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Capitolo 46

Letture Cattoliche - Piano di associazione - Importanza di quest'Opera - Il primo fascicolo d'introduzione - Il Vescovo d'Ivrea - Incessante attività di D. Bosco - Le sue lettere - Operazioni simultanee e diverse della mente di D, Bosco - Il primo Regolamento dell'Ospizio di San Francesco di Sales.


Capitolo 46

da Memorie Biografiche

del 27 novembre 2006

 Sul principio del 1853 ogni cosa era pronta per la pubblicazione delle Letture Cattoliche. D. Bosco aveva cercata ed ottenuta l'adesione di vari sacerdoti e di altri personaggi dotti, i quali erano pronti a collaborare con lui preparando opuscoli. Sua occupazione incessante: far viaggi, visitare persone influenti di varie città e paesi, tener con esse conferenze, affinchè si conoscesse e diffondesse la nuova associazione nelle famiglie, trovare corrispondenti i quali si incaricassero di iscrivere gli associati e di ricevere le quote, scrivere, stampare, e spedire da ogni parte circolari, stringere contratto colle tipografie.

Dopo aver informati i Vescovi del Piemonte e ottenuto il loro consenso, distribuiva il seguente programma a migliaia di esemplari.

 

 

Piano dell'Associazione alle Letture Cattoliche.

 

1. I libri, che si propongono a diffondere, saranno di stile semplice, dicitura popolare, e conterranno materia, che riguarda esclusivamente alla Cattolica Religione.

2. In ciascun mese si pubblicherà un fascicolo di pagine da 100 a 108 e più, secondo comporterà la materia di cui si tratta. La carta, i caratteri ed il formato è pari al presente.

3. Il prezzo di associazione è di cent. 90 ogni semestre da pagarsi anticipatamente, il che forma la tenue somma annua di L. 1,80. Per coloro che desiderano di ricevere i fascicoli per la posta è di L. 1 cent. 40 per sei mesi, di L. 2 cent. 80 per un anno.

4. Per fare tutte le agevolezze possibili a tutte le benemerite persone ecclesiastiche e secolari, che vorranno prestare la mano a quest'opera di carità, saranno loro spediti i fascicoli, franchi di porto, per tutti i Regi Stati, e per l'Estero fino ai confini, purchè gli associati formino un centro, ove si possano indirizzare non meno di fascicoli cinquanta.

5. Nelle città e luoghi di provincia, le associazioni si ricevono da quelle persone, che sono designate dai rispettivi Ordinari Diocesani, a cui l'Opera è in modo particolare raccomandata e dei quali diamo il nome e l'indirizzo ecc.

Da questo istante in tutte le sue lettere, di qualsivoglia argomento trattassero, in tutti i pacchi che doveva spedire metteva un foglietto stampato col piano d'associazione e vi scriveva sopra di propria mano: Ne raccomando caldamente la diffusione. E ovunque andasse, spargeva copie di tale programma, e così continuò per tutto il tempo della sua vita. Incaricò eziandio qualche buon uomo, venditore ambulante, il quale, fatta provvista di questi opuscoli, li portasse sulle piazze e sui mercati di molti paesi, li vendesse a mitissimo prezzo e li distribuisse anche gratuitamente quando così credeva.

Il suo zelo accendevasi sempre più pensando al bene che avrebbe operato, ma non sappiamo se allora ne comprendesse tutta l'estensione. Dalla sola sua penna dovevano uscire un centinaio di operette, morali, apologetiche, di controversia, contro i protestanti e specialmente contro i valdesi, per confermare il popolo nella fede, per istillare massime cattoliche nella gioventù, coll'amore alla Chiesa ed al Papa. Se il protestantesimo in Torino e nel Piemonte farà pochi progressi, o meglio se non potrà stabilmente attecchire, lo si dovrà a lui, che spargerà eziandio in tutta l'Italia e nelle isole adiacenti le sue Letture Cattoliche.

Dal 1853 al 1860 almeno pi√π di novemila, come si legge sui registri, furono ogni anno gli associati e parecchi rappresentano gruppi di numerose famiglie concorse con qualche soldo ad una sola associazione; nel 1861 cresceranno a circa diecimila e dal 1870 si manterranno poi sempre nel numero dai dodici ai quattordici mila.

