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Capitolo 37

D. Bosco scrive perchè da Roma gli sia mandato il Dizionario Ecclesiastico del Moroni - La biblioteca dell'Oratorio - Ringraziamenti per la spedizione del Moroni - Il biglietto di un amico - Lettera di D. Bosco a Pio IX - Letture Cattoliche: II, PONTIFICATO DI S. CAIO PAPA E MARTIRE. - Giudizio di D. Bosco sulla storia popolare dei papi del Chantrel - Sua avvertenza sull'uso da farsi nelle scuole delle storie sacre tradotte da lingue straniere.


Capitolo 37

da Memorie Biografiche

del 01 dicembre 2006

Don Bosco doveva essere ben lieto di aver acquistato il campo dei sogni. Dopo tante vicende di trattative, di compre vendite e altre compre ancora; di ipoteche, proposte esorbitanti e rifiuti la promessa della Madonna era adempiuta; il suo celeste disegno stava per essere eseguito. A quel che sembra il demonio aveva recitato il suscipiat.

Condotto a termine questo negozio. D. Bosco passava ad altri affari, che gli stavano a cuore e consegnava due sue lettere alla Marchesa e al Marchese Landi, i quali partivano per Roma. Una di quelle lettere era diretta al Barone Ricci, che già si trovava nell'eterna città, per chiedergli un'Opera insigne, a lui necessaria, per compilare certe sue Letture Cattoliche; e la seconda al Romano Pontefice.

La prima era di questo tenore:

 

Torino, 13 Febbraio 1863.

 

Ca.mo Sig. Barone,

 

Approfitto dell'occasione che la Sig. Marchesa Landi va a Roma per richiederla dei favori di cui voleva pregarla prima della partenza.

Abbiamo bisogno in questa casa dell'opera del Moroni, di cui abbiamo già i primi volumi. La prego caldamente di volersi dare questo incomodo e completarla a norma della memoria che quivi Le unisco. E portarla seco è troppo grave disturbo; perciò servasi pure del mezzo con cui suole mandarsi la Civiltà Cattolica e così diminuirà molti disturbi. Il Reverendo Padre Oreglia spero che Le presterà la mano. La mia dimanda è limitata al disturbo; al suo ritorno sarà indennizzata di di quanto ha speso.

La prego di offrire i miei rispettosi saluti alla Signora Baronessa di Lei consorte.

Procurerò nella mia pochezza di ricompensarla, pregando il Signore Iddio a voler spander le copiose sue benedizioni sopra di Lei e sopra tutta l'amata di Lei famiglia, affinchè a tutti conceda sanità e grazie per la vita presente e per la futura.

Nella sua bontà voglia gradire che colla più sentita gratitudine mi professi nel Signore

Di V. S. Ca.ma

 

Obbl.mo Servitore

Sac. BOSCO GIOVANNI

 

Ma oltre il bisogno che D. Bosco aveva del Moroni pe' suoi studi, aveva risoluto di fornire a poco a poco l'Oratorio di una biblioteca, che potesse stare alla pari con quelle di altri istituti religiosi. E vi riuscì coll'aiuto degli amici ed anche co' suoi sacrifizi, sicchè i suoi preti e chierici ebbero alla mano tutte quelle opere non solo necessarie, ma anche semplicemente covenienti per ogni ramo de' loro studi.

Non corsero molti anni che due vaste sale e tre camere custodirono circa 30.000 volumi. Ogni scienza ebbe la sua propria scansia e queste furono ventidue.

Oltre a ciò D. Bosco ricevette in dono molte opere in lingue straniere su varii argomenti, ed alcuni preziosi cimelii.

Nel 1863 però la biblioteca dell'Oratorio, benchè l'esecuzione di questo progetto fosse incipiente consisteva già in una vasta sala e ben provvista di volumi. Un libro di più per lui era, un tesoro. Ciò si scorge da un'altra lettera al Barone Ricci.

 

Torino, Aprile 1863

 

Benemerito e Car.mo Sig. Barone,

 

Ho ricevuto finalmente la cassa che Ella mi annunziò e che fece molte stazioni prima di giungere alla Capitale. Tutto per altro fu trovato come avea scritto e ne ho subito fatto le debite parti e mandate a destinazione.

