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Capitolo 77

Commendatizia del Vescovo di Alessandria - Parlata di Don Bosco: il colera, il peccato, la medaglia di Maria SS. Ausiliatrice - Una lettera da Acqui annunzia la liberazione dell'indemoniata - Un mattone per la nuova Chiesa - D. Bosco narra ai giovani la guarigione operata dalla Madonna in Acqui - Il Cavaliere scrive importanti notizie alla Presidente di Tor de' Specchi: predizione di Don Bosco a questa religiosa - Parlata: a questo mondo è beato solamente chi è virtuoso - Fanciulli che insultano i preti: uomini che odiano la Chiesa e le fanno guerra - Parlata: chiudere i sensi agli inganni del demonio, se si vuole progredire nello studio o nel mestiere - L'Arcivescovo proibisce ai chierici di D. Bosco appartenenti alla diocesi di far scuola e assistere i giovani: e ordina che entrino in Seminario - Non accoglie le ragioni di D. Bosco - Conseguenze di questo disposizioni -Un'ordinazione.


Capitolo 77

da Memorie Biografiche

del 04 dicembre 2006

La vigilia della Natività di Maria Santissima, sacra anche al suo potente Patrocinio, Don Bosco riceveva altra commendatizia per l'approvazione della Pia Società.

A maggior gloria di Dio ed a chiunque spetti ci è grato di poter attestare quanto segue:

Avendo noi presa in matura considerazione, ed attinto anche notizie da pie e ragguardevoli persone, quanto si attiene all'istituzione e andamento dei così detti Oratorii e Collegi da molti anni stabiliti in Torino, ed in parecchi altri luoghi del Piemonte, dallo specchiato zelo del Sac. D. Giovanni Bosco per l'istruzione ed educazione cristiana ed ecclesiastica della gioventù, segnatamente povera, orfana ed abbandonata, ci risultò che essi riuscirono dovunque a felici e consolanti successi e si ebbero generalmente per una benedizione del Signore in questi tempi sì poco secondi all'allevamento cristiano della povera gioventù ed allo svolgimento delle ecclesiastiche vocazioni.

Fra i mezzi a conseguire il santo e benefico scopo, oltre allo zelo ed alla scienza di cui va fornito il lodato istitutore D. Bosco, non dubitiamo doversi annoverare come principalissimo, quella benemerita Congregazione di giovani sacerdoti, chierici e laici che egli seppe con ottimo consiglio raccogliere e stabilire per dedicarsi a quella santa missione, con ben appropriato regolamento, che ci parve informato da spirito di cristiana sapienza ed evangelica carità.

Quindi è che Noi affrettiamo co' più sinceri voti, acciò quella benemerita Congregazione possa coll'apostolica benedizione sempre più prosperare e viemmeglio diffondersi a bene di Nostra SS. Religione, della Chiesa e del nostro Paese, di cui la cristiana ed ecclesiastica educazione della gioventù, massime delle classi povere, è il più sentito bisogno come la più cara speranza.

Novara, addì 7 settembre 1867.

+ D ANTONIO, Vescovo di Alessandria.

 

La sera dell'8 settembre, dopo che si era festeggiata con numerose comunioni e i soliti sacri riti la nascita di Maria SS., D. Bosco parlava sotto i portici alla comunità.

Il colera si può dire che andò a visitare tutti i paesi del Piemonte, ad eccezione di pochi: ma più o meno si fece sentire ovunque. E qui fra noi si incomincia già a manifestare in modo sensibile. Ricordiamoci che propter peccata veniunt adversa: stimulus mortis paccatum est. Quindi io vorrei che pregassimo non solamente per noi, ma anche per i nostri parenti, benefattori, compagni, amici, fratelli. Io in tutte queste settimane vi ho raccomandati al Signore ed alla Madonna, con tutti quelli che si trovano negli altri nostri collegi e con tutti quelli che si trovano a casa dei loro parenti in vacanza, affinchè la Beata Vergine ci liberi tutti da questo morbo fatale. Ma bisogna che voi mi aiutiate e che togliamo questo stimolo che è il peccato. Ed in che modo togliere questo stimolo? Chi l'ha sulla coscienza, se lo tolga con una buona confessione; e chi non l'ha, guardi di starsene lontano, affinchè io possa mettervi tutti sotto la protezione di Maria Ausiliatrice. In modo speciale guardatevi dai peccati contro la virtù della modestia.

