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Capitolo 71

Terza udienza di Pio IX e sua generosità - Indulgenze e benedizioni - I1 Teologo Murialdo - Parola del Santo Padre per i giovani degli Oratorii - Lettera di D. Bosco a D. Alasonatti - Letture Cattoliche: IL MESE DI MAGGIO CONSACRATO A MARIA IMMACOLATA - D. Bosco a pranzo cogli scrittori della Civiltà Cattolica - Visite di congedo - Ultimo saluto agli Oratorii festivi di Roma - Una passeggiata in carrozza col Cardinale Tosti - Le Catacombe di S. Sebastiano.


Capitolo 71

da Memorie Biografiche

del 29 novembre 2006

Don Bosco il 6 aprile ritornava ad un'udienza particolare di Pio IX col Ch. Rua e il Teol. Morialdo, ammesso in Vaticano per gentile interposizione dello stesso D. Bosco.

  Entravano nell'anticamera alle ore nove di sera, e subito D. Bosco venne introdotto. Il Papa appena lo ebbe innanzi gli disse con viso serio: - Abate Bosco, dove vi siete andato a ficcare il giorno di Pasqua in tempo della benedizione Papale? Lì, innanzi al Papa! E tenendo la spalla sotto il suo piede come se il Pontefice avesse bisogno di essere sostenuto da D. Bosco. - Santo Padre, rispose D. Bosco tranquillo ed umile, fui colto all'improvvista e Le domando venia se io in qualche modo l'ho offeso!

- E aggiungete ancora l'affronto, col domandarmi se mi avete offeso?

   D. Bosco guardò il Papa, gli parve fittizio tale suo contegno; e infatti un sorriso accennava di comparire su quelle labbra venerande. E il Pontefice continuò: - Ma che cosa vi è saltato in testa di cogliere fiori in quel momento? Ci volle tutta la gravità di Pio IX per non scoppiar dalle risa. - E il Papa allora sorrise, e amorevolmente passò a dirgli senz'altro di aver letto con attenzione il manoscritto delle Costituzioni dal primo all'ultimo articolo. E presolo dal tavolino, glielo porse soggiungendo: - Consegnatelo al Cardinale Gaude, il quale lo esaminerà, e a suo tempo ve ne parlerà: - D. Bosco lo aperse e vide che Pio IX aveva avuta la degnazione di aggiungervi alcune note e modificazioni di propria mano.

   Il Santo Padre propendeva che quel regolamento fosse tosto dato ad una Commissione incaricata di riferire; ma D. Bosco gli chiese che permettese di metterlo per qualche tempo in esecuzione, per poi umiliarlo di nuovo a Sua Santità. Pio IX approvò e nello stesso tempo gli indicò tutto il tramite che avrebbe dovuto percorrere per ottenere la definitiva approvazione della sua Pia Società colle relative Costituzioni.

   Quindi D. Bosco gli rammentò varie suppliche che aveagli presentate per ottenere concessioni di indulgenze nominatamente per alcuni suoi benefattori, e per coloro che avessero promosso il canto di laudi sacre. E il Papa benignamente assicurò che avrebbe provveduto.

   D. Bosco gli chiese eziandio un'induldenza plenaria per tutti i giovani che intervenivano agli Oratorii festivi, per quel giorno da essi scelto in cui si accosterebbero ai SS. Sacramenti; la benedizione apostolica a quelli che prendono parte attiva a questi oratorii; a coloro che in qualunque modo si adoperano per la diffusione delle Letture Cattoliche; e ai giovani dell'Ospizio di S. Francesco di Sales; infine alcune facoltà speciali per D. Morizio e D. Reviglio. E Pio IX gli concesse tutti i favori a lui chiesti.

     - Ed ora, Beatissimo Padre, soggiunse D. Bosco, abbia la bontà di suggerirmi una massima che io possa ripetere a' miei giovani, come ricordo uscito dalle labbra del Vicario di Gesù Cristo.

     - La presenza di Dio! rispose il Papa: dite ai vostri giovani in mio nome che si regolino sempre con questo pensiero!... Ed ora non avete più nulla da domandarmi? Voi desiderate certamente ancora qualche cosa.

     - Santo Padre, rispose egli, la Santità Vostra si è degnata di concedermi quanto ho domandato, e per ora non mi resta che di ringraziarla dal più intimo del cuore.

