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Capitolo 79

Esercizio di Buona Morte - D. Bosco predice che un giovano sarà chiamato all'eternità prima che termini l'anno La festa di S. Cecilia e la rappresentazione di una commedia di D. Bosco - Letture Cattoliche: LA CASA DELLA FORTUNA - Parlate di D. Bosco - Mezzi per riuscir bene negli studii; e Il timor dei Signore; O Non perdere mai un bricciolo di tempo; 3° Mandare a memoria ogni giorno le lezioni; 4° Mangiare a tempo debito; 5° Frequentare la compagnia de' giovani studiosi - La novena dell'Immacolata - Avveramento e narrazione della morte predetta da D. Bosco - D. Bosco avvisa che la morte di uno annunzia quella di un secondo - Sentire e servire messa con speciale divozione - Altro mezzo per riuscir bene negli studii: 6° Ricreazione ordinata - I giovani buoni, tiepidi e cattivi nella novena dell'Immacolata: conti che dovrà rendere Don Bosco a Dio - La Madonna odia l'immodestia; 7° mezzo per riuscir negli studii: Vincere le difficoltà che s'incontrano nello studio degli autori e ricorrere all'aiuto del Signore e di Maria SS. - Il Vescovo d'Acqui e D. Daniele Comboni nell'Oratorio.


Capitolo 79

da Memorie Biografiche

del 04 dicembre 2006

    La visita di D. Bosco a Mirabello e a Lanzo aveva cagionato un ritardo - in - Valdocco alla pia pratica dell'esercizio della buona morte, che solevasi fare al principio del mese. Ritornato che egli fu, il 15 novembre annunciava alla sera che il detto esercizio si sarebbe fatto il  17 giovedì, e che un giovane dell'Oratorio sarebbe andato all'eternità prima che terminasse l'anno: perciò esortava i suoi alunni a prepararsi in modo da non avere timore alcuno della morte, se questa li sopraggiungesse.

I giovani si conformarono a' suoi ammonimenti, mentre la vita dell'Oratorio piena di onesti svaghi rallegrava i loro animi.

Nel giorno in cui da essi celebravasi la festa di Santa Cecilia si rappresentava nell'Oratorio una bella commedia in due atti, lavoro semplice, ma pieno d'ingenuo affetto, del Servo di Dio. Tanto i comici quanto gli spettatori ne erano stati assai soddisfatti, e visto il buon esito di quella prima prova, si giudicò bene darla alle stampe, perchè potesse servite di lettura ed anche rappresentarsi altrove.

D. Bosco vi premise un cenno storico. Eccolo in breve. Si tratta di una figlia la quale contro il volere del padre, contadino agiato, sposa un giovane povero, ma onesto. Questi lasciato il paesello natio, la conduce in Torino, ove egli si dà al commercio, guadagnando una più che mediocre fortuna. Ma varie disgrazie lo riducono all'indigenza. Egli muore e poco dopo anche la moglie, lasciando privi di sostegno i loro due figlioletti. Le avventure che conducono i nipoti alla casa del nonno formano l'intreccio della commedia.

Con questo fascicolo si dava principio nel gennaio 1865 all'anno XIII della mensile pubblicazione delle Letture Cattoliche e aveva per titolo: La casa della fortuna, rappresentazione drammatica pel Sac. Bosco Giovanni, con appendice: Il buon figliuolo per l'Abb. Mullois.

La brillante riuscita di questa e di tant'altre rappresentazioni, vuoi latine, vuoi italiane, era prova del progresso che i giovani facevano nello studio, seguendo le norme che loro dettava D. Bosco. Noi seguiremo cronologicamente l'ordine d'avvisi, che il buon Padre per varie sere diede a' suoi figliuoli.

24 novembre. - Voglio suggerirvi, o miei cari figliuoli, alcuni mezzi per riuscir bene nello studio e ve ne dirò uno per sera.

