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Capitolo 22

Alcune industrie dei Servo di Dio per far fronte al bisogni finanziari.


Capitolo 22

da Memorie Biografiche

del 07 dicembre 2006

Don Bosco avesse dovuto misurare la sua attività con le possibilità del bilancio, non avrebbe fatto la decima parte di quello che fece. Durante il 1878 oltre alle spese straordinarie imposte dalle opere novellamente intraprese, non mancarono gravi necessità di trovare somme per dare miglior assetto a opere già esistenti. Così fu per Valsalice. Nel dicembre del 1878 il Beato trattò col suo Capitolo di dare stabilità alla precaria condizione di quel collegio. Per esso si sborsavano annualmente lire cinquemila e cinquecento di fitto. I Fratelli delle Scuole Cristiane, che ne erano i proprietari, chiedevano per la vendita 230 mila Ere; poi si contentavano di 200 mila; poi scesero fino a 180; Don Bosco, fattolo stimare da periti, ne offerse 130. Dopo lunghe pratiche i Fratelli accettarono questa somma. Il Capitolo approvò tale contratto che fu conchiuso nel 1879.

Altri bisogni sorsero altrove, come ora si vedrà, e la beneficenza ordinaria era assorbita pressochè per intero dalle esigenze della vita quotidiana; ma Don Bosco riposava nella Provvidenza, e la Provvidenza non permise mai che il Servo di Dio fosse ridotto a mal termine. Questo per altro non lo dispensava dall'aguzzare l'ingegno per venire a capo di

soddisfare i suoi creditori. Il suo industriarsi a moltiplicar i cooperatori, gli aumentava sempre più il numero di quelli che lo comprendevano e mettevano mano alla borsa. Poi c'erano le sue invocazioni di soccorso. Prima di partire da Roma nel marzo del 1878 quattro suppliche in una indirizzò a Leone XIII.

 

Beatissimo Padre,

 

Il sac. Giovanni Bosco prostrato ai piedi di V. S. umilmente espone che, coll'aiuto materiale e morale di Pio IX di felice memoria, la Congregazione Salesiana fra le altre opere potè dar principio alle seguenti:

I° Le missioni dell'America del Sud, nella repubblica dell'Uruguay e nella repubblica Argentina dove sono circa cento Salesiani che lavorano a benefizio degli adulti e specialmente per educare cristianamente la gioventù.

2° La chiesa ed ospizio di San Giovanni Evangelista in Torino in vicinanza del tempio, delle scuole, dell'asilo e dell'ospizio dei Protestanti. I lavori sono già alquanto inoltrati e la costruzione si alza di alcuni metri fuori di terra.

3° In Vallecrosia, presso Ventimiglia in pochi anni si formò una popolazione tra cui si fondarono chiesa, scuole, collegio per opera dei protestanti che divennero quasi assoluti padroni della educazione della gioventù e della istruzione degli adulti.

Al fine di porre qualche argine all'errore che ognor più si dilatava, coll'incoraggiamento e coll'aiuto materiale del santo Padre, si prese a fitto un locale in cui si iniziarono scuole pei fanciulli; ed in un altro locale scuole per le fanciulle; per gli adulti poi si aprì provvisoriamente una chiesa.

Quattro Salesiani e tre suore di Maria Ausiliatrice lavorano e la Dio mercè i loro sforzi furono fruttuosi in modo che i protestanti si videro costretti a cessare dalle loro scuole e dalle conferenze per mancanza assoluta di allievi e di altri accorrenti. Ora si è comprato un sito dove erigersi opportuni edifizi e così provvedere stabilmente e decentemente al culto cattolico.

4° Nella Spezia, città invasa dalla massoneria e dall'eresia, in breve tempo aumentò la popolazione a segno che da cinque giunse a venticinque mila anime, e per sopra più essendo state ridotte ad uso profano alcune chiese, e conventi, ne seguì la dolorosa deficienza di clero, di chiese cattoliche, onde quel campo evangelico rimase quasi tutto in preda dei nemico della fede. Venuta la cosa a notizia del Sommo Pontefice, invitò i Salesiani a fondare un istituto in favore della gioventù. Nel Novembre u. s. fu pigionato un edifizio che in parte serve di chiesa pubblica, l'altra ospizio per scuole di fanciulli

e dimora di quattro Salesiani. Per le missioni estere, per Ventimiglia, per l'ospizio e chiesa di S. Giovanni Evangelista in Torino, il santo Pontefice largiva dei sussidii nei pi√π gravi bisogni, quando si faceva a lui ricorso. Per la Spezia aveva fissato cinquecento franchi mensili.