     - Eppure, eppure, voi desiderate ancora qualche cosa.

   A questa replica D. Bosco stava là come sospeso senza proferir parola, quando il Pontefice soggiunse:

     - E come? Non desiderate voi di fare stare allegri i vostri giovanetti, quando sarete ritornato in mezzo di loro?

     - Santità, questo sì.

     - Dunque aspettate.

   Pochi istanti prima erano entrati in quella stanza il Teol, Murialdo, il Ch. Rua e D. Cerutti di Varazze, cancelliere nella Curia Arcivescovile di Genova. Essi rimasero stupiti della famigliarità colla quale il Papa trattava benignamente D. Bosco e di ciò che videro in quel momento. Il Papa aveva aperto lo scrigno, ne traeva fuori colle due mani un bel gruzzolo di monete romane d'oro e senza contarle porgevale a D. Bosco, dicendo: -Prendete e date poi una buona merenda ai vostri figliuoli. - Ognuno può immaginare l'impressione che fece sopra Don Bosco questo atto di sì paterna bontà di Pio IX, il quale con grande amorevolezza si rivolgeva anche agli ecclesiastici sopravvenuti, benediceva le corone, i crocifissi ed altri oggetti divoti che gli presentarono, e dava a tutti un prezioso ricordo in medaglie.

  Erano tutti commossi, e quando il teologo Murialdo potè rivolgere la parola al Papa, gli domandò una speciale benedizione per l'Oratorio di S. Luigi, a cui l'aveva preposto D. Bosco. Pio IX gli rispose; - Sta bene occuparsi dei fanciulli: vi sono degli apostoli, che vorrebbero allontanare i ragazzi da Gesù; ma il Salvatore diceva: Sinite parvulos venire ad me; e così dobbiamo fare noi. Iddio da molte benedizioni a chi si occupa a pro dei fanciulli, ed è grande consolazione il salvarsi in compagnia di altri salvati da noi, mentre è poltroneria volersi salvare da soli. - Disse allora il Teol. Murialdo: - Il bisogno è grande specialmente nel nostro paese.

  E subito ripigliò il Santo Padre: - Dappertutto, e certo anche nel vostro paese, dove per le sregolatezze della stampa avvengono gravi mali. Si stampa in un luogo; ma penetrano dappertutto gli scritti, perchè non si ha il muro della Cina per impedire loro l'entrata. L'anno scorso nel mio viaggio a Firenze e a Bologna ebbi a sequestrare migliaia di opuscoletti provenienti da Torino e da Milano.

  Non è a dire quanto tali parole confortassero più che mai il Teol. Murialdo nella sua impresa, e il Papa non dimenticò lo zelante giovane prete torinese, domandandone poi notizie a D. Bosco nel 1867.

         Omai l'udienza era al suo termine: tutti si inginocchiarono per ricevere ancora una benedizione dal Papa, il quale incoraggiò D. Bosco, che si ritirava per l'ultimo, a proseguire l'opera sua, a praticare per esperimento le regole che avevagli presentate; e lo esortò una seconda volta a scrivere minutamente quanto aveva narrato a lui di cose soprannaturali, anche di quelle stesse di minor importanza, ma che avevano relazione colla prima idea formata degli Oratorii: ripetendo che saperle, sarebbe stato di grandissimo conforto, nei tempi avvenire, per coloro che avrebbero fatto parte della nuova Congregazione. Mentre così parlava, entrò un Cardinale per sottoporre alla sua firma alcune carte, e Pio IX interruppe il discorso e congedò D. Bosco dicendogli:

     -Rammentatevi quel che vi ho detto.

  All'indomani il Papa firmava i Rescritti di proprio pugno e li faceva consegnare a D. Bosco; il quale illuminato dai consigli e confortato dalle parole del Vicario di Gesù Cristo, nei giorni che si fermò ancora a Roma, ritoccava le regole della Pia Società di S. Francesco di Sales, e ne toglieva e aggiungeva più altre per renderne la sostanza conforme ai sentimenti di Pio IX.

Fattele tracopiare dal Ch. Rua, le recò all'Eminentissimo Cardinale Gaude, che tutte le volle leggere con molta bontà, perchè il Papa erasi degnato di raccomandargli tale affare che stavagli a cuore. Egli conosceva l'Oratorio, essendo venuto a visitarlo l'anno innanzi come abbiamo già narrato; laonde D. Bosco tenne con lui parecchie conferenze in proposito, udì i suoi savii riflessi e consigli; e si andò d'accordo che le regole fossero praticate per qualche tempo come si erano modificate, e infine rimesse a Sua Eminenza che le avrebbe presentate alla Santa Sede per l'approvazione.