Primo mezzo per studiar bene è il timore di Dio. Initium sapientiae timor Domini. Volete venir dotti veramente, e fare grande profitto nelle scuole? Temete il Signore, guardatevi bene dall'offenderlo, perchè in malevolam animam non introibit sapientia nec habitabit in corpore subdito peccatis. La sapienza degli uomini deriva da quella di Dio. E poi che piacere volete che provi nello studio chi ha il cuore agitato dalle passioni? Come volete che uno superi le difficoltà che s'incontrano nelle scuole, senza l'aiuto di Dio? Omnis sapientia a Domino Deo est. Un solo peccato mortale fa un'ingiuria così grande a Dio che tutti gli angeli e gli uomini insieme non potrebbero ripararla. E Dio dovrà aiutare negli studi coloro che gli fanno un insulto così grave? Uomini veramente dotti non furono mai coloro che offendevano il Signore. Guardate S. Tommaso, S. Francesco di Sales. L'esperienza insegna continuamente che coloro i quali approfittano nello studio sono quelli che stanno lontani dal peccato. Vi sono è vero certi malvagi i quali splendono ora per ingegno e sapere. Ma forse in altri tempi si meritarono dal Signore colla buona condotta e con opere buone questo gran dono del quale poi abusarono. Del resto massima parte di costoro non hanno vera sapienza: hanno la mente piena di errori che insegnano agli altri. Che se a qualcheduno poi dei cattivi il Signore ha permesso profitto nella scienza benchè sia suo nemico, ciò tornerà a maggior castigo e maggior maledizione avendone abusato.

25 novembre. - Secondo mezzo per ben studiare è non perdere mai un bricciolo di tempo. Il tempo, miei cari figliuoli, è prezioso. Fili, conserva tempus. Il tempo che si deve dare allo studio, darglielo tutto. Non cercare mai pretesti per sfuggire là scuola. A doloroso vedere giovani che vanno cercando pretesti di malattie, o di licenze carpite ai Superiori per non adempiere a questo loro dovere.

                     Non leggere in tempo di studio o di scuola libri che non hanno a far nulla colle materie scolastiche.

Frenare la fantasia. Vedete quel giovane che sembra così attento sul suo libro? Credete che studi! Oibò! Ha la mente distante mille miglia. Vedete! Ei sorride! gli sembra di essere in ricreazione, a giuocare alla trottola; e pensa alla vittoria che ha conseguito sul compagno. Quell'altro pensa alle castagne ed al salarne che ha nel cassone. L'altro ha quel progetto per es. di comprare quel libro, di riuscire in quella gherminella, di far quello scherzo, di andare a quella scampagnata. Non parlo di que' giovani che pensano ad offendere Dio, perchè spero che qui nell'Oratorio non ve ne sieno.

Studiamo adunque e non perdiamo il tempo.

26 novembre. - Terzo mezzo per riuscire nello studio. Abituarsi a non passare da uno all'altro capo di qualsivoglia scienza, da una all'altra regola della grammatica, da uno ad altro argomento, se prima non si ha bene inteso ciò che antecede. Quindi mandate a memoria quanto andate studiando. Disse bene Cicerone: Tantum scimus quantum memoriae mandamus. Ogni giorno studiate in modo che resti fissa nella mente la lezione o il tratto d'autore classico che il maestro vi assegna da recitare. Ogni giorno io dico; perchè se oggi trascurate d'imparare, domani per mettervi a posto dovrete raddoppiare la fatica. Chi trascurasse di usare questa diligenza per una settimana dovrà rimediare alla deficienza di sette lezioni, notando che il suo compito da fare giornaliero è tale da occuparlo tutto il giorno. È per non usare questa diligenza, che non pochi hanno molte lacune nella mente, molte cose che non hanno intese bene e negli ultimi mesi dell'anno scolastico si ammazzano per studiare, col timore di essere rimandati. Chi invece fu sempre diligente, possiede con sicurezza il tesoro delle sue cognizioni e il giorno dell'esame non reca a lui nessun fastidio.