A questo fine stabilirò domani che venga data a ciascuno una medaglia di Maria Ausiliatrice, benedetta anche a questo fine, perchè ci liberi dal colera. Ciascuno se la metta al collo e reciti tutti i giorni un Pater, Ave, Gloria a Gesù Sacramentato, una Salve Regina e la giaculatoria Auxilium Christianorum, ora pro nobis, a Maria Ausiliatrice.

 

Il 9 riceveva notizie della donna indemoniata di Acqui.

 

W. G. M. G.                               Acqui, 8 settembre-1867.

 

Molto Rev. Signore,

 

La grazia è fatta! Dopo fieri combattimenti, minacce, percosse, svenimenti, visioni, ecc. che durarono fino alla mezzanotte ultima scorsa, soppravvenne la pace e la quiete. Stamane potè fare tranquillamente la confessione, e fu mandata alla Comunione. Ne sia ringraziato il Signore, e la potente Ausiliatrice dei Cristiani Maria SS. che fugò l'inferno, fin dal primo momento che faceva parte del giorno sacro alla felice sua nascita.

Qui acchiuso le trasmetto un vaglia di L. 25 in scioglimento del voto pel tempio che si innalza alla cara Madre nostra, d'incarico della favorita persona. Spero non sarà per dimenticare sì presto un tanto favore, e vorrà studiarsi l'anima graziata di farsi sempre più amare dalla Madre Celeste.

S'abbia la S. V. Rev. da parte di entrambi graditi i ringraziamenti dovuti, e Dio e la Santa sua Madre la rimeritino della carità in un con tutte quelle giovani anime che seppero commuovere le viscere materne dell'Immacolata Maria.

Mi affretto a darle la fausta notizia, affinchè niuna mora s'interponga tra la grazia ed il ringraziamento, tra il beneficio e l'adempimento del voto.

Si degni V. S. di avermi presente nelle sue orazioni, affinchè possa salvare la povera anima mia ed insegnare agli altri le vie del Signore.

Mi rinnovo,

Della S. V. molto Rev.,

Dev.mo Servo in G, C.

P. BRUZZONE MATTEO, Vice Parroco.

 

Questa lettera con altre notizie particolareggiate, giunte contemporaneamente, non sorprese punto D. Bosco, ma gl'infuse una affettuosa giovialità, che ravvivava negli altri la confidenza in Maria.

Dopo cena, in refettorio, parlandosi di alcuni che dovevano presentarsi agli esami, tra cui due preti forestieri, disse a quelli dell'Oratorio, Francesco Dalmazzo, Pietro Guidazio, Garino ed Alessio: - Domani mattina, vi raccomanderà tutti nella S. Messa al Signore. - Ed ai forestieri disse: - Se sono promossi bene, porteranno poi un mattone per la Chiesa di Maria Ausiliatrice.

- Sì, sì - risposero costoro.

- E lei? - domandò sotto voce ad un vecchio prete che gli era al fianco, ospitato per quella sera.

-Sì, sì, io pure: ci faccia conto, - sussurrò quel venerando sacerdote.

E D. Bosco prese a narrare:

“ Riguardo al mattone accadde questo fatto. Un certo D. Ghisolfi già da lungo tempo teneva infermo un braccio. Finalmente il male lo ridusse in tale stato che i medici, tenuto consulto, lo giudicarono insanabile e perciò dover amputare il braccio. Il povero Ghisolfi a tale annunzio esclamò: - Voglio prima fare ancora un esperimento, voglio raccomandarmi a D. Bosco, affinchè mi dica che cosa debbo fare in onore di Maria Ausiliatrice onde ottenere la guarigione. - Infatti mi scrisse e la risposta fu che, se fosse guarito, portasse un mattone per la Chiesa. Dopo poco tempo guariva perfettamente e mandò un mattone per ferrovia, un mattone col suo indirizzo. Pensate alla meraviglia mia quando ricevetti quell'oggetto. Appena giunto il mattone, lo feci spezzare per vedere se dentro vi fosse danaro. C'era niente. Molti erano presenti, fra i quali il ch. Dalmazzo. Credetti fosse una burla; non sapeva donde venisse: sull'indirizzo vi era solamente scritto come firma: Un povero prete.