La ringrazio del Moroni, ma io intendo di tenerlo a servizio di questa casa, sia per il prezzo a cui Ella potè acquistarlo, sia pel bisogno che veramente ne abbiamo. Onde professandole tutta la gratitudine pel disturbo sofferto a questo proposito, me ne dichiaro debitore di quanto ha speso a Roma per tutta l'opera.

Il porto, commissioni, dogana, fu pagato tutto da noi qui a Torino.

La santa Vergine accompagni Lei, la Signora Baronessa di Lei consorte e doni a tutta la famiglia un felice viaggio in Patria.

E mi creda quale con pienezza di stima ho l'onore di professarmi

Di V. S. Benemerita

 

Obbl.mo Servitore

Sac. GIOVANNI Bosco.

 

Unita a questa spedizione di libri vi era un biglietto di un suo caro amico.

 

Mio Reverendo Signore,

 

La prego a ricevere questo tenue pegno di venerazione e di stima verso la S. Vostra.

Le domando a titolo di grazia che reciti per me un'Ave Maria a Maria SS., sede e maestra di verace sapienza.

Mi creda con cordiale affetto

Di V. S. Rev.da

 

Roma, Col. Rom. 21 Marzo 1863.

 

                      Umile servo

                                      ANTONIO ANGELINI

                                               P. della compagnia di Gesù.

 

NB.    Con due pacchetti di libri ed i saluti di Protasi.

 

Il Marchese Landi aveva intanto presentata al S. Padre la lettera di D. Bosco, copiata da D. Cagliero, nella quale spicca il profondo rispetto, l'affezione figliale, l'intimità col Vicario di Gesù Cristo; e nello stesso tempo il sentimento vivissimo del suo appartenere alla Chiesa, ed essere anche suoi la vita, i dolori, i trionfi della stessa.

 

Beatissimo Padre,

 

Voglia degnarsi Vostra Santità di usare la solita sua bontà col permettere che io povero, ma affezionatissimo figlio di Santa Madre Chiesa per mezzo dello zelante Cattolico Marchese Landi, abbia la più cara delle consolazioni di prostrarmi ai sacri di Lei piedi ed esprimere alcuni figliali affetti del mio cuore.

Prima di tutto presento i pi√π vivi segni di gratitudine da parte mia, di molti miei colleghi e giovanetti pei molti favori spirituali che in parecchie occasioni ci ha compartito. Questi favori furono per noi potente stimolo di adoperarci per corrispondere, e colle preghiere e colle sollecitudini, al fine di promuovere nella nostra pochezza la gloria di Dio e il bene delle anime.

Le cose di religione ed i sacri Ministri da due anni in, qua furono esposti a gravi cimenti ne' nostri paesi, sia per le solite largizioni de' protestanti, per le minacce ed eziandio per le oppressioni delle, autorità, sia pel traviamento di non pochi di coloro che da Dio erano stati posti alla custodia della casa del Signore. A questo si aggiunge l'istruzione acattolica della gioventù nelle scuole primarie e secondarie, la qual cosa produsse due tristissimi effetti: contribuì alla smania di leggere scritti seducenti ed irreligiosi, a rifiutare quello che è fondamento nella religione: quindi una sensibilissima diminuzione delle vocazioni allo stato ecclesiastico e religioso ed un dileggio per coloro che se ne sentissero chiamati.

I giornali e i libri empì continuarono a stamparsi, a moltiplicarsi, a diffondersi, ma con esito molto meno felice al nemici della Religione. Ciò avvenne a motivo dell'aumento dei giornali e dei libri buoni e della maggiore sollecitudine che i Cattolici si danno nel promuoverne la stampa e propagarli.

Ma in mezzo a tanti motivi di afflizione abbiamo anche di che consolarci.. Il rispetto e la venerazione per Vostra Santità crebbe assai presso i buoni; si sostenne ed aumentò assai presso al medesimi nemici della fede. Ciò è dovuto alla condotta intangibile, alle belle opere, alla fermezza di Vostra Santità. Omnia ad majorem Dei gloriam.