27 novembre. - Quarto mezzo per ben studiare. Mangiare a tempo debito. Più ne uccide la gola che la spada. Volete istruirvi? Non vivete per mangiare; mangiate per vivere. Al mattino ed alla merenda mantenetevi leggieri. Non mangiate a crepapancia. Se avete qualche buon boccone messo in serbo nel vostro baule non lasciatevi tirare dalla gola, non mangiatelo tutto in una volta, in modo da scoppiarne; conservatene un po' per i giorni seguenti e così non vi farà male. Non crediate già che io ve lo dica per mio interesse: no davvero: perchè l'esperienza mostra che se mangiate un gavasso di meno a colazione, ne mangerete poi più di tre a pranzo. Chi va in scuola o in istudio collo stomaco troppo pieno ben presto resta colla testa grave, indisposto, svogliato, combatte inutilmente il sonno e fa nulla, perchè nulla o quasi nulla capisce non Potendo applicarsi, . Se poi fa uno sforzo per applicarsi, peggio che peggio. Sovraggiunge il mal di capo, non si fa più nulla per qualche giorno ed alcune volte si guadagna una forte indigestione.

 

28 novembre. - Quinto mezzo per ben studiare. La compagnia di giovani studiosi. È questo il mezzo più adatto per fare un gran profitto nello studio. Quando siete in ricreazione avvicinatevi ai chierici o ai compagni più istruiti e domandate loro qualche nozione di geografia, qualche spiegazione su certe frasi di autori classici, o su qualche regola della grammatica, o su qualche punto di storia. Parlando fra di voi sovente di cose riguardanti i lavori, le lezioni, i componimenti, le traduzioni, oh quanto profitto farete! A passeggio eziandio intrattenetevi in simili ragionamenti e lasciate la compagnia di certi

fannulloni e scempiati che addirittura farebbero perdere non acquistare la scienza I discorsi inutili o frivoli giovano a nulla e non servono che a dissipare le menti e a raffreddare i cuori. Dice il Savio:

Se vuoi diventare sapiente, pratica i sapienti.

Il giorno 29 incominciava la novena dell'Immacolata Concezione e D. Bosco aveva preparati i fioretti in onore di Maria SS. Ma in quella sera dava agli alunni la notizia della morte di un compagno che avverava la sua predizione. Il 26 novembre era morto al Lingotto, allora sobborgo di Torino, il giovane Saracco G. B. di Alba in età di 16 anni.

D. Bosco narrava il fatto doloroso.

L'anno scorso Saracco si diportava molto bene, frequentava i Sacramenti, era sempre vicino a D. Bosco. Vennero le vacanze, andò a casa sua, ritornò quindi all'Oratorio per continuare gli studii, ma molto cangiato da quel di prima. D. Bosco nol vide più accostarsi ai Sacramenti, sfuggiva la sua presenza; molte volte chiamato per mezzo di qualche compagno non volle mai accondiscendere ai paterni inviti. La sua sanità incominciò leggermente a declinare; si esentava talora dalla scuola per una insolita debolezza che sentiva; ma niente faceva presagire una seria malattia.

D. Bosco intanto aveva annunziato l'esercizio di buona morte e che un giovane dell'Oratorio sarebbe andato all'eternità. Saracco udì la voce di D. Bosco e avvicinatosi ad un compagno, scioperato al pari di lui, gli chiese se pensasse di andarsi a confessare. Misericordia di Dio i Il compagno rispose che sì ed egli allora decise di accostarsi esso pure ai SS. Sacramenti, come fece. Se avesse rivolta questa domanda ad altro compagno che gli avesse risposto di no, forse avrebbe trascurato di aggiustare le partite della sua anima.

Erano trascorsi otto giorni quando egli, vedendo come non potesse applicarsi allo studio, si presentò, la prima volta in quest'anno, a D. Bosco per domandare licenza di andare a casa.

 “ Me lo vidi entrare in camera, sono parole di D. Bosco, tutto peritante e confuso: gli domandai che cosa volesse da me. Mi rispose: - Il permesso di andare a casa.