Queste opere dirette a sostenere i fedeli nella fede non hanno alcun mezzo fisso per sostenersi, perciò sono in vero pericolo di decadere e non più conseguire il loro fine, per la qual cosa io le raccomando umilmente alla carità di V. S. che è padre universale, e sostegno dei cattolici pericolanti.

Accennato così lo stato delle cose mi prostro ai piedi della S. V. e chiedo l'apostolica benedizione sopra questi novelli istituti e sopra coloro che ne hanno la direzione.

Umil.mo Obbl.mo figlio

Sac. Gio. Bosco.

 

Dell'America diremo più avanti; di San Giovanni e della Spezia abbiamo detto. Per Vallecrosia aveva già esposto i bisogni e le difficoltà in una relazione dell'ottobre 1877 a Pio IX

Ma la città di Ventimiglia si trova in assai maggiore bisogno [che non quella di Spezia] dell'assistenza di V. S. A poca distanza da questa città in una amena pianura detta Vallecrosia in pochi anni si fabbricarono case ed opifici, sicchè ora si è formata una vera popolazione. I protestanti furono i primi ad andarsi a stabilire in quel centro; aprire scuole, erigere un tempio, attivare un ospizio furono cose effettuate in brevissimo tempo. A fine di porgere almeno qualche argine all'empietà, l'umil esponente d'accordo con mons. Biale di felice memoria, prese un locale in affitto; si collocarono tre suore di Maria SS. Ausiliatrice per le povere fanciulle, tre maestri pei poveri fanciulli, mentre un sacerdote si diè a fare le sacre funzioni in una parte di fabbricato ridotto a chiesa. Dio benedisse questi deboli sforzi ed in poche settimane si poterono raccogliere tutti i cattolici, al segno che gli eterodossi dovettero limitare le loro cure intorno ad alcuni sventurati giovanetti raccolti da lontani paesi.

Le cose procedevano colla massima consolazione quando il venerando mons. Biale fu da Dio chiamato alla vita eterna, e colla morte di lui mancò il più valido sostegno di quelle opere. Imperciocchè egli pagava il fitto di tutti quei locali e dava un sussidio mensile pei maestri e per le maestre. Ora frattanto mons. Reggio avendo fatto intendere che non può più assicurare tali sussidi, ed essendo questa opera tutta indirizzata al bene della chiesa ed a fare argine alla imperversante eresia, si osa supplicare umilmente V. S. a degnarsi di prendere questi istituti sotto alla patema protezione sua, e prestare quegli aiuti materiali che all'alta sua clemenza fossero benevisi.

Invocava soccorsi, ma insieme lavorava. A Vallecrosia si accingeva allora a costruire chiesa e scuole per un più ampio ed efficace apostolato. Nel 1877 comprò i terreni necessari; poi subito cominciò a fabbricare.

Forti passività gravavano sull'ospizio di Sampierdarena per recenti costruzioni e per l'impianto della scuola tipografica, avvenuto nel settembre del 1877. Qui per trovar danaro ricorse alla pubblica beneficenza con una lotteria. « Il fare ricorso alla pubblica beneficenza con lotterie, scrisse egli nella circolare di annunzio, è un mezzo divenuto così frequente, che noi non ci saremmo ad esso appigliati, se non fossimo in certo modo costretti da un bisogno, cui non si sa come altrimenti provvedere. Noi pertanto col solo accennare questi bisogni giudichiamo di fare abbastanza manifesto il motivo di questa lotteria. Ci parve questo mezzo il più opportuno, come quello che tende la mano alla grande e alla piccola beneficenza in qualunque misura, e ci apre la via a ricorrere eziandio con fiducia tanto ai benemeriti nostri concittadini, quanto alle persone agiate che dimorano nelle altre città o paesi della provincia ». Così parlava a nome della Commissione da lui formata, e presieduta dal marchese Cattaneo e dal marchese Marcello Durazzo; egli vi era rappresentato dal Direttore dell'ospizio Don Paolo Albera.