” Di lì a qualche tempo D. Ghisolfi giunse in persona all'Oratorio e dimandò se era giunto un mattone.

” - Ahi è lei che ha mandato quel mattone? - gli disse D. Bosco!

” - Appunto! rispose Ghisolfi.

” - Che Teologo preciso! - esclamai.

” Ma Ghisolfi tutto sul serio rispose: - Pensava che col Signore bisognasse stare letteralmente alla promessa. - Quindi anche egli incominciò a ridere e fece un'offerta invece del mattone. Ne aveva però già fatte altre prima ”.

A questo punto il Venerabile si volse con un sorriso espressivo a quei preti forestieri, i quali subito risposero:

- Intendiamo benissimo!

D. Bosco aggiunge ancora: - Sono continue le grazie della Madonna! Quasi tutti i giorni mi arrivano lettere che mi annunziano grazie ricevute da Maria SS. Ausiliatrice. Ricevetti un'offerta di 24 soldi da un povero vecchio che venne in mia camera reggendosi sopra le gruccie e andò via colle gruccie in spalla.

Suonata la campana e finite le preghiere, D. Bosco saliva il pulpitino e, dopo aver accennato alla guarigione dello storpio, raccontava la storia della guarigione ottenuta ad Acqui.

Ogni giorno, miei cari figliuoli, vediamo che si operano grandi meraviglie per intercessione di Maria Ausiliatrice. Pochi giorni sono venne qui in mia camera uno storpio colle grucce e per intercessione di questa buona Madre se ne andò portandosele sopra le spalle. Ora voglio raccontarvi un altro fatto meraviglioso. Quest'oggi mi fu mandata un'offerta per la guarigione di una che credevasi indemoniata. Ciò accadde solamente ieri, giorno della Natività della Madonna. Quando andai in Acqui, quindici giorni fa, passai a Strevi. Là vi era una donna che da un anno non era più in se stessa e che credevasi indemoniata. A costei non potevasi più far capire una ragione, non più far recitare una parola di preghiera. Essa faceva tutti quegli atti che sono proprii degli ossessi. Mi fu presentata. Vi era il Vescovo con D. Pestarino di Mornese, il parroco, il domestico del Vescovo ed altre persone. Gli astanti mi domandavano che io giudicassi se quella povera creatura dovesse credersi indemoniata. Il Vescovo mi diceva: - Veda se è il caso di esorcizzarla: io gliene do la facoltà: - Esaminai da quanto tempo era travagliata in quel modo, in quali stranezze solesse cadere, ma non volli per allora pronunziar alcun giudizio. Per conoscere meglio la cosa, senza che essa se ne avvedesse, tolsi una medaglia dalla mia saccoccia, tenendola stretta e nascosta nella mano e mi avvicinai a lei per vedere se avrebbe fatto qualche gesto o strepito, perchè il demonio ordinariamente non sta alla presenza di una medaglia della Madonna o di altri oggetti benedetti, senza dar segni manifesti di ripugnanza.

