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Capitolo 59

Col miele si prendono anche le vespe - Un padre irreligioso - L'albero della vita.


Capitolo 59

da Memorie Biografiche

del 31 ottobre 2006

 Chi potesse enumerare i benefizi spirituali e temporali fatti da D. Bosco fin da questi tempi ai singoli giovanetti che accorrevano intorno a lui, e conoscere le storie commoventi che li riguardano, vedrebbe quanto grande sia stata la bontà del Signore nell'istituzione dell'Oratorio di S. Francesco di Sales. Lo svolgimento del nostro racconto non ne può dare idea completa, ma sarà sufficiente perchè s'intravedano le meraviglie che rimangono nascoste. Ecco una prima prova del nostro asserto.

Innanzi al portone d'entrata del podere di casa Pinardi, in mezzo allo spazio sul quale oggidì s'innalza il coro della Chiesa di Maria SS. Ausiliatrice, frondeggiava un grosso gelso. D. Bosco amava quest'albero con quella stessa riverenza colla quale gli antichi patriarchi riguardavano, la quercia di Mambre. Soleva chiamarlo l'albero della vita per diversi e cari avvenimenti che si svolsero all'ombra de' suoi rami, ma specialmente per due fatti, uno dei quali accadde in quest'anno 1846 e l'altro alcun tempo dopo. Esponiamo per ora il primo, colla relazione che ci trasmise un antico allievo, e che ci venne confermata da Giuseppe Buzzetti.

Era una domenica, e i giovani dell'Oratorio festivo giocavano nel cortile. D. Bosco ragionando col Teologo Borel passeggiava vicino al muro di cinta, mentre sorvegliava la ricreazione, quando tre monelli, che si rincorrevano nei prati circostanti, sentendo tanto chiasso in quel luogo, ristettero e dissero tra di loro: - Vediamo ciò che fa quella gente là dentro?

 - Sì, sì, esclamò il più ardito: voi sorreggetemi e spingetemi in su, ed io potrò aggrapparmi a questo muro; poi vi dirò tutto quello che avrò veduto. - Detto fatto: si avvicina al muro, gli altri due lo prendono sulle spalle facendogli scala, ed egli, sedutosi là sopra, rimane come incantato allo spettacolo di tanti divertimenti. Quand'ecco uno de' suoi amici dice all'altro: - Facciamogli uno scherzo? Tu dagli una spinta e gettalo giù dall'altra parte. - Avanti! risponde l'altro monello, pronto anche a questa biricchinata; e, sorretto dal primo, si eleva a quell'altezza, dà un violento urtone a chi stava sul muro e poi ambedue fuggono ridendo. A quella spinta improvvisa il poveretto non potè pararsi e andò a cadere in mezzo a D. Bosco e al Teologo Borel.

I due sacerdoti, quasi spaventati dall'improvviso accidente, diedero di un passo addietro; ma visto quel garzoncello, che tutto peritoso e piangente alzavasi da terra e cercava collo sguardo un'apertura per fuggire, se lo misero in mezzo. Don. Bosco lo prese per mano, ma questi si dibatteva gridando: - Mi lasci andare, mi lasci andare!

 - Ma dove vuoi andare? Ascolta almeno una parola!... Perchè fai così?

 - Perchè lei mi Vuol percuotere, mi Vuol far condurre in prigione.

 - Ma no; di che cosa hai paura? Non vedi che sei in mezzo ad amici? Fermati qui con noi qualche momento!

  - Ma io me ne voglio andare, perchè non voglio stare coi preti. Mio padre mi dice che i preti sono...

 - Ma no, mio caro; non credere a tali fandonie. Vedi tutti questi ragazzi amici dei preti, come sono tutti contenti. Domanda un po' loro se io non li tratto bene. Io non voglio altro da essi, se non che sì facciano buoni e che siano sempre allegri.

Molti giovani in quel mentre erano accorsi ed ascoltavano questo bel dialogo. Alcuni, che conoscevano quel monello, lo chiamarono per nome ed egli perciò erasi calmato alquanto.

 - Non sei mai andato al catechismo? proseguì D. Bosco accarezzandolo.

 - No; e per l'appunto me ne voglio andare, perchè mi accorgo che, se rimango, lei mi condurrebbe ad ascoltare il catechismo.

 - Non ti piacerebbe sentire un bel racconto?

 - Non ne ho voglia.

 - Pazienza.... e dimmi un po', quanti anni hai?

 - Quattordici!... Ma mi lasci andare; - e dando uno strappo cercava di svincolarsi.

 - Un momento ancora; e alla comunione non sei stato ancora promosso?

 - No.

