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Capitolo 53

La Chiesa di S. Agnese fuori delle mura: la benedizione degli agnelli - D. Bosco e la visita alla Russa ortodossa inferma a morte - Vede i giovani dell'Oratorio e non è soddisfatto della condotta di alcuni - Desiderio di ritornare a Torino - Spaccio di biglietti della lotteria - Onorificenze Pontificie - D. Bosco non può trovarsi in Torino a predicare il mese di S. Giuseppe - Largizione di Pio IX ai giovani dell'Oratorio - Suo scherzo amorevole parlando di D. Bosco - Le bozze del fascicolo: Vita di S. Giuseppe. - Il Re di Napoli desidera Don Bosco - Il Gran Duca di Toscana e il Duca di Modena - I Napoletani emigrati a Roma son consigliati a tornare a Napoli - D. Bosco predice alla Regina Maria Teresa che non rivedrà più Napoli - Incomincia a soffrire nella sanità per tante occupazioni - È imminente la nomina dei Vescovi per le diocesi vacanti - D. Bosco si adopera al buon esito di queste elezioni - Il Ministero non accetta alcuni ecclesiastici proposti dal Papa - Prudente risoluzione di Pio IX - Il Comm. Tonello favorisce la nomina di quelli designati dal Pontefice - Vescovi eletti, perchè presentati da D. Bosco - Prime voci in Torino di queste elezioni e parole del Vicario Capitolare.


Capitolo 53

da Memorie Biografiche

del 04 dicembre 2006

Piu' d'uno di quelli che leggono queste pagine sarà tentato a giudicare esagerate le affermazioni e le descrizioni delle lettere di D. Francesia: ma farebbe un giudizio contrario al vero. In conferma di quanto narriamo abbiamo troppe testimonianze di personaggi che videro e udirono D. Bosco in Roma; e, vedremo quanto maggiori siano state le accoglienze che egli ebbe in tutto il tempo della sua vita in Italia, in Francia, in Ispagna, e con un intreccio di fatti portentosi e innegabili. D. Bosco fu l'uomo del suo secolo, l'uomo mandato da Dio, il sacerdote santo, che santificava gli altri e che doveva cooperare efficacemente alla salvezza della società.

Proseguiamo con D. Francesia.

 

Roma, 29 gennaio 1867.

 

Carissimo D. Rua,

 

Sebbene io debba quasi sempre dire lo stesso, tuttavia non posso tacere. Tutti quelli che mi scrivono, fanno saper che le mie lettere piene di quel nome che tanto vi è caro, riescono graditissime. Deo gratias! Il mio desiderio è soddisfatto. Se alcune volte qualche reminiscenza un po' stantia veniva ad offuscarne apparentemente il candore, non era però che vera e pura espressione dell'animo mio manifestato con parole altrui.

Fui alle catacombe, e pensando alle anime di quei tali che là dormivano ancora in pace, domandai a Dio ed a quei santi fortezza per me e per tutti i giovani nostri dell'Oratorio. D. Bosco vorrebbe che dimenticassi lui per occuparmi delle cose che fuggendo posso qua e là vedere, ma so che a voi non piacerebbe che io così facessi. Obbedisco in parte ed in parte secondo il vostro affetto, legittimo però, trattandosi di D. Bosco.

Fummo il giorno di S. Agnese alla chiesa che la santa ha fuori delle mura di Roma, ove accadde il prodigio al S. Padre; perchè cadendo la volta su cui stavano, nessuno si fece gran male, ed il Santo Padre fu salvo intieramente. Là si mise una lapide a memoria dei fatto, ed io la lessi e ringraziai il Signore d'avere così miracolosamente scampato il suo Vicario. La festa è speciale per la benedizione degli agnelli. Poveri animali! vestiti a festa, inghirlandati di fiori, riposti sopra soffice cuscino, vengono portati dopo Messa all'altare e quivi benedetti. Alla sacra funzione belavano i mansueti animaletti e lambivano le mani del Sacerdote. Quante idee in quel punto! Dopo la funzione furono portati subito al Vaticano dal Papa, che li manda a qualche monastero, ove si nutriscono per fornire poi la lana per il Sacro Pallio dei Pastori.