Le copie stampate degli opuscoli sorpasseranno in media ogni mese le 15.000. Cinquecento saranno altre operette diverse, composte dai collaboratori e di queste, e di quelle di D. Bosco, si faranno edizioni a parte in gran numero, sicchè si moltiplicheranno continuamente nelle mani del popolo cristiano. Il totale di questi fascicoli nel primo cinquantenario dalla fondazione assommerà un numero complessivo di oltre nove milioni e duecento mila. Si aggiunga che queste stesse Letture si pubblicheranno poi contemporaneamente più tardi eziandio in francese, in spagnolo, portoghese e si spediranno a parecchie migliaia di associati di ciascuna lingua. Ebbero principio nell'Argentina (Buenos Aires) nel 1883; nel Brasile (Nictheroy) nel 1889; nella Spagna (Sarrià) nel 1893; in Francia (Marsiglia) e in Colombia (Bogotà) nel 1896. Grande adunque era anche quest'opera alla quale D. Bosco si accingeva.

Intanto in Piemonte la propaganda valdese faceva sforzi disperati. Spandeva somme ingenti per comprar proseliti, massime fra gli operai. I settarii usavano arti così iniquamente velate e pur così efficaci che a più migliaia si contavano gli apostati. Turpi commedie, che facevano l'apologia delle più tristi passioni e schernivano perfino il principio della domestica autorità, si recitavano impunemente nei teatri di Torino. Con giornali venduti allo scisma, libri, conferenze predicanti mandati attorno, s'insultava e calunniava continuamente il clero. Le Bibbie falsificate si spacciavano a profusione, e si aprivano biblioteche di libri eterodossi. E la baldanza dei settarii andava crescendo poi per connivenza di chi avrebbe dovuto metter loro un freno. In un'adunanza generale tenuta in Torino nel palazzo di città per la nomina di un comitato di beneficenza per soccorrere alla miseria dei poveri, ne venne eletto membro il Rabbino degli Ebrei e il Pastore della Chiesa Valdese, ma nessun prete cattolico. A questa adunanza erano convenuti il Presidente del Ministero, il Ministro dell'Interno e il Presidente della Camera dei Deputati con parecchi altri personaggi.

I Vescovi da tempo combattevano con un coraggio da apostoli tante forze micidiali e riunite, affrontando minacce, pericoli e danni. Conferenze, predicazioni, lettere pastorali ai popoli, proteste al Governo, richiami al Sovrano, libri date alle stampe, tutto ponevano in opera per arrestare il male, coadiuvati da un clero fedele. Tuttavia pareva che i nemici prevalessero.

Ed ecco che mentre i cattolici con occhio rattristato tenevano dietro al progresso delle ree dottrine, le quali ogni dì più profondamente penetravano nel seno delle moltitudini pervertendo le menti, corrompendo i cuori, impadronendosi delle anime, ecco per la terza volta, come ultimo squillo di tromba che sfida il nemico, uscire la terza edizione degli Avvisi ai Cattolici, che dovevano servire come di prefazione al primo fascicolo delle Letture Cattoliche. D. Bosco aveva detto: - Io non temo i protestanti, e sarei felice se potessi dare la mia vita per la fede Qualche personaggio, troppo prudente, aveva tentato di distoglierlo da questa nuova impresa, ma egli, invece di sgomentarsi, decise di porre, e pose il suo nome sugli opuscoli usciti dalla propria penna.

Ricomparvero dunque gli Avvisi ai Cattolici coi Fondamenti della Cattolica Religione, recando nel frontispizio il Motto: I nostri pastori ci uniscono al papa; il papa ci unisce con Dio. In questo libretto D. Bosco, apponendo la sua firma, aveva aggiunto tre ricordi particolari per la giovent√π.

“1. Fuggire per quanto è possibile la compagnia di coloro che parlano di cose immodeste o cercano di deridere la nostra Santa Religione.

2. Se per motivo di studio, di professione odi parentela vi toccherà trattare con costoro, non entrate mai in dispute di religione; e se cercano di farvi difficoltà a questo riguardo, dite loro semplicemente: Quando sono infermo vo dal medico, se ho liti vado dall'avvocato o dal procuratore, se ho bisogno di rimedi vado dal farmacista, in fatto poi di religione vado dai preti, come quelli che di proposito studiarono le cose di religione.'

3. Non leggete mai e poi mai libri o giornali cattivi. Se per avventura taluno vi offerisse libri o giornali irreligiosi, abborriteli e rigettateli da voi con quell'orrore e disprezzo con cui rifiutereste una tazza piena di veleno. Se a caso ne aveste qualcuno presso di voi, consegnatelo al fuoco. E meglio che il libro o giornale bruci nel fuoco di questo mondo, che andare l'anima vostra a bruciare per sempre nelle fiamme dell'inferno”.