Ma vedendo che a nulla giovava la medaglia, ho detto a tutti che si inginocchiassero per fare una preghiera a Maria Ausiliatrice. Tutti ci inginocchiammo, il marito, i ragazzi e il Vescovo stesso. Feci anche inginocchiar l'inferma e le comandai che pregasse con noi. Mi ubbidì, pregò per un istante, ma presto cessò e non fu più possibile farle articolare una sillaba di preghiera. Quei della famiglia attestavano che da un anno circa non avevano più potuto farla pregare. Allora, essendovi ancor tutti presenti, dissi loro che ogni giorno facessero le seguenti preghiere: Tre Salve Regina a Maria Ausiliatrice e tre Pater Ave e Gloria a Gesù Sacramentato. Fissava eziandio il tempo, in cui, se fosse guarita, avrebbero mandato un'offerta alla nostra chiesa. Questo tempo era fissato fino alla Natività di Maria SS. il giorno 8 settembre che fu ieri. Aggiunsi che preparassero l'inferma a ricever i Sacramenti e che la conducessero a fare la sua confessione e comunione. Dopo esserci intesi così, ci siamo lasciati.

Dopo qualche giorno mi fu scritto come fosse impossibile far confessare quella donna, perchè prorompeva continuamente nelle più orribili bestemmie. Io risposi che di ciò non si facesse conto alcuno, ma che si seguitasse a pregare Maria e ad esortare quell'infelice a confessarsi. Così fecero.

Venuto il giorno 10 di settembre, cercarono il modo di poterla in qualche guisa disporre e preparare alla confessione. Avendo aspettata l'ora nella quale in chiesa non c'era più gran gente, ve la condussero e incominciarono ad esortarla acciocchè volesse accostarsi al tribunale di penitenza; ma ogni buona parola riusciva inutile. Essa continuava a proferir bestemmie su bestemmie. Anzi vedendo il prete che stava per comunicare, si mise a fare dei gesti, ad urlare e con tali contorcimenti che per non dare scandalo a chi fosse entrato in chiesa, si dovette ricondurla a casa.

Io avvisato, aveva dato ordine che la conducessero ai Sacramenti la mattina stessa della Natività. Alla vigilia quelli di casa dissero all'inferma: - Domani mattina bisogna che ritorniamo alla chiesa affinchè tu possa fare la tua confessione. - Giunta la notte divenne furibonda. Pareva che tutti i demonii dell'inferno fossero in lei riuniti. Appena coricata cominciò ad urlare, a zuffolare, a battere le mani, a cantare, a gridare. Emetteva ogni sorta di voci. Ora pareva un maiale, ora un leone, ora un cane, un bue, un gatto, un lupo. Ora proferiva le più abbominevoli bestemmie contro Dio, ora le più orrende imprecazioni contro gli uomini. E si alzava, ballava o faceva altri gesti ridicoli.

I parenti non le dissero più niente, ma confidando nella Madonna pregavano. Spuntava l'aurora della festa e la donna con grande meraviglia di tutti si calma e domanda: - Che ora è?

- È giorno! Le vien risposto.

- E che giorno è quest'oggi? seguita a chiedere.

- È il giorno della Natività di Maria SS. Vuoi che andiamo?

- E dove?

- Bisogna che andiamo in chiesa affinchè tu possa fare la confessione e la comunione! come ci ha detto D. Bosco.

- Sì, sì; andiamo pure! - rispose. Queste furono le prime parole che disse in senno dopo circa un anno di pazzia. E si confessò e si comunicò tranquillamente, come se non avesse mai patito debolezza di mente e fece il ringraziamento con edificazione di tutti quelli della famiglia. Oggi mi scrivono che è perfettamente guarita, come se non avesse avuto male alcuno.

Concludo dunque, o cari figliuoli; se la Madonna fa tanto pel corpo, credetelo pure che farà molto più per l'anima, se Le domanderemo le sue grazie. Questo fatto non l'ho raccontato perchè io creda che voi abbiate indosso il demonio, che Dio ve ne liberi, ma perchè vediate quanto dobbiamo confidare in Maria. Perciò ricorriamo a lei colla frequente giaculatoria: Auxilium Christianorum, ora pro nobis, e nei nostri bisogni temporali e spirituali, e specialmente nelle tentazioni.

Buona notte.

