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Capitolo 51

'Il Sistema Metrico Decimale' - Circolare di Mons. Artico - Difficoltà superate nello scioglimento di un problema - Il nuovo libro e le sue varie edizioni.


Capitolo 51

da Memorie Biografiche

del 27 ottobre 2006

 Don Bosco in quest'anno non era ancor stanco dallo scrivere e far stampare. Occorreva un altro libro per i giovani che indarno si sarebbe allora cercato. In Piemonte ogni provincia, anzi quasi ogni città usava pesi e misure diverse, cagione di incaglio al commercio. Il Governo perciò, con Regio Editto degli 11 settembre 1845, aveva aboliti tutti i vecchi pesi e le vecchie misure, per sostituirvi uniformemente in tutto il regno nuovi pesi e nuove misure, fondate sul metro. L'Editto doveva andare in vigore col 1° gennaio del 1850.

A fine di preparare le popolazioni a ricevere ed apprezzare questa innovazione, il Governo faceva assai per tempo distribuire, per tutti i comuni, quadri sinottici dei nuovi pesi e misure, e pubblicare appositi opuscoli che ne porgessero chiara e facile spiegazione; si dirigeva ai maestri comunali invitandoli ad applicarsi al nuovo insegnamento; faceva appello ai sindaci perchè istituissero scuole serali e domenicali per la classe laboriosa e idiota.

Ma prima ancora che il Governo desse principio a tali provvedimenti, anzi appena uscito l'Editto, D. Bosco si mise all'opera scrivendo da buon matematico un libretto intitolato: “Il sistema metrico decimale ridotto a semplicità, preceduto dalle quattro prime operazioni dell'aritmetica ad uso degli artigiani e della gente di campagna”,  per cura del Sacerdote Bosco Giovanni. Qui non credo fuor di luogo notare come egli invariabilmente sul frontespizio delle sue opere preponesse al suo nome e cognome la qualità di Sacerdote, titolo che per lui valeva qualsivoglia più onorevole dignità terrena.

L'importanza del suo lavoro si può desumere da una bella lettera circolare che alcuni anni dopo scriveva in proposito del sistema metrico Mons. Filippo Artico, Vescovo d'Asti.

“Non vi stupite, diceva egli tra le altre cose a' suoi Parroci, non vi stupite che il Vescovo pubblichi un avviso, che più sembra spettare all'economia politica che non al ministero apostolico. Il nostro divin Maestro nelle parabole del suo Vangelo prese anche le sembianze di padrone di casa, di capo di famiglia, di coltivatore di una vigna, di re che distribuisce i proprii talenti da trafficare, e tanto promosse anche l'industria ed il commercio, che condannò il servo infedele, il quale non trafficava il talento.... In più luoghi delle Sacre Scritture voi troverete prescritta e lodata la giusta uniformità dei pesi e delle misure. E per citarvene alcuni, v'invito a leggere nel Deuteronomio: - Tu non avrai che un solo peso giusto e vero; nè riterrai presso di te che una sola e fedele misura. - Nei Proverbi:  - Iddio abbomina pesi diversi ed una stadera dolosa. – Nel “L’Ecclesiastico”: - Vi sia l'eguaglianza della stadera e dei pesi...Nè crediate, o venerabili fratelli, che l'occuparsi di simili studi ed ammaestramenti, per istruire gli idioti e salvarli dalle frodi, disdica al sacerdote, quando egli adempia a tutti gli altri suoi sacri doveri e rigetti da sè tutto ciò, che pecchi di mestiere profano e di sordido lucro, giacchè nel Vecchio Testamento leggiamo che Davide aveva ordinato ai Leviti di vegliare sopra ogni peso e misura...”.

Scopo non ultimo di D. Bosco era infatti la carità fiorita, ed anche in certi casi doverosa, di ammaestrare il povero popolo in materia economica e sociale, salvandolo così dagli inganni di crudeli speculatori, i quali avrebbero largamente abusato della sua ignoranza. Il suo trattatelo, contenuto in ottanta pagine procedeva per domande e risposte. Esponeva le sue intenzioni e l'orditura del suo componimento colla seguente Avvertenza: “Le occorrenze de' tempi in cui viviamo mettono ogni individuo quasi in obbligo stretto di procacciarsi una sufficiente cognizione del sistema metrico decimale. Sistema il quale, conosciuto di grande utilità e di vantaggio universale, fu con legge approvato, e verrà posto in vigore negli stati nostri nel 1850.

” Ognuno facilmente capisce in quante maniere si può andare soggetto ad errore, a frode e talvolta a non lieve danno in un pressochè totale cangiamento di pesi e di misure.