Ma so che non è questo che voi desiderate, cose voi volete che riguardino D. Bosco. Sempre lui, e niun altro che lui, desiderate che sia il tema delle mie lettere, ed io son lieto, perchè non ho altro a fare che interpretare il mio cuore. Già parecchie volte D. Bosco ha destato tale entusiasmo che sarà difficile non che descrivere, immaginare. A tutte ore v'è gente per parlargli, e di tutti i ceti. Appena lo vedono si gettano a terra e domandano la sua santa benedizione.

Pare idolatria, eppure non è che la riverenza sincera e profonda per un buon servo di Dio. Se aveste a vedere qual confusione di persone quando D. Bosco è in corso a dar udienza; ne stupireste anche voi. Quest'oggi per esempio doveva incominciare alle 3 e non potè fino alle 6, perchè venuto a casa tardi, e invece di pranzare alle 12 pranzò alle 2.45. Dopo (anime nere!) che parapiglia! Alcuni che eransi portati alle 11½ dovettero aspettare fino alle 7 e più di sera. E Don Bosco? Sempre calmo, sereno e paziente, a dare ascolto a tutti, consolare tutti ed accogliere tutti con quella bontà che gli è naturale. Se non fosse altro che lo manifestasse grande, tutti lo confessano tale per la dolcezza del suo tratto. Fra le altre persone ci fu la Principessa Odescalchi, che dopo esser venuta altre volte invano, potè avere accesso a lui. Gli narrò che quella povera inferma ortodossa russa, cui D. Bosco aveva benedetta, non parlava che di lui, che lo ringraziava della sua carità d'averla visitata; e che quando riceveva la sua benedizione si era sentita a scorrere un freddo misterioso per le ossa; che la medaglia lasciatele da D. Bosco è la più fida sua compagnia; che piange e prega pensando a D. Bosco. Che bel trionfo per la Chiesa se questa si convertisse! Più altre sue correligionarie si convertirebbero. Si preghi anche costà per questa disgraziata e le doni Iddio la salute del corpo, se è utile per l'eternità, e sicuramente la salute dell'anima.

D. Bosco quando esce per Roma si trova in tante case e famiglie che mai prima conosceva, e che là il condussero a sua insaputa per avere la sua benedizione o per mostrargli un infermo. Quello che io vedo sembra favola ed è verità. Una persona stette senza mangiare un giorno intiero per desiderio di parlargli, e partì senza questa consolazione. Partiva piangendo coll'animo di ritornarvi. I Parroci lo invitano alle loro chiese, i Rettori ai loro Istituti, i Padri ai loro conventi. Questa è cosa di tutti i giorni: so che ve lo dissi già tante volte, ma so, pure che vi piace sentirvelo a ripetere.

D. Bosco sente a lodarsi della condotta della Casa, ma egli non ne pare troppo soddisfatto. In due giorni che vi pose attenzione particolare, vide cose che lo afflissero profondamente. Nel primo momento che possa mi darà nome e cognome ed io ve lo manderò per norma. Ne siete contenti? forse no; ebbene si farà quello che è meglio per voi e per le vostre.

D. Bosco ammira e ringrazia la Provvidenza di quanto fece e fa per la nostra Casa. Quante pie persone che prima non ci conoscevano punto ed ora ci sono fervorose benefattrici! Dio è mirabile ne' suoi Servi! Ad una persona cui premeva parlare a D. Bosco per affari di coscienza, prima di ascoltarla disse già sapere quello che voleva e le rispose a tenore de' suoi desiderii.

Un altro infuria per aver troppo aspettato, si presenta a lui indispettito e quasi faceva l'insolente. D. Bosco avrebbe potuto rispondergli per le rime, nol fece e tacque. Quel tale, mortificato, gli si gettò ai piedi e ne dimandò perdono. Di questi fatterelli potrei empirvi più fogli, ma mi sembra superfluo il già detto.