Le Letture Cattoliche si stampavano in Torino nella Tipografia diretta da P. De Agostini, Via della Zecca, N. 25, casa Birago, piano terreno. Quivi era anche l'ufficio del giornale L'Armonia, il quale nel suo numero di martedì 8 febbraio 1853 pubblicava il seguente articolo.

 

 

Le Letture Cattoliche.

 

I nostri associati avranno ricevuto coll'ultimo numero e supplemento dell'Armonia un libretto che serve d'introduzione alle Letture Cattoliche.

Da questo e dal programma distribuito qualche tempo prima risulta l'idea di quei generosi cattolici, i quali hanno messo mano a tale opera che loro dovrà costare di molti e gravi sacrifizi, ma che riuscirà certamente di gran vantaggio al Piemonte.

Quest'associazione si propone di diffondere libri di stile semplice e dicitura popolare, riguardanti esclusivamente la Religione Cattolica. In ciascun mese uscirà un fascicolo di 108 pagine e il prezzo di associazione non è che di L. 1,80 all'anno. Di modo che gli associati avranno un volume di 1296 pagine per L. 1,80. Ciò come ben si vede non potrà tornare che a scapito della Società. Pure essa è pronta a rimettervi del proprio. Ma raccomandiamo intanto ai nostri concittadini di associarsi a questa nuova produzione, ricorrendo perciò alla nostra tipografia, al Sig. Giacinto Marietti, o agli eredi Ormea.

 

D. Bosco però dovette fare nel suo programma un leggiero cambiamento, accondiscendendo alle proposte del Vescovo d'Ivrea. Restando mantenuto il numero annuale promesso delle pagine, i fascicoli invece di dodici sarebbero ventiquattro, cioè due al mese. Altri progetti erano stati fatti sulla disposizione della materia da trattarsi, ma il fatto prova che il Vescovo non insistette, e D. Bosco seguì quell'ordine che credette più conveniente. Ecco la lettera di Monsignore.

 

“Lunedì scrissi al sig. Teol. Vallinotti di comunicare a V. S. Preg.ma la richiesta fatta da taluni di più frequenti pubblicazioni, di 24 o 36 pagine per volta; e così senza aumentare la spesa degli associati. Adesso Le comunico una mia idea che potrà partecipare anche ai colleghi. Siccome taluni non amano tanto le scritture dirò di polemica contro l'errore, e bramano molto più letture edificanti, si potrebbe, al fine di soddisfare anche al gusto di costoro, pubblicarne qualcuna in ciascun mese. Feci il calcolo che in un foglio delle Letture si potrebbero dare le vite dei santi di tutto il mese, ridotte a compendio come si usa dai padri Filippini. Se vuolsi aggiungere la massima e la pratica, si potrebbero dare le vite dei primi quindici giorni del mese, e nell'anno venturo si darebbero quelli degli altri quindici giorni. E perchè il foglio di 36 pagine non conterrebbe altro, ciascun associato potrebbe poscia riunire tutti i fogli in due volumetti. Oltre le Vite stampate dai Filippini havvi il Diario Cristiano, pubblicato da Marietti, credo per due anni. Il manoscritto volentieri lo farei preparare qua senza aggiungere lavoro a Lei ed ai colleghi. Ne discorrano dunque, e nella prossima settimana potrà poi scrivermene qualche cosa.

Dal Teol. Vallinotti avrà comunicazione dei riscontri favorevolissimi da me ricevuti.

Adesso bisogna procurare di corrispondere alla simpatia che ci venne dimostrata.

Mi raccomando a Lei affinchè non risparmi diligenza e cautela per la prossima pubblicazione. Suppongo che si sarà posta in relazione col signor Can. Zappata, e che questi vorrà prestarsi a rivedere con molta attenzione le cose da pubblicarsi: amo non abbiansi ad incontrare osservazioni e critiche.

Siccome Le dissi, mandino pure qua a me quei tali scritti o stampati che si desiderano esaminati con qualche premura.

Ho caro dirmi, ecc.

Ivrea, 10 febbraio 1853.

Luigi, Vescovo”.

 

 

D. Bosco riceveva questa lettera mentre era tutto intento, come se avesse null'altro a fare, nel correggere la seconda edizione della sua Storia Sacra. Stampavasi identica alla prima, non avendo ancora la carta geografica; ma però migliorata; ed il racconto prendeva una forma espositiva, lasciando quella dialogica o catechistica. Ma non è a dire quanta attenzione poneva D. Bosco nell'osservare che non gli sfuggisse parola che fosse meno castigata. In ogni nuova edizione aveva sempre da correggere ciò che prima aveva giudicato ben corretto; la sua anima candida non poteva soffrire che un menomo neo facesse comunque sia la meno santa impressione ne' suoi figli. Della sua casta parola si può dire in certa maniera: - Argento passato pel fuoco, provato nel crogiuolo di terra, raffinato sette volte.