” Desideroso io di prevenire tali inconvenienti e di giovare per quanto posso al pubblico bisogno, ho compilato il presente libretto, il cui scopo si è di ridurre il sistema metrico alla massima semplicità, per modo che una persona mediocremente colta lo possa capire leggendo, anche senza aiuto dei maestro.

” Per essere più facilmente capito, alcune volte ho trasandato la proprietà della lingua aritmetica, premendomi assolutamente di essere inteso e non più.

” Le opere dei chiari professori Giulio, Milanesio, Borghino, il trattato di aritmetica stampato da un Fratello delle scuole cristiane, mi servirono di norma.

” Con la cognizione del nuovo sistema essendo di tutta necessità le quattro prime operazioni dell'aritmetica, queste si fecero brevemente precedere nel modo che potranno servir di base a tutte le operazioni del nuovo sistema. Seguirà uno specchio in cui si pongono le misure ed i pesi antichi a fronte de' pesi e delle misure che verranno sostituite, col reciproco loro rapporto. Applicando poscia le quattro anzidette operazioni alla nuova nomenclatura metrico decimale si perverrà alla reciproca riduzione delle misure e dei pesi del sistema antico col nuovo colla semplice moltiplicazione.

” Mio scopo è di presentare al pubblico un compendio semplice e chiaro e adattato alla capacità di ogni lettore; che se le mie deboli fatiche non potranno tutti appagare, saranno almeno degne di benigno compatimento. Si provi ogni cosa e si ritenga ciò che pare più buono ”.

Giovanni Battista Paravia, che aveva i torchi tipografici e la sua bottega libraria sotto i portici del Palazzo di città, ebbe il manoscritto per darlo alle stampe e il lavoro era già a buon punto sul finire della primavera. Nel frattempo D. Bosco si trovò in faccia ad una difficoltà di calcolo, non preveduta. Eziandio il professor Giulio valente matematico ed insegnante nell'Università di Torino, intrattenevasi in que' giorni in studi assai affini a quelli nei quali occupavasi allora D. Bosco; e ne dava alle stampe un suo volumetto, commettendone l'edizione allo stesso Paravia. Ma egli pure erasi incontrato nella difficoltà che ratteneva D. Bosco, entrambi gli autori essendo già avanti nella correzione delle bozze di stampa, fecero sospendere la composizione. L'uno voleva vedere qual metodo tenesse l'altro per cavarsi da quell'impaccio, ed intanto studiavano. Si trattava di trovare non so quale formula che avrebbe resa facile la soluzione di un problema molto complicato. Il professor Giulio frequentemente passava alla tipografia per sapere a che punto fosse il lavoro di D. Bosco, e s'impazientiva brontolando coll'editore. D. Bosco con quella pertinacia che gli era abituale quando erasi fitto in capo di riuscire in un'impresa, non riposava nè giorno nè notte: sempre era in cerca di quella formula e riempiva, ma inutilmente, pagine e quaderni colle sue cifre. Un bel dì, avendo pieno il cervello dei suoi calcoli, dei quali non trovava il bandolo, esce di Torino, passa il Po, s'incammina su per le colline e va alla villa del professor D. Picco, risoluto di quivi fermarsi fuori di ogni disturbo, finchè non fosse riuscito nel suo intento. Chiesta una camera appartata, vi si chiude, ghiribizza e s'ammattisce per più giorni. La sua mente era stanca fuor di modo, ma sovente si elevava a Dio chiedendo i lumi necessari. D. Picco cercava di persuaderlo a non volersi rompere la testa con quel problema, ma egli persisteva. Finalmente gli balena alla mente un'idea. Fa la prova, ed ecco la formula e il numero trovato. Senz'altro s'alza dal tavolino, va nella sala ove era D. Picco a farlo partecipe della sua gioia, e quei della famiglia accorrono per udire la bella notizia, e per chiedere spiegazioni.

 - Sì, l'ho trovato, esclamava D. Bosco; ma ora mi sento così stanco e convulso da non poter parlare: sono già vari giorni che più non riposo; vi spiegherò la cosa un'altra volta; - E discende in fretta alla tipografia, ove le pagine erano già quasi tutte composte e non si aspettava che quel numero per completare l'opera e mettere in macchina. Appena pubblicato il libretto di D. Bosco, il professore Giulio che aveva approvato quella formula, la fece sua e concluse il suo trattato.

