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Capitolo 24

L'Oratorio sempre in necessità di soccorsi - Ricorso alla Pia Opera della mendicità istruita - Renato D'Agliano e una grazia ottenuta - Piccola lotteria di alcuni quadri Autorizzazione concessa - Piano della lotteria - Appello alla pubblica carità -Il Marchese di Cavour annuncia a D. Bosco la gravissima infermità di Rosmini il quale poco dopo muore - Verbale dell'estrazione della Lotteria - Annunzio della medesima ai benefattori.


Capitolo 24

da Memorie Biografiche

del 28 novembre 2006

 La spedizione in Crimea di i 5 mila soldati Piemontesi in aiuto dei Turchi, dell'Inghilterra e della Francia contro la Russia minacciosa; la così detta crittogama o malattia delle uve, che da alcuni anni intisichiva i più floridi vigneti del Piemonte; la continuata scarsità delle raccolte nelle campagne; la ricomparsa del coléra nella Sardegna, e più altri malanni servirono pure alla lor volta a peggiorare la condizione dei ricchi e dei poveri. Là onde il nostro Ospizio, che viveva di carità, ebbe a trovarsi in gravi bisogni e in dolorose strettezze (1).

Ma di tratto in tratto Iddio dava a divedere che non avrebbe abbandonati i suoi poverelli. Appunto in uno di quei giorni, mentre D. Bosco stava per uscire in città in cerca di qualche soccorso, gli si presenta il Conte Renato d'Agliano, nobile gentiluomo di Torino, illustre non meno per sangue che per sentimenti di cristiana pietà, e gli dice: - Ho mia consorte gravemente ammalata, preghi e faccia pregare i suoi giovanetti per la sua guarigione e in così dicendo gli rimette una limosina, che corrispondeva alla metà del debito del pane. D. Bosco ringraziò il caritatevole signore e lo esortò a confidare, notandogli che con quell'opera di carità, compiuta prima ancora di ottenere la grazia, egli obbligava in certo qual modo Iddio a concedergliela. Intanto, dalla sera stessa, alle orazioni comuni D. Bosco fece aggiungere un Pater ed Ave per una malata, e raccomandò che altrettanto si facesse nei giorni seguenti fino a nuovo avviso. Ma il terzo giorno ritorna all'Oratorio il nobile Conte e, con parole di profonda gratitudine, racconta che con alto stupore del medico la moglie sua era fuori di ogni pericolo e come guarita. Pieno di riconoscenza a Dio pel favore così inaspettatamente ottenuto, egli rilasciava a nome di lei un'altra offerta per ringraziamento. La Divina Provvidenza, sempre ammirevole nel suo governo, aveva disposto che questa seconda limosina fosse eguale alla prima; così che Don Bosco in capo a tre di potè saldare appieno il suo debito col panettiere.

      Questi atti di beneficenza, che avevano piuttosto dello straordinario e prodigioso, infondevano grande fiducia nella bontà di Dio, e nel tempo stesso ispiravano a Don Bosco le più amorose industrie, per provvedere a tutti i bisogni de' suoi cari. Le relazioni che avemmo in proposito sono concordi nel mostrarlo in quel tempo come una povera ma sollecita madre, che, vedendosi circondata da numerosa famiglia e temendo che per la penuria i suoi bimbi abbiano in qualche modo a soffrire, non si dà posa affinchè nulla venga a loro mancare del necessario alla vita.

      A quest'uopo egli, per non stancare la generosità dei soliti benefattori, divisò di fare ricorso alla carità pubblica.

Pertanto, essendo sopravanzati alcuni quadri della lotteria precedente, D. Bosco ne ideò una terza più piccola, come appendice delle prime due, con biglietti al prezzo di una lira l'uno. In tale occupazione durò quasi sei mesi. Egli diceva: “ Due anni sono, siamo ricorsi alla carità dei fedeli per la fabbrica della chiesa e della casa; ora vi ricorriamo per la fabbrica dell'appetito ”. Con questo intento egli stabilì un apposito Comitato di caritatevoli signori e signore di Torino ed una Commissione direttiva e responsabile; quindi domandò le facoltà opportune all'Autorità civile, presentandole il piano della lotteria, i nomi dei membri della Commissione che dovevano essere approvati per firmare i biglietti, il modello di matrice pel biglietto stesso e il catalogo dei quadri.

La domanda di D. Bosco era concepita in questi termini:

 

 

22 marzo 1855.