A *... Don Bosco dice che lavori di buon animo, e che non vuol mescolare la terra con l'oro.

D. Bosco del piccolo incommodo si è quasi interamente rimesso, e lavora già per quindici. Rossore a chi tocca di godersela e far niente! Grazie e molte a D. Durando delle buone nuove de' miei cari studenti, in mezzo a cui io mi trovo tutto il giorno, per trovarmi alla sera in mezzo ai miei artigiani. Chi conta loro l'esempio alla festa? Chi assiste alle scuole serali? Di ciò non ebbi notizie e ne aspetto come anche Don Bosco, non solo di queste, ma di tutta la casa. Come egli giubila quando riceve delle vostre lettere, e vi posso assicurare che non le trascura. Ma tutte quasi gli ricordano di ritornare, e forse più di tutto anche tacendo fa ciò sentire il sig. Prefetto. O carissimo, per questo mese non c'è speranza e per l'altro ci parleremo. A fatti compiuti discuteremo. Sarà impossibile che ritorni presto, dopo tanti impegni presi. Il sig. Conte Vimercati ringrazia tutti i giovani e piange pensando a loro. Se potesse guarire e portarsi tra noi una volta a Torino, che festa si farebbe mai! e la meriterebbe!

I biglietti di lotteria sfumano, tutti ne vogliono, tutti ne chiedono, il Cavaliere ne mandi un buon pacco.

Giacchè mi cadde questo buon nome dalla penna, fa' di dirgli che D. Bosco mi incarica di incombensarlo di comunicare al sig. March. Fassati, Cavaliere Collegno Zaverio, Cavaliere Villanova Clemente che egli parlò a lungo di essi coi S. Padre, e che ottenne per loro cose che faranno loro molto piacere e soddisfazione. D. Bosco mi lascia di scrivere al Padre Gallina che non può fare il mese di S. Giuseppe. Di sanità è cagionevole assai, non sicuro di essere a Torino per allora. Accetti il buon volere e lo perdoni; altra volta sarà contento di poter soddisfarlo.

Sono le dodici di sera e faccio punto.

 

30 gennaio.

 

D. Bosco è già incamerato e, se non si mette davvero, stamattina non dirà messa non solo alle 8, ma neppur alle 10. Una buona Marchesa sono più settimane che tutte le mattine alle 7 si trova a nostra casa per potersi confessare a D. Bosco e non può. Dura però costante fino a che sia appagata. Le vetture in questo punto arrivano e non sono che le 7 mattutine e tutta questa gente viene per confessarsi. Potrà D. Bosco? Ne dubito.

Il S. Padre, qualora non l'abbia detto ancora in altre mie, si è degnato di dare qualche bella somma per gli Oratori. Quando Don Bosco fu ad ossequiarlo, il S. Padre nella sua carità volea dargli qualche cosa, andò alla sua cassetta e la trovò vuota. Sorrise il buon Pio, e alzando gli occhi al Cielo:

- Olà che il mondo non sappia che il Pontefice non ha più un soldo per sè! Eccomi veramente ridotto alla condizione finanziaria di S. Pietro.

Poi, vôlto a Don Bosco:

- Carissimo, vedete, disse, poca differenza tra me ed i vostri orfani; voi vivete di provvidenza ed io di carità. I miei figli provvederanno!

Mi vien voglia di piangere scrivendo queste parole, ma il Santo Padre era religiosamente allegro e fidente in Dio. Il giorno dopo consegnava a Mons. Ricci, suo cameriere segreto, novanta scudi romani che formano la bella somma di 400 e pi√π lire dicendo:

- Un povero padre ai suoi poveri figli! - La provvidenza era benignamente intervenuta.