   D. Bosco erasi intanto affrettato a spedire a Torino il rescritto delle Indulgenze ottenute al fine di promuovere il canto delle lodi sacre fra i popoli cristiani; ed un annunzio della benedizione del Santo Padre a coloro che cooperavano alla diffusione delle Letture Cattoliche. Questi due fogli dovevano essere stampati nel fascicolo di aprile.

   Nello stesso tempo D. Bosco scriveva a D. Alasonatti. Si noti che nell'Oratorio di Torino continuava l'usanza, che permetteva a que' chierici e a que' giovani, che lo avessero desiderato, di andare alle loro case per le vacanze pasquali.

 

Carissimo Sig. D. Alasonalti,

 

Ho ricevuto le sue due ultime e va bene quanto mi disse. Ho piacere che si sia fatto il Lavabo, e lodo lo zelo e la sommessione de' Chierici coll'aver fatto le vacanze all'Oratorio. Questo mi spinge a portare loro a casa qualche cosa di pi√π speciale.

   Ho scritto a D. Picco ed al Teol. Belasio, secondo le norme accennate. Gli esercizi sarebbero fissati pel Lunedì della terza Domenica dopo Pasqua. Ieri ho avuto l'udienza dal santo Padre, e fu un vero tratto di bontà da confondere qualsiasi galantuomo. Mi ha concesso quanto ho dimandato; quindi ce n'è anche per Lei. Tra le altre cose ha conceduto un'indulgenza plenaria per tutti i giovani che intervengono agli Oratorii; di più quaranta scudi d'oro per dare una colazione ai medesimi. D. Morizio, D. Reviglio hanno abbondantemente ottenuto quanto desideravano. L'udienza passò i tre quarti d'ora. Il Teol. Murialdo, Rua, gongolavano dalla gioia. Quante cose avrò da raccontare, quante cose da regalare, tutte benedette oppure donate dal Papa! Da noi non si poteva desiderare di più. Dica ai Chierici e a tutti i giovani della casa, e dicano pure lo stesso gli altri fuori di casa: Deo gratias et semper Deo gratias.

  Oggi doveva partire per Loreto, e non ho più trovato alcun posto nella vettura e mi sarà forza di differire fino a Domenica a sera. Ho divisato di partire per Loreto - Ancona - Venezia - Milano e nella settimana trovarmi a Torino. Le scriverò definitivamente da Venezia si Dominus dederit.

  Favorisca di mandare a prendere un foglio di stampa mandato a D. Picco e si porti tosto a Paravia.

Faccia coraggio nel Signore a tutti i figli della casa e comunichi loro una cordialissima benedizione da parte del Santo Padre data ieri appositamente per la Casa nostra. Dia gli uniti biglietti a chi sono diretti. Dio La conservi e l'aiuti a fare la sua santissima volontà in tutte le cose. Amen.

Sempre suo

Roma, 7 aprile 1858.

 

aff.mo amico

Sac. Giov. Bosco.

 

D. Alasonatti consegnava ai giovani i biglietti inclusi nella sua lettera, dei quali un solo è a noi pervenuto scritto ad uno studente, ed ha un titolo scherzevole nell'indirizzo riguardante la vocazione. Sta scritto sulla busta: Al Signor DON Garbarino, Avigliana.

 

Amatissimo Garbarino,

 

La tua lettera mi ha fatto piacere e il desiderio che dimostri del mio ritorno è un motivo per amarti sempre più nel Signore.

Intanto sta allegro, ma pensaci bene a preparare il tuo cuore e farne un dono al Signore; il che farai certamente vestendo l'abito chiericale: il faremo giunto ch'io sia in Torino. Prega per questo motivo prega eziandio per me e credimi sempre in quel che posso

Roma, 8 aprile 1858.

 

tuo aff.mo

Sac. Giov. Bosco.

