTARINO, Assessore.

PESTARINO GIUSEPPE, Assessore.

TRAVERSO, Segretario.

E con ciò terminava l'inchiesta.

 

 

 

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