Il nuovo lavoro di D. Bosco era riuscito commendevole per semplicità, popolarità e precisione. Se ne erano tirate migliaia di esemplari a soli 10 centesimi la copia. Così per lui il sistema metrico incominciò a prendere voga, divenne di giorno in giorno sempre più facile; moltissimi del popolo in breve tempo poterono adoperarlo e tanta povera gente fu salva dalle unghie dei ciurmadori e degli arruffoni. Oltre a questi vantaggi egli aveva direttamente in mira il bene presente e futuro della sua istituzione, poichè secondando in ciò i disegni del Governo, rendevaselo favorevole e rimanevano innocui i sospetti dei malevoli. L'Abate Aporti, le autorità e gli insegnanti, accolsero questo trattato con grandi encomi. L'Unità Cattolica lo disse poi il più acconcio per le classi elementari e il primo di questo genere che siasi pubblicato in Piemonte.

Era eziandio importante per tener regolati gli affari materiali sicchè l'ordine di una contabilità sia custodia della giustizia; ed è ciò che D. Bosco faceva con tutta esattezza e voleva che i suoi amici facessero, per obbedire agli avvisi dell'Ecclesiastico: “Vergognati del non tener chiaro il libro del dare e dell'avere. Dove sono molte mani fa uso delle chiavi e tutte le cose che darai contale e pesale e scrivi a libro quel che dài e quel che ricevi”.

D. Bosco però non contentossi della riuscita felice di questa prima edizione, ma, come poi fece in tutti gli altri suoi libri, vi ritornò sopra ricorreggendola con ammirabile pazienza. Tutti i suoi manoscritti e le bozze di molteplici edizioni, p. es. della Storia Ecclesiastica, o Sacra ecc. si vedono coperte da tante cancellature ed aggiunte da renderne ben difficile la lettura.

Noi qui anticipiamo un cenno delle edizioni sul sistema metrico, posteriori al 1846, sia per non aver più a ritornare su questo argomento, sia perchè le ultime ristampe ci danno un'idea più completa dell'intiero disegno di D. Bosco. Egli adunque nel 1849 ne pubblicava una seconda edizione, migliorata ed accresciuta di più cose, suggerite dalla pratica e giudicate necessarie, come si legge nella prefazione, avendo di mira in questa non solo l'istruzione della gente di campagna, ma più specialmente quella delle classi elementari. In questa, come nella prima, esponeva in un'appendice il confronto fra le monete dei vari stati d'Europa e di quelli di tutta l'Italia colla lira nuova o franco.

Molti anni dopo dava mano ad una terza edizione, ordinando il suo lavoro in modo, che non solo bastasse a soddisfare i nuovi programmi governativi per le prime tre classi elementari, ma aggiungendo quanto era necessario per completare lo studio dell'aritmetica, colla definizione delle figure geometriche più importanti. Le dava il titolo: “L'Aritmetica ed il sistema metrico decimale portati a semplicità, per le classi elementari, col confronto dei prezzi e delle misure antiche d'Italia in metrico  decimale”.

Queste modificazioni richiedevano una nuova prefazione, e qui la riportiamo acciocchè serva d'esempio eziandio a noi e ai nostri scrittori per apporre il santo nome di Dio in fronte ai nostri scritti, qualunque sia la materia scientifica della quale essi trattano. “Al benevolo lettore. - Questo trattatelo più volte stampato era assai diffuso; ma essendo esauste le varie edizioni, non se ne curò più la ristampa. Oggi soltanto, ad invito di molti ed autorevoli personaggi, si riproduce a comodità delle scuole di campagna, degli artigiani e in generale per uso del corso elementare a norma dei programmi governativi per la pubblica istruzione.

” Siccome non pochi fecero i loro studi prima che fosse in vigore il nuovo sistema, altri per motivo di commercio, o di pubblico impiego devono avere conoscenza dell'uno e dell'altro sistema; così per mezzo di tavole di confronto ognuno con un colpo d'occhio può conoscere le proporzioni di peso e misura antica colle nuove d'Italia.

” Chi poi desiderasse di fare queste operazioni in modo ragionato, troverà pure i numeri fissi per la riduzione tanto dei pesi e delle misure, quanto dei rispettivi prezzi.

” Mio scopo fu di essere breve, chiaro e di giovare ai figli del popolo. Se ci sono riuscito, se ne dia gloria al Datore di tutti i beni; se no, prego il lettore a voler gradire il mio buon volere e concedermi compatimento. Abbiate tutti vita felice”.

Di questo ultimo libro se ne è fatta, vivente D. Bosco, l'ottava edizione collo spaccio di oltre ventottomila copie.

 

 

 

 

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