Il 10 settembre il cav. Oreglia scriveva alla Presidente delle Oblate di Tor de' Specchi il fatto meraviglioso di Acqui, e conchiudeva:

“ Questo è uno dei tanti fatti che ogni giorno succedono, parte sotto i nostri occhi e parte in lontani paesi, i quali ci comprovano sempre più quanto Maria gradisca di essere in questi giorni invocata col titolo di Ausiliatrice. Le elemosine che ci affluiscono da ogni parte ci sono di conforto, perchè dimostrano che Maria SS. si prende l'impegno di soccorrerci, anche nelle presenti strettezze, che sono più sensibili che mai. Siccome il tempo mi manca di riprodurre questa lettera a parecchie persone, così prego Lei a voler far conoscere la presente all'ottimo Conte Vimercati, al Padre De Lorenzi nel Collegio Romano; ed a tutti quelli ai quali crederà possa essere di consolazione il sentire le misericordie della buona nostra madre, Maria SS. Ausiliatrice.

” Intanto sono in grado di poterla assicurare che il Demonio, co' suoi satelliti viventi, lavora indefessamente per tentare un'invasione in Roma. Non posso nè gioverebbe dire di più, benchè molti particolari, potrei aggiungere, che però sono già comunicati a chi può averne bisogno. Queste cose le scrivo non per spaventarla, giacchè nulla si ha da temere quando Dio è con noi. Desidero piuttosto incoraggiarla a promuovere la divozione a Gesù Sacramentato ed a Maria Ausiliatrice. Se i Romani si unissero concordi a fare ogni giorno una visita al SS.mo Sacramento ed a Maria SS., è certo che sarebbe per loro questa devozione come un parafulmine, il quale se non impedisce la caduta del fulmine ne allontana certamente il danno.

” Basti per oggi. Mille ossequi a Lei e a tutte le sue consorelle da parte di D. Bosco e mia, che ci raccomandiamo molto alle loro preghiere. Qui in Torino il colera è cosa di niuna importanza, almeno per ora ”.

La rev.ma Madre Presidente il 15 settembre rispondeva al Cavaliere, e confortata dall'avveramento della predizione da lui esposta, ne traeva buon augurio per l'aumento del numero esiguo delle sue Oblate dicendo:

“ D. Bosco mi scrisse nell'ultima lettera del 5 agosto p. p.: - Stia sicura che la sua religiosa famiglia, risorgerà; ma prima deve essere crivellata, zappata, seminata, e poi germoglierà prodigiosamente. - Io domando: devo fare o dire nulla in antecedenza? Io non desidero che il vero bene della suddetta: non sono capace di giovarle, non vorrei però nuocerle ”.

La Cronaca continua, riferendo il discorso tenuto da Don Bosco la sera del 10 settembre:

 

10 settembre.

Vi voglio insegnare questa sera a farvi santi o almeno beati su questa terra. Il Signore dice che ci vuole tutti santi e così pure ripete S. Paolo. In una pagina della Santa Scrittura si legge: Bonum est viro cum portaverit jugum ab adolescentia sua.

Dice bonum est viro, non che sarà beato, ma che è già beato in questa terra, cum portaverit jugum ab adolescentia sua, chi incomincia a darsi tutto al Signore fin dalla sua gioventù. Difatti uno che incomincia da giovane a far bene, venendo anche vecchio sarà beato, perchè non ha niente che gli rimorda la coscienza. Sarà anche povero, ma è contento perchè ha la pace del cuore. Ed è beato perchè non teme la morte. Ah se voi vedeste adesso in Torino anche quei tali che dicono di non temere il colera, che si burlano di tutto, che mangiano e che bevono! Eppure alla sera non sanno risolversi ad andare a dormire perchè temono di essere colti nella notte dal colera. Uno di costoro diceva quest'oggi ad un suo domestico: - Sta attento: accorri subito se questa notte suonerò il campanello: fa un bel dire non aver paura, ma il colera non guarda a nessuno: ha già preso il tale e il tal altro e mi rincrescerebbe di andare così come mi trovo all'altro mondo.

