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Capitolo 60

La prima campana dell'Oratorio - L'apparizione della Madonna alla Salette - La prima Messa cantata in Valdocco nella mezzanotte del S. Natale.


Capitolo 60

da Memorie Biografiche

del 31 ottobre 2006

 Si avvicinava al suo termine l'anno 1846, e il mese di dicembre era segnalato per l'Oratorio da fausti avvenimenti. Il Teologo Giovanni Vola aveva regalata una piccola campana ai quasi 22 chilogrammi, sborsando lire 88,50. D. Bosco per collocarla sul culmine del muro della casa prospettante il tramonto, aveva fatto erigere due pilastrini, sostenenti un rozzo architrave, sormontato da una croce. Il Teologo Borel presentava una supplica all'Arcivescovo, che fa eziandio testimonianza del buon esito delle fatiche apostoliche di D. Bosco e de' suoi compagni:

 

Eccellenza Reverendissima,

 

I sacerdoti che s'impiegano all'istruzione religiosa dei giovani dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, recentemente aperto, e benedetto per autorità di V. Ecc. Reverendissima, in Valdocco, nella Parrocchia di S. Simone e Giuda; vedendo benedetti i loro voti per il grande concorso di giovani e la buona riuscita di molti di loro, affine di eccitare maggiormente la pietà e divozione nei loro discepoli, hanno desiderio di collocare sul campanile una campana che tengono già pronta: implorano pertanto umilmente la facoltà di benedirla con delegazione al Rev. signor Teologo Vola Giovanni Juniore.

Che della grazia

 

Per i suddetti

Sac. Giovanni Borel

 

 Mons. Fransoni accolta una prima supplica in data del 12 novembre aveva delegato per questa benedizione il Rev. Don Agostino Gattino, Curato della parrocchia, ma non avendo questi potuto accettare per sopravvenuti impedimenti, il 14 dello stesso mese delegava il Teologo Giovanni Vola.

D. Bosco, che non si lasciava mai sfuggire veruna occasione per eccitare ne' suoi giovani sentimenti di fede, dimostrando loro quanto fosse importante l'atto religioso al quale sarebbero stati presenti, aveva loro spiegato i sensi misteriosi del sacro rito e il perchè si adoperasse l'acqua benedetta dal Vescovo nel battezzare la campana. E non mancò di raccomandar loro che si preparassero a questa bella funzione coll'accostarsi ai santi Sacramenti. La prima domenica dopo la data delegazione, il Teologo Vola benedisse solennemente la sua campana, e grande fu il tripudio dei giovani quando la videro portata in alto e poi collocata nella finestrella del suo campanile; e specialmente quando la sua voce argentina per lunga ora diffuse intorno intorno le sue onde sonore.

Da qui innanzi avrebbe chiamato tutte le feste i giovani delle case circostanti con un'efficacia, direi quasi eguale a quella di una predica; le madri sovente asserirono: - A quel suono, alla sera della vigilia, i nostri figli non possono stare fermi; vogliono la giubba pi√π bella ed al mattino si alzano prestissimo, dicendo: - Bisogna che andiamo a fare la santa Comunione.

Così la prima volta accadde nella solennità dell'Immacolata Concezione di Maria SS., festa rallegrata eziandio dalla fama di una apparizione della Madonna in Francia alla Salette. Fu questo l'argomento prediletto di D. Bosco, ripetuto da lui le cento volte non solamente per risvegliare nei giovani l'idea del mondo soprannaturale e la devozione e fiducia in Maria SS., ma eziandio per infondere in essi l'odio a tre peccati che accendono la collera di Gesù Cristo e fan cadere sugli uomini tremendi castighi: la bestemmia, la profanazione delle feste e il mangiar grasso nei giorni proibiti. Annetteva a ciò tanta importanza che narrò questo fatto miracoloso in due fascicoli stampati in anni diversi e in più di 30, 000 copie. Noi perciò possiamo riferirlo abbreviandolo alquanto, e qui lo trascriviamo colle sue stesse parole. Sembrerà forse questa a taluno pagina superflua, ma non è così. Tra l'incalcolabile numero di meraviglie, accadute nel corso di tanti secoli per opera di Maria SS., che D Bosco narrava ai giovani e delle quali conserviamo memoria, noi spigoliamo quelle che commossero il mondo nel tempo della vita del nostro Fondatore. Così potremo osservare l'azione pubblicamente manifesta della Madonna nella Chiesa Cattolica e parallelamente la sua azione più nascosta, ma egualmente efficace in D. Bosco e nell'origine e fondazione della Pia Società di S. Francesco di Sales a salvezza della gioventù. Constatiamo ancora come dal 1846 in poi è ai fanciulli che degnossi di apparire Maria SS., come per dar loro testimonianza della sua predilezione. Veniamo ora al fatto.