” Gli soggiunsi: - Ritornerai all'Oratorio? - Mi rispose che sperava di sì; ma forse questo non era il suo desiderio. Presolo allora per mano gli dissi: - Mio caro Saracco: tu vai a casa e il Signore ti benedica; ma ascolta; prima di partire confessati che sarà meglio per te.

” Mi rispose: - Mi confesserò domenica alla mia parrocchia.

” - E perchè non confessarti qui e andare a casa coll'animo tranquillo? Vedi, là vi è un inginocchiatoio. Mettiti là e in un momento sarà fatto.

” - Non son preparato.

” - Ebbene preparati. Qui vi è un Giovane provveduto.

” - Non mi sento.

” Io replicai: - Guarda; fammi il piacere, confessati. Se non vuoi confessarti da me, va' da qualche prete della casa.

” Mi rispose di nuovo: - Domenica mi confesserò al paese ”.

Il sole però della domenica non doveva più sorgere per Saracco. Egli partì e andò a casa di un suo parente aspettando quivi che il padre lo venisse a prendere. Ma era appena arrivato che lo assalì un dolore alle coste, si sentì spossato di forze e si mise a letto per riposarsi. I suoi parenti gli prepararono una minestrina che mangiò, ma nessuno temeva che il male minacciasse di farsi grave. Tuttavia per precauzione fu chiamato il medico il quale, giudicato leggero quell'incomodo, ordinò qualche medicina. Ma il male crebbe all'improvviso; il dolore dalle ­coste passò alla gola con estrema violenza. Saracco allora si accorse del pericolo, chiamava di un confessore, baciava il crocifisso che gli era stato posto tra le mani, domandava perdono al Signore, si raccomandava con giaculatorie alla cara Madre Vergine Maria. Oh quanto allora desiderò di avere al fianco D. Bosco. Come si pentiva e lamentava di non averlo ascoltato!

Il prete giunse, ma troppo tardi perchè i parenti non lo avevano trovato in casa. Saracco aveva perduta la parola. Il Sacerdote lo assolse e gli amministrò il Sacramento dell'estrema unzione. Parve che in quel momento avesse un barlume di cognizione. Giovedì partiva dall'Oratorio e sabato era già morto senza potersi confessare. Suo padre giungeva il lunedì per condurlo al paese e Saracco era già al cimitero.

D. Bosco, finito il racconto, pregò i giovani, perchè tutto quel bene che si sarebbe fatto al domani, si facesse in suffragio del povero Saracco; e che le decine del rosario si chiudessero col requiem. Quindi avvisò tutti perchè badassero che quei della casa vanno all'eternità a due a due, e, la morte di uno annunzia quella di un secondo: quindi si preparassero perchè presto, prima che l'anno finisse, un altro doveva morire. Disse che costui forse non farà più l'esercizio della buona morte del ese di dicembre. Finì con avvisare in modo, speciale quei poveri giovani che di raro si accostano ai Sacramenti e vivono alla bell'e meglio.

Rimasto solo coi preti, esclamò: - Oh se avessi potuto preparar Saracco in quel modo che io desiderava! Ma egli volle andarsene! - D. Bosco lo sapeva che Saracco aveva da morire. Povero Saracco, che il Signore Iddio ti abbia usata misericordia!

Salendo le scale per ritirarsi in camera ei si volse ad un Sacerdote che gli baciava la mano e gli disse sorridendo: Esio paratus.

Il fioretto che D. Bosco aveva pensato di consigliare quest'oggi, avealo rimesso al domani 30 novembre: - Ieri, così egli, abbiamo pensato ai morti; oggi lasciamo i morti e pensiamo ai vivi. Il fioretto di domani sia: Sentire e servire messa con speciale divozione. - Quindi si volge ai Professori e li prega a voler dare il sabbato venturo per lezione scolastica, il modo di servire la S. Messa, perchè sia servita con quella dignità che si merita. Inculca perchè non si contentino che i giovani lo sappiano mentre lo recitano, ma che lo ritengano bene a memoria senza alcun errore; insomma che lo sappiano egregiamente.