Non è già beato anche in questo mondo quel giovanetto obbediente, docile, mansueto, il quale se viene a morire è compianto, lodato, benedetto dal padre, dalla madre, da tutti quelli che lo conoscono? Al contrario se muore un giovane discolo, si fa poco caso della sua morte, oppure si dice: - Il Signore ha fatto bene a prenderselo, così non farà più tante birichinate. - E la madre e i fratelli diranno: - Era la nostra dannazione! - Anzi, quando costui è ancora in vita, si udrà ripetere forse dalla stessa madre: - Quel tal giovine, così buono, amato e stimato da tutti, è morto; ed il mio che non fa altro che farmi portar croci non muore mai!

E' beato il giovanetto buono nella scienza, perchè se si dànno premii sono sempre i suoi, perchè lui solo ne è degno. Così pure i genitori, se hanno da premiare un loro figliuolo, premiano sempre il più buono.

E senza andare altrove, veniamo qui fra noi. Un giovane virtuoso, ma veramente virtuoso, non è vero che è amato da tutti, che è carissimo ai Superiori, ai suoi genitori, ai suoi maestri? E si tiene anche per 20 franchi, quando ne dovesse pagare 30; e per 15 e per 12 e per 10 e per niente, quando ciò si merita? Anzi si pagano perfino i genitori perchè lo lascino qui. I Superiori sono contenti, sono felici di possederlo; se hanno qualche bel regalo da fare, lo fanno a lui; gli fanno sempre festa; e i suoi genitori restano molto consolati.

Al contrario un giovane cattivo si tiene nell'Oratorio fin tanto che si abbia un'occasione per mandarlo via e quando è scacciato, tutti dicono contenti: -Abbiamo un peso di meno. - E i compagni ripetono: - Vattene pure, così non ci disturberai più nello studio, non farai più dei cattivi discorsi, non ci contristerai più con quelle mormorazioni, non ci sarai più di noia colla tua superbia e le tue risse. - E ritornati alle loro famiglie in vacanza ripeteranno a quanti lo conoscono: - Quel tale fu scacciato dall'Oratorio.

Solo i buoni sono ben veduti dai loro compagni, conducono una vita tranquilla, onorata, felice a questo mondo. Venendo la morte l'accettano volentieri, perchè si sono dati al Signore fin da giovani. Invece, se la nostra vita fosse stata malvagia, sarà per noi un rimorso terribile il vedere allora come avremmo potuto essere felici in questo mondo e non lo fummo per colpa nostra: avremmo potuto farci molto bene per l'altra vita e non l'abbiamo fatto. Io che sono vecchio non posso più dire: incomincierò da giovane: il tempo passato più non ritorna. Voi che potete ancora dirlo, ditelo e fatelo, e sarete grandemente consolati al punto della morte. Buona notte.

 

D. Rua scrive nella Cronaca: - “ II settembre. - Uscito oggi con D. Bosco, fummo due volte insultati dai monelli con parole di scherno. Don Bosco si accontentò di dare un semplice sguardo di compassione a questi giovani senza rispondere verbo. Capii però dal suo contegno che gli cagionava pena assai grave, non l'insulto ricevuto, bensì la perversità dei ragazzi e dei tempi correnti.

” Gli occorse pur di leggere, come in un congresso, tenutosi in Ginevra dai rivoluzionarii, i framassoni siansi proposto l'abolizione del Papato e ciò fugli come spina al cuore; non perchè temesse della caduta del medesimo, che è incrollabile stante la promessa del Salvatore, sì bene nel vedere che figli della Chiesa proponessero di alzare le mani parricide contro il Capo della Chiesa stessa”.

D. Bosco aveva proprio una spina al cuore. L'8 settembre Garibaldi era ricevuto, con onori poco meno che da sovrano, a Ginevra, ove i radicali avevano convocato il Congresso della Pace ed eletto Garibaldi presidente onorario. Egli vi si era recato a stringere gli ultimi accordi coi Capi delle sette cosmopolite per la decisa invasione del Patrimonio di S. Pietro. Parlando colla folla che lo applaudiva, lodò i Ginevrini perchè avevano dato i primi colpi alla pestilenziale istituzione che si chiama Papato e promise loro che le forze riunite della democrazia le avrebbero dato l'ultimo crollo! Abbatteremo quell'antro dell'idolatria e della menzogna!