 - Ed a messa non sei mai andato?

 - Oh, la messa bisogna lasciarla ai preti e ai bigotti e poi qualora vi andassi, mio padre mi darebbe molte busse.

 - Poveretto! esclamò allora D. Bosco rivolto al Teologo Borel; qui avvi un mistero: è un fanciullo rovinato per sempre, se non riusciamo a metterlo adesso sulla buona via.

Quindi, dopo aver riflesso alcun poco, si rivolse nuovamente al giovane che aveva cessato di piangere e che già lasciava intravedere la sua abituale insolenza, e gli disse: - Ti piacerebbe di venire a divertirti in questo luogo ed a giocare con tutti questi amici?

 - Sì! Purchè lei non mi faccia andare in chiesa a divenir muffito e cretino.

 - Ma dimmi un poco; ti paiono forse muffiti e cretini tutti questi giovani che hai d'intorno? Non vedi come sono svelti, senza alcun fastidio al mondo e come giocano calorosamente?

Il giovanetto contemplava quel vortice di giovani correnti da una parte e dall'altra: alcuni di questi col gesto e colla voce lo invitavano ad essere della loro partita; ed egli macchinalmente rispondeva: - E già che ci verrei!

 - Ebbene; mettiti a giocare cogli altri, gli disse Don Bosco.

Quegli non se lo fece dire due volte, e in pochi salti fu in mezzo alle furbe dei compagni, e si diede a scorrazzare pel cortile in lungo e in largo finchè venne l'ora di andare in chiesa. Ma al suono del campanello lasciò all'istante il divertimento e corse difilato per uscire. D. Bosco che era là e sempre lo teneva d'occhio, lo fermò, gli disse alcune poche parole, lodando la sua destrezza nel giuoco ed esprimendogli il piacere di averlo incontrato; e quindi lo licenziò.

La domenica seguente il garzoncello venne senza essere nemmanco invitato, e cominciò senz'altro a giocare; ma sul finire della ricreazione, si avvicinava alla porta. D. Bosco però che lo attendeva, gli disse: - Dove vai? Non vieni qualche minuto in chiesa cogli altri?

 - Eh! rispose il giovane schermendosi: ho premura; debbo andare a casa; dopo sono aspettato in un luogo ove debbo recarmi; verrò un'altra domenica.

 - Ebbene; ci rivedremo neh? ma vieni che ti aspetto! E gli fece un piccolo regalo, che fu molto gradito.

Nella terza domenica fu puntualissimo alla ricreazione, e benchè facesse un po' il niffolo quando si trattò di andare in chiesa, pure vi stette un bel pezzo, e quando ne uscì a metà dell'istruzione predicata dal Teologo Borel, D. Bosco lo accompagnò con modi benevoli fino alla porta, dicendogli: - Un'altra festa vieni senza avere nessuna cosa di premura che ti richiami altrove, così potrai più liberamente stare con noi tutta la sera.

La bontà di D. Bosco ottenne finalmente che il giovane intervenisse, quando poteva, mattino e sera alle sacre funzioni. In poche settimane il biricchino aveva mutati pensieri e costumi. D. Bosco, vedendo l'affezione e la confidenza che in lui aveva riposta, colto il momento opportuno, che egli sapeva così bene indovinare, presolo a parte e passeggiando con lui, gli disse amorevolmente: - Vieni un bel giorno a trovarmi là nel coro. Sai bene! Vicino al confessionale Vedrai che ti dirò delle belle cose! Verrai? Dimmi di sì Verrai davvero?

 - Sì che verrò! rispose il giovane con risolutezza.

Ed in realtà, bene istruito, egli non tardava a fare la sua prima confessione e la sua prima comunione.

In quel tempo e in molti anni successivi quante volte si rinnovarono tali scene, vincendo D. Bosco colla sua paziente e prudente carità moltissimi cuori riluttanti e direi brutali, rimettendoli in grazia di Dio, e così rendendoli felici! Ma ciò che è più meraviglioso è l'eroica fermezza colla quale alcuni di quei piccoli convertiti sapevano mantenersi costanti nel bene.

Il padre di questo giovane teneva bottega d'intagliatore. Uomo malvagio, senza religione, aveva fino a quel giorno lasciato libero il figlio di scapestrare a suo talento, scandalizzandolo col turpiloquio, colle bestemmie, e costringendolo spesso a lavorare il mattino della domenica. Solito ad impancarsi al dopopranzo nelle osterie ed ivi rimanere fino a notte molto avanzata, non erasi ancora avveduto del suo mutamento di costumi. Il giovanetto non osava palesargli di aver fatta la prima comunione, ma alcuni compagni del vicinato parlarono della sua frequenza all'Oratorio. Il padre, udita quella notizia, andò in bestia, e: - Guai a te, gli disse, guai a te se tu porrai ancora il piede là entro. Io non voglio aver nulla a fare con questi preti: te lo proibisco assolutamente!