Chiamatolo per nome, esorta il Direttore Spirituale D. Cagliero ad adoperarsi perchè si facciano con precisione le scuote delle rubriche pel servizio della S. Messa.

Al Direttore delle scuole D. Francesia, dice che, d'accordo col direttore della sagrestia, disponga che ogni giorno due giovani per turno siano sempre in sagrestia, finchè vi sono messe da servire; incomincieranno il servizio i giovani della seconda Rettorica, poi quei di prima, e così fino alla prima ginnasiale. I chierici, un giorno per caduno, assisteranno in sagrestia succedendosi secondo il loro turno, per vestire e svestire i sacerdoti, per imparare il modo di piegare i rocchetti e i camici, segnare i messali ecc.

Finisce con esortare i giovani ad imparare bene le preghiere e le cerimonie per servire santamente all'augusto sacrificio dell'altare.

Il giorno seguente D. Bosco suggeriva un sesto mezzo perchè gli alunni riuscissero bene negli studii.

I Dicembre. - Quando la sera in parlatorio suona il campanello per dar avviso che il superiore vuol parlare, fate silenzio. Immaginatevi che io chiuda la bocca a tutti con la mia mano, e zitti.

Ora continuiamo a dire dei mezzi per ben studiate. Sesto mezzo è la ricreazione ordinata. La ricreazione fatela Intera, perchè ricreandovi prenderete nuove forze per studiar meglio, quando verrà l'ora della scuola. Non cambiate l'ora della ricreazione in ora di studio, perchè poi quando dovrete studiare nel tempo fissato dalla regola, avrete la mente stanca e farete poco profitto.

Guardatevi poi dalla ricreazione smodata ed eccessiva. Vi sono alcuni che nell'ora della ricreazione corrono sù e giù con tale furia, che non sembra mica che facciano ricreazione, si direbbe piuttosto che si ammazzano. Urtano e cacciano a terra i compagni, si rompono il naso, si pestano le membra, fanno a pugni così per passatempo; e poi quando è finita la ricreazione tutti sudati, trafelati e stanchi

.................... vanno a studio: ma sì la testa è ancora in rivoluzione ed han bisogno di riposo: e tanto sono nel giuoco che ci pensano anche nella scuola. Non parlo di quelli che urlano in modo da aver male al capo per tutto il giorno.

Noto anche quei giovani che, passeggiando o facendo crocchio parlano di passeggiate, feste, merende, pranzi vacanze con tale entusiasmo che poi in scuola noti hanno altro per la testa.

Di coloro poi che in ricreazione tengono discorsi cattivi, dirò solo che dove non si trova il timore di Dio è impossibile lui profitto vero.

Dunque anche in ricreazione siate regolati. Non vi dico già che non giuochiate alla trottola a barrarotta, ecc. ecc.; saltate pure, divertitevi ma guardatevi dagli, eccessi. Ancor io quando non ho da intrattenermi colle persone che e mi vengono a cercare, faccio ricreazione, liti sollazzo con voi altri, facezio, rido, ma non liti rompo mica il collo per divertimento. Dunque sesto mezzo per studiare con profitto è una ricreazione bene ordinata. Il fioretto di domani in onore di Maria sarà: Una ricreazione ordinata come si richiede da' giovani studenti bene ordinati.

Ma ad altro argomento importantissimo richiamavalo la novena dell'Immacolata nelle due sere seguenti, mentre insisteva ancora sovra un altro mezzo da non dimenticarsi per fare profitto negli studii.