Anche la sera dell'II D. Bosco aveva la buona parola per gli allievi.

Vi voglio insegnare questa sera il metodo per potere andare ne' vostri studi e lavori, e questo metodo non sono io che lo do, ma lo dà il Signore: In malevolam animam non introibit sapientia, nec habitabit in corpore subdito peccatis. S'intende la vera sapienza, non la sapienza mondana: quella che riconosce in Dio il Creatore e padrone di tutte le cose e l'obbligo nostro strettissimo di obbedire alle sue leggi, le pene tremende minacciate ai trasgressori di queste nel tempo e nell'eternità e i premii promessi anche nella vita presente a coloro che osserveranno fedelmente i comandamenti.

Scacciate adunque dal vostro cuore l'ostacolo che impedisce alla vera scienza, quella del santo timor di Dio, di entrare in voi, perchè con questa scienza entra pure la sicurezza dell'aiuto di Dio per la felice riuscita della carriera da voi intrapresa. Questo ostacolo è il peccato.

Ma badate che il peccato non è come gli altri nemici, i quali, vinti e scacciati una volta, non ritornano più. Dobbiamo perciò vegliare per tenerlo lontano, perchè viene tamquam fur, come un ladro, quando noi dormiamo. Egli, o il demonio, se vede che lasciamo l'uscio aperto, per mezzo delle opere, per mezzo del tatto con atti cattivi, entra per la porta: entra anche per le finestre, ossia per gli occhi, cogli sguardi maliziosi, colle curiosità pericolose, con certe letture. Custodite pertanto anche le finestre, chiudetele bene.

E il peccato, il demonio, non solo entra per le finestre, ma ancora per le fessure, per i buchi, per le serrature; guardate adunque di chiudere le orecchie alle parole disoneste, ai cattivi discorsi. Chiudete anche la bocca, perchè il demonio entra anche per la bocca per mezzo delle bestemmie, dei discorsi immorali, delle mormorazioni, delle golosità. Insomma il demonio, se non vigiliamo, entra dentro di noi per mezzo di tutti i cinque sensi.....

Volete adunque andare avanti nella scienza, percorrere felicemente la carriera dei vostri studi, imparar bene i vostri mestieri? Scacciate il peccato dal vostro cuore, tenetelo da voi sempre lontano, e il Signore vi aiuterà. Quanto maggior cura metterete nel tener da voi lontano il peccato, tanto più grande sarà il profitto che farete negli studi o nella vostra professione. Buona notte.

Nello scorgere la tranquillità colla quale il Servo di Dio parlava a' suoi allievi nessuno avrebbe creduto che in quello stesso giorno egli fosse soprappensiero per altra ragione. L'arcivescovo Mons. Riccardi, ritenendo che Don Bosco desse ufficii d'insegnamento e di assistenza ai suoi chierici prima che fossero capaci di sostenerli, o le prime cariche ne' collegi a chi era appena sacerdote, non approvava la disciplina e lo spirito dell'Oratorio come poco ecclesiastico, e non vedeva di buon occhio gli studii che vi si facevano, persuaso che vi si educassero preti e chierici poco istruiti. “ Ma io, testificò con giuramento il professore di Morale del Convitto Ecclesiastico e del Seminario, D. Ascanio Savio, sono sempre stato convinto del contrario e una prova ne sono i sacerdoti D. Rua, Mons. Cagliero, D. Francesia, D. Cerruti, D. Durando e altri molti, tutti insigni per gradi teologici, o in filosofia, o in lettere ”.

L'arcivescovo aveva pur disposto che, prima delle Sacre Ordinazioni, tutti i chierici della diocesi che avevano licenza di alloggiar fuori del Seminario dovessero entrarvi e rimanervi almeno un anno, per prepararsi collo studio e colla pietà a riceverle degnamente; e voleva applicare la stessa norma anche a quelli di Don Bosco, nella speranza che, ordinati preti, sarebbero passati all'archidiocesi.