 

Ill.mo Signor Intendente generale,

 

     Il sottoscritto espone rispettosamente alla S. V. Ill.ma, come egli nel bisogno di procacciare pane ad alcuni poveri giovani abbandonati e pericolanti che, in numero di circa 100, sono ricoverati nell'Oratorio di S. Francesco di Sales, di cui in gran parte sono stati fatti orfani nella fatale invasione del colèra nello scorso anno 1854, avrebbe divisato di fare una lotteria di alcuni dipinti, per far fronte alle urgenti ed indispensabili spese che occorrono.

     Per tale oggetto ricorre a V. S. Ill.ma, a voler prendere in benigna considerazione lo stato di abbandono di questi poveri giovani, approvando la Commissione nei Membri sotto descritti e delegare quel perito che meglio crederà per la perizia di tali dipinti ed accordare in pari tempo tutte le altre facoltà, che son necessarie per l'esecuzione dell'unito piano di lotteria.

     Attesa poi la tenuità della lotteria, il ricorrente supplica che si voglia riconoscere il timbro della Commissione di cui avvi il modello nel qui unito biglietto e così essere dispensato dal bollo delle R. Finanze, come per speciale favore fu dispensato l'anno scorso.

Che della grazia

 

Per la Commissione

Sac. Giovanni Bosco.

 

I quadri messi in lotteria erano undici, del valore dei quali aveva dato giudizio il benemerito M. Cusa, professore e segretario dell'Accademia Albertina. Eccone il catalogo che ci risveglia il caro ricordo dei donatori, i quali appartenevano all'Oratorio, o per abitazione o per famigliarità.

     I. Grande ancona a olio su tela rappresentante l'Incoronazione di Gesù Cristo. Lavoro del celebre Padovanini, dono del Conte Carlo Cays.

     2. Dipinto su tela a olio rappresentante la Maddalena, con cornice dorata, dono del Dottor Viriglio.

     3. Dipinto su tela a olio rappresentante il S. Cuore di Gesù, con cornice dorata, lavoro del professore Gastaldi e dono del Teol. Can. Gastaldi Lorenzo.

     4. Dipinto su tela a olio rappresentante il S. Cuore di Maria, con cornice dorata, lavoro e dono dei medesimi;

     5. Dipinto su tela rappresentante Maria Vergine, lavoro dell'artista Carlo Tomatis allievo dell'Oratorio.

     6. Dipinto su tela rappresentante S. Giovanni Battista, con cornice dorata, lavoro e dono del medesimo.

     7. Dipinto a olio su tela rappresentante Maria Vergine che allatta il Bambino, con cornice ottangolare dorata, dono del Sac. Alasonatti Vittorio.

     8. Dipinto a olio su tela rappresentante S. Francesco d'Assisi, con cornice dorata, dono del Sac. Pietro Merla.

     9. Dipinto a olio;su tela rappresentante Carlo Alberto e Vittorio Emanuele, anonimo.

     10. Bassorilievo in carta pesta rappresentante la Fede, dono della signora Margherita Gastaldi nata Volpatto.

     11. Bassorilievo in cera rappresentante Leonardo da Vinci, con cornice dorata, dono di S. E. il Duca Litta Visconti.

      Riconosciuto il valore di questi oggetti dalla Regia Intendenza generale della Divisione di Torino, si autorizzava la lotteria col seguente decreto:

 

      Visto l'avanti esteso ricorso in un coll'annesso piano della lotteria di oggetti che l'ivi indicata Commissione intende di aprire a favore dell'Oratorio di S. Francesco di Sales in questa città; risultando dalle assunte informazioni che i prezzi attribuiti a ciascuno degli oggetti offerti per essere destinati in premi rilevanti a L. 5300 non sono esagerati:

      S'autorizza l'apertura della predetta progettata lotteria e la divisata emissione di n. 7000 (settemila biglietti) al prezzo di un franco caduno, i quali prima d'essere staccati dal registro a matrice, dovranno essere firmati da due de' signori membri della Commissione sottoscritti al ricorso, ed improntati dal marchio esistente presso l'Ufficio del Regio Lotto nel Ministero delle Finanze, alla cui superiore approvazione è riservato il presente decreto.

     La lotteria sarà annunciata al pubblico innanzi che incominci la distribuzione dei biglietti, mediante analoga notificanza che contenga il tenore del contesto stesso, del relativo piano, e del presente decreto.

      L'estrazione avrà luogo il 12 pross. venturo luglio con intervento della Commissione e colla assistenza del sindaco di Torino specialmente incaricato di sorvegliare l'esecuzione e farne quindi l'opportuna relazione a questo Ufficio generale.