2 dicembre - Avete mai pasto mente miei cari figliuoli, quel che accade quando viene aperto il pollaio ai tacchini? Altri volano via con tutta rapidità, altri escono, fuori correndo a più non posso; altri escono sibbene, ma svogliati e guardano quà e là, si fermano, si voltano indietro quasi che loro rincrescesse essere usciti; altri poi invece di uscire vanno a vedere se nella mangiatoia vi sia rimasto più niente. Così, miei cari figliuoli accade in questa novella dedicata, alla Madonna cara nostra Madre. Alcuni, così studenti come artigiani, in questi giorni volarono per la via della salute. Altri se non volarono almeno corsero con gran lena e vi è tutto a sperare che la loro corsa non finisca che alle porte del paradiso. Altri poi uscirono da quello stato infelice in cui si trovavano, ma quasi per forza, svogliatamente e quasi con rincrescimento. A questi io dico: miei cari figliuoli, non siate conte il cane che dopo aver mangiato ritorna al vomito, conte dice la S. Scrittura. Il cane, dopo di aver mangiato, va in cerca di una certa erba la quale masticata gli produce il vomito. Quest'erba saranno per voi certi compagni, coi quali sapete che facilmente perderete la grazia di Dio. Dunque questi compagni guardate di non avvicinarli mai più. Quest'erba saranno per voi certe letture, le quali sapete quali tristi effetti producano nelle anime vostre. Consegnate dunque certi libri ai vostri superiori.

Gli ultimi poi sono que' miei infelici figliuoli, i quali non si sentono il coraggio di combattere le loro passioni e continuano ad avvoltolarsi nel fango dell'avvilimento. Ah! sappiano costoro che la loro strada mena diritta all'eterna perdizione. Voi mi domanderete: perchè nelle novene della Madonna tu ci tieni questi discorsi, suggerisci certi fioretti? Perchè, vi rispondo, le novene della Madre celeste sono i giorni di propiziazione e di salute e guai a coloro i quali non se ne approfittano. Io spero, anzi sono certo, che i diciannove ventesimi dei miei figliuoli si approfitteranno di tante grazie e che la buona Madre Immacolata li accoglierà in paradiso. Ma gli altri che non vorranno approfittarsene sappiano che le fiamme eterne dell'inferno li aspettano, se non si convertono.

Quando il Signore mi chiamerà al suo tribunale e mi domanderà strettissimo conto del mio operare, mi dirà: - Hai tu annunziato ai tuoi figliuoli che i giorni delle novelle della mia celeste Madre sono i giorni propizii della grazia? Hai tu detto loro che chi non si approfitta di questi giorni commette un insulto imperdonabile a Maria, e che io lo vendicherò con tutto il possibile rigore? - Io spero che la mia risposta soddisferà il Giudice Supremo. Ma se strettissimo sarà il conto che io dovrò rendere se non avrò detto quello che il Signore voleva che vi dicessi, non men rigoroso sarà il conto che dovrete rendere voi, se non mi avrete ascoltato. Coloro che mettono in pratica quello che ho detto e portano amore alla celeste loro Madre, la risposta da darsi al Signore l'hanno già bell'e fatta. Ma coloro i quali rifiutarono la grazia e non eseguirono quello che loro suggerii, preparino la risposta fin d'ora se osano, la preparino……se pure sapranno che cosa rispondere.

Ricordatevi il fatto di Faraone. Esso era un empio ostinato. Dio mandò a lui Mosè ed Aronne perchè gli annunziassero il suo volere; ma inutilmente. Le parole di Aronne e di Mosè non ottenevano altro effetto fuorchè indurare sempre più il sito cuore: di modo che neppure i più tremendi castighi bastarono a convertirlo. Sapete quale fu la fine di Faraone? Morì colpito dalla mano di Dio sommerso dalle acque del Mar Rosso. Buona notte.

4 dicembre - Miei cari figliuoli! Ormai la novella dell'Immacolata volge al suo termine ed io voglio che questi tre ultimi giorni siano specialmente dedicati a Maria. Per onorare questa buona Madre voglio che voi fuggiate tutto ciò che è contrario al sesto precetto; e pratichiate tutto ciò che serve per ornare la vostra anima della virtù opposta a questo vizio, la modestia. Maria, è immacolata ed odia tutto ciò che è contrario alla purità. Un giovane impuro non può essere amato da Maria e non farà alcun profitto. Ho stabilito che in questi tre giorni dopo la messa della Comunità, invece di far la meditazione, si dia la benedizione coi SS. Sacramento. Avrei anche voluto che in Chiesa si facesse mi piccolo sermoncino, ma ho pensato che è meglio fraudar nulla alle ore di studio. E a proposito di studio voglio stassera darvi il settimo mezzo per bene studiare e questo è: Vincere le difficoltà che s'incontrano nello studio degli autori.