 

Il rescritto era nel frattempo giunto a Torino, e Paravia aveva ultimata la stampa del fascicolo d'Aprile Il mese di MAGGIO consecrato a Maria SS. Immacolata ad uso del popolo per cura del Sacerdote Bosco Giovanni. In queste pagine sono esposti i vantaggi della pia pratica, e numerate le indulgenze che ponno lucrare i fedeli, proposti i fioretti per ogni giorno del mese, insegnato il modo col quale si può in famiglia onorare ogni sera Maria SS. Vi si leggono bene svolte trentatre considerazioni sulle massime eterne e morali, sulla divozione a Maria SS. e intorno alla Chiesa di Gesù Cristo, al suo capo il Romano Pontefice, ed ai Pastori delle Diocesi. Ad ogni considerazione fa seguito una giaculatoria ed un esempio adattato all'argomento, e che narra a quando a quando la bontà di Maria nel convertire i peccatori.

  Uno di questi fatti lo ricopia dall'Amico della gioventù, e con ciò si conosce che uno de' suoi scopi nello stampare tale giornaletto fosse anche quello di esaltare le glorie di Maria. Non dimentica la morte preziosa di Savio Domenico, e ne fa cenno nel giorno 24. Conclude la sua operetta con un'offerta del cuore a Maria SS.

  Paravia, eseguendo l'ordine di D. Bosco, prima che il fascicolo fosse distribuito vi aggiungeva un annunzio ed il Rescritto del Papa.

 “ Con grande consolazione annunciamo ai nostri lettori, come il Santo Padre il regnante Pio IX si degnò compartire l'apostolica, benedizione a tutti quelli che in qualche maniera si adoprano per

la diffusione delle Letture Cattoliche.

  Il Sac. Giovanni Bosco nel vivo desiderio di promuovere le lodi e i cantici spirituali in onore di Dio, della B. Vergine Maria e dei santi, ha supplicato il regnante Sommo Pontefice a voler concedere le seguenti indulgenze, cui il Santo Padre benignamente annui firmando il venerato rescritto di proprio pugno.

     I. Indulgenza di un anno a chi gratuitamente insegnerà il canto delle laudi sacre, praticandone o in pubblico o in privato almen qualche volta l'esercizio; altra di cento giorni a chi ne praticherà l'esercizio in oratorio pubblico o privato ogni qual volta esso avrà luogo.

     2. Indulgenza plenaria da lucrarsi alla chiusura del mese Mariano da coloro che nel decorso di esso sonosi in modo particolare occupati a cantare lodi sacre in chiesa e intervenuti alla devozione del mese Mariano.

     3. Indulgenza Plenaria una volta al mese per quelli che in quattro giorni festivi almeno, od anche feriali prenderanno parte a cantare od insegnare laudi sacre; e questa indulgenza si lucrerà in que! giorno in cui si premetterà la Confessione e la Comunione. Affinchè si possano lucrare le mentovate indulgenze si richiede che le laudi abbiano l'approvazione dell'Autorità Ecclesiastica.

     4. Tali indulgenze si possono applicare alle anime dei fedeli defunti.

Romae apud S. Petrum, die 7 Aprilis 1858.

Benigne annuimus juxta petita,

 

PIUS P. P. IX.

 

Era pronto eziandio il fascicolo del mese di maggio, come dichiarazione naturale di ciò che era stato esposto nel libretto di aprile, col titolo: Il Tesoro delle Sante Indulgenze ad uso del popolo. L'autore anonimo insegna che cosa siano le sante indulgenze; il valore di queste riguardo a noi e riguardo alle anime del purgatorio; il modo pratico di acquistarle. Coll'esposizione del dogma combatte le negazioni dei protestanti, e fa come il catalogo ragionato di molte orazioni e pie pratiche, alle quali sono annesse le sante indulgenze.

  Mentre così D. Bosco terminava in Roma gli affari per i quali era venuto e dava impulso in Torino alle sue opere, gli scrittori della Civiltà Cattolica, che abitavano in piazza Borgo Nuovo n. 66, gli mandavano il seguente biglietto:

 

Al M. Rev.do Sig. Don Bosco in casa di Sua Ecc. il conte De Maistre, Quirinale in faccia a S. Carlino.

 

Roma, 8 aprile 1858.

D. Bosco veneratissimo,

P. X.

 

I padri della Civiltà Cattolica potrebbero la Domenica in Albis averlo a consolare la nostra povera mensa? Oh sì, l'ultimo ovo di Pasqua bisogna mangiarlo con noi.