      La Commissione farà constare che l'intiero prodotto della vendita dei biglietti e di quelli che saranno invenduti, venne erogato unicamente a beneficio dell'opera, a favore della quale è autorizzata la lotteria stessa.

      L'inosservanza di alcune fra le imposte condizioni renderà nulla e di niun effetto l'impartita autorizzazione, indipendentemente dalle pene che possono incorrersi per contravenzione alla legge.

 

Torino, li 20 aprile 1855.

 

L'intendente generale

Farcito.

 

 

Alcuni giorni dopo, per domanda ripetuta di D. Bosco, l'Intendente rilasciava la seguente concessione.

 

Visto nuovamente in un col dispaccio del Ministero delle Finanze in data del 21 Aprile corrente, si dichiara dispensata per questa sola volta la Commissione della lotteria dall'obbligo di farne sottoporre i biglietti al marchio del Ministero predetto ed autorizza invece l'apposizione del bollo dello stesso Istituto.

 

Torino, li 23 aprile 1855.

 

L'intendente generale

Farcito.

 

D. Bosco, ottenute queste facoltà, si diede attorno nel maggio a diffondere il Piano della lotteria, così formulato.

 

     I. Lo scopo di questa lotteria è di sopperire alle indispensabili spese che occorrono pel mantenimento dei giovani ricoverati nella casa annessa all'Oratorio maschile di S. Francesco di Sales in Valdocco.

     2. La lotteria è composta di alcuni dipinti posti in esposizione in una camera di quest'Oratorio fino al giorno dell'estrazione.

     3. 1 biglietti saranno al prezzo di i franco e saranno staccati,da un quaderno a matrice, muniti del bollo dell'Oratorio e se da due membri della Commissione.

     4. L'estrazione avrà luogo il 12 luglio in una sala dell'Oratorio in presenza dell’Ill.mo signor Sindaco di questa città e dei membri componenti la Commissione. Si farà l'estrazione in tanti; numeri quanti sono gli oggetti descritti nel qui unito Catalogo.

Il primo numero estratto vincerà l'oggetto segnato n. uno e così successivamente. I numeri estratti saranno pubblicati nei giornali.

     5. La distribuzione dei biglietti è affidata ai membri della Commissione e a quelle benemerite persone che si vorranno adoperare a favore di quest'opera di beneficenza.

     6. I premi vinti verranno distribuiti nell'Oratorio suddetto otto giorni dopo l'estrazione, e coloro che dopo tre mesi non ritireranno gli oggetti vinti si intende che vogliano farne dono all'Oratorio medesimo.

 

Quindi esponevasi il Catalogo dei, quadri e l'elenco dei membri della Commissione approvata per segnare i biglietti, dei quali ecco i nomi:

 

Presidente: Vallauri Dottore Francesco.

Vice - Presidente: Francesetti di Mezzenile cav. Cesare.

Segretario: D'Agliano di Caravonica cav. Lorenzo.

Tesoriere: Cays Di Giletta Conte Carlo.

Bianco Di Barbania barone Carlo Giacinto.

Bosco Sacerdote D. Giovanni, Direttore dell'Oratorio.

D'Angennes marchese Enrico.

Fantoni conte Carlo.

Fassati marchese Domenico.

Galleani D'Agliano conte Pio.

Gonella cav. Marco.

Lucerna D'Angrogna conte Alessandro.

Ponte Di Pino conte Giuseppe.

Provana di Colegno conte Alessandro.

Radicati Di Brozolo Conte Casimiro.

 

Fra i nomi di questi signori è degno di speciale osservazione quello del conte d'Angrogna, maggior generale di artiglieria, aiutante, di campo di S.M., lo stesso che abbiam veduto venire a diverbio con D. Bosco per le lettere da lui scritte al Re. Egli aveva accettato con gradimento di essere aggiunto ai membri della Commissione.

     Il piano della lotteria terminava con due dichiarazioni, che avevano lo scopo di dare garanzie agli acquisitori di biglietti.

 

I. Io sottoscritto acconsento di accettare la qualità di tesoriere responsabile delle somme che saranno per riscuotersi nell'implorata lotteria e della esatta loro applicazione all'oggetto retro indicato nel senso dalla legge voluto.

Torino, 21 marzo 1855.

 

C. Cays.

 

2. Il sottoscritto dichiara che i dipinti sopra descritti furono donati all'Oratorio senza compenso alcuno, e che i medesimi rimarranno depositati in una camera di questo Oratorio fino all'ultimazione di quanto riguarda la presente lotteria.

Torino, 9 aprile 1855.

 

Sac. Bosco Giovanni.