Quando incontrate difficoltà non dovete avvilirvi. Che cosa siete velluti a fare qui all'Oratorio? Per studiare! Dunque è naturale che bisogna imparare quello che non sapete. E imparare quello che non si sa, indica sforzo di niente più o meno, secondo il maggiore o minore in­gegno. Quindi coraggio; non bisogna lasciar l'opra a metà. Non fanno belle coloro che incontrando una difficoltà la saltano, dicendo: questo non lo capisco; e passano ad altro: no; non bisogna passare oltre fin­chè la difficoltà non sia vinta e superata. E per ottener questo primieramente ricorrete a Gesù e a Maria con qualche divota giaculatoria e vedrete che le difficoltà spariranno. Non dimenticatelo mai, miei cari figliuoli; è questo il mezzo più efficace per vincere ogni dif­ficoltà nello studio; perchè solo Dio è il donatore e padre della scienza e la dà a chi, vuole e come vuole. A Maria SS. voi lo dite ogni giorno nelle litanie: Sedes Sapientiae, ora pro nobis. Essa è la sede della sa­pienza. Rivolgetevi poi ai maestri, agli assistenti; essi si faranno pre­mura di aiutarvi e vi daranno tutte quelle nozioni e spiegazioni delle quali avrete di bisogno.

Vi dirò ancora di più; non solo sforzatevi e siate costanti nel vincere le difficoltà, ma godetene, quando ne incontrate, perchè queste accrescono l'ingegno e fanno provare una dolce soddisfazione quando riusciamo ad intendere.

Che vanto vi è nell'imparare ciò che facilmente si capisce? Aggiungete ancora che ciò che s'impara con stento non si scancella mai più dalla mente. Dunque coraggio e buona notte.

La cronaca continua: “ Oggi (4 dicembre) venne nell'Oratorio a dar la, benedizione col SS. Sacramento Mons. Modesto, Vescovo di Acqui. È grande il numero dei Prelati e di altri illustri personaggi che in quest'anno arrivano per intrattenersi con Don Bosco. ”

D. Daniele Comboni, il grande Missionario della Nigrizia, dopo essere stato in Roma ai piedi di Pio IX a presentargli un suo piano per la rigenerazione dell'Africa, dovendo recarsi a Parigi, passò a Torino e prese alloggio nell'Oratorio di San Francesco di Sales. Egli destò grande entusiasmo nei giovanetti che lo ascoltavano con meraviglia al parlare delle sue missioni e sentivano a nascersi in cuore gagliardissimo desiderio di accompagnarlo. Anch'egli ne portò via consolante impressione, cominciando fin d'allora ad ammirare l'opere di D. Bosco e ad amare teneramente i numerosi suoi figli. Ciò che fermò principalmente il suo pensiero verso i Salesiani, fu il fatto seguente che egli chiamava miracoloso. Incontrò un Sacerdote nell'Oratorio, che era tuttavia commosso di un suo racconto della sera prima, e trovatolo ben disposto, lo invitò a partire con lui per l'Africa. Quel religioso senza scomporsi gli disse: - Veda, Padre, se il mio Superiore me lo permette, io prendo il breviario e la sua benedizione e parto subito.

 - Ma non avete altro a pensare?

 - Avrei padre e madre e sorella: ma se andassi a dir loro che io vado in missione, troverebbero mille difficoltà. Partire subito sarebbe meglio.

Tenne a memoria il buon missionario la pronta risoluzione di quel sacerdote, e la ricordava sovente a titolo di onore, augurando assai bene per l'opera dell'Oratorio, che aveva cotali figli: quando poi seppe che questo tale era partito per l'America disse pi√π volte: - Oli se l'avessi potuto avere con me, quanto bene avrebbe fatto.

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