 Presso la montagna nuda, dirupata, deserta di Salette, abitata dai pastori appena quattro mesi dell'anno, vivevano Massimino di 11 anni e Melania di 15. Figli ambedue di poveri genitori ignoranti e rozzi, erano addetti a guardate il bestiame. Massimino non sapeva altro che il Pater e l'Ave; Melania ne sapeva poco di più, tanto che per la sua ignoranza non era stata ammessa alla santa Comunione. Il 18 settembre 1846 si incontrarono a caso sul monte, avendo condotto ad abbeverare le loro vacche alla stessa fontana.

Alla sera di quel giorno in sul partire per far ritorno alle loro case, Melania disse a Massimino: - Domani chi sarà il primo a trovarsi sul monte? - E all'indomani 19 settembre, che era un sabato, vi salivano insieme conducendo ciascuno quattro vacche ed una capra. La giornata era bella e serena, il sole brillante. Verso mezzogiorno, udendo il suono lontano di una campana che dava il segno dell'Angelus, fanno breve preghiera col segno della santa croce; dì poi prendono le loro provvisioni di bocca e vanno a mangiare presso una piccola sorgente, che era a sinistra di un ruscello, nel quale versava le sue limpide acque. Finito di mangiare, passano il ruscello, dispongono i loro sacchi presso una fontana asciutta, discendono ancora qualche passo, ed essendo quivi due luoghi ombrosi a qualche distanza l'uno dall'altro, Massimino siede da una parte, Melania dall'altra, e contro il loro solito si addormentano.

Melania si svegliò la prima alle due e mezzo dopo mezzogiorno, e non vedendo le sue vacche, chiamò Massimino, dicendogli: - Su, andiamo a cercare le nostre vacche. Ambedue passarono il ruscello, e saliti per una quindicina di passi, videro le vacche non molto lontane, coricate dalla parte opposta. Allora Melania tornò giù abbasso, e prima dì arrivare al ruscello, vide un chiarore come di sole, ma ancor più brillante e di svariati colori, e gridò a Massimino: - Vieni, vieni presto a veder là abbasso un chiarore. Massimino corse subito dicendole: - Ov'è questo chiarore? - Melania glielo indicò col dito rivolto alla piccola fontana. Massimino quando lo vide si fermò. Allora chiaramente scorsero in mezzo a quella luce una Signora, che sedeva sopra un mucchio di sassi, col volto tra le mani. Aveva scarpe bianche con rose attorno di varie tinte, calze e grembiale di color giallo, una veste bianca tutta cospersa di perle, un candido fazzoletto al collo orlato di rose, una cuffia o mitra un poco pendente in avanti con una corona di vaghe rose. Dal collo le pendeva una catenella, alla quale era unito un crocifisso, e sul legno traversale della croce a diritta una tenaglia, a sinistra un martello.

Per la paura Melania aveva lasciato cadere il suo bastone. Dopo qualche istante la Signora, abbassate le mani, scoperse il suo candido volto così abbagliante, che non si poteva riguardarlo per molto tempo. Quindi si levò in piedi, incrocicchiò le braccia e disse ai due pastorelli: - Avanzatevi, miei ragazzi; non abbiate paura; son qui per darvi una gran nuova. - Allora Massimino e Melania passarono il ruscello, ed essa si avanzò fino al luogo dove prima quelli si erano addormentati. La Signora si mise in mezzo ai due pastorelli e loro disse, rigando continuamente di lagrime il suo bel volto: - Se il mio popolo non si vuol sottomettere, sono costretta a lasciar libera la mano di mio Figlio. Essa è così forte, così pesante, che non posso più trattenerla. È gran tempo che soffro per Voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, debbo pregarlo costantemente; e voi altri non ne fate conto. Voi potrete ben pregare, ben fare; giammai non potreste compensare la sollecitudine che mi son data per voi. Vi ho concessi, dice il Signore, sei giorni per lavorare, mi sono riserbato il settimo, e non si vuol accordarmelo. Questo è ciò che rende tanto pesante la mano di mio Figlio. Se le vostre patate si guastano è tutto per causa vostra. Ve lo feci vedere l'anno scorso e voi non avete voluto farne caso, e trovando patate guaste, bestemmiavate il nome di mio Figlio. Continueranno a guastarsi, e quest'anno pel Natale non ne avrete più. Se avete grano non seminatelo; tutto ciò che voi seminerete, sarà mangiato dai vermi, e quello che nascerà, andrà in polvere quando lo batterete... Vi sarà una grande mortalità nei bambini al disotto dei sette anni... Verrà una grande carestia... Le noci si guasteranno e le uve marciranno...