La nascente Società Salesiana allora era semplicemente collaudata, e venendo i chierici di Don Bosco ordinati alle stesse condizioni dei chierici secolari, l'Arcivescovo faceva conto di potersene servire pei bisogni della diocesi, tanto più che questi bisogni, attesa la scarsezza del Clero, erano assai grandi. Egli era ben contento che Don Bosco allevasse giovanetti per la carriera ecclesiastica, ma non vedeva, come volendone tutti i frutti, veniva a distruggere le piante che dovevano produrli.

Scriveva a Don Bosco:

 

Carissimo Don Bosco,

 

Mi fo' premura notificare alla S. V. molto Rev. che per i miei diocesani chierici, non permetto pi√π che facciano scuola e ripetizioni, o sorveglino nelle camerate o siccome prefetti.

Questa misura, che si estende agli altri convitti, è per favorire e giovare i chierici nei loro studi e perchè possano così frequentare la scuola e le ripetizioni.

Ho pure stabilito di non dare gli Ordini Sacri se non a quelli che sono in Seminario. Questa misura le riuscirà un po' gravosa, ma tornerà di vantaggio alla Chiesa e della sua Comunità. Quanto sovra esposto mi fo' premura di notificare, onde in tempo possa provvedere a sè, ed i chierici eziandio al loro maggior vantaggio.

Il Signore le conceda ogni bene, e mi creda con tutta stima

Di V. S. M. R.,

II settembre 1867,

 aff.mo servo

+ ALESSANDRO, Arcivescovo.

 

Questa notificazione fu per D. Bosco una dolorosa sorpresa. Più volte egli si recò a parlare coll'Arcivescovo, e gli andava ripetendo: - Dunque i chierici in Seminario, i preti al convitto ecclesiastico e Don Bosco solo in mezzo a migliaia di giovani. Come posso accondiscendere ai suoi desiderii? - E l'Arcivescovo era così fermo, che Don Bosco fu costretto a dirgli: - Senta, Monsignore, Vostra Eccellenza scriva a Roma le ragioni per le quali ha emanato questi ordini, io pure esporrà a Roma il mio caso; e Roma deciderà.

- No, gli rispondeva Monsignore: questa controversia deve comporsi fra noi due; - ma invece fu una questione prolungata e spinosa.

Tutti i chierici dell'Oratorio ne furono angustiati. Quelli che non avevano intenzione di fermarsi con D. Bosco ed altri sobbillati da persone influenti abbandonarono il Servo di Dio ed entrarono nel Seminario; e gli altri che erano già legati con voti o si disponevano a farli, vedevano anch'essi oscuro l'avvenire. L'Arcivescovo non considerava come suoi diocesani soltanto quei chierici che non avevano professato, o non avevano intenzione di emettere i voti nella Società Salesiana; ma non essendo ancora la Società indipendente dall'Ordinario, egli riteneva per suoi tutti i chierici nati nell'archidiocesi. Di qui, come vedremo, le ordinazioni negate o ritardate ad alcuni dei nostri, ed anche le pressioni perchè abbandonassero l'Oratorio.

Noi entriamo con rincrescimento in questi particolari, ma è pur necessario per narrare tutta la vita di D. Bosco. Serva ciò di ricordo ai Confratelli che leggono, che questi volumi non sono destinati al pubblico, ma riservati ai nostri archivii; giacchè se fosse altrimenti, avremmo preferito sull'esempio di D. Bosco di tacere, piuttostochè esporre certe cose.

Mons. Riccardi intanto aveva concesso che un chierico dell'Oratorio, il quale aveva già compiuti gli studii, si presentasse alle Sacre Ordinazioni nelle tempora d'autunno.

Il sottoscritto dichiara che il chierico Racca Pietro col permesso di S. E. Rev.ma L'Arcivescovo di Torino ha fatto con regolarità gli esercizii spirituali nella casa di Trofarello in preparazione alla Sacra Ordinazione cui spera e supplica di essere ammesso. Predicatori erano lo scrivente e il sacerdote Bona Giuseppe.

Torino, 18 settembre 1867.

Sac, Gio. Bosco.

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