Chi nol conosceva, al veder comparire alla luce tante sue opere, doveva certamente essere persuaso che avesse molte giornate libere, e, non avendole lette, supporre che fossero compilate con poca accuratezza. Eppure egli non si accingeva a pubblicazioni, senza prima aver consultati molti autori e di maggior grido; poi scriveva tutto di proprio pugno, o dettava, esaminando attentamente il lavoro del suo amanuense. Le sue pagine arricchiva sempre di fedeli citazioni. Anche le bozze di stampa erano da lui stesso corrette pi√π volte con scrupolosa diligenza.

Ma come poteva egli riuscire a tanto? È caro saperlo e ci sarà dato collo scorrere, d'uno sguardo complessivo, più anni della sua vita.

Dovunque egli si trovasse, o in casa o fuori ogni ritaglio di tempo era consacrato a questo scopo. In casa, non avendo tempo di giorno, vi impiegava una parte della notte.

Fuori di casa, andando sempre attorno a predicare, si recava nella valigia quaderni, bozze di stampe e una provvista di matite; e quando viaggiava in carrozza, finchè ci si vedeva era un continuo scrivere. Quando poi la notte impedivagli di scrivere o leggere, saliva in cassetta col carrozziere; prima parlava con lui di cose lepide o indifferenti, poi di cose dell'anima. Quando vi era scambio di vetture o di cavalli egli, o sopra un muriccio o in una sala dell'osteria, continuava in mezzo al frastuono della gente la sua scrittura. Anche andando a piedi, se era solo continuava a meditare e prendere note sulle sue carte. Negli scompartimenti della ferrovia si adagiava tranquillo come se fosse in sua camera e, tratti fuori i suoi manoscritti e postili sul sedile, li ripassava a suo agio ad uno ad uno. Nelle stazioni non cessava dal suo studio, come se fosse stato in un gabinetto di lettura. Giunto poi sul luogo, tra una predica e l'altra, non perdeva un minuto di tempo, occupandolo al tavolino. A questo modo senza accorgersene si trovava talora al fine di un opuscolo, di un volume, con sua grande meraviglia e contento.

Accadde anche talvolta che, avvicinandosi il giorno nel quale un opuscolo delle Letture Cattoliche doveva uscire alle stampe, il tipografo insisteva per avere il manoscritto. Di questo però D. Bosco non aveva ancor vergata una sola linea; ed egli allora nella stessa sera mettevasi a tavolino, scriveva tutta l'intera notte e al mattino verso il mezzogiorno consegnava al proto l'opuscolo o tutto o quasi compiuto.

E qui ci cade in acconcio d'aggiungere che tali composizioni non gli impedivano di sbrigare l'interminabile corrispondenza epistolare. Il lavoro per D. Bosco non era fatica, sibbene passione.

Le lettere da lui ricevute o spedite sono incalcolabili. Tra la giornata e la notte ne scriveva e postillava fino a 250.

Sbalordisce la moltitudine e la varietà delle materie sulle quali era obbligato a rispondere o a trattare; ed erano tutte lettere ricolme dello spirito di colui che le scriveva. L'umiltà, la dolcezza, il disinteresse, l'amore alla giustizia, la saggezza, la rettitudine, la carità, la sottomissione a tutte le volontà di Dio, sono l'impronta uniforme colla quale vengono contrassegnate. Ne ricevette da ogni parte del mondo, e siamo persuasi che non vi ha quasi città in Europa nella quale non siano pervenute, qua poche, là moltissime, delle sue lettere. Anche in ciò la sua vita è perfettamente conforme a ciò che egli aveva scritto di S. Vincenzo de' Paoli. Non tralasciava mai di rispondere a tutti, fossero prelati, principi, nobili, comunità, fossero operai, donniciuole, fanciulli. Di tante lettere non ce ne rimane più che una piccola parte, circa un migliaio e mezzo, prezioso tesoro che ci fa conoscere sempre meglio D. Bosco. Nel corso della nostra storia si vedrà quanto ampia dovrebbe essere la trattazione su questa occupazione di D. Bosco.