  Caro D. Bosco, mi presenti alla generosa famiglia De - Maistre, e dica a tutti per carità che mi perdonino le gravi mancanze che mi pesano sulla coscienza. Non esser venuto per Pasqua, non aver ancora visitato Maria! Ed è mia figliuola specialissima, perchè l'ho apparecchiata io alla prima comunione. Sono in vero un vecchio rimbambito: poco cammino; quel Quirinale è per me il finimondo. Ma ci verrò. Anche alla signora Contessa di Fherai e a Celina tanti doveri. Ma poi preghi pel suo

 

aff.mo e dev.mo servitore

ANTONIO BRESCIANI D. C. D. G.

 

D. Bosco non mancò all'invito e passò una giornata veramente gradevole. Quelle dottissime persone che lo circondavano sembravano fanciulli per la semplicità e famigliarità dei loro modi.

   Trovandosi presente eziandio il Preposito generale dei Gesuiti ed essendo sopravvenuti alcuni Domenicani, non si tardò a fare cadere il discorso sopra alcune antiche controversie sorte fra i due Ordini. D. Bosco taceva. Il Preposito dei Gesuiti scorgendo che la tranquilla discussione poteva finire in vera disputa: - Olà, disse, rimettiamo la lite ad un giudice. Vi è qui D. Bosco. Egli decida.

   D. Bosco si schermì; ma tutti essendosi rivolti verso di lui, dissero che assolutamente volevano la sua decisione.

   D. Bosco allora, dopo qualche preambolo, finì con dire. - Mia opinione si è esser meglio che non vi sieno questioni.

   Questa risposta tornava poco gradita ai contendenti, ma ottenne l'effetto desiderato. D. Bosco conosceva benissimo tutti quei fatti storici sui quali si aggirava la controversia; ma quale altra risposta avrebbe egli potuto dare? in questa occasione D. Bosco, sulle mosse per ritornare a Torino, aveva preso congedo da' buoni Padri e nei giorni seguenti recavasi a fare atto di ossequio ed a ringraziare tante ragguardevoli persone che lo avevano colmato di benevolenza. Visitò anche il sig. Filippo Canori Foccardi, del quale conservò sempre l'amicizia, e ritornato in Torino alle persone sue conoscenti che andavano a Roma dava cartellini stampati coll'indirizzo de' negozi di Foccardi, scrivendovi sopra di suo pugno: Coi saluti dell'amico Sac. Bosco.

   E non dimenticò i giovani dell'Oratorio di S. Maria della Quercia, e quelli dell'Assunta diretti dall'Abate Biondi. La mattina di Pasqua erasi recato fra loro per disporli alla Santa Comunione, e la Domenica in Albis accompagnato dal Marchese Patrizi ritornò a S. Maria della Quercia, vi celebrò la Santa Messa e fece la predica ai giovani salutandoli per l'ultima volta.

  Fra i Cardinali che passò ad ossequiare  vi fu l'Eminentissimo Tosti, per invito del quale aveva altra volta indirizzate alcune parole ai giovani dell'Ospizio di San Michele. Il Cardinale, soddisfatto della cortesia di Don Bosco, essendo l'ora della sua passeggiata, palesò il desiderio di averlo per compagno, ed ambedue salirono in carrozza. Si incominciò a parlare del sistema più adatto all'educazione dei giovani. Don Bosco erasi sempre meglio persuaso che gli alunni di quell'Ospizio non avevano famigliarità coi superiori, anzi li temevano: cosa poco piacevole, comandando ivi i preti. Perciò diceva: - Veda, Eminentissimo, è impossibile poter bene educare i giovani se questi non hanno confidenza nei superiori.

     - Ma come, replicava il Cardinale, si può guadagnare questa confidenza?

     - Col cercare che essi si avvicinino a noi, togliendo ogni causa che da noi li allontani.

      - E come si può fare per avvicinarli a noi?

      - Avvicinandoci noi ad essi, cercando di adattarci ai loro gusti, facendoci simili a loro. Vuole che facciamo una prova? Mi dica: in qual punto di Roma si può trovare un bel numero di ragazzi?

     - In Piazza Termini, in Piazza del Popolo; rispose il Cardinale.

     - Ebbene: andiamo dunque in Piazza del Popolo.