Il figlio che conosceva le violenze alle quali suo padre talora lasciavasi trasportare, intimorito rispose: - Ma, padre, che cosa volete ch'io faccia alla domenica? Lo stare in casa reca troppo noia. Invece all'Oratorio ci divertiamo e passiamo la giornata allegramente.

 - Ti dico che non voglio, l'interruppe quell'inumano e basta così, per.... e qui una bestemmia.

 - Ebbene ubbidirò: concluse il povero figlio, che avendo risoluto di fuggire gli antichi compagni, sentivasi costretto a star solitario.

Venuta la domenica egli diceva al padre. - Giacchè non volete che io mi rechi da D. Bosco, me ne andrò al passeggio. - E così faceva, recandosi però nei dintorni dell'Oratorio; quivi entrava per pochi minuti e narrava a Don Bosco le sue pene. D. Bosco lo confortava: - Vieni pure: e necessario pel bene dell'anima tua: non è bugia dire che vai a passeggio: sta tranquillo che la Beata Vergine ti aiuterà. - E il giovane affrettavasi a tornare a casa, e interrogato dove avesse passato il dopo pranzo, rispondeva

 - Sono andato a passeggio!

Così continuò per due domeniche, quando il diavolo, non si seppe con qual mezzo, a metà settimana soffiò nell'orecchio a quel brutale che suo figlio continuava ad andare all'Oratorio. Furibondo gli venne incontro mentre rientrava in casa dopo aver eseguita una commissione, ed afferratolo per un braccio, gridava: - Non hai inteso che io ti ho assolutamente proibito di andare fra quella canaglia che circonda D. Bosco? Se tu ci vai ancora un giorno o l'altro ti spacco il cranio! Le belle cose che vi ha insegnate D. Bosco: oh! son proprio degne di lui! Insegnare ai figli di disobbedire al padre! Ma vedrai che nessuno potrà impunemente burlarsi di me! - E questo padre modello, così geloso della propria autorità, imprecando e borbottando ritornò in bottega al suo lavoro, seguito dal figlio, che dovette per lunga ora soffrirne gli ingiusti rimbrotti.

Atterrito dalla minaccia paterna, e nello stesso tempo smanioso di andare con D. Bosco, egli si trovava in un bivio tormentoso; e i suoi giorni trascorrevano melanconici. Giunse la sera di un sabato, ed ei passò quasi tutta la notte insonne. Pensava a' suoi nuovi amici, che si divertivano nel cortile dell'Oratorio mentr'egli era condannato a star lontano da loro; pensava alla confessione, e alla comunione che non poteva ricevere; pensava a D. Bosco, a suo padre, a se stesso e si struggeva in lagrime.... Ma rincoratosi colla preghiera, si alzò, e non avendo suo padre lavori da commettergli, di buon mattino, con un freddo assai intenso per essere l'autunno molto inoltrato, senza far motto ad alcuno, avviossi all'Oratorio, ove si accostò ai santi Sacramenti. Pieno di coraggio ritornò in famiglia e alla sera ricomparve alle funzioni. Ma il padre, per la prima volta in vita sua, avealo sorvegliato. Il figlio, sul far della notte, rimettendo il piede sulla soglia della casa, lo incontrò che esaltato dal vino e tenendo in mano un'accetta, urlava: - Ah, sei andato da D. Bosco!

Il giovane, preso da spavento, fuggì a tutta corsa, e il padre, accompagnato dalla moglie, che tentava calmarlo togliendogli di mano il ferro, gli correva dietro, gridando: - Ti raggiungerò e ti ammazzerò, fossi anche nelle braccia di D. Bosco. - Essendo però di un'età alquanto avanzata, non poteva gareggiare alla corsa con un giovane di quattordici anni. Questi giunto all'Oratorio trova la porta chiusa; esita alquanto, poi bussa, ma non osa chiamare quei della casa per timore di scoprirsi; ed ecco risuonare le voci e i passi affrettati de' suoi genitori. In quel frangente d'angoscia gira gli occhi attorno, e visto un gelso vicino si arrampica su di esso e vi si abbraccia rannicchiato tra un ramo e l'altro senza fiatare, quasi malfattore che tema di essere sorpreso dalla giustizia. Non vi erano foglie che lo nascondessero e la nebbia incominciava ad essere rischiarata dai raggi della luna. Era appena salito, quand'ecco spuntare ansanti i suoi genitori che venivano a cercarlo presso D. Bosco. Passano sotto il gelso senza vederlo, e andati difilato alla porta, la percuotono a tutta forza quasi volessero atterrarla. Mamma Margherita, che all'arrivo del giovanetto erasi affacciata alla finestra e avevalo visto salire rapidamente sul gelso, ora sentendo quel fracasso vandalico, e indovinandone la causa, corse subito a darne avviso a D. Bosco. Questi mandò all'istante ad aprire la porta, perchè quel furibondi non si fermassero troppo tempo vicino al gelso, con pericolo così di scoprire il rifugio del figlio. Allora quell'uomo e quella donna infilarono la scala e irruppero nella camera di D. Bosco, gridando minacciosamente - Dov'è nostro figlio?