Ma ciò che fa spiccare più sorprendente la sua attività è un altro dono del quale, oltre alla memoria prodigiosa, l'intelletto robusto e la mente non facile a distrarsi, il Signore aveva favorito il suo servo fedele. Era questo la facoltà più unica che rara di occuparsi simultaneamente in cose diverse e disparate, reggendo senza sforzo la sua mente ferma e serena al presentarsi contemporaneo di varie idee e senza confondere l'una coll'altra. Confessando per intere giornate, nello stesso tempo ordinava tutto l'intreccio di una Lettura Cattolica, si preparava una predica, svolgeva un progettò nuovo, pensava ad una o più risposte da farsi o a varie lettere da scriversi, senza che mancasse della necessaria attenzione a ciò che in quel momento aveva in atto. Una domenica egli diceva a D. Berto, nel 1869: - Questa mattina mentre predicava esponendo la storia ecclesiastica nella mia

mente ho composto un fascicolo per le Letture Cattoliche ed ho pensato il modo più efficace di provvedere alla tale necessità della casa. - E alla moltiplicità delle sue operazioni mentali corrispondeva la moltiplicità delle sue opere, mettendo egli a profitto tutte le cognizioni acquistate. Era tale la sicurezza e vastità delle sue idee da cogionare stupore. In quanto alle lettere, ne poteva dettare o scrivere fino a dieci in una volta, interrompendo, o ripigliando ora l'una ora l'altra, senza che ne confondesse gli argomenti, le ragioni, le particolarità e ricordando ciò che in ciascuna era stato messo prima o che doveva venir esposto dopo.

Senonchè fra tutti questi pensieri, dominante era sempre quello dei bene de' suoi giovani, come il sole, si direbbe, che per la sua luce primeggia fra le stelle. Infatti sopra il suo scrittoio, tra gli opuscoli, le lettere e i programmi stava un regolamento per l'Ospizio di S. Francesco di Sales che incominciato nel 1852, dopo lunghe meditazioni, egli finiva di elaborare nel 1854.

Abbiamo già detto che sul principio della fondazione dell'Oratorio non vigeva altra regola fuori di quella che lega naturalmente insieme i membri di una famiglia. Cinque anni dopo furono stesi alcuni articoli per norma di ogni camerata, nei quali si esponevano le cose più necessarie da osservarsi per la buona condotta morale, religiosa e laboriosa degli alunni.

D. Bosco intanto di mano in mano che vedeva la necessità di prevenire un disordine, non tralasciava di prendere alcune note, lo sviluppo delle quali aveva prodotto l'intiero ordinamento dell'Ospizio. Queste furono le regole primitive, che poi egli ritoccava, migliorava, ampliava, istruito dall'esperienza, mentre scancellava alcune prescrizioni che coll'andare del tempo, per varie circostanze, eransi rese inutili. Tale regolamento andava in vigore nell'anno scolastico 1854 e 1855; al principiare delle scuole se ne dava solenne lettura in pubblico, ed ogni domenica se ne faceva leggere un capitolo agli alunni. Solo nel 1877 fu dato alle stampe, ma con molte variazioni; ed è perciò che noi in fine del volume riporteremo quello del 1852, perchè è un documento storico di quel tempo e vi sì manifesta lo spirito dei nostro ammirabile fondatore.

Base di questo regolamento era il santo timor di Dio. Non vi erano castighi corporali, non celle di rigore. D. Bosco rappresentante di Dio comandava in nome di Lui, e ciò bastava perchè i giovani schivassero il male e si dessero al bene. E rendeva molto facile l'adempimento dei loro doveri l'affettuosa e continua sorveglianza del buon Direttore il quale ne' suoi subalterni infondeva la carità verso gli alunni non solo coll'esempio, ma eziandio con un scritto intitolato: “Il sistema preventivo nell'educazione della gioventù”. Questo regolamento e questo Sistema col quale egli riusciva a guidare senza sforzi e violenze migliaia di giovani, avevano principio nella legge del Signore. Iddio aveva rimproverati gli antichi sacerdoti perchè comandavano alle sue pecorelle con rigore e prepotenza; e quindi proseguiva - “Io pascerò le mie pecorelle sui monti, presso a' rivi, in abbondantissimi pascoli, ed io le farò riposare; andrò in cerca di quelle che erano smarrite, e ricondurrò quelle che erano abbandonate, e fascerò le piaghe di quelle che avranno sofferto frattura, e ristorerò le deboli, ed avrò l'occhio a quelle che sono pingui e robuste; e ognuna di esse pascerò con saggezza”.

 

 

 

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