 

D. Bosco non tardò a smerciare per ogni parte i suoi biglietti e ne mandò a tutte le persone costituite in qualche dignità ecclesiastica o civile, e non dimenticò le persone più o meno benestanti, mettendole così nella dolce necessità di fare un'opera buona a sollievo di tanta povera, gioventù, statagli da Dio affidata.

      Ad ogni pacco di biglietti andava unita una copia di lettera litografata, di questo tenore.

 

Torino, 8 maggio 1855.

 

Ill.mo Signore,

 

     La critica annata ed il gran numero di ragazzi, fatti orfani nella fatale invasione del coléra, mi hanno posto quasi nella necessità di dover considerevolmente aumentare il numero dei giovani, ricoverati nella Casa dell'Oratorio di S. Francesco di Sales, sicchè il loro numero attuale ascende a cento circa. Pel che ridotto a gravi strettezze, nè sapendo a qual partito appigliarmi per provvedere loro il pane, ho chiesto il parere di alcuni pii e benemeriti signori, nominati nell'Elenco dei Membri della Commissione, i quali proposero di fare una piccola lotteria di alcuni dipinti. Accolta tale proposta, e adempiute le incombenze dalla legge prescritte, tratterebbesi ora di smerciare i biglietti, che ho divisato di affidare a quelle pie persone che in altre occasioni presero parte ai miei bisogni. Per questo mi faccio animo di ricorrere eziandio alla provata bontà della S. V. Ill.ma, unendovi biglietti N….con preghiera di volersi adoperare per ismerciarli presso coloro che giudicherà propensi a simili opere di carità. Qualora però non potesse distribuirli tutti, e non giudi­casse di poterli ritenere per sè, La prego di aggiungere novello favore e spedirli otto giorni prima dell'estrazione (12 luglio) a quello tra i membri della Commissione, presso cui le tornerà più agevole il recapito: la qual cosa potrà egualmente fare per la

rimessione dell'importo dei biglietti smerciati o ritenuti.

     Avrei ben voluto poter fare a meno di recare a Lei questo disturbo; ma attesa la gravezza delle spese cui debbo far fronte e il gran numero dei ragazzi abbandonati che dimandano pane, ho dovuto appigliarmi a questo espediente. Mi creda: è proprio un dar da mangiare a poveri affamati.

     Mentre poi Le professo la sincera mia gratitudine, l'assicuro che mi unirò coi beneficati miei figli per pregare Iddio buono, affinchè voglia spandere copiose benedizioni sopra di Lei e sopra di tutti quelli, cui Ella desidera in particolar maniera augurare felicità per la vita presente e per la futura. Con pienezza di stima reputo al massimo onore il potermi dire

 Di V. S. Ill.ma

Obbl.mo Servitore

Sac. giovanni bosco.

 

 

Gustavo di Cavour accettava esso pure volentieri i biglietti della lotteria. Era andato a passare alcuni giorni presso l'Abate Rosmini gravemente infermo, conferendo lungamente con lui, e rimanendo molto commosso nel separarsi dall'amico, che temeva di non pi√π rivedere. Pertanto scriveva a D. Bosco.

 

Torino, 3 giugno 1855.

 

Rev.mo Signore,

 

     Un'assenza da Torino, la quale si è prolungata per alcuni, giorni e varii affari, mi hanno fatto alquanto indugiare a riscontrare la pre.ma di Lei circolare relativa alla lotteria da Lei intrapresa a beneficio della sua interessante e numerosa famiglia. Ora però mi faccio un dovere di parteciparle che in vista dell'eccellenza dello scopo ritengo per me i biglietti N. 50 che mi vennero offerti e qui unito gliene trasmetto l'ammontare.

     Intanto ho il dolore di doverle dire che le notizie che ho recate da Stresa, ove mi portai alcuni giorni addietro, e quelle che ho avute per lettera ancora questa mane sono molto allarmanti. Preghi per l'illustre ammalato che c'interessa tanto, onde il Signore Io conservi per i bisogni della sua esemplarissima congregazione, e di tutta la Chiesa alla quale sembrami che possa giovare ancora assai.

     Colgo l'opportunità onde raffermarmi con sensi di predistinta e particolare divozione

Di V. Riverenza

 

Dev.mo Obblmo Servo

G. di Cavour.

 

 

L'Abate Antonio Rosmini Serbati moriva nella notte dal 30 giugno al i luglio 1855, e D. Bosco faceva suffragare da tutto l'Oratorio l'anima benedetta del suo benefattore.