Noterò ancora un grazioso aneddoto del quale fui testimonio. D. Bosco aspettava nelle anticamere di Pio IX per essere all'udienza. Esce intanto Mons. Ricci:

- Oh! D. Bosco - esclama vedendolo. - Sono quattro ore che Sua Santità vi attende e chiama di voi: venite, venite, perchè adesso il Santo Padre di Roma, come disse Sua Santità, siete voi!

Abbi cura della tua salute: saluta per D. Bosco e per me i carissimi nostri giovani e il Signore ti e mi e vi benedica.

 

Tutto tuo nel Signore

Sac. FRANCESIA G. B.

 

P. S. - D. Bosco approva che Bisio si metta dai legatori e si raccomanda di provvedere di assistente anche i falegnami. È occupatissimo da mattina a sera e non può scrivere come vorrebbe. D. Bosco ebbe dal Papa molti altri favori che a suo tempo si sapranno. Ora acqua in bocca. Del ritorno non si parla; tutti congiurano a tener più lungamente D. Bosco. Anche quei dell'alto clero domandano la sua benedizione e l'onorano come santo. A Roma si conosce chi è D. Bosco, a Torino non da tutti. Il più presto possibile manderò le bozze di San Giuseppe; temo che finirò di correggerle io.

Di salute stiamo bene. Onoroni dappertutto. Anche il Re di Napoli vuole vedere D. Bosco e fargli una elemosina.

Ammirazione, viva curiosità, l'esempio di altri membri di famiglia reale movevano Francesco II.

Roma ospitava i principi d'Italia spodestati, e questi non avevano trascurato di avvicinarsi a D. Bosco per conoscere l'uomo del quale tutti parlavano. Il Gran Duca di Toscana Leopoldo II era entrato in così intima relazione con lui che lo volle poi vicino al letto nelle ultime ore di sua vita. Francesco V, Duca di Modena, andava più volte a trovarlo e rimase così ammirato della sua bontà che incominciò a soccorrere le sue opere e continuò a farlo generosamente finchè visse.

I due principi erano cristianamente rassegnati alla loro sorte, ma non lo erano i nobili napoletani, che, dopo la caduta di Gaeta, avevano seguito il Re di Napoli a Roma. D. Bosco, appena giunto, era stato l'oggetto delle attenzioni di costoro, i quali spesse volte venendo a visitarlo, o andando egli in qualche palazzo da essi frequentato, lo interrogavano sull'avvenire dei loro destini, manifestando sempre una ferma convinzione della non lontana ricostituzione del regno delle due Sicilie.

D. Bosco aveva loro risposto:

- Signori! farebbero bene a non più lusingarsi a questo modo. Sta bene usar carità coi principi esuli, seguendoli e confortandoli, ma cessino di sperare che possano ritornare a Napoli come regnanti.

- Possibile ......

- Ascoltino! Secondo le regole ordinarie dei casi, sembra che Sua Maestà potrebbe tornare in trono in uno dei due modi seguenti: o per un accomodamento pacifico delle cose d'Italia, il che io credo un'utopia e quasi un assurdo: o per un intervento straniero armato, il che io non credo prevedibile in nessun modo.

- Dunque ......

- Tornino a Napoli! Qui non possono far nulla per la causa del loro Re. Là invece, caso mai avvenisse la ristorazione aspettata, essendo sul luogo possono lusingarsi d'aiutarlo.

Il Servo di Dio studiavasi di mandar que' signori fuori di Roma, probabilmente per fare un buon servizio al Papa.

Anche la Regina Madre Maria Teresa, seconda moglie di Re Ferdinando II, desiderava di vedere D. Bosco e mandò il suo cavalier d'onore Duca della Regina a dirgli:

- Sua Maestà la Regina Madre desidera intrattenersi un istante con lei: a che ora potrà D. Bosco recarsi al suo palazzo?

D. Bosco fissò l'ora e vennero a prenderlo colla carrozza. Lungo fu il colloquio. La Regina desiderava che il Venerabile le rivelasse un avvenire più glorioso e il ritorno alla sua reggia; ma non ebbe che questa precisa risposta:

- Maestà, mi rincresce doverlo dire, ma ella non vedrà più Napoli!