A questo punto la Signora lasciò di parlare e non faceva che muovere le labbra senza far udire che cosa dicesse, ma i pastorelli intesero che loro confidava separatamente un segreto, colla proibizione di confidarlo ad altri e neppure a vicenda fra loro due. Ripreso quindi il discorso con voce spiccata, soggiunse: - Ma se gli uomini si convertono, le pietre e gli scogli si cambieranno in mucchi di grano e le patate verranno prodotte spontaneamente dalla terra stessa.

Quindi chiese ai due pastorelli - Dite voi bene le vostre orazioni?

 - Non troppo bene, o Signora, risposero.

 - Ah! fanciulli miei, dovete dirle bene la sera e la mattina. Quando non avete tempo, dite almeno un Pater ed un Ave Maria; e quando avrete tempo, ditene di più.

E ripigliando il tono di rimprovero, continuò: - Alla messa non vanno che alcune donne vecchie, e le altre lavorano alla Domenica tutta l'estate; e all'inverno i giovani, quando non sanno che fare, vanno alla messa per mettere in ridicolo la religione. La quaresima non è osservata; si va alla macelleria a guisa di cani...

Quindi si rivolse a Massimino: - Non hai tu veduto, o mio ragazzo, del grano guasto?

 - Oh no, Signora, rispose il fanciullo.

 - Eppure devi averne veduto una volta verso il territorio di Coin essendo con tuo padre. Il padrone del campo disse a tuo padre che andasse a vedere il suo grano guasto; voi ci siete andati entrambi. Prendeste alcune spighe nelle vostre mani che strofinate andarono tutte in polvere, e voi ve ne ritornaste. Quando eravate ancora una mezz'ora distanti da Corps tuo padre ti diede un tozzo di pane e ti disse: - Prendi, o figlio mio, mangia ancora del pane in quest'anno; non so, chi ne mangerà l'anno venturo, se il grano continua a guastarsi in questo modo.

Massimino rispose: - Oh si, Signora, ora me ne ricordo; poco fa non me ne sovveniva.

Dopo ciò quella Signora disse: - Ebbene, figliuoli miei, quanto vi ho detto, voi lo farete sapere a tutto il mio popolo!

Quindi passò il ruscello e, fatti alcuni passi, senza rivolgersi indietro ripetè ai due pastorelli: - Ebbene, miei ragazzi, voi lo farete sapere a tutto il mio popolo.

Ella salì di poi sino al luogo dove Massimino e Melania, erano andati per cercare il loro armento. Ambedue la seguivano; essa camminava sopra l'erba e i suoi piedi non ne sfioravano che la cima. Melania le passò davanti e Massimino le era di fianco a poca distanza. La bella Signora in quel punto si innalzò più di un metro dal suolo, e rimase così sospesa nell'aria per un momento. Melania la contemplava come estatica. Ella rivolse uno sguardo al cielo, indi alla terra. Non si vide più la testa... non più le braccia...non si vide più che un chiarore nell'aria; e quindi il chiarore disparve. Melania, riavutasi dallo stupore, disse a Massimino: - È forse una gran Santa?

E Massimino: - Oh se avessimo saputo che era una gran Santa, noi le avremmo detto di condurci con essa.

 - E se ci fosse ancora?

Tosto Massimino si slanciò per raggiungere colla mano un poco del chiarore non totalmente scomparso, ma eziandio questo svaniva. I due pastorelli osservarono intorno con viva attenzione per scorgere se la vedessero ancora, e Melania esclamò: - Ella non vuole farsi vedere, perchè non sappiamo ove se ne vada.

Avvicinandosi l'ora del tramonto, si mossero dietro alle loro vacche. Rientrati in casa, narrarono ai parenti le meraviglie vedute e udite, e dissero eziandio come la Signora avesse loro confidato un segreto, ma coll'ingiunzione di non palesarlo ad alcuno. Pensi ognuno se i ragazzi possono tacere; eppure non pronunciarono una parola di pi√π. All'indomani, ritornati alla fontana asciutta, presso la quale erasi seduta quella Signora e che non emanava acqua se non dopo abbondanti piogge e lo scioglimento delle nevi, videro che aveva cominciato a zampillare e che l'acqua scorreva chiara e limpida senza interruzione. Si sparse intanto la fama dell'apparizione della Madonna, incominciarono i pellegrinaggi, e popolazioni intiere si convertivano.