     Intanto D. Cafasso aveva benevolmente accondisceso che, andati i convittori in vacanza, i quadri della lotteria fossero esposti in una delle sale a S. Francesco d'Assisi, essendo luogo situato nel centro della città. Senonchè ormai tutti i biglietti erano venduti e al tempo stabilito si potè procedere all'estrazione dei numeri come risulta dal seguente verbale.

    L'anno del Signore 1855 alli II di luglio alla presenza del Sig. Gonella Cav. Mario, Sac. Bosco Giovanni membri della Commissione per la lotteria a favore dei giovani ricoverati nella casa annessa all'Oratorio maschile di Valdocco, ed alla presenza del signor Conte Broglia Alessandro, del signor Can. Ariccio Giuseppe di Carmagnola e del signor Beglia Antonio capomastro, si venne alla estrazione della mentovata lotteria come segue.

     Fu scelta nel palazzo municipale della città di Torino una Bussola, così detta, a composizione; si posero entro la decina delle unità, delle decine, delle centinaia, dei mila; poi si posero solamente le sei prime cifre, perchè il numero dei biglietti monta solamente a sette mila. - Fatto poscia il debito ballottaggio, si venne all'estrazione in una camera dell'Oratorio suddetto, secondo le norme prescritte dall'intendenza generale e secondo l'esposto del piano di regolamento.

D. Bosco affrettavasi allora colla seguente circolare dar notizia ai benefattori dell'esito della lotteria.

 

 

Torino, 16 luglio 1855.

 

Ill.mo e Benemerito Signore,

 

     Mi fo premura di trasmettere a V. S. Ill.ma uno stampino dei numeri estratti nella lotteria alla carità di Lei raccomandata, affinchè possa comodamente verificare se qualche suo biglietto sia stato dalla sorte favorito.

     So benissimo che in ciò ebbe niente di mira il guadagno, ma solo l'opera di carità cioè di venire in soccorso di questi poveri giovanetti dalla Divina Provvidenza in certa maniera a me affidati e questo è doppio motivo per vieppiù ringraziarla di cuore.

     Ora mentre l'assicuro che noi avremo verso di Lei la più sentita gratitudine, La preghiamo di volerci continuare il suo favore e la sua carità nelle sue opere di beneficenza. E poichè non possiamo altrimenti mostrare la nostra gratitudine, io, il sacerdote D. Alasonatti, mio collega, e tutti i figli dell'Oratorio ricoverati, non mancheranno di pregar il Signore Iddio onde La colmi di celesti benedizioni, mentre con pienezza di stima mi dichiaro

Di V. S. Ill.ma e Benemerita

 

Obbl.mo Servitore

Sac. Giovanni Bosco.

 

 

 

(1) Illmo Signor Presidente della Pia Opera della mendicità istruita di Torino.

 

Pieno di sentimenti della più viva gratitudine verso di V. S. Ill.ma e verso i Signori della amministrazione della Pia Opera della mendicità istruita pei sussidii altre volte prestati a favore dei giovani poveri ricoverati nell'Oratorio maschile di Valdocco e di quelli che frequentano la scuola serale e le istruzioni morali negli Oratorii di S. Francesco di Sales in Valdocco, di S. Luigi a Porta Nuova, del Santo Angelo Custode in Vanchiglia, mi trovo in quest'anno nella critica posizione di dover nuovamente ricorrere al medesimo fonte di beneficenza.

     La maggior carezza di commestibili e la cessazione di lavoro misero al più grave rischio parecchi giovani abbandonati e pericolanti, i quali forse andrebbero a finir male se non fossero aiutati coi mezzi materiali e morali. Parecchi di costoro, circa cento, in gran parte di quelli fatti orfani nella fatale invasione del colèra dell'anno scorso sono attualmente ricoverati in Valdocco, altri sono altrimenti aiutati nel modo che si può, e costoro oltrepassano il mille e cinquecento tra tutti e tre gli Oratori.

      Egli è per questi poveri ed abbandonati giovanetti che io ricorro alla nota e provata bontà di V. S. Ill.ma supplicandola caldamente a voler prendere in benigna considerazione la calamitosa posizione de' giovani accennati, e accordarmi a loro favore quel caritatevole sussidio, che la gravezza del caso Le farà parer beneviso.

      Con vera gratitudine e riconoscenza, anche a nome dei beneficati giovanetti, auguro a Lei ed a tutti i Signori dell'Amministrazione copiose benedizioni del cielo reputando massimo onore il potermi dire con pienezza di stima di V. S. Ill.ma

 

Obblig.mo ricorrente

Sac. Giovanni Bosco.

 

 

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