Ritornando a casa D. Bosco narrava a D. Francesia siffatto colloquio. Questi gli osservò:

- E lei ebbe il coraggio di dir tali cose a quella povera donna?

- È naturale, gli disse D. Bosco; mi chiamano la verità e debbo dire la verità.

Questa risposta giungeva anche all'orecchio del Re di Napoli, il quale provò viva smania di abboccarsi col Servo di Dio e si rivolse alla Duchessa di Sora, nata Borghese, che abitava a Villa Ludovisi, ove D. Bosco era già stato a celebrare la S. Messa e a fare un breve sermone.

Di quei giorni il signor Pietro Angelini mandava all'amico Cav. Oreglia altre notizie.

 

Roma, 1° febbraio 1867.

 

Cav. Amico e Padrone preg.mo,

 

…La vita del povero D. Bosco non è certo più tranquilla che in Torino in mezzo ai suoi protetti ed alle occupazioni che gli procura il suo zelo nell'esercizio del suo ministero. Da mattina a sera è assediato da una quantità immensa di persone di ogni grado, sesso e condizione, che desidera di vederlo e parlargli, per cui non ha mai ora fissa per pranzare, per dormire, per riposarsi: ormai la sua salute incomincia a soffrirne, per cui se non gli riesce di partir presto, come avrebbe stabilito, credo che gli sarà necessario di adottare un qualche serio provvedimento per non cadere malato. Quanto a me, dopo averlo varie volte veduto quasi alla sfuggita, domenica scorsa ebbi la consolazione di averlo alla mia mensa, in mezzo a tutta la mia famiglia, che rammenterà sempre con piacere sommo e con vera riconoscenza l'aver goduto per varie ore della sua presenza e della desideratissima sua compagnia. Spero che mentre egli ha potuto rendere tanti contenti in Roma coll'ascoltarli, benedirli, consigliarli, e pregare per essi, egli pure ne partirà soddisfatto, lasciandoci la speranza, se non la certezza di presto rivederlo. Il Santo Padre dal quale si recò ieri per la terza volta, gli parlò delle feste che avranno qui luogo nel prossimo giugno, e la presenza di D. Bosco, ove la maggior parte dei Vescovi dell'Orbe Cattolico si troverà riunita, potrebbe essere opportunissima.

La buona marchesa di Villarios mi disse ieri di aver ricevuta una vostra lettera alla quale si proponeva di rispondere oggi stesso: dubito però assai che abbia potuto farlo, mentre D. Bosco colle sue opere in questo momento occupa intieramente il suo tempo ed anche ogni suo pensiero.

Qui si continua a godere una tranquillità perfettissima, e Roma sembra più gaia e più serena dopo la partenza dei francesi. Il Santo Padre conserva, grazie al Signore, una calma ed una salute invidiabile, e passeggia continuamente per le strade le più frequentate, in mezzo ad una folla di gente che lo circonda e lo applaudisce. Aveva stabilito di nominare tutti i Vescovi delle diocesi vacanti in un solo Concistoro verso la Pasqua, ma ora dicesi che fra qualche giorno ne preconizzerà una buona porzione, e credo che D. Bosco, incaricato da Ricasoli, abbia avuto parte ad una tale determinazione. Speriamo che questo sia il principio di quel bene, che da tutti e da tanto tempo desideriamo, e che presto possa verificarsi il trionfo della verità e della giustizia.

 

PIETRO ANGELINI.

 

In Roma adunque si aspettava che presto venissero preconizzati i nuovi Vescovi, ma la scelta non doveva essere senza gravissime difficoltà. Il Governo aveva mandato al Comm. Tonello sessanta nomi di ecclesiastici a lui benevisi da presentarsi alla Santa Sede. Il Papa conobbe subito che alcuni erano da eliminarsi, mentre altri gli erano sconosciuti. Su questi faceva scrivere da D. Bosco in varie parti per averne notizie, e il Servo di Dio gli riferiva le risposte.