La morte, l'esiglio di non pochi Vescovi ha messo in diffidenza i meno fervorosi e fece sì che il clero si strinse vie più tra sè, portando esclusivamente e direttamente il pensiero al centro della verità, al Vicario di Gesù Cristo. I Vescovi continuano ad essere sempre uniti; il clero del Piemonte ha un solo pensiero coi Vescovi e con Roma; il clero delle altre provincie (flens dico) si è disonorato non in piccol numero. L'unica consolazione a questo disastro si è la fermezza e la prudenza dei Vescovi con cui riuscirono  ad impedire la caduta di molti e procurarono il ravvedimento di non pochi. Dirà cosa strana ma credo vera. In questo momento sembra che i Vescovi facciano maggior bene dal loro esiglio e dalle loro carceri, che forse non farebbero nella loro sede; giacchè col fatto pubblicano e difendono il principio dell'autorità Divina nel suo capo visibile, che è la base di nostra santa Cattolica Religione.

Sebbene dobbiamo essere testimoni di frequenti spogliazioni di luoghi e di persone sacre, tuttavia nulla finora si lasciò mancare di quanto riguarda al Divin culto. Molte chiese furono poste in costruzione o si vanno ristorando. Nella sola città di Torino quattro chiese destinate a parrocchie sono in via di costruzione, delle quali una a Maria A uxilium Christianorum.

Giacchè V. Santità ebbe già altra volta la grande degnazione di udire a parlare degli Oratorii, dirò anche qualche cosa dei medesimi. Il numero di essi è di cinque, in cui vi è la più soddisfacente affluenza di giovani che intervengono ad ascoltare la parola di Dio ed a frequentare i santi Sacramenti. Il numero di quelli che intervengono nei giorni festivi eccede regolarmente i tre mila. Nell'Oratorio di S. Francesco di Sales sonovi ricovero, scuole, e frequenza di giovani da ogni parte della città nei giorni festivi. I ricoverati in questa nostra casa sono settecento; di essi cinquecento cinquanta aspirano allo stato Ecclesiastico; ogni anno parecchi giungono al Sacerdozio e vanno in vari paesi ad esercitare il santo Ministero.

    Intanto, Beatissimo Padre, i giovani dei nostri Oratorii continuano a pregare per la conservazione dei giorni preziosi di V. Santità e pel trionfo di Santa Madre Chiesa. Ogni giorno, si fa un considerevole nu­mero di Comunioni, mattina e sera si innalzano preghiere alla Beata Vergine, Immacolata; lungo il giorno frequenti visite al Santissimo Sacramento; e ciò per invocare la divina Misericordia onde Iddio si degni di mitigare i flagelli, che da parecchi anni si fanno in modo grave, terribile sentire ne' nostri paesi; e restituisca i bei giorni di pace per­ la Chiesa e per i popoli.

Ma pur troppo, Beatissimo Padre, dobbiamo ancora fare il gran passaggio per ignem et aquam, e questo passaggio che sembrava lontano ora si è fatto vicino, Vostra Santità secondi l'alto pensiero che Iddio Le inspira nel cuore proclamando ovunque possa la venerazione al SS. Sacramento e la divozione alla Beata Vergine, che sono le due ancore di salute per la misera umanità. Molti fedeli pregano per Lei, Beatissimo Padre, affinchè, e ne sia certo, nel tempo della prova la Santa Vergine Le torni di appoggio; e Gesù Sacramentato Lo scampi dai pericoli.

Avuta la grande consolazione di aver potuto così parlare con V. Santità, La prego di voler dare benigno compatimento all'ardimento a cui sono stato spinto dal grande affetto che noi qui portiamo alla sacra di Lei persona.

Si degni infin di aggiungere ancora un tratto di speciale bontà, compartendo la sua santa benedizione sopra un numeroso stuolo di Sacerdoti, Chierici, Laici e di giovanetti che tutti si uniscono a me per invocarla umilmente, mentre a nome di tutti ho la più grande consolazione di potermi prostrare ai piedi

Di Vostra Santità

 

Torino, 13 Febbraio 1863.