D. Bosco rispose risoluto: - Qui vostro figlio non c'è.

 - Sì che c'è, e lo troverò, ringhiava imprecando il padre. E si diede a visitare la camera, aprì gli armadi, guardò sotto il letto ripetendo di quando in quando - Eppure ci deve essere.

 - Ma scusi, signore, favorisca di dirmi il suo nome! domandò D. Bosco.

 - Il mio nome lei non ha bisogno che glielo dica: deve saperlo! Son io che voglio sapere dov’è mio figlio! E così dicendo faceva atto di entrare nelle altre stanze.

Allora D. Bosco, con tono pacato ma imponente: - Signore; io vi dico che non c'è; e ancorchè vi fosse, voi non avete il diritto d'introdurvi in casa altrui. Questa è casa mia, e qui comando io. Andatevene adunque pei fatti vostri, altrimenti vi saranno altri che vi faranno andare.

 - Ebbene, andrò alla Questura, disse il padre ancor più esasperato, e lo farò uscire dalle unghie dei preti.

 - Sì, andate pure alla Questura, soggiunse D. Bosco, ma sappiate che ci andrò anch'io, e saprò svelare le vostre virtù e miracoli, e se in questo mondo vi sono ancora leggi e tribunali, voi ne subirete tutto il rigore. - A questa risolutezza di D. Bosco quei due individui, che non avevano la coscienza netta, se ne partirono quatti quatti, e non si lasciarono più vedere.

Ma del giovinetto che ne fu? - Allontanati i suoi due persecutori, D. Bosco, con sua madre, con Buzzetti Giuseppe e alcuni altri giovani che avevano ritardato il ritorno alle case loro, si porta sotto il gelso, e chiama per nome il fanciullo invitandolo a discendere; ma indarno, chè il poverino non dava alcun segno di vita. Si guarda attentamente, e al chiaror della luna lo si vede immobilmente abbracciato, ad alcuni rami. D. Bosco ripete più forte: - Discendi, caro mio, non temere, non c'è più nessuno, ed ancorchè ritornassero, ti difenderemo ad ogni costo; - ma egli parlava al vento. Allora un brivido scorse nelle vene di tutti pel timore che gli fosse accaduta qualche disgrazia; perciò, fatta portare una scala, D. Bosco col cuore trepidante sale sull'albero, gli si appressa, e lo trova come intirizzito e fuor di senno. Colle richieste cautele lo tocca, lo scuote, lo chiama, e allora il ragazzo, come svegliato da un letargo, credendo che gli fosse addosso il padre, si pone a gridare come un'aquila; morde e si dibatte con tanta furia, che fu ad un pelo di rotolare a terra insieme con Don Bosco. Il buon prete, assicuratosi con un braccio ad un robusto ramo e coll'altro tenendo stretto il povero fanciullo: - Non abbi paura, gli ripeteva, mio caro, sono D. Bosco; vedi che ho la veste da prete; guardami in faccia; calmati; non mordermi perchè mi fai male; - insomma tanto fa e tanto dice, che lo ritorna in sè, e lo riduce alla calma. Riavutosi il garzoncello, dà un lungo respiro, e poi coll'aiuto di D. Bosco cala dall'albero, che a buon diritto poteva chiamare l'albero della vita. Menato in casa, la buona Margherita, che aveva il cuore gonfio dall'ambascia, lo scalda al fuoco, lo ristora con buona minestra, e gli prepara un posto per dormire in quella notte. All'indomani D. Bosco per salvarlo dall'ira dei padre lo mandò presso un buon padrone in una vicina borgata. Mantenendosi fervente cristiano, si perfezionò nella sua arte, e ritornato in Torino dopo parecchio tempo, potè sostenere con grande carità la vecchiaia de' suoi poco amabili genitori.

 

 

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