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Capitolo 63

Parlata di D. Bosco: modo di santificare il mese di S. Giuseppe - D. Bosco annunzia tre morti prima di Pasqua - primo, avveramento - Accettazione di Socii e conferenza - L'esame semestrale - L'Oratorio aggregato all'Apostolato della preghiera di Puy in Francia - La lesta di S. Francesco di Sales - Secondo e terzo avveramento - Altra accettazione di Socii - Vacanze pasquali: avvisi agli alunni - D. Bosco, regala immagini della Madonna - Malattie previste - Dà licenza a due giovanetti di andare in paradiso: loro santa morte - Ad un alunno annunzia lunga vita fra i Salesiani - Gesù C. dimostra quanto gradisca le comunioni de' giovani.


Capitolo 63

da Memorie Biografiche

del 01 dicembre 2006

Osserviamo i giovani nell'Oratorio colla guida fedele della Cronaca di Ruffino, essendo questa la maniera per conoscere con evidenza l'avveramento di alcune predizioni di D. Bosco e nello stesso tempo per accennare a quanto accadeva ancora in quella casa benedetta nel mese di febbraio e in quello di marzo.

“ La sera del 17 febbraio così parlò D. Bosco ai giovani:

    - Domani incomincia il mese di S. Giuseppe e desidero che voi tutti vi mettiate sotto la sua protezione: se voi lo pregherete di cuore esso vi otterrà qualunque grazia, sia spirituale, sia temporale, della quale possiate aver bisogno. Fra le pratiche di pietà in onore di questo gran Patriarca, sposo di Maria, Padre putativo e custode di Gesù Cristo, Santa Teresa molto raccomanda, come efficace ad ottenerci la sua protezione, il dedicare a lui il mese di marzo, nel quale cade la sua festa. I esidererei che facessimo qualche cosa in comune, ma per ora mi limito a raccomandare a ciascheduno di voi di recitare un Pater, Ave e Gloria in suo onore o prima o dopo la visita che vi consiglio di fare tutti i giorni al SS. Sacramento. Se poi volete che vi suggerisca qualche cosa di più, fate qualche comunione per quell'anima del purgatorio che in vita fu più divota di S. Giuseppe. Potreste eziandio invocarlo con qualche giaculatoria: Per es. nello studio dire nel vostro cuore: San Giuseppe, aiutatemi ad occupare bene il tempo nella scuola. Se viene qualche, tentazione: Sancte Ioseph, ora pro me. Alzandovi al mattino: Gesù, Giuseppe, Maria, vi dono il mio cuore e l'anima mia. Alla sera andandovi a coricare: Gesù Giuseppe, Maria, assistetemi nell'ultima agonia. Non dimenticatevi intanto che esso è il protettore dei giovani che studiano e, se volete passar bene agli esami, pregatelo che vi aiuti ”.

“ 24 Febbraio. Levata alle 5 e ½ . Alla sera si continua a suonare la cena degli assistenti alle 7 1/2: la scuola di canto incomincia alle 8 e 35 pom. e il fine di questa alle 9, 10 pom. ”

In quest'ora l'Oratorio rivestiva una fisonomia speciale, e dai cortili illuminati da pochi fanali, sovente coperti di neve o involti da nebbia, si udivano da ogni parte in luoghi distinti, le note musicali. La classe della banda che ripeteva allegre sinfonie; gli apprendisti che si esercitavano nel maneggio degli strumenti, o nel monotono suono del tamburo; la classe de' cantori provetti che, imparavano nuove messe e nuovi vespri ed i principianti nel canto che studiavano colla voce i non facili esercizi; la classe del Canto Gregoriano divisa in più sessioni alle quali presiedeva D. Alasonatti: qui scale e là antifone e salmi, gli uni cessavano, gli altri ripigliavano e talora risuonava una confusione generale di musica indescrivibile.

Sembravano le scuole dei leviti descritte dai Paralipomeni:

- Tutti quanti, tanto i maggiori quanto i minori, i dotti e gli indotti, erano distribuiti sotto la direzione de' padri loro, che insegnavano a cantare le lodi del Signore al suono delle cette, dei salteri e dei cimbali, e così adempiere gli uffizi nel tempio di Dio.

“ 25 Febbraio. - D. Bosco parlò in pubblico: - Diremo ancora per qualche giorno il Pater per un compagno infermo e poi diremo il De profundis. Dopo questo ci fermeremo un pochettino e poi ritorneremo a dire il Pater e dopo il De profundis ”.