 

Povero ma aff.mo figliuolo

                        Sac. Bosco GIOVANNI

 

Il Ven. Servo di Dio mentre si era consolato col Papa del maggior sviluppo preso dalla buona stampa, scriveva egli stesso il fascicolo delle Letture per l'aprile. Portava il titolo: Il Pontificato di S. Caio Papa e martire Per cura del Sacerdote Bosco Giovanni (N). Vi è descritto anche il martirio di molti contemporanei illustri confessori della fede.

Mentre D. Bosco lavorava sulla Storia Ecclesiastica, usciva dalla tipografia dell'Immacolata in Modena la seconda edizione della storia popolare dei Papi, opera di G. Chantrel, volgarizzata da A. Somazzi. D. Bosco aveva già letta tutta quest'opera nella prima edizione e l'editore aveagli scritto pregandolo a volersi occupare nel promuovere le associazioni e la diffusione di questi 24 volumetti.

D. Bosco rispondeva:

 

Carissimo Signore,

 

Volentieri io mi occupo a promuovere associazioni e diffusione dell'Opera: Storia popolare dei Papi del Chantrel, ma vorrei che qualcheduno si occupasse di migliorare il testo, che segue soltanto le tracce di autori Francesi e in più luoghi, con buona volontà se si vuole, travisa la verità e omette le cose più importanti.

In una lettera non posso dirle molte cose; ma per es. la Chiesa Cattolica fece l'Ufficio con lezioni, messa, epoca, azioni diverse intorno a S. Cleto ed a S. Anacleto ed egli ne fa un solo con un pasticcio che mette la storia dei Papi in vera confusione. Veggasi a questo proposito, Baronio Vol. I, Navaes vol. I, il libro del Pontificale Romano ecc.

Segue la cronologia de' Gallicani, quindi va contro agli eruditi Italiani, Baronio, Giaconio, Sandini, Orsi ecc.

Si perde in cose amene, ma non importanti e poi tralascia, si può dire, di tutti i papi cose veramente essenziali: per es. gli atti del martirio di S. Clemente I, di S. Alessandro I sono saltati di passo, mentre sono tenuti autentici dai Bollandisti, Surio, Ruinart ecc..

Le belle cose che S. Ambrogio scrive di S. Cajo e che sono riportate negli atti dei S. Gabinio, Susanna, Sebastiano e compagni, dal Chantrel sono neanche accennati.

Dico soltanto questo in generale perchè una lettera non comporta di più; ma confrontando questo autore coi fonti storici, come sono Eusebio di Cesarea, Teodoreto, Socrate, Sozomene, Niceforo, Calisto, Evagrio, e con quelli che scrissero più tardi, si conosce ad evidenza che ci vuole una radicale modificazione nel testo dell'autore.

Il traduttore potrebbe rendere questo importante servizio alla storia qualora volesse prendere tra mano il Baronio ed il suo continuatore, specialmente per la cronologia;

Il Giaconio che ha raccolto giudiziosamente le cose pi√π accreditate intorno alle azioni dei Pontefici;

Il Surius, Brevis notitia Summorum Pontificum in cui sono brevemente esposte le istruzioni dei Papi;

Il Bernini Storia delle eresie in cui nota le fatiche dei Pontefici per combattere le eresie.

Riducendo il Chantrel conforme a queste fonti, il lavoro può sostenere la critica, altrimenti ci mettiamo in gran pericolo di essere censurati dai Protestanti, senza che si possa loro dare alcuna vittoriosa risposta.

Come Ella ben vede io parlo con Lei col cuore alla mano e dico il mio povero parere, lasciando ogni cosa a miglior giudizio.

Per me io sono contento che mi doni, benigno compatimento, siccome chiedo, e di gradire che Le auguri ogni bene dal cielo mentre ho l'onore di professarmi

Di V. S. Car.ma

 

Torino, 8 aprile 1863.

 

Obbl.mo Servitore

Sac. Bosco GIOVANNI.

 

Con altra lettera egli aveva risposto ad un insegnante, che lo aveva interrogato intorno alle storie sacre tradotte da lingue straniere. Egli notava come si debba procedere ben cauti nello discernimento ditali opere, poichè; in generale, mancano di qualche dote e di quella riserbatezza tanto necessaria mi un libro che debba andare in mano alla gioventù.

 

Sac. GIOVANNI BOSCO.

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