Noi aggiungeremo, per non lasciare il racconto interrotto, che la fontana continuò a dare sempre acqua abbondante, che grazie straordinarie nell'ordine spirituale erano in gran numero elargite dal Signore, e che nel primo anniversario dell'apparizione più di 70,000 pellegrini coprivano la superficie di quel terreno benedetto da Maria SS., sul quale ora sorge un tempio maestoso ed un vastissimo ospizio. Per ben due anni l'autorità ecclesiastica aveva esaminato il fatto, interrogati separatamente i due fanciulli moltissime volte, per cinque, sei, sette ore di seguito tentando di impacciarli e trarli in contraddizione, ma non si riuscì, perchè le loro deposizioni furono costantemente le stesse anche nella forma. In quanto al segreto, del quale eziandio fra essi due non fecero mai parola, non ci fu modo cavarlo loro di bocca, quantunque per ben venti anni centinaia di persone li movessero in mille guise con preghiere, sorprese, minacce, ingiurie, regali e promesse. Nel 1851 però, avendo il Vescovo di Grenoble, poichè avevano imparato a leggere e scrivere, ordinato loro di far sapere al Papa quel segreto per lettera, essi obbedirono. Scrissero e sigillarono le due lettere davanti a testimoni, e come il Santo Padre Pio IX ebbe letto, esclamò commosso: - Trattasi di flagelli da cui la Francia è minacciata. Non essa sola è colpevole, lo sono pure l'Allemagna; l'Italia, l'Europa intera, e meritano castighi. Io temo assai l'indifferenza religiosa ed il rispetto umano. - E più non disse. - Così la narrazione di D. Bosco.

E’ incalcolabile il bene spirituale che i giovani dell'Oratorio conseguivano per questi racconti, fatti da un sacerdote, il quale parlava loro della Madonna come se l'avesse veduta, tanta era la vivacità, non tanto di parole come di pensiero, nelle sue descrizioni. I giovani, che nulla sapevano dei sogni di D. Bosco, quante volte a quelle sue parole ne andavano commossi, ed allora il loro canto famigliare “Noi siam figli di Maria” si ripeteva con entusiasmo più amoroso.

La festa dell'Immacolata Concezione era una preparazione a quella del santo Natale. Grande era la fede di D. Bosco per tutti i misteri di Nostra Santa Religione. Quindi per esternare, con più vivo slancio del cuore la sua devozione verso l'incarnazione del Verbo Divino, e per eccitarla e promuoverla maggiormente negli altri, aveva domandato alla Santa Sede la facoltà di amministrare la santa Comunione alla mezzanotte di Natale, nella cappella dell'Oratorio in tempo della solenne Messa cantata. Pio IX gliela concedeva per tre anni. Annunciata ai giovani la lieta notizia, preparò e fece imparare a' suoi cantori una piccola messa e alcune devote canzoncine che egli aveva composte in onore di Gesù Bambino, e intanto addobbava il meglio che potesse la sua chiesina. Oltre i giovani, invitati altri fedeli, incominciò la novena. Mons. Arcivescovo avevagli permesso di poter impartire la benedizione col Venerabile ogni volta che lo desiderasse; ma solo in tali occasioni poteva conservare nel tabernacolo la SS. Eucaristia.

Grande fu il concorso, avendo istillato nell'animo de' suoi piccoli amici sentimenti di grande tenerezza verso il Divin pargoletto. Essendo egli solo sacerdote, alla sera dei nove giorni confessava molti che all'indomani desideravano di fare la S. Comunione. Al mattino scendeva in chiesa per tempo affine di porgere questa comodità agli artigiani che dovevano recarsi al lavoro. Celebrata la S. Messa, distribuiva la SS. Eucaristia, quindi predicava, e dopo il canto delle profezie eseguito da alcuni catechisti da lui istruiti, dava la benedizione col SS. Sacramento.

La sera poi di quella notte memoranda, dopo aver confessato fino alle 11, cantò una messa, amministrò la santa Comunione a più centinaia di persone e poi commosso fino alle lagrime si udiva esclamare. - Che consolazione! mi par di essere in paradiso! - Terminata la funzione, distribuiva una piccola cena ai giovinetti e li rimandava alle loro case per riposarsi.

Egli dopo poche ore di sonno ritornava in chiesa, aspettando la turba più numerosa che non aveva potuto assistere alla solennità della notte, confessava, celebrava le altre due messe, comunicava e quindi ripigliava tutte le sue molteplici occupazioni dei giorni festivi.

A questo modo per più anni si celebrò la novena e la festa del Santo Natale, fintanto che D. Bosco non ebbe in casa altri preti. Ma queste prime feste Natalizie rivestirono un carattere speciale indimenticabile, perchè segnarono come la definitiva presa di possesso della vaticinata casa Pinardi, essendovi ogni cosa omai ordinata pel regolare svolgimento dell'Oratorio; e confermarono le promesse dei futuri vasti edifici che avrebbero narrata la bontà del Signore alle generazioni future. D. Bosco in questo giorno al recitare il divino uffizio, pieno la mente de' suoi disegni, con quale affetto avrà esclamato: - Abbiamo ricevuto, o Dio, la tua misericordia in mezzo al tuo tempio. Qual è il tuo nome, o Dio, tale sia la tua gloria fino agli estremi confini della terra! Di giustizia è ripiena la tua destra!

 

 

 

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