“ 27 febbraio. - Muore all'Ospedale di S. Luigi il giovane Palo Pietro da Lagnasco in età di 16 anni. Era stato quattro o cinque mesi nella casa, ma quasi sempre malaticcio. Si noti che prima della Quaresima D. Bosco aveva detto che non due soli, ma tre, sarebbero morti avanti la Pasqua.

Si legge ne' verbali del Capitolo.

Stassera 27 febbraio, furono accettati alla prova nella Pia Società Mazzarello Giuseppe, Guidazio Pietro, Dalmazzo Giuseppe. Delfino Giovanni. D. Bosco dà una consolante notizia ai confratelli alla quale si può concepire buone speranze per l'approvazione dell'Istituto Salesiano. Entro nove giorni le Regole partite da Torino, furono consegnate al Card. Antonelli e da lui trasmesse al Santo Padre ”.

“ 28 febbraio. - Incomincia l'esame semestrale. Quest'oggi si diede nelle due rettoriche il lavoro di prova invece di quello dei posti. Le scuole incominciarono alle 8 e ¾ . I temi furono mandati dal Professore D. Picco Matteo ”.

 - “ I verbali si diedero poi nelle singole classi nei giorni destinati per l'insegnamento di ciascuna materia sulla quale si esanimavano gli alunni. Numerosissime confessioni e Comunioni, in questi giorni. ”

“ Il I° marzo. - L'Oratorio di S. Francesco di Sales veniva aggregato all'Associazione dell'Apostolato della preghiera, ilcui scopo è di pregare per la Chiesa universale e in particolare per il sommo Pontefice. Tale Associazione fu eretta canonicamente a Puy in Francia e arricchita di indulgenze da Pio IX nel 1849 e nel 1861. Il Direttore mandò a D. Bosco il diploma direttamente da Le - Puy. In questa città si venera Nostra signora della Francia e vi fu innalzata una statua colossale della Madonna col bronzo di cannoni Russi presi a Sebastopoli”.

“ 6 marzo. Domenica IV di quaresima. - Si celebra solennemente la festa di S. Francesco di Sales trasportata a questo giorno, essendo stato impedito D. Bosco di assistere a quella che avrebbe dovuto aver luogo nella Domenica di sessagesima, 31 gennaio ”. Ciò consta anche dall'invito sacro mandato ai benefattori.

“ 12 marzo. - Muore nell'Ospedale del Cottolengo il giovane Tarditi Vincenzo da Saluzzo in età di anni 16”.

“ 14 marzo. - Finisce i suoi giorni in Vigone sua patria il Chierico Do Luigi, socio della nostra Congregazione, avendo compiuti i 22 anni. ”

La Pasqua occorre il 27 di marzo!!

15 marzo. D. Bosco raduna il Capitolo il quale accettò in prova nella Congregazione. Merlone Secondo, Sala Antonio. Ghella Antonio, Gandini Giovanni, Scappini Giuseppe.

Così i Verbali.

 22 marzo. - Martedì Santo. Incominciano le vacanze Pasquali. Per la partenza dei giovani alle loro case, si dispone che ciascheduno dia il proprio nome ad un prete o chierico stabilito per le singole linee di ferrovia.

” In sul partire si distribuì a ciaschedun giovane due medaglie della Madonna e prima si erano dettati nella scuola i seguenti ricordi dati da D. Bosco.

” Giunti in patria si osservino bene le cose seguenti:

I. Saluti ai parenti, al parroco, al maestro.

2. Buon esempio.

3. Assistenza alle sacre funzioni col libro.

4. La comunione nel giorno di Pasqua.

5. Il ritorno nel i' martedì dopo Pasqua. Un franco di multa per ogni giorno di ritardo.

” I giovani che si fermarono nell'Oratorio ebbero ogni giorno la passeggiata ad eccezione del Venerdì Santo ”.

Le vacanze di D. Bosco, dopo che egli ebbe preparati tutti i suoi alunni a far la Pasqua nel lunedì della settimana santa, consistevano nel prestarsi ad ascoltare persone che dalla città venivano al suo tribunale di penitenza. Nei mo­menti di respiro tra l'una e l'altra sacra funzione scriveva qualche lettera alle famiglie de' benefattori, e mandava qualche immagine della Madonna ai loro figliuoli col suo au­tografo: “ Ti porti in abbondanza le sue sante benedizioni ”.

Una di queste la destinò alla nobile casa Fassati.

 

Ill.ma Signora Azelia,

 

Per non rinnovare la mia dimenticanza dell'immaginetta promessa, la mando chiusa in questa lettera; e spero che con essa Ella avrà la benedizione del Santo Padre e quella dell'Altissimo Iddio.