I premi donati raggiunsero la bella cifra di 1172. Ne fece stampare in apposito opuscolo l'elenco : primeggiava fra tutti un simulacro dell'Immacolata Concezione scolpito in selce del Vesuvio, inviato da Pio IX. Il Prefetto di Genova aveva accordata l'approvazione legale nel luglio del 1877, ponendo il visto anche al regolamento compilato da Don Bosco in nove articoli del tenore seguente.

 

I° Sarà colla massima riconoscenza ricevuto qualunque oggetto d'arte, d'industria, cioè lavori di ricamo, di maglia, dipinti, fotografie, libri, drappi, tele, come pure lavori in oro, in argento, in bronzo, in cristallo, in porcellana, ecc.

2° Nell'atto che si consegneranno gli oggetti sarà scritto sopra un catalogo la qualità del dono e il nome del donatore, a meno che questi ami di conservare l'anonimo.

3° I Membri della Commissione, i Promotori e le Promotrici sono tutti incaricati di ricevere i doni offerti per la Lotteria, e si fa loro preghiera di farli pervenire al luogo della pubblica esposizione nell'Ospizio di S. Vincenzo de' Paoli in S. Pier d'Arena.

4° Il numero dei biglietti sarà proporzionato al valore degli oggetti offerti.

5° Il prezzo di ciascun biglietto è fissato a L. 1. Chi ne prenderà dieci cioè un biglietto rosso, oltre l'eventualità su dieci numeri, avrà un piccolo premio assicurato che una pia persona offre oltre ai descritti nel catalogo per la pubblica esposizione.

6° I biglietti saranno spiccati da un foglio a matrice e muniti della firma di un membro della Commissione e del timbro della Prefettura.

7° L'estrazione si farà in quel luogo ed in quel modo che l'Autorità assegnerà. Si estrarranno tanti numeri quanti sono i premi a vincersi; il primo numero che si estrae dall'urna vincerà l'oggetto corrispondente segnato col N. 1, il secondo vincerà l'oggetto segnato col N. 2, e così successivamente.

8° I numeri vincitori saranno pubblicati dai giornali dodici giorni dopo l'estrazione, quindi si comincerà la distribuzione dei premi. I premi poi non ritirati due mesi dopo l'estrazione s'intenderanno caritatevolmente donati all'Ospizio stesso.

9° La sala dell'esposizione nell'Ospizio stesso sta aperta ogni giorno dalle 9 ant. alle 6 pomeridiane.

 

Il Beato s'interessò personalmente anche della diffusione dei biglietti. A noti cooperatori ne mandava un certo numero da distribuire, accompagnandoli con questa circolarina: « I poveri giovani ricoverati nell'ospizio di S. Vincenzo raccomandano lo spaccio di N ... biglietti alla carità di V. S. assicurando per Lei quotidiane preghiere ». L'altra circolare con cui notificava la data dell'estrazione, era un nuovo incitamento alla carità.

 

Benemerito Signore,

 

Con grande nostra consolazione possiamo finalmente partecipare a V. S. Benemerita che la Lotteria, raccomandata alla sua carità, volge al suo termine. I biglietti furono spacciati nella maggior parte e speriamo che saranno pure esitati quelli che ancor rimangono.

Volendo ora appagare la comune aspettazione, si è fissato per la pubblica estrazione dei numeri vincitori il giorno 2 del corrente maggio, secondo le norme prescritte dalla R. Prefettura di Genova, come sta notato nel Regolamento. Dopo le sarà tosto spedita la nota dei numeri estratti.

Malgrado però il buon esito della pia impresa, i bisogni di questo Ospizio continuano ad essere gravi assai. Quindi ci raccomandiamo caldamente alla S. V. affinchè ci continui la sua carità.

Se pertanto la S. V. o altre caritatevoli persone di sua conoscenza potranno venirci in aiuto con lo spaccio di altri biglietti, l'avremmo come un nuovo segnalato benefizio; e la preghiamo nel tempo stesso che Ella ci mandi quei biglietti che non avesse spacciato e non giudicasse di ritenere. Il costo dei biglietti è di lire una; e di lire dieci quelli con 10 numeri ad un premio assicurato. La distribuzione continuerà fino alla pubblicazione dei numeri vincitori; coloro poi che desiderassero l'Elenco dei doni della lotteria verrà loro spedito.