Anche dal Vaticano si trasmetteva al Commendatore una lista di sacerdoti giudicati degni dell'Episcopato, colla distinta delle diocesi che sarebbero loro affidate: e questa fu spedita a Firenze. Il Ministero l'esaminò. Alcuni degli eligendi furono assolutamente esclusi, ad es.: Mons. Paolo Ballerini, Arcivescovo rinunziatario di Milano per le persecuzioni accanite dei settarii, dopo di che il Papa lo promosse alla Chiesa Patriarcale di Alessandria. Altri non si vollero insediati ove li proponeva il S. Padre, il quale fu anche costretto a traslocare qualche Vescovo, già in sede, ad altra diocesi.

Pio IX fece qualche osservazione, ma non persistette nelle sue proposte, perchè gli pareva che non avrebbe ottenuto l'intento, con pericolo che andassero a vuoto le trattative; e decise secondo il consiglio di D. Bosco d'incominciare da quel momento ad accettare un certo numero di quelli, ai quali il Governo non avrebbe fatto opposizione. Quindi anche per far cosa gradita al Re proponeva che Mons. Luigi Nazari di Calabiana fosse trasferito da Casale a Milano: e a Casale fosse chiamato Mons. Pietro Maria Ferrè, che dal 1852 era Vescovo di Crema e non aveva potuto prendere possesso del Vescovato di Pavia per opposizione del Governo. Similmente destinava a Savona Mons. Giovanni Battista Cerutti, ad Aosta Mons. Giacomo Jans, Vicario Capitolare, e varii altri altrove.

Il Comm. Tonello, da vero gentiluomo, leale e cristiano, in questi lunghi negoziati aveva sempre cercato di rimuovere ogni malintesa od ostacolo perchè potessero essere condotti a buon termine; ed ascoltava volentieri i consigli di D. Bosco, il quale a quando a quando recavasi a conferire con lui. Narrava D. Francesia che avendolo un giorno accompagnato dal Commendatore, attese per più di un'ora la fine dell'udienza.

Il Servo di Dio gli espose l'incarico avuto dal Papa di presentargli alcuni sacerdoti piemontesi da eleggere per gli Antichi Stati. Tonello approvò la scelta da lui fatta e dal Pontefice già accettata: e Don Gioachino Berto vide poi questa lista preparata da D. Bosco e scritta di sua mano: il primo nome era quello del Canonico Lorenzo Gastaldi, proposto alla sede di Saluzzo. Il Commendatore appoggiò subito questa nomina essendo che nell'ufficio del valente avvocato Gastaldi, padre del Canonico, egli aveva fatto pratica. Pio IX chiese a D. Bosco informazioni dell'eligendo, perchè non era ancora da lui conosciuto, e le ebbe favorevolissime. Il Venerabile era persuaso che la Chiesa avrebbe acquistato nel Gastaldi un zelante prelato, ammirevole per le sue cognizioni in ogni ramo di scienza e specialmente in Teologia, e che la nascente Società Salesiana avrebbe avuto in lui un valido appoggio. Il Servo di Dio voleva anche dare una dimostrazione sincera di stima, di riconoscenza e di affetto a chi gli era cordialissimo amico.

Gli altri, egualmente degni, presentati da D. Bosco erano i seguenti: per Alba il Can. Eugenio Roberto Galletti torinese; per Asti il Canonico Carlo Savio di Cuneo; per Alessandria il Can. Antonio Colli di Novara; per Cuneo il Canonico Andrea Formica, diocesano di Alba.

Quando giunsero in Torino le prime notizie di queste nomine, D. Giovanni Cagliero, trovandosi in Curia, udì il Vicario Capitolare Mons. Zappata esclamare:

- Bisogna che ci teniamo amici con D. Bosco! D. Bosco è distributore di mitre!

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