La Santa Vergine Le ottenga dal suo Divin figliuolo sanità e grazia. Buone feste a Lei, a Papà e a Mamma; e raccomandandomi alle preghiere di tutti mi professo nel Signore,

Di V. S. Ill.ma

 

Torino, 25 marzo 1864.

 

Dev.mo Servitore

Sac. BOSCO GIOVANNI.

 

“ Il 27 marzo, Pasqua di Risurrezione di N. S. G. C. Oggi D. Alasonatti apriva il biglietto suggellato, che aveagli dato in custodia l'infermiere Mancardi, alla presenza di confratelli i più anziani e vi lesse i nomi di Palo e Tarditi ”.

Nell'oratorio vi era sofferente il giovanetto Pittaluga Giuseppe, vero angelo di pietà e di costumi, uno dei più esemplari nel piccolo clero, del quale D. Bosco stimava la virtù

giudicandola non inferiore a quella di Savio Domenico. Or bene; in questo stesso giorno 27 marzo D. Ruffino scriveva nella sua Cronaca.

“ Un mese fa D. Bosco disse a Pittaluga: - Vuoi andare in Paradiso?

” - Oh sì che ci andrei volentieri, rispose il giovanetto.

” - Ma bisogna far prima un poco di penitenza, soggiunse D. Bosco, e poi ci andrai. - Alcuni giorni dopo Pittaluga era tenuto in letto da una sciatica, malore del quale prima d'ora non erasi manifestato verun sintomo.

” - Questa sera poi D. Bosco, discorrendo con me di varie cose, narrò il casuale accidente della malattia di Pittaluga ed aggiunse:

” - Se ascolto il mio presentimento questo giovane non ritornerà più nell'Oratorio. (Era in sul procinto di andare a casa in. Tortona). Pare che la gamba venendo in suppurazione debba tosto guarire ma io credo che non guarirà più.

” Un altro fatto. Il giovane Siravegna quando venne qui in Casa era in ottima sanità. D. Bosco dicevagli quasi sempre ogni volta che lo incontrava: - Siravegna! Prega il Signore che ti dia la sanità.

” Il giovane che stava bene, rispondeva sempre: - Non ho bisogno di questa grazia! - Ma non andò guarì che un improvviso male lo colpì e lo tenne a letto ”.

Il 29 marzo gli alunni andati a casa rientravano nell'Oratorio, ma fra questi due pi√π non comparvero. Di essi pure Don Bosco aveva prevista la fine. D. Tomatis Domenico, salesiano e ora missionario nel Chili, era in quest'anno allievo nell'Oratorio, e affezionato molto a due giovanetti suoi condiscepoli, Francesco Vicini e Paolo Aiachini, ambedue modelli di virt√π.

Un sabato sera tutti tre insieme erano usciti dallo studio per andarsi a confessare ed incontrarono D. Bosco che rientrava nell'Oratorio. Don Bosco mettendo la mano sul capo a Vicini gli chiese: - Sei tu amico di D. Bosco?

- Pensi, D. Bosco, se non lo sono, rispose Vicini.

 - Ah! Tu vuoi andare in paradiso? Ebbene, te ne dò il permesso. - Quindi pose la mano sul capo ad Aiachini: - E, tu sei amico di D. Bosco?

 - Sì che io lo sono. - rispose Aiachini.

 - E anche tu vuoi andare in paradiso? Ed io te ne dò volentieri il permesso.

Ciò detto si rivolse a Tomatis: - Lo sei anche tu amico di D. Bosco? Noi due però dobbiamo mangiare insieme molte pagnotte. - E poi disse a tutti e tre: - E dove andavate

 In chiesa per confessarci; risposero.

 - Vado adunque in camera a deporre il cappello e scendo subito.

Aiachini, dopo gli esami semestrali, diveniva malaticcio ed era mandato al proprio paese per riacquistare la sanità. Ed ecco l'ultimo giorno di marzo comparir alla sera D. Durando sulla cattedra ad annunziare: - È  morto un vostro compagno, certo Aiachini. Ha fatto una santa morte.

Una lettera aveva recata a D. Bosco la mesta novella.

Tomatis dolente della morte dell'amico aspettava l'arrivo di Vicini il quale non veniva mai. Egli intanto, spinto dalla Provvidenza, senza saperlo disponevasi a poter mangiare molte pagnotte con D. Bosco. Riputando inutile per sè lo studio della lingua latina, e non pensando a farsi prete, mentre in tutte le materie dell'esame aveva ottenuto i pieni voti, nel latino era stato bocciato. Padre Tomatis, Gesuita, suo zio, lo rimproverò e gli fece conoscere l'importanza del possedere la lingua latina per ogni sorta di professione.