La gratitudine nostra e quella dei nostri giovanetti sarà certamente grande, e il nome della S. V. rimarrà notato nel catalogo di quei benefattori, per cui si faranno tutti i giorni mattino e sera comuni e private preghiere.

Iddio pietoso le conceda vita felice e l'abbondanza di sue benedizioni.

A nome della Commissione abbiamo l'alto onore di professarci

Di V. S. Benemerita

Obbligatissimi servitori

Sac. GIO. BOSCO.

Sac. P. ALBERA.

 

L'esito fu ottimo. Il provento servì anche a provvedere la chiesa pubblica di orchestra e di organo, opera quest'ultima dei fratelli Lingiardi di Pavia.

L'anno 1878 non doveva finire senza che Don Bosco lanciasse una nuova lotteria a benefizio dell'oratorio. Era quella annunziata da lui nella lettera ai Cooperatori, da noi riferita al capo diciannovesimo. Nemmeno all'Oratorio erano mancate spese fuor dell'ordinario. In maggio, per esempio, Don Bosco aveva fatto arrivare dalla Germania tre macchine tipografiche di ultimo modello. Dal frutto della stessa lotteria egli si riprometteva anche qualche aiuto per continuare la costruzione della chiesa di San Giovanni Evangelista.

Non si trattava però di una gran lotteria. La parte più vistosa dei premi consisteva in dipinti d'autore e in oggetti antichi, provenutigli dall'eredità del barone Bianco. Ne chiese l'autorizzazione al Prefetto di Torino il 28 novembre, unendo alla domanda uno schema di regolamento, come voleva la legge. L'autorizzazione venne il 2 dicembre . Le cose poi andarono in lungo, perchè, data la piccola entità, erasi fatto a meno di Commissione, di esposizione e d'ogni altro apparato. L'estrazione non si fece se non ai 30 di agosto 1879. I premi erano 501. Ne dovremo riparlare nel prossimo volume.

Intorno a questa lotteria abbiamo una interessante conversazione di Don Bosco. Il 2 dicembre egli aveva comunicato al Capitolo due documenti: la lettera del cardinal Nina che ringraziava a nome del Santo Padre per il dono del libro Il più bel fiore del Collegio apostolico, e la lettera prefettizia per l'autorizzazione della lotteria. Il Prefetto diceva sul finire che avrebbe accettato qualunque giorno ed ora una visita di Don Bosco e che sarebbe venuto volentieri a visitare l'Oratorio. Don Bosco prese a dire: - Con queste risposte ho ottenuto il mio intento. Al Santo Padre io aveva mandato quel libro perchè  vedesse come noi lavoriamo alacremente e quale sia l'attaccamento nostro alla Cattedra di Pietro e gli sforzi che facciamo per infondere negli altri l'ossequio e l'amore verso il Vicario di Gesù Cristo. E ciò si ottenne. Riguardo alla Prefettura di Torino vi erano due cose da cercarsi. La prima riguardava la lotteria. Io temeva fondatamente che non ci concedessero di farla, perchè  la nostra non è opera pia, ma possesso privato di Don Bosco; perciò feci un giuoco. Domandando di fare la lotteria, ho detto che altre volte ciò mi era stato concesso e che, più ancora, mi era stata concessa la franchigia postale e l'immunità dalle tasse. Io sapeva già che, questi due ultimi favori mi sarebbero stati negati; ma sperava che, mettendo sotto gli occhi tutte le larghezze fattemi precedentemente dalle autorità, almeno per questa volta ci sarebbe stata concessa la sola licenza della lotteria. E questa si è ottenuta. Il secondo motivo, per cui io aveva fatto quella domanda, era per esplorare l'animo del nuovo Prefetto a nostro riguardo, se volesse cioè mantenersi nel contegno ostile de' suoi predecessori; poichè, con quelle malattie scoppiate fra noi, con quel male di occhi, con quelle Commissioni sanitarie e governative ci era stato non poco da dire e da ridire. Ma ora vedo che il Prefetto ci si mostra propizio, profferendosi di ricevermi in qualunque momento. L'avevo anche pregato di degnarci d'una sua visita, e mi risponde affermativamente. Questo sarebbe proprio a proposito. Se viene a farci una visita amichevole, c'è da sperare che le cose nostre per parte sua quest'anno andran bene. Anche qui dunque abbiamo ottenuto il nostro intento. Ecco sempre maggiori motivi di ringraziare molto la divina Provvidenza.

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