   Il Cardinale diede ordine al carrozziere, e si andò. D. Bosco scese di carrozza, e il Cardinale rimase osservando. Don Bosco, visto un crocchio di giovanetti che giuocavano, si avvicinò, ma i biricchini fuggirono. Allora li chiamò colle buone maniere e i giovani dopo qualche esitanza ritornarono. D. Bosco li regalò di qualche cosuccia, domandò notizia delle loro famiglie, chiese a qual giuoco si divertissero, li invitò a ripigliarlo, si fermò a presiedere al loro trastullo, ed egli stesso vi prese parte. Allora altri giovani che stavano guardando in lontananza corsero numerosissimi dai quattro angoli della piazza intorno al prete, che tutti li accoglieva amorevolmente ed aveva per tutti una buona parola ed uno regaluccio; loro chiedeva se fossero buoni, se dicessero le orazioni, se andassero a confessarsi. Quando volle allontanarsi, lo seguirono per un buon tratto, e solo lo lasciarono allorchè risalì in carrozza. Il Cardinale era meravigliato. - Ha visto? gli disse D. Bosco.

     - Avevate ragione; esclamò il Cardinale.

  Ma questa ragione parve che non lo distogliesse dal riguardare necessario il sistema adoperato nel reggere l'Ospizio di S. Michele. Sua Em. era autoritario; per lui doveva essere un assioma che la confidenza fa perdere la riverenza. Pio IX infatti, dopo che ebbe parlato con D. Bosco, convocati presso di sè alcuni dei capi dell'Ospizio e udite le loro rimostranze, si persuase di dover rimediare a qualcuno dei più gravi inconvenienti. Ma il Cardinale Tosti si oppose a qualunque riforma. Fu come un muro di bronzo e a nulla si potè rimediare, benchè egli dirigesse con amore e zelo quell'ammirabile istituzione.

    Intanto D. Bosco dal 28 marzo al 13 aprile non aveva lasciato trascorrere alcun giorno senza recarsi in più chiese, insigni o per divozione 4 Maria SS., o per reliquie di santi, o per ricordi dei trionfi della fede. Fu alla basilica dei Santi Apostoli, a Sant'Agnese fuori delle mura, e a Sant'Ignazio prostrandosi innanzi allo splendido altare ove riposano le venerate spoglie di S. Luigi Gonzaga.

  Le ultime sue visite furono alla Confessione di San Pietro ed alle Catacombe. Dopo aver pregato nella Basilica di S. Sebastiano, viste due delle frecce che ferirono il santo Tribuno e la colonna cui fu legato, scese nelle sacre gallerie che custodirono le ossa di migliaia e migliaia di martiri ed ove San Filippo Neri tante notti vegliò in fervorose orazioni. Passò quindi alle catacombe di S. Callisto. Quivi attendevalo probabilmente il Cavaliere G. B. De - Rossi, che aveva scoperte quelle catacombe., ed al quale avevalo presentato Mons. di San Marzano.

  Chi entra in quei luoghi prova una tale commozione, che rimane indimenticabile per tutta la vita; e D. Bosco era assorto in santi dolcissimi pensieri nel percorrere quei sotterranei, ove i primi cristiani, coll'assistere al S. Sacrificio, colle preghiere in comune, col canto dei salmi e delle profezie, colla santissima Comunione, coll'ascoltare la parola dei Vescovi e dei Papi, avevano trovato la forza necessaria per il martirio che li aspettava. È impossibile mirare ad occhi asciutti que' loculi che aveano rinchiuso i corpi sanguinosi o arsi di tanti eroi della fede, le tombe di ben quattordici Papi che avevano data la vita per testificare ciò che insegnavano, e la cripta di S. Cecilia. D. Bosco osservava i molti antichissimi affreschi che simboleggiano N. S. Gesù Cristo e l'Eucarestia; e le care immagini che rappresentavano lo sposalizio di Maria SS. con S. Giuseppe, l'Assunzione di Maria in cielo; ed altre la Madre di Dio col bambino in braccio o sulle ginocchia. Egli era incantato dal sentimento di modestia che splende in queste immagini, nelle quali l'arte cristiana primitiva aveva saputo riprodurre la bellezza incomparabile dell'anima e l'ideale altissimo della perfezione morale che si deve attribuire alla Vergine Divina.

  Non mancavano altre figure di santi e di martiri.

D. Bosco usciva dalle catacombe alle 6 della sera e vi era entrato alle 8 del mattino. Aveva preso un po' di refezione presso i religiosi che le hanno in custodia.

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