Il giovane allora, che aveva molto ingegno e memoria, studiò l'intiero Donato nello spazio di un sol mese, subì l'esame finale da D. Celestino Durando e ottenne i pieni voti.

Ritornato nell'Oratorio al principiar delle scuole trovò con sua meraviglia che Vicini non si era ancor fatto vedere. Che cosa era avvenuto? Vicini aveva palesata al padre la propria intenzione di farsi prete e il padre, protestando che ciò non avrebbe mai permesso, non aveva voluto che più ritornasse nell'Oratorio. Da quel punto il giovane prese talmente a deperire che faceva pietà. Il medico dopo qualche giorno di cura, disse al padre: - Io non trovo in lui malattia alcuna, il cuore, il polmone e gli altri visceri sono sanissimi; il medico ha nulla da vedere in questa infermità. A lei, che è padre, tocca adunque l'investigare quale sia la causa morale di questa prostrazione di forze.

Il padre intese, si recò nella camera del figlio e per acquietarlo gli disse: - Piuttosto che vederti in questo stato preferisco che tu ritorni all'Oratorio.

Il giovane, alcuni giorni dopo, era perfettamente ristabilito, ma il padre temporeggiava a mantener la sua parola, sperando che il figlio farebbe la sua volontà. Vicini tacque per qualche tempo e poi rinnovò la sua domanda di ritornar all'Oratorio e farsi prete. - Ma non sai, risposegli il padre indispettito, che non voglio la nostra casa disonorata, da un figlio che si fa frate?

Il giovanetto non - replicò, ma non passò gran tempo che ricadde nello stato di prima. Il medico ripetè al padre: - Lo avverto che suo figlio non ha altro male che qualche grave dispiacere. Lei solo può cercare un rimedio se vuole conservarlo in vita. - Il padre, che pur amava appassionatamente il figlio, questa volta fu vinto, andò presso il letto del suo Francesco e tornò a promettergli che gli avrebbe data, anzi che gli dava licenza di seguire la sua vocazione. - Troppo tardi, rispose il figlio. Andatemi a chiamare il parroco, perchè mi sento in fin di vita. Un solo piacere vi chieggo, che appena sarò morto, scriviate all'Oratorio perchè i miei compagni preghino per me­.

Il padre che non credeva giunto il figlio a tale estremo non si affrettò a hiamare il prete, ma il male alla sera si fece così grave, che il parroco fu chiamato: e Vicini morì in pace, con ogni assistenza religiosa, come aveva chiesto al Signore.

Nel mese di novembre D. Francesia salì la cattedra del parlatorio una sera dopo le orazioni e Tomatis l'udì annunziare la bella morte di Vicini e raccomandarlo alle preghiere de' giovani. A questo annunzio, come rischiarato da un vivo lampo nella mente, Tomatis si ricordò le due profezie di D. Bosco, delle quali fece a noi il racconto che qui fedelmente abbiamo esposto. Altre cose avremmo da aggiungere, ma le racconteremo a suo tempo.

Per ora noteremo come Vicini Francesco nei primi mesi di quest'anno era stato testimonio di un fatto sorprendente. D. Bosco un giorno diceva la S. Messa dopo quella della Comunità. Sul principio aveva visto che la pisside era rimasta vuota di ostie consacrate, ma persuaso che non vi fosse più alcuno da comunicare, incominciò senz'altro il Santo Sacrifizio. Senonchè venuto il momento della Comunione due o tre giovani vennero ad inginocchiarsi sul gradino dell'altare. D. Bosco dato uno sguardo per assicurarsi del loro numero, spezzò in tre o quattro parti l'Ostia grande dell'Ostensorio,

e poi colla patena si mise a comunicare i giovani. Il primo era Vicini Francesco. Il giovane Sandrone Giuseppe, che gli stava inginocchiato ai fianchi e quegli che teneva il torchietto, videro con meraviglia altri 10, o 12 giovani accostarsi alla sacra mensa. D. Bosco allora nuovamente spezzò le sacre specie rimaste e continuò a comunicarli tutti con pezzetti d'Ostia abbastanza grandi anzi uguali ai primi. Questo constatarono, perchè le particelle avrebbero dovuto essere sempre più piccole.

Dì ciò si parlò fra i giovani, ma essi erano assueffatti a vedere in D. Bosco l'uomo dei portenti, e non ne